Aspetti semantici della morfologia del tedesco. particelle separabili e inseparabili dei verbi

E cenni sui sostantivi formati da radici verbali con prefisso separabile o inseparabile


Textbook, 2020

67 Pages, Grade: 1


Excerpt

Indice

Prefazione

Prefissi verbali

Sezione I – le particelle separabili
Le particelle separabili dei verbi tedeschi con particolare riguardo a quelle corrispondenti alle preposizioni primarie
Considerazioni generali
1) La particella separabile an-
2) La particella separabile auf-
3) La particella separabile aus-
4) La particella zu -
5) La particella nach -
6) La particella ab -
7) La particella vor -
8) La particella mit -
9) La particella zusammen -
10) La particella bei -
11) La particella zwischen -
12) La particella wieder -
13) La particella wider -
14) La particella um-
15) La particella unter -
16) La particella ein-
17) La particella über -
18) La particella durch -
19) La particella hinter-
20) La particella statt-
21) La particella hin-
22) La particella her-
23) La particella zurück-

Sezione II
I prefissi inseparabili
Aspetti generali
1) Il prefisso inseparabile be -
2) Il prefisso inseparabile ver -
3 e 4) I prefissi inseparabili ent - ed emp -
5) Il prefisso inseparabile er -
6) Il prefisso inseparabile zer -
7) Il prefisso inseparabile ge-
8) Il prefisso inseparabile miss -

Appendice

Conversione dei verbi separabili e inseparabili in sostantivi

Introduzione

Sostantivazione dell’infinito del verbo

Conversione da verbo a sostantivo mediante la radice verbale oppure una diversa base apofonica

Prefazione

Questo testo nasce dall’esperienza didattica presso l’Università internazionale degli studi di Roma (UNINT) dove ho svolto per due anni il corso di Lingua e linguistica tedesca nel contesto del corso di Laurea Magistrale. Il corso era in parte dedicato alla morfologia e i miei studenti avevano un livello di preparazione – benché alto – in realtà piuttosto eterogeneo, dato che non pochi avevano completato il percorso triennale in altre sedi e non per tutti il tedesco era la prima lingua di studio. Per offrire contenuti che potessero rispondere all’interesse se non di tutti almeno della maggior parte dei frequentanti, alla prima lezione ho chiesto loro quale aspetto della morfologia tedesca avrebbero preferito approfondire. Per un’intesa unanime il tema della semantica delle particelle separabili ha così animato le nostre lezioni e, devo dire, con crescente entusiasmo. Oggetto di ciascuna lezione era di volta in volta un prefisso separabile; da parte mia cercavo di illustrare il significato di ciascun prefisso considerato cercando innanzitutto di partire dalla semantica della particella, familiare agli studenti in quanto non di rado usata anche come preposizione. Il fatto che le preposizioni – in particolare le preposizioni primarie – partano da un significato fondamentalmente spaziale, transitando per uno temporale sino ad arrivare quasi sempre a uno astratto o metaforico, ci ha aiutato nel ricostruire la semantica delle rispettive particelle separabili. Soprattutto ho cercato di “rendere visibile” il significato del verbo nel temperamento che la base verbale subisce per via della presenza della particella. Ho illustrato i vari significati di base delle singole particelle mediante esempi e poi ho invitato gli studenti a cercare sul vocabolario un certo numero di verbi per ciascun significato individuato. Una volta raccolti i vari verbi all’interno di ciascun significato, gli studenti si sono alternati nell’esporre alla classe i diversi verbi trovati.

Questo tipo di metodologia ha avuto effetti a mio avviso benefici. Da un lato gli studenti sono stati spinti a cercare sul dizionario cartaceo, cosa che grazie alla possibilità di usare mezzi elettronici, si fa con frequenza sempre minore; dall’altro lato sono stati costretti a soffermarsi sui singoli significati facenti capo a un unico verbo e a rappresentarseli in modo visivo. Questo tipo di esercizio aiuta a comprendere più efficacemente i motivi per cui per esempio – se vogliamo tradurre in tedesco “sfogliare”, a seconda dei contesti dobbiamo usare ab-blättern oppure auf-blättern. Un altro effetto positivo è familiarizzare con verbi che non si incontrerebbero facilmente se ci si limita agli esercizi per l’acquisizione dei “livelli” standardizzati a livello europeo.

