La crisi non esiste. Il mascheramento linguistico della crisi economica nell’italiano contemporaneo


Term Paper (Advanced seminar), 2013
40 Pages, Grade: 1,3

Excerpt

Inhaltsverzeichnis

1. Introduzione
1.1 Quaestio
1.2 Corpus

2. Lo studio dell’eufemismo nella linguistica. Cause, mezzi ed effetti del processo di sostituzione eufemistica

3. Analisi della parola "crisi"
3.1 Storia della parola "crisi"
3.2 Il livello discorsivo. I sinonimi della parola "crisi" nell’ambito economico
3.3 Il livello grammaticale. La collocazione della parola "crisi" in ambito economico

4. Elementi costitutivi delle parole "crisi" e "momento" e caratteristiche semantiche comuni

5. Espressioni eufemistiche in sostituzione della parola "crisi" nell’italiano contemporaneo
5.1 "momento di difficoltà"
5.2 "momento di passaggio"
5.3 "momento (attuale)"

6. Considerazioni finali

7. Appendice

8. Bibliografia

1. Introduzione

Con l’avvento della crisi finanziaria cominciata negli Stati Uniti d’America nel settembre del 2008 e velocemente propagatasi nel resto del mondo e, soprattutto, nel continente europeo, la parola "crisi" è diventata di uso quotidiano non soltanto in quei paesi dove questa ha manifestato i suoi effetti peggiori come l’Irlanda, la Grecia, la Spagna, l’Italia e last but not least Cipro, ma anche in tutto il resto dei paesi dell’Eurozona.

Per questo motivo è apparso rilevante e significativo condurre un’analisi sulla stessa parola "crisi" nella lingua italiana contemporanea e dei relativi mezzi linguistici di attenuazione, offuscamento e mitigazione del significato che sono emersi in questi ultimi anni soprattutto nel linguaggio giornalistico e in quello della politica.

1.1 Quaestio

Questo lavoro si propone, come anticipato nell’introduzione, di analizzare le espres- sioni "momento di passaggio", "momento di difficoltà" e "momento attuale" e di dimostrare come esse nell’italiano contemporaneo fungano da mascheramento linguistico per il mitigare il contenuto dell’espressione "crisi economica" e possano così essere annoverate tra le para- frasi eufemistiche.

1.2 Corpus

Le espressioni eufemistiche prese in esame da questa ricerca sono state tratte da un corpus composto da sette articoli pubblicati sui quotidiani italiani "La Repubblica", "Il Corrie- re della Sera", "Il Fatto Quotidiano" nel periodo compreso tra il 17 novembre 2011 ed il 9 no- vembre 2012 e da un articolo online tratto dalla pagina web dell’agenzia di stampa "milanofi- nanza".

Il suddetto corpus ha lo scopo di mostrare l’evoluzione di queste espressioni eufemis- tiche nel corso dello sviluppo della crisi finanziaria in Italia. La scelta di articoli di giornale e contributi online di agenzie di stampa è motivata dal fatto che questo tipo di testo è oggettiva- mente uno dei più rappresentativi per un tale tipo di analisi, dato che queste espressioni eufe- mistiche provengono, più o meno direttamente, dalla politica e dall’apparato governativo, il quale trova negli organi di stampa il naturale eco che gli spetta, e dal linguaggio giornalistico stesso. Secondo le ricerche di numerosi linguisti infatti, il 75% degli eufemismi nella lingua italiana contemporanea appartiene al campo socio-politico (cfr. Bonhomme, 2005: 242, ma anche Prazzini e Galli de’ Paratesi, 2009). La scelta è caduta sui suddetti quotidiani perché questi offrono un’immagine relativa- mente rappresentativa del panorama italiano della stampa, in quanto rappresentano un’arco politico abbastanza eterogeneo che va da un orientamento politico tendente più a sinistra co- me nel caso de "Il Fatto Quotidiano", verso il centro fino a spostarsi sul centro-destra, come "La Repubblica" e il "Corriere della Sera" (sempre se queste categorie politiche hanno ancora un senso nell’Italia di inizio 2013 che stagna nell’incertezza politica post-elettorale).

