Vittorini e il neorealismo


Seminar Paper, 1998
23 Pages, Grade: 1

Excerpt

Indice

I. Premessa pag.

II. Le circostanze storiche

III. Il neorealismo e Vittorini

IV. L’opera vittoriniana neorealistica
1. „Americana
2. „Il Politecnico
3. „Uomini e no

V. Considerazione finale

VI. Nota bibliografica

I. Premessa

Elio Vittorini come scrittore del 20° secolo ha contribuito molto all’ampliamento del fondo letterario, ma non solo per questa ragione ha un valore enorme, poichè il suo impegno come collaboratore e redattore di uno delle più importanti riviste letterarie, la sua attiva presenza nel pci e infine il fatto che ha letto nella casa editrice milanese Mondadori lo hanno messo nel centro delle polemiche sia politiche che culturali.

Come fonte per le seguenti informazione sulla vita di Elio Vittorini funge il „Diario in pubblico“.[1]

Vittorini come autodidatta ha cominciato a scrivere a 18 anni, cominciando nell’anno 1926 a mandare dal suo luogo di nascita, Siracusa, delle lettere a Curzio Malaparte che un anno dopo lo farà scrivere per il suo giornale „La Stampa“. Già allora Vittorini si è interessato per scrittori stranieri come ad esempio Gide, Proust, Kafka e Joyce, i quali anche nel futuro avranno un gran ruolo per lui. Dopo essersi trasferito nel nord e sposato nel 1927 ha cominciato a collaborare con altre riviste: „L’Italia letteraria“, „Solaria“, „Il Bargello“. Già nell’età di 23 anni Vittorini ha pubblicato il primo volume di racconti „Piccola borghesia“, qualche anno dopo ha iniziato la sua attività di traduttore.

Lo scoppiamento della guerra di Spagna nell’anno 1936 e il suo seguente invito dei fascisti ad appoggiare i repubblicani contro il generale Franco, ha provocato la sua espulsione dal pnf. Da allora l’ex fascista ha iniziato a scrivere nel 1937 il suo romanzo par exellance „Conversazione in Sicilia“. Un altro passo importante che ha provocato molte polemiche è stato il lavoro alla preparazione dell’antologia „Americana“ negli anni 1941- 42, la quale edizione, come vedremo più avanti, era legata a qualche problema. Pur l’arrestamento nel 1943 per un mese e mezzo non lo poteva impedire dell’attiva partecipazione alla Resistenza il quale significava stampa clandestina eppure raccolta e trasporto di armi e munizioni.

Nell’anno 1945 Vittorini ha pubblicato „Uomini e no“, però quell’anno è importante soprattutto perchè Vittorini ha creato un settimanale di cultura contemporanea, „Il Politecnico“, e come si vedrá, un altro spunto per polemiche. Il trattamento di questa rivista di una durata non molto lunga sarà un punto importante del lavoro presente perchè rappresenta proprio l’ideologia del neorealismo.

Nei seguenti anni Vittorini ha dimostrato ancora parecchie volte le sue capacità di problematizzare temi attuali, pubblicando dal 1947 in poi „Il Sempione strizza l’occhio al Fréjus“, „Il garofano rosso“, „Le donne di Messina“.

Vittorini si è profilato anche come dirigente di collane come „I gettoni“, „Il Menabò“ e „La Medusa“.

La pubblicazione del suo „Diario in pubblico“ nell’anno 1957, pur non essendo stato contento di esso Vittorini stesso, per noi è un libro prezioso perchè fa capire meglio i suo punti di vista.

Vittorini è morto nel 1966 a causa di una malattia.

Questo lavoro avrà la funzione di far vedere il ruolo che Vittorini ha assunto per il neorealismo, perciò la mira principale non è quella di trattare tutta l’opera vittoriniana, che poi assumerebbe la dimensione di una tesi, ma invece di dimostrare il suo impegno politico-culturale in questo periodo che possiamo fissare incirca fra gli anni 1940- 1950.

Come primo punto sarà necessario illuminare il periodo storico nel quale Vittorini ha operato, perchè solo così si può capire il suo lavoro.