Questa metodologia vuole insomma sviluppare quelli che sono a mio avviso gli aspetti più esaltanti dello studio della lingua. Da un lato promuovere l’interesse personale alla ricerca, a chiedersi che cosa ci sia di pensato all’interno e dietro a un certo verbo. Dall’altro lato alimentare la capacità visionaria – questa davvero preziosa e misteriosa – che alberga dentro al linguaggio, questa arte del tagliare, del faccettare pezzi di realtà facendoli splendere come gemme, e che ci mette in grado – lei sola, in modo originario – di intravedere unicorni, ninfe, di figurarci il viaggio di Astolfo sulla luna su ingiunzione divina per recuperare il senno dell’Orlando di Ariosto compiuto ben prima del 1969, le sirene incantatrici attraverso cui è passato indenne Odisseo, pur godendone il canto: insomma di alimentare la letteratura e dentro di noi la pletora di immagini che delle opere letterarie ci resta in dono nella memoria, e che come un alimento ci consente un confronto pacifico, ad armi deposte, con l’alterità che invece, forse per l’istinto indomabile che ci contrassegna come animali, di per sé ci chiamerebbe sempre a conflitto.

Speranza della vista oltre sé che consente il linguaggio, tesoro dell’altra lingua che ci fa vedere cose che la nostra non riesce a ospitare, che ci disvela mondi nuovi e che forse soltanto per questo merita sospensione del giudizio, tolleranza e rispetto.

Roma, autunno 2020.

Prefissi verbali

Sezione I – le particelle separabili

Le particelle separabili dei verbi tedeschi con particolare riguardo a quelle corrispondenti alle preposizioni primarie

Dal punto di vista morfologico, i verbi separabili tedeschi sono costituiti da un verbo (elemento “testa”, secondo termine del verbo separabile: per esempio in ein-gehen, “andare dentro”, “entrare”, l’elemento testa è gehen) il quale viene coniugato ed è l’elemento che porta il carico semantico fondamentale, preceduto da un elemento “determinatore” che raffina o precisa la semantica propria del verbo, selezionandone una modalità: nell’esempio fatto la particella ein - che delle varie modalità dell’“andare”, cioè di gehen, seleziona quella dell’“andar dentro”, “entrare”. In altre parole, dal significato fondamentale di gehen comprendiamo che è in questione un “andare”; mentre la particella ein- il cui significato principale è “dentro”, “all’interno” precisa che il movimento del gehen si indirizza verso uno spazio chiuso, da cui il significato fondamentale di “entrare”.

Se la seconda parte del verbo separabile è sempre un verbo, l’elemento determinatore può essere:

1) una particella che, autonomamente considerata appartiene alla classe delle preposizioni (come in aus-gehen, “andar fuori”, “uscire”);
2) un avverbio (come in hervor-bringen, “produrre”);
3) un sostantivo (come in leid-tun, “ far dispiacere );
4) un aggettivo (come in blau-streichen, “dipingere di blu”);
5) un verbo (come in spazieren-gehen, “andare a passeggiare”).

Nelle schede qui di seguito riassunte sono considerati i verbi costruiti con una particella che appartiene alla classe delle preposizioni e quelli costruiti con un avverbio (casi n. 1 e 2). I casi 3), 4) e 5) saranno considerati successivamente quando parleremo anche dei sostantivi generati da una base che deriva da un verbo cui è premesso un elemento separabile (come per esempio: der Spaziergang, che deriva dal verbo spazieren-gehen ed è composta dal sostantivo deverbale Gang, “andatura”, “camminata”, “marcia” che, preceduto da “spazier -“ dà luogo a ciò che in italiano è “passeggiata”.