2. Lo studio dell’eufemismo nella linguistica. Cause, mezzi ed effetti del processo di sostituzione eufemistica

La parola eufemismo è un conio di due parole che ha la sua origine nel greco antico, tra εὖ "buono, bene" e φημί "parlare". Esso rappresenta, usando le parole di Nora Galli de’ Paratesi tratte dal suo studio sull’eufemismo nella lingua italiana realizzato negli anni Sessan- ta del secolo scorso intitolato "Semantica dell’eufemismo", "quel fenomeno linguistico per cui alcune parole vengono evitate e sostituite con altre" (Galli de’ Paratesi, 1964: 17). Simile la descrizione che Marc Bonhomme da nel suo "Pragmatique des figures du discours", dove par- la di utilizzo di "un terme détendu à la place du terme tendu" (Bonhomme, 2005: 104-5). Nel- la sostituzione di queste parole con altre si ha un passaggio da una parola negativa ad una po- sitiva, da una parola "di cattivo auspicio" ad una di "buon augurio" (Pirazzini, 2006: 291) che ha il compito di "fill the gap" (Ullmann, 1962: 205). L’eufemismo interviene quindi sulla con- notazione del significato della parola, modificandolo in maniera positiva (o almeno neutraliz- zandolo, come vedremo successivamente). Lo stesso Marc Bonhomme in "Linguistique de la métonymie" (1987) sottolinea come l’eufemismo sia concentrato sulla "bienséance" dell’atto della parola prima che sul suo contenuto (Bonhomme, 1987: 214)

I sostituti eufemistici permettono di evitare delle forme linguisticamente interdette, dando la possibilità al parlante di esprimere i propri pensieri con forme ammesse, evocando il contenuto in maniera allusoria più o meno precisa (Widlak: 19-20 e 24). Elemento interessan- te nell’analisi di Stanidlaw Widlak "Moyens éuphemistiques en italien contemporain" (1970), uno studio che in buona parte segue ed amplia lo studio di Galli de’ Paratesi (1964) sugli eu- femismi nella lingua italiana, è come i termini eufemistici non siano sempre tali, ma lo siano soltanto in funzione del caso concreto dato, ed è per questo che lo stesso Widlak parla di "em- ploi éuphemistique" del termine più che di eufemismo in assoluto. Per questa ragione, prose- gue, l’analisi linguistica dell’eufemismo deve essere condotta senza prescindere dalle condi- zioni extra-linguistiche nelle quali ha luogo l’atto comunicativo (cfr. Widlak: 20).

L’interdizione linguistica, o meglio la sua necessità all’interno di un sistema linguisti- co, è presente in tutte le lingue, che siano esse quelle primitive di società non sviluppate, che siano esse le lingue occidentali e delle società avanzate. Naturalmente gli ambiti dei termini interdetti non sono gli stessi ma mutano con l’avanzare del livello di civilizzazione: si regis- tra, ad esempio, un numero tanto più alto di parole tabù in ambito religioso quanto meno è sviluppata e "moderna" una società (Galli de’ Paratesi, 1964: 21-23 e Widlak: 10-11).

Secondo diversi studi (da Galli de’ Paratesi, 1964 a Pawels, tra gli altri) gli ambiti considerati tabù sono quello religioso, quello sessuale, quello degli escrementi, ma anche le posizioni sociali più scomode come ad esempio quelle legate alla povertà ed ai lavori più umi- li (come rileva Galli de’ Paratesi, 1964: 135 e sgg.), l’ambito dei difetti fisici, quello delle ma- lattie, quello della morte. Nell’importante studio "Semantics. An Introduction to the Science of Meaning" (1964), Stephen Ullmann suddivide invece i tabù linguistici in tre grandi gruppi più o meno distinti tra di loro: quelli dovuti alla paura (taboo of fear), quelli legati agli escre- menti (taboo of delicacy) e quelli legati al sesso e certe parti del corpo (taboo of propriety) (Ullmann: 205-208).