Il neorealismo come defininzione di una fase letteraria sarà il tema successivo da trattare.

Solo a quel punto è possibile occuparsi del tema principale, cioè il ruolo che ha assunto Elio Vittorini nel neorealismo.

Metterò in rilievo tre piani, sui quali Vittorini ha lavorato: il primo sarà la sua antologia „Americana“, il secondo il settimanale, che poi divenuto mensile, „Il Politecnico“, e il terzo il suo romanzo >d’impegno< „Uomini e no“, perchè sono loro che meglio rappresentano l’ideologia seguita dai neorealisti.

II. Le circostanze storiche

Seguenti dati sono presi da un atlante storico in lingua tedesca, riassunti e liberamente tradotti da parte mia.[2]

Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Italia è diventata per qualche anno il paese del neorealismo. In quegli anni l’Italia è stata segnata di un insorgere politico.

Come già detto, la guerra civile in Spagna, che è durata dal 1936 al 1939, era la fase iniziale per la seguente Seconda Guerra Mondiale che è scoppiata nel 1939.

Nell’anno 1940 è stato fondato un patto unitario tra i tre paesi Germania, Italia e Giappone. 3 anni dopo però le forze alleati hanno preso la Sicilia il quale fatto aveva la conseguenza della caduta di Mussolini, capo del partito fascista. Il seguente governo sotto il maresciallo Pietro Badoglio è stato compilato senza membri fascisti. Per questa ragione si è sciolto il partito fascista.

Clandestinamente l’Italia faceva però riunioni con gli alleati, il quale significava, dopo che i tedeschi lo avevano scoperto, che l’asse Berlino-Roma è caduta e gran parte d’Italia è stata occupata dei tedeschi.

Di seguito la Germania ha dichiarato la guerra all’Italia e contemporaneamente è stato di nuovo Mussolini a mettersi alla punta del governo nella cosiddetta Repubblica di Salò.

A questo punto è necessario nominare un altro fatto importante di questi anni, che sicuramente aveva una grande influenza anche sul neorealismo, cioè le diverse esperienze che il nord e il sud d’Italia avevano fatto durante gli ultimi anni della guerra. Una storia di letteratura dice a proposito „Der Süden wurde rasch [...] befreit. In der Mitte und im Norden wurde der [...] Partisanenkampf [...] zu einer >Schule der Demokratie<. Dadurch wurden die [...] sozialen, ökonomischen, kulturellen und politischen Unterschiede zwischen dem Norden und dem Süden Italiens noch verstärkt.“[3]

Infine nel 1944 gli alleati hanno liberato l’Italia dell’occupazione germana, le armate tedesche sono capitolate e coll’omicidio di Mussolini da partigiani durante la sua fuga in Svizzera, anche il fascismo in Italia era morto.

III. Il neorealismo e Vittorini

Davanti a questo fondo possiamo situare allora il neorealismo, come momento di rinnovo poco prima della capitolazione del fascismo. La Resistenza e la politica dei partiti della sinistra, e particolarmente quella del pci, il >partito nuovo<, nazionale e di massa, che afferma la sua funzione centrale, ponendosi nel quadro di un progetto storico di >democrazia progressiva< nel quale le masse popolari fossero protagoniste, costituiscono un riferimento determinante per il lavoro dei neorealisti. Essi sentono l’esigenza di una letteratura legata all’ideologia delle classi popolari, capace di dare espresssione alle loro lotte, di indicare la prospettiva di uno sviluppo della società verso il socialismo. Come dice Johannes Hösle, „die Bewegung war so sehr mit dem italienischen Kriegseintritt, der bürgerkriegsähnlichen Situation in den von den deutschen Truppen besetzten Gebieten verknüpft, daß es nicht verfehlt ist, das Phänomen Neorealismus auf das Jahrzehnt zwiscehn 1940 und 1950 zu begrenzen.“[4]

Calvino definisce il neorealismo nella prefazione aggiunta al suo romanzo „Il sentiero dei nidi di ragno“ (1964) come segue:

Il >neorealismo< non fu una scuola. [...] Fu un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, anche-o specialmente- delle Italie fino allora più inedite per la letteratura. Senza la varietà di Italie sconosciute l’una all’alltra- o che si supponevano sconosciute, non ci sarebbe stato >neorealismo<. Ma non fu paesano nel senso del verismo regionale ottocentesco.[5]

I scienziati di letteratura sono d’accordo con Calvino che il neorealismo non è una scuola, che è difficile nominare con un solo termine. Carlo Bo ha detto addirittura che „der Neorealismus kaum auf einen einheitlichen Begriff zu bringen sei, daß er eine Bezeichnung sei, die man aus Bequemlichkeit benutzt.“[6]

Il neorealismo è una delle fasi letterarie più importanti del nostro secolo che comprende contemporaneamente la letteratura, l’arte figurativa e il film. In effetti il termine neorealismo è stato usato per prima dal cinematografico Mario Serandrei nell’anno 1942 per un film di Visconti („Ossessione“); nato sul modello del tedesco >Neue Sachlichkeit< negli anni 20. La diffusione del termine si è estesa anche all’ambito letterario, sovrapposto con termini come <realismo<, <sociorealismo< o anche <realismo socialista<.[7]

Negli anni del neorealismo si crea un nuovo linguaggio, un linguaggio che vuole avvicinarsi il più possibile al movimento della realtà: fiorisce la stampa clandestina, le forme più usate sono le cronache e i diari di guerra, testimonianze più immediate e brucianti.[8] La forma del dialogo è molto importante perchè è il linguaggio comune della vita quotidiana e si intreccia alle lingue regionali, cioè i vari dialetti. Si vuole parlare ad un modello ideale di popolo italiano, la quale tendenza si definisce anche col termine >populismo<.[9] Asor Rosa afferma a proposito:

Il popolo è per Vittorini solo un momento di un discorso di cultura. L’identificazione di umanità e popolo si verifica solo in quanto il concetto di popolo si subordina al concetto di umanità. [...] il popolo è umanità; l’umanità può anche non essere popolo. [...] Egli [Vittorini] fra populismo e umanesimo, ha scelto l’umanesimo: cioè ha scelto, in un senso suo proprio e consapevole, la strada della cultura borghese.[10]

[...]


[1] Elio Vittorini: Diario in pubblico. Autobiografia di un militante della cultura, Milano 1976, pag. 425-430.

[2] Dtv-Atlas Weltgeschichte, a cura di Hermann Kinder e Werner Hilgemann, vol.2, München 1991, pag. 498.

[3] Italienische Literaturgeschichte, a cura diVolker Kapp, Weimar 1994, pag. 351-352.

[4] Johannes Hösle: Italienische Literatur des 19. und 20. Jahrhunderts in Grundzügen, Darmstadt. 1990, pag. 104.

[5] Italo Calvino: Prefazione a „Il seniero dei nidi di ragno“, Torini 1964, citato secondo Folco Zanobini: Elio Vittorini. Introduzione e guida allo studio dell’opera vittoriniana, Firenze 1980, pag. 16.

[6] Thomas Bremer: Den Menschen neuschaffen, in: Text und Kritik 82-83, 1979, pag. 3.

[7] Storia della letteratura italiana, a cura di Giulio Ferroni, vol 11, Milano 1995, pag. 386.

[8] Vedi ivi, pag. 385.

[9] Vedi ivi, pag. 386.

[10] A. Asor Rosa: Scrittori e popolo, Roma 1965, citato secondo Felice Rappazzo: Vittorini, Palermo 1996, pag. 251.

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Details

Title
Vittorini e il neorealismo
College
University of Vienna  (Institut fuer Romanistik)
Course
Seminar
Grade
1
Author
Year
1998
Pages
23
Catalog Number
V28330
ISBN (eBook)
9783638301459
File size
501 KB
Language
Italian
Notes
Vittorinis Schaffen ist symptomatisch für das Schicksal einer ganzen Generation von italienischen Intellektuellen unter dem Faschismus, im antifaschistischen Kampf, in der Begeisterung des Neuanfangs und in der Enttäuschung durch die tatsächliche Politik.
Tags
Vittorini, Seminar
Quote paper
Verena Huber (Author), 1998, Vittorini e il neorealismo, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/28330

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