Considerazioni generali

Occorre innanzitutto tener presente che le particelle separabili che corrispondono alle preposizioni non possono propriamente essere considerate preposizioni quando vengono utilizzate come prefissi verbali. In realtà, collocandosi ad verbum, cioè nelle vicinanze del verbo, e quindi specificando, tagliando in un certo modo il significato del verbo (per esempio: ein-gehen vs. aus-gehen, specificano la direzione dell’“andare”, ovvero verso un interno o verso un esterno), queste particelle corrispondenti alle preposizioni possono essere più propriamente considerate come avverbi. In considerazione di ciò, la reggenza del verbo separabile in cui la particella corrisponde a una preposizione in realtà prescinde dalla reggenza della preposizione: possiamo avere per esempio verbi che reggono l’accusativo anche se la preposizione che funge da particella separabile può reggere soltanto il dativo: vedasi per esempio jdn. bei-setzen, “tumulare qualcuno”, “seppellire qualcuno solennemente”, dove è richiesto l’accusativo della persona che si seppellisce mentre bei, in quanto preposizione vuole soltanto il dativo. Inoltre, la presenza di una particella separabile che coincide con una preposizione non esclude che il verbo si costruisca con ulteriori preposizioni: cfr. mit jdm. aus-kommen, nel senso di “andare d’accordo con qualcuno”. Peraltro, se occorre tener presente che la particella separabile coincidente con una preposizione non va considerata come preposizione, bensì come avverbio, tuttavia, nel ricostruirne la semantica non si può prescindere da quella delle corrispondenti preposizioni. In particolare nelle preposizioni (in particolare nelle preposizioni primarie che sono quelle di uso più comune), il significato fondamentale è sempre quello spaziale (per esempio in aus-kommen, “provenire”, “venire da”, dove aus indica l’origine che condiziona, che continua a condizionare l’essere anche dopo un lungo lasso di tempo: ed è per questo che regge sempre e soltanto il dativo e per esempio serve a esprimere il complemento di materia: der Tisch aus Holz, “il tavolo di legno” in quanto proveniente dal legno e che ne condiziona l’essenza sino al momento in cui ne parliamo). Dal significato spaziale fondamentale deriva, come in un primo grado di astrazione, quello temporale (come in aus-fallen: “essere sospeso”, cioè uscendo fuori dall’ordine del tempo). Alcune particelle consentono poi di passare a un ulteriore grado di astrazione e il significato di base (spaziale o temporale) diviene metaforico e allude all’esaurirsi dell’azione, al suo consumarsi per cui se ne esce fuori (come in aus-zahlen, “pagare completamente”, “finire di pagare”, “saldare”, “liquidare”, dove aus significa: tirarsi fuori da una certa situazione in quanto esaurita). Questo grado di rarefazione cui è sottoposto il significato delle preposizioni primarie (dallo spazio, passando per il tempo e poi arrivando a un piano metaforico o comunque astratto) caratterizza anche molti avverbi che possono fungere da prefissi separabili, benché sia opportuno ricordare che i verbi separabili costituiti da un prefisso che di per sé costituisce un avverbio siano quantitativamente meno rilevanti di quelli in cui la particella separabile corrisponde a una preposizione.

Un’ultima osservazione utile è ricordare che a causa della polisemia delle particelle separabili è possibile che un medesimo verbo costruito con la stessa particella separabile abbia significati diversi: vedasi per esempio il verbo aus-kauen, che significa “spremere masticando”, ma anche “finire di masticare”.

Vediamo ora singolarmente queste singole particelle separabili, iniziando da quelle che corrispondono a preposizioni primarie.