Un importante contributo in merito ai tabù nella politica ed ai loro sistituti linguistici lo offrono in particolar modo, oltre al già citato lavoro di Bonhomme (2005), gli studi di Eli- sabeth Leinfellner "Der Euphemismus in der politischen Sprache" (1971) e quello di Rolf Ba- chem "Einführung in die Analyse politischer Texte" (1979), che si concentrano appunto sul- l’utilizzo eufemistico nel linguaggio politico. Leinfellner attinge soprattutto al lessico buro- cratico del regime nazionalsocialista, per dimostrare come anche le pratiche più feroci come la deportazione della popolazione ebraica nell’Europa dell’est fossero mascherate da espres- sioni lignuistiche che indicavano un generico espatrio o dipartita dai luoghi di intere comunità ebraiche, mettendo in evidenza la forza e la pericolosità che può derivare dalla manipolazione della lingua. Leinfellner introduce anche un termine nuovo rispetto agli studi precedenti fin qui citati, che è quello di "Kakophemismus" (Leinfellner: 59) per indicare un peggioramento voluto di un fatto o di una situazione da sfruttare a proprio vantaggio (politico), come ad e- sempio il resoconto degli stessi fatti durante la campagna elettorale da parte di due partiti che si fronteggiano nella competizione elettorale: "Prinzipiell kommt ein Ausspielen von Euphe- mismen gegen Kakophemismen sehr häufig vor. Man braucht nur zu bedenken, daß, wenn sich etwa zwei (oder mehr) politische Parteien (...) gegenüberstehen, oft die eine Partei (...) die Tendenz hat, die Lüge etwas schöner darzustellen, als sie wirklich ist, und die andere Par- tei (...) darauf mit mißgünstigen Abschwächungen reagiert" (Leinfellner: 60). La stessa Lein- fellner, infine, afferma come l’eufemismo politico rappresenti un particolare tipo di eufemismo che non può essere sottoelencato tra i tre tipi di tabù che già aveva indicato Ullmann, ma come esso rappresenti una tipologia a se stante (Leinfellner: 70).

Anche Rolf Bachem concentra il suo studio sull’uso politico della lingua e la sua ma- nipolazione a fini politici, riconoscendo anch’egli la sostituzione eufemistica nel linguaggio politico come indipendente dai "classici" tabù linguistici, definendola come un tipo di eufe- mismo più moderno (Bachem: 58). Tra questi Bachem inserisce anche i termini utilizzati nel linguaggio burocratico e che hanno un compito neutralizzante o "umanizzante" (Humani- sierung der Gesellschaft), prendendo come esempio la parola tedesca Gastarbeiter utilizzata per identificare un migrante giunto in Germania come forza lavoro, anziché delle semplici pa- role "migrante" o "immigrato" che possono assumere in qualche modo un certo tipo di conno- tazione (cfr. Bachem: 60). Un elemento significativo che Bachem aggiunge è che la qualità eufemistica di una tale espressione dipende molto dal grado di consapevolezza del gruppo e può quindi modificarsi a seconda di essa (cfr. Bachem: 59), come del resto già aveva sottoli- neato in altri termini Widlak (cfr. Widlak: 19-21).

Un’analisi simile viene portata avanti nello studio "Dare due nomi alla stessa cosa" (2006) da parte di Daniela Pirazzini, nel quale si conferma come gli ambiti maggiormente col- piti da interdizione siano, al giorno d’oggi, quelli della realtà politico-sociale. Questo contri- buto è particolarmente significativo per la nostra analisi, perché condotto interamente sulla lingua italiana, mentre gli studi di Leinfellner e Bachem si riferivano al tedesco e all’inglese. Questi ambiti della realtà politico-sociale colpiti da eufemismo sono, in ordine decrescente se- condo la frequenza, terrorismo, guerra, immigrazione, disoccupazione e così via (al quinto posto si collocano gli eufemismi collegati alla crisi economica. Sarebbe interessante vedere quale sia oggi la collocazione di questo ambito, che molto probabilmente sarà cresciuto dal 2006, anno di pubblicazione di questo lavoro, ad oggi), mentre Galli de’ Paratesi (1964) qua- ranta anni prima rilevava come al primo posto si trovassero l’interdizione sessuale e quella re- ligiosa. Viene così confermato nello studio di Pirazzini la "modernità" dell’eufemismo politi- co.