1) La particella separabile an-

Significati fondamentali della preposizione an. a. spazio: contatto, vicinanza (nel moto a luogo o nello stato in luogo) che tocca un punto centrale o vitale, ovvero investe la persona nella sua interezza. Si può fare un paragone pensando alla linea dell’orizzonte: come la linea dell’orizzonte è una linea immaginaria che attraversa le pupille di chi guarda, la particella an esprime qualcosa che tocca, afferra il cuore, l’essenza. Tant’è che per esempio per dire “stare a cuore” si dice: am Herzen liegen; pensare a qcn./qcs. si dice an jdn./etw. denken. In quanto preposizione an può reggere sia il dativo o l’accusativo: il diverso uso è determinato dall’’idea che in qualche caso il contatto che si esprime mediante an non è definitivo, ma può implicare un allontanamento come in denken an (“pensare a”), giacché il pensiero non si fissa su un oggetto ma lo avvicina per poi allontanarsene e ritornarvi accanto, come accade anche nel ricordare (sich an etwas Akk./jdn. erinnern). In altri casi invece il contatto che si vuole esprimere ha il carattere del permanere, di una vicinanza che afferra e non lascia andare: questo pensiero è per esempio sottostante al fatto che verbi come “soffrire di qualcosa”, “morire di qualcosa” (cioè di una certa malattia) in tedesco siano costruiti con an + Dat., poiché la malattia, o la morte, ci tocca in un punto essenziale e ci trattiene presso di sé (cfr. an etwas. Dat. Leiden, an etwas Dat. sterben). Questo elemento del contatto, del giungere in prossimità è il significato fondamentale di an, che l’accomuna alla preposizione latina ad (che pure è passata nell’italiano “a”, “ad” con senso di moto a luogo). Per volgerci ad alcuni verbi tedeschi formati con il prefisso separabile an possiamo intanto osservare che la particella an- in molti casi corrisponde al latino ad - anche nel caso di verbi passati nell’italiano (eventualmente con assimilazione della consonante; ad-ombrare; ad-vicinare = av-vicinare; ad-similare = as-similare). Questa vicinanza può aiutarci perché a volte nella traduzione in italiano i verbi separabili formati con la particella an possono nella nostra lingua con verbi costruiti con il latino ad- (tenendo presente che in italiano spesso la “d” di ad - si assimila alla consonante successiva: ad-vicinare -> av-vicinare; ad-ministrare -> am-ministrare ecc.). b. tempo: come la stragrande maggioranza delle preposizioni primarie, anche an viene utilizzata passando da un originario significato spaziale a uno immaterialmente temporale. In particolare con significato temporale an si usa per esprimere i complementi di tempo che riguardano il giorno (sia con le date: am 9. Juni “il 9 giugno”; sia con i giorni della settimana am Mittwoch, “al mercoledì”; an dem Tag, “quel giorno”; oppure le fasi del giorno am Tag, “di giorno”, ma non della notte: in der Nacht, oppure nachts, “di notte”): con questo significato temporale an vuole il dativo, perché l’idea è che il punto del tempo venga in qualche modo fissato mediante il dire, fa da sfondo, da coordinata spaziale dell’azione e ne raccoglie lo svolgersi. c. astratto o metaforico: an può avere anche un significato astratto quando l’avvicinamento e il contatto implicati in questa preposizione assumono valore figurato: per esempio valore di relazione o di limitazione: an Geld, Ideen, Erfahrung reich sein, ovvero “essere ricco di danaro, idee, esperienza”: lett. “essere ricco quanto al denaro” ecc., cioè toccando ovvero raggiungendo l’ambito del denaro ecc. Questi tre significati si riflettono in qualche modo sui significati di an quando funge da particella separabile e quindi è utile tenerli a mente.

In particolare, come particella separabile, an può assumere i seguenti significati.

a) Movimento verso un luogo, istituendo un contatto: come in an-kommen, “arrivare”. Nel concetto di an-kommen c’è l’idea di giungere a toccare la destinazione del viaggio. Ma anche come in an-beißen, “addentare”, cioè mordere muovendo la bocca e assalendo con i denti (qui prevale l’idea del moto a luogo della preposizione an). Fra i significati di an nel senso di movimento verso un luogo occorre distinguere a seconda che il movimento sia compiuto dal soggetto che si avvicina a qualcos’altro, come in an-schwimmen, “dirigersi nuotando verso qualcosa o qualcuno”; ovvero se il movimento si compie verso il soggetto stesso, come in an-ziehen, o an-locken, entrambi per “attrarre”, dove chi attrae fa sì che l’oggetto dell’attrazione gli venga incontro.
b) Nell’idea di avvicinamento verso qualcosa o qualcuno si forma l’idea di rivolgersi a una persona per esempio con la parola (an-sprechen); oppure ricoprendola di insulti, di accuse: an-klagen, “accusare”, an-donnern, “tuonare contro qualcuno”; o anche semplicemente rivolgendosi a lei con il pensiero: an-denken, “rimembrare”, “commemorare”; fulminandola con lo sguardo: an-blitzen (qui siamo nel significato metaforico di an nel senso di “verso qualcuno addosso”).
c) Il movimento che istituisce il contatto può portare a fissare qualcosa, ad attaccarsi, a rimanere attaccato, addosso: an-schlagen, inchiodare (a qualcosa che ci sta di fronte); an-haben, “avere addosso”; an-siedeln, “insediare”; an-stecken, “appuntare con spilli”; an-brechen, “intaccare”, “rompere leggermente” (qui prevale l’idea dello stato in luogo della preposizione an); molti verbi di questo significato hanno come base - sehen e sinonimi perché l’idea è di “rivolgere lo sguardo soffermandosi”, dunque “guardare”.
d) Dall’idea che qualcosa si attacca e rimane attaccato derivano verbi il cui significato è collegato all’idea di continuità: per esempio an-dauern, “durare in maniera continuativa, costante”.
e) Proprio perché an- implica l’idea del contatto, molti verbi composti con questa particella significano che il contatto che viene instaurato in un punto è l’avvio per qualcosa; spesso è presente l’idea di uno spingere che mette in moto, dà l’impulso: an-fangen, “iniziare; an-stiften, “incitare”; an-regen, “stimolare”; an-brechen, “cominciare”, cioè: produrre una frattura e, così facendo, dare l’avvio a qualcosa, o intaccare qualcosa in modo che qualcosa possa avere inizio: der Tag bricht an, il giorno ha inizio”, nel senso che irrompe la luce del sole e dà avvio al nuovo giorno.
f) Dal significato di “dare inizio a qualcosa” si passa a quello per cui qualcosa viene vivificata, accesa, messa in movimento: an-machen, “accendere”; an-blasen, “accendere soffiando”; an-treten, “mettere in moto”.
g) Al significato di avere avvio, iniziare, vivificarsi collegandolo con l’idea di durata possono ricondursi quei verbi dove an implica un aumento, una crescita: an-wachsen, “crescere”, “aumentare”; an-steigen “salire” (per esempio dei prezzi).

2) La particella separabile auf-

Similmente ad an, anche la proposizione auf in quanto preposizione può reggere sia il dativo che l’accusativo. Vediamo i vari significati di auf in quanto preposizione: a. spazio: sopra con contatto, ovvero a contatto diretto con la superficie superiore auf dem Tisch, “sul tavolo”; auf der Geige spielen, “suonare il violino”, che per ottenere il suono va toccato nella sua parte più alta, cioè facendo passare l’archetto sulle corde ovvero pizzicandole. Un uso molto rilevante di auf in senso spaziale è che questa preposizione viene impiegata per indicare il trovarsi o il recarsi in un certo posto che si caratterizza per il carattere ufficiale o per la sua vastità: auf der Post (“alla posta”); auf der Welt (“nel mondo, “al mondo”). b. tempo: proiezione o apertura verso il futuro: auf heute Abend, “a stasera”; auf Wiedersehen!, “arrivederci!”; questo significato che si lega al futuro consente di ricordare fra l’altro che auf è la preposizione richiesta tipicamente da verbi che esprimono attesa, speranza: auf etwas hoffen, “sperare (in) qualcosa”, auf etwas warten (“attendere qualcosa”); c. scopo: aufs Wohl !, “cin cin”; mit Rücksicht auf seine Gesundheit, “con riguardo alla sua salute”. d. modo: auf diese Weise, “in questo modo”; aufs genaueste, “nel modo più esatto”. Da questi significati di base in quanto preposizione (collegati all’idea di qualcosa in alto, vasto, dello spazio libero che ci separa dal futuro), possono derivarsi i significati in quanto particella separabile.