Il processo eufemistico si realizza tramite diversi processi semantico-cognitivi e mezzi comunicativi, che possono essere, tra le altre, le figure retoriche della metafora, della litote, della metonimia (cfr. Pirazzini: 291), ma anche procedimenti linguistici più semplici come circonlocuzioni, abbreviazioni, acronimi, la completa omissione di una parola, ecc., come si evince dall’importante studio sull’eufemismo "Euphemism & Dysphemism. Language Used as Shield and Weapon" (1991) di Keith Allen e Kate Burridge.

Di notevole importanza il già citato studio di Bonhomme (2006), che nel definire l’eu- femismo giornalistico lascia intendere come questo sia una particolare categoria dell’eufemis- mo, in quanto più che un miglioramento della parola negativa avviene con esso una sua neu- tralizzazione, un mascheramento di quei lessemi pericolosi che rendono possibile una sdram- matizzazione della realtà (Bonhomme, 2005: 241-2), attraverso l’utilizzo di parole vaghe, ge- neriche, in un processo di "diluizione iperonimica nella categorizzazione verticale del lin- guaggi, privilegiando i termini vaghi, impoveriti dei tratti semantici troppo particolarizzati (connotati)" (Bonhomme, 2005: 242). Lo studioso svizzero pone l’esempio, tra gli altri, della neutralizzazione delle parole "guerra" tramite il sostituto "intervento", "espulsione" tramite "ricongiungimento" e così via. Un ulteriore elemento importante rilevato da Bonhomme (2005) è il fatto che nel caso dell’eufemismo giornalistico esso avvenga soprattutto per mezzo della metonimia, che consente nel miglior modo il camuffamento e l’attenuazione del signifi- cato della parola. La nuova realtà descritta resta infatti, grazie al processo metonimico, in con- tiguità con il significato originario, ma in una nuova "descrizione asettica“. Contemporanea- mente rileva Bonhomme come l’eufemismo giornalistico operi una rivalutazione del referente negativo designato, sdrammatizzando la situazione descritta e smorzando la reazione emozio- nale. (Bonhomme, 2005: 243-4 e 247).

Bonhomme prosegue sostenendo come la metonimia sia molto sfruttata per coprire situazioni "inconvenienti e brutali" sdrammatizzando la realtà e riprofilando i "référents choquants" attraverso l’uso la "politesse négative" che si preoccupa di non scioccare il proprio interlocutore (Bonhomme, 2006: 161-2).

Di un simile avviso è Paul Pawels che definisce la metonimia come mezzo preferito per la "manipolazione degli esseri umani" (Pawels, 1999: 265).