a) metter su, in un movimento che va dal soggetto in basso verso l’oggetto: auf-fallen, “notare”, nel senso che “ci cade l’occhio”; auf-brühen, “versare su”, come per esempio l’acqua bollente sul tè; auf-decken, “mettere la tovaglia”, “coprire il tavolo con la tovaglia”; auf-knöpfen, “abbottonare”, detto di un lembo di stoffa sull’altra; auf-legen, “mettere su”, “applicare”, detto per esempio di un cerotto, o anche “metter giù” del ricevitore che viene posato sulla base del telefono fisso. In senso metaforico il movimento di mettere qualcosa sull’oggetto dell’azione produce verbi come auf-tragen, “incaricare”, auf-erlegen, “accollare, addossare la responsabilità”; auf-haben, “avere per compito”.
b) il muovere verso l’alto: auf-gehen, “andare su, in alto”; auf-fahren, “salire”, “ascendere”, e anche: “trasalire, sobbalzare”; auf-stehen, “alzarsi”; auf-erstehen, “risorgere”; auf-heben, “innalzare”.
c) il mettere o l’esser messa di una cosa sull’altra, nel senso di ammonticchiare, producendo un innalzamento, un’elevazione, un movimento dal basso verso l’alto: auf-wachsen, “crescere”, auf-steigen, “salire”, per esempio dei prezzi; auf-fädeln, “infilare”, detto per esempio quando si infilano le perle; auf-blättern, “sfogliare” di libro, perché lo scorrere delle pagine con le dita le mette l’una sull’altra. In senso metaforico, da questo significato (collegato anche a quello dell’apertura) derivano quei verbi che significano “ribollire dalla rabbia”, litigare: mit jdm. auf-legen, “litigare con qualcuno”, auf-brausen, “andare in collera”.
d) l’idea di innalzamento, di movimento verso l’alto dà origine al significato di apertura che ritroviamo in molti verbi: auf-machen, “aprire”; auf-beißen, “aprire, rompere con i denti”; l’apertura contenuta in auf - implica anche un’idea di libertà: auf-eisen, “rompere il ghiaccio contemporaneamente liberando dal ghiaccio”; auf-kn öpfen, “sbottonare”. L’apertura può essere anche improvvisa e dare avvio a qualcosa in modo brusco, cambiando di stato: auf-brechen, “prorompere”, “irrompere”, detto per esempio del giorno, nel suo modo incontenibile di sorgere e di provocare il passaggio e l’abbandono della notte.
e) la connessione fra apertura e innalzamento produce l’idea contenuta in molti verbi che implicano l’accesso a un piano superiore, più vasto, dove le parti si muovono con maggiore libertà, come se l’azione producesse un aumento di entropia, un diradamento: auf-blasen, “soffiare” nel senso di “gonfiare soffiando” oppure di “soffiare disperdendo verso l’alto”, e anche, + sich: “darsi delle arie”.
f) l’innalzamento verso un piano superiore dove tutto è diradato, aperto, libero, forma verbi che indicano il fare incetta, il considerare tutti gli elementi e lasciare uno spazio piano, orizzontale vuoto: auf-essen, “mangiare tutto”, “vuotare il piatto”, ugs.: “spazzolare”; auf-kaufen, “acquistare facendo incetta”, perché per esempio un prodotto “va a ruba”; auf-räumen, “mettere a posto liberando spazio dal disordine”.
g) ancora, auf può indicare la fine, la cessazione di qualcosa o un’attività con conseguente effetto di liberazione: auf-heben, “annullare”; auf-geben, “cessare”, “mollare”, ma anche “consegnare” per esempio un lavoro, per cui siamo finalmente sgravati dal nostro compito; auf-lösen, “sciogliere”, “liquefare”, “rescindere” per esempio un contratto; ma anche + sich “svanire”, “volatilizzarsi”. È a partire da questo significato di cessazione che può cogliersi il legame fra la tedesca auf e l’inglese off.
h) Infine tenendo presente che la preposizione auf viene usata per indicare luoghi ufficiali, pubblici, dunque “aperti”, dove la presenza può essere anche rada, e il piano è pensato come un piano superiore rispetto a quello dell’intimità, del raccoglimento in sé, questo uso specifico della preposizione auf è forse quello che meglio spiega il significato di alcuni verbi in cui la dimensione pubblica risulta elemento predominante: per esempio auf-rufen, “chiamare mediante appello”, auf-bieten, “mobilitare”, “convocare in una squadra”.

3) La particella separabile aus-

Come preposizione (solo con il dativo), aus corrisponde in moltissimi casi al latino e, ex. La preposizione aus indica innanzitutto la provenienza, con la quale, impiegando il dativo, si mantiene un legame forte, che continua a determinare il modo d’essere: ich komme aus Rom (“vengo da Roma”, nel senso che “sono originario” di quella città). È questo il significato che si trova anche in espressioni metaforiche, come wir machen es aus Freundschaft, “lo facciamo per amicizia”, nel senso che la forza che muove l’azione ha le proprie radici nell’amicizia, l’azione nasce dall’amicizia. Per questo stesso motivo è la preposizione con cui si esprime il complemento di materia: ein Ring aus Gold, “un anello d’oro”. Aus significa anche “fuori da”: aus der Stadt, “fuori città”, aus der Mode sein/kommen, “essere/andare fuori moda”.

Corrispondendo molte volte a e, ex latino, come particella separabile nella resa in italiano spesso aus si presta a essere tradotta impiegando verbi che in italiano etimologicamente vengono da e / ex +base lessicale del verbo: per esempio aus-dehnen = ex-tendere, “estendere”. Per cogliere adeguatamente i significati fondamentali di aus occorre ricordare che in tedesco si fa attenzione se un’azione o un oggetto mantiene un rapporto costante con lo spazio oppure se il rapporto con lo spazio cambia. I significati di aus in quanto particella sono collegati innanzitutto a questa distinzione. Possiamo così descrivere questi significati:

a) fuori nel senso che qualcosa si amplia, si estende ma mantenendosi all’interno dei propri limiti spaziali: aus-breiten, “allargare”, per esempio le braccia (per cui non è che le braccia escono fuori dal corpo…); aus-dehnen, “estendere”, “ampliare”; aus-bauen, “estendere, ampliare” una costruzione o un edificio.
b) fuori nel senso che vi è una fuoriuscita, un movimento dall’interno verso l’esterno con mutamento dello spazio: dall’interno si passa all’esterno: aus-gehen, “uscire”; aus-fallen, “cader fuori, traboccare”, e anche “precipitare” in senso di processo chimico; aus-duften, “emanare un profumo”. Dall’idea del venir fuori da qualcosa mutando il rapporto con lo spazio sono derivati anche gli altri significati che seguono.
c) estrarre qualcosa, tirar fuori, sfruttare: aus-brechen, “tirar via a forza”, “strappare”; aus-nehmen, “cavar fuori, snidare”; aus-deuten, “spiegare”, “tirar fuori il significato”; aus-nutzen e aus-nützen, “sfruttare”.
d) esaurimento, completamento dell’azione (per cui ci si trova all’esterno del suo campo): aus-schlafen, “dormire bene, a sufficienza, dormire tutto quello che si può dormire e alzarsi ben riposati”; aus-bauen, “finire di costruire”; aus-frieren, “gelarsi completamente” nel senso che non vi è più alcuna parte del corpo da gelare e il gelo si aggira ormai privo di oggetto.
e) con l’esaurimento, l’esser fuori, si produce il vuoto, il venire meno: aus-sein, “esser finito”, come per esempio si dice delle relazioni d’amore (cfr. “fra noi non è ancora finita”); aus-fallen, “non aver luogo”, “decadere”; aus-essen, “finire di mangiare”; proprio a proposito di quest’ultimo verbo possiamo qui visualizzare la differenza rispetto a auf-essen, che pure vedemmo sopra: nel caso di aus-essen lo sguardo è sul cibo, che non è più presente nel piatto, il cibo che era nel piatto è finito; nel caso di auf-essen il focus è sul piatto vuoto, liberato dal cibo, per cui lo si vede come superficie piatta e libera. In questo gruppo semantico possiamo ancora ricordare aus-laufen, “scadere”; nonché aus-blasen, “pulire soffiando” o anche “spegnere soffiando”.
f) sia dal venir meno che dal provenire (cioè dal concetto di origine) implicati nella preposizione aus può farsi derivare il concetto di allontanamento: aus-bleiben, “rimanere lontano”, “rimanere assente”, “mancare”; aus-fahren, “partire”; aus-fliegen, “prendere il volo”, “battersela”, “svignarsela”; aus-laufen, che già vedemmo, può appartenere anche a questo gruppo nella misura in cui significa “salpare”.
g) il concetto di allontanamento passa poi in quello di toglimento: per esempio aus-brennen, oltre che “bruciare completamente” significa anche produrre l’incavo che è l’effetto della marchiatura a fuoco; aus-beulen oltre che tirar fuori i gobbi cucendo, o i ginocchielli usando i pantaloni, significa anche “togliere i gobbi” o “togliere i ginocchielli”, e in senso più ampio “togliere le ammaccature”, “spianare”, “raddrizzare”; aus-bürgern significa “togliere la cittadinanza”; ma anche aus-gleichen, “riequilibrare, pareggiare”, può ricondursi a questo gruppo in quanto il pareggio si ottiene togliendo il divario e raggiungendo di nuovo il punto di equilibrio.
h) Un ultimo significato presentato da un manipolo di verbi