Le due figure retoriche che risultano essere le più produttive nella formazione di un sostituto eufemistico sono la metafora e la metonimia. Georg Lakoff e Mark Johnson nel loro "Leben in Metaphern. Konstruktion und Gebrauch in Sprachbildern" (2007) offrono un note- vole spunto per capire il motivo per cui queste due figure retoriche siano le più ricorrenti in questo processo linguistico. La metafora, che agisce sul rapporto di somiglianza e sull’asso- ciazione tra il significato delle due parole, permette di spostare l’attenzione sul tratto domi- nante che meglio conviene al fine eufemistico che il parlante si propone. Essa "offre soprattut- to la possibilità di osservare un fatto, una circostanza, alla luce di altre circostanze o fatti stes- si. Il suo compito principale consiste nel rendere comprensibile un fatto" (Lakoff & Johnson: 47). La metonimia invece agisce sul rapporto di contiguità di una o più marche semantiche dei due termini, quello interdetto e quello sostitutivo. I due termini quindi non si assomigliano tra di loro come nel caso della metafora. Così, se la metafora si appoggia sull’immaginazione e sull’intuizione dell’interlocutore, la metonimia si appoggia invece ad un fatto esterno in un rapporto che può essere, secondo Widlak, di quantità (pars pro toto o viceversa. Si tratta in re- altà della sineddoche, considerata da alcuni studiosi come figura retorica a se stante e da altri come un caso particolare di metonimia) o di qualità, cioè nel segno di una contiguità che può essere di tre tipi: spaziale, temporale o casuale (cfr. Widlak: 126-146). Lakoff & Johnson de- scrivono invece la metonimia come mezzo non soltanto di relazione tra i due termini, quello sostituto e quello sostituito, ma anche come mezzo linguistico che ha "il compito di rendere qualcosa comprensibile" (Lakoff & Johnson: 47) ed attraverso di essa "possiamo concettualiz- zare una cosa per mezzo della sua realizzazione con l’altra cosa" (Lakoff & Johnson: 50). Che la metonimia sia uno dei mezzi linguistici più redditizi per la realizzazione del processo eufemistico si evince anche dall’altro lavoro di Bonhomme "Le discours métonymique" (2006), perché essa "permette effettivamente al parlante di produrre delle circonlocuzioni facilmente accessibili mentalmente, offrendo delle deviazioni designative facilmente comprensibili che non sempre riescono all’eufemismo metaforico. (...) Il suo fine è quello di temperare le potenziali minacce del discorso" (Bonhomme, 2006: 161-2).

La metonimia è elemento centrale anche del lavoro di Pawels, secondo il quale essa è il mezzo "preferito" dell’eufemismo (e del disfemismo), perché "often seems to function as a kind of 'avoidance strategy', for reasons of euphemism perhaps. Conversely, it also serves as a 'focusing strategy', which in extreme cases results in dysphemism" (Pawels: 272).

Il caso opposto all’eufemismo, quello cioè di un voluto peggioramento del significato di una parola da parte del parlante, prende il nome di disfemismo, utilizzato negli ultimi anni soprattutto in campo politico. Di questo si occupa Galli de’ Paratesi in due suoi studi più re- centi. Il primo è "Eufemismo e disfemismo nel linguaggio politico e nell’italiano di oggi" (2009), dove compie un esame del linguaggio della politica italiana degli utlimi anni e rileva come sia emerso prepotentemente l’uso del disfemismo e questo a causa di diversi fattori, tra cui il sempre maggior grado di informalità, l’indebolimento dell’uso dei dialetti, il cambia- mento del rapporto politico tra l’elettore ed i poltici stessi, soprattutto dopo quella che è pas- sata alla storia come la "discesa in campo" dell’ex primo ministro italiano Silvio Berlusconi.

Nell’altro lavoro che porta il titolo di "Dysphemism and National, Regional and Class Identity in Contemporary Italian" (2010) Galli de’ Paratesi rileva come del disfemismo nel linguaggio politico italiano contemporaneo ne venga fatto un uso irrazionale e compulsivo (Galli de’ Paratesi, 2010: 146). Il disfemismo è oggetto di studio anche del già citato studio di Allen & Burridge, dove si parla di un uso voluto del parlante di un termine con connotazione non gradita, usato per l’esatta motivazione opposta a quella per cui viene usato un eufemismo. Proseguono definendolo "un’espressione con connotazioni che sono offensive per il parlante o per il ricevente, o per entrambi, ed è sostituito ad un’espressione neutrale o eufemistica esattamente per questa ragione" (Allen & Burridge: 26). Il loro utilizzo viene attribuito non soltanto però all’ambito politico, ma anche a quello del movimento femminista e al linguaggio utilizzato dai "machos" nei confronti delle donne (Allen & Burridge: 27).

3. Analisi della parola "crisi"

In questo terzo capitolo si procede all’analisi della parola "crisi" sotto diversi punti di vista. Nel primo sottocapitolo verrà analizzata l’origine della parola, il suo significato originario, quello successivo all’entrata nella lingua italiana ed il mutamento in direzione economica avvenuto in tempi più recenti. Nel secondo sottocapitolo verrà analizzato invece il livello discorsivo, confrontando la parola "crisi" con i suoi sinonimi, mettendo in evidenza i punti di contatto e le differenze. Nel terzo sottocapitolo, infine, l’analisi si concentrerà sul piano grammaticale, esaminando la frequenza della parola in accordo alle rispettive categorie grammaticali del verbo, del sostantivo e dell’aggettivo.

3.1 Storia della parola "crisi"

L’origine etimologica della parola "crisi" affonda le proprie radici nella lingua greca an- tica, dove aveva un significato neutrale di "separazione, scelta, giudizio". Essa poteva conse- guentemente avere una connotazione sia positiva che negativa, come si può leggere nel DELI: "Vc. dotta, lat. crisi(m), dal gr. krísis 'separazione, scelta, giudizio', der. di krínein 'giudicare' (d’orig. indoeuropea)".1 La parola, entrata nell’italiano attraverso il latino, compare per la pri- ma volta nel XIV secolo e viene utilizzata in campo medico col significato di "rapido muta- mento nelle condizioni di una malattia" da Bencivenni2, un significato che è rimasto fino ad oggi, come si può evincere dal "Grande dizionario della lingua italiana" di Salvatore Batta- glia: "notevole e improvviso cambiamento, in senso favorevole (o anche sfavorevole), che av- viene in una malattia; fase risolutiva, che coincide con la repentina caduta della febbre. (...) I- nasprimento o accesso improvviso, fenomeno violento, per lo più di breve durata".3

La parola assume poi un significato più ampio a partire dal XVII secolo, quando la si trova come "fase della vita individuale o collettiva, particolarmente difficile da superare e suscettibile di sviluppi più o meno gravi"4 o nel "Battaglia" come:

Profonda perturbazione nell’esistenza di una persona, che produce effetti più o meno gravi e dolorosi, incidendo sull’intera condotta morale e concezione delle cose. (...) Tur- bamento vasto e profondo nella vita di una collettività, di un gruppo, di una società di u- no Stato. (e anche nella vicenda delle attività spirituali: arte, letteratura, ecc.); momento difficile e decisivo, che preannuncia e determina mutamenti, trasfromazioni igenti.5

Sul finire del XIX secolo la parola assume poi anche un significato politico, come "cambiamento del governo d’uno stato, con le dimissioni del ministero in carica e le trattative per la composizione del nuovo".6

Il deciso scivolamento di significato in una direzione economica si ha a partire dalla grande crisi finanziaria dovuta al crollo della borsa di Wall Street nel settembre del 1929, nel significato di passaggio veloce, improvviso, da una situazione di prosperità e crescita economica ad una situazione di stagnazione e rallentamento della produzione e quindi della crescita economica stessa, come si legge ancora nel "Battaglia":

Crisi economica: improvviso passaggio da una situazione di prosperità economica a uno stato di depressione. - Anche: periodo più o meno lungo di depressione economica, di- soccupazione, basso livello die prezzi, die salari, die profitti, dell’interesse (e si può ri- ferire anche soltanto a un’azienda, a una particolare attviità economica, a rami del com- mercio, dell’industria, alla vita economica di una comunità, di una famiglia, ecc.). - Per antonomasia: la crisi, la grande crisi, gli anni della crisi: la depressione economica ge- nerale seguita al crollo della borsa di Wall Street nel 1929 e durata per quasi un decen- nio.7

Si parla di deciso cambiamento in senso economico del significato, perché in realtà la parola è già attestata precedentemente a questa data in campo economico, ma è da questo mo- mento che l’associazione diventa, diciamo così, automatica col campo semantico della finan- za, come attesta il DELI, che da la parola come presente in un significato economico già nello Zingarelli del 1925, parlando di "rallentamento nell’attività economica".8

Il significato economico della parola, che compare come quinto nel "Battaglia" nel 19649, facendo capire come ancora non si sia attestato come significato principale, si trova in- vece come secondo nell’edizione del 1997 del vocabolario della lingua italiana "Sabatini Co- letti", dove il significato medico scivola al quinto posto, confermando come negli ultimi anni il significato primario della parola sia diventato quello legato alla situazione economica e fi- nanziaria:

Crisi [crì-si] s.f. inv. 1. Deterioramento di una condizione oggettiva con conseguente instabilità socio-politica, depauperamento e decadenza delle istituzioni civili; turbamen- to della pacifica convivenza, della vita in comune: c. dell ’ ancien r é gime, dello stato; c. internazionale, politica || c. di governo, cessazione del governo in seguito a dimissioni o a un voto di sfiducia e periodo che precede la formazione di un nuovo governo 2. Perio- do caratterizzato da una caduta della produzione, da disoccupazione, inutilizzazione de- gli impianti, riduzione degli investimenti sin. recessione || la grande c., per antonomasia quella del 1929 (...) 5. Med. Cambiamento improvviso, positivo o più freq. Negativo, nel decorso di una malattia; estens. fase acuta, accesso di una malattia sin. acme: c. dia- betica, c. isterica, nervosa, epilettica; accesso, scoppio di uno stato emotivo: c. di pian- to, di riso.10

3.2 Il livello discorsivo. I sinonimi della parola "crisi" nell’ambito economico

L’analisi dei sinonimi presenti nella lingua italiana ci mostra come essi abbiano una connotazione talvolta positiva e talvolta negativa in relazione alla parola di origine "crisi".11 Ad esempio è interessante osservare come i sinonimi "stallo", "decrescita", "contrazione", "ri- piegamento" e "flessione" abbiano una connotazione tendente al positivo, cioè al migliora- mento del contenuto, per i termini "recessione", "arretramento" e "non-crescita" (un interes- sante caso di litote) una sorta di neutralizzazione del significato stesso, mentre per "depressio- ne" si può parlare di caso opposto, di un peggioramento del significato iniziale, per il quale si può ipotizzare un caso di disfemismo.

Questa ricca sinonimia, che consiste a sua volta di eufemismi, conferma tra l’altro la tesi che vede il processo di eufemizzazione come uno dei casi linguistici più fiorenti nella generazione di sinonimi (cfr. Galli de Paratesi, 1964: 51-9).

[...]


1 DELI, pag. 415.

2 DELI, pag. 415.

3 Battaglia, pag. 975-6.

4 DELI, pag. 415.

5 Battaglia, pag. 976.

6 DELI, pag. 415.

7 Battaglia, pag. 976.

8 DELI, pag. 415.

9 Battaglia, pag. 976.

10 Sabatini Coletti, pag. 631-2.

11 Per la sinonimia sono stati confrontati diversi vocabolari della lingua italiana: Battaglia, Sabatini Coletti, De Mauro, Zingarelli ed i corpora dei quotidiani "La Repubblica" e "Corriere della Sera".

Excerpt out of 40 pages

Details

Title
La crisi non esiste. Il mascheramento linguistico della crisi economica nell’italiano contemporaneo
College
University of Bonn
Grade
1,3
Author
Year
2013
Pages
40
Catalog Number
V270396
ISBN (eBook)
9783656617532
ISBN (Book)
9783656617525
File size
488 KB
Language
Italian
Quote paper
Filippo Boldrini (Author), 2013, La crisi non esiste. Il mascheramento linguistico della crisi economica nell’italiano contemporaneo, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/270396

Comments

  • No comments yet.
Read the ebook
Title: La crisi non esiste. Il mascheramento linguistico della crisi economica nell’italiano contemporaneo


Upload papers

Your term paper / thesis:

- Publication as eBook and book
- High royalties for the sales
- Completely free - with ISBN
- It only takes five minutes
- Every paper finds readers

Publish now - it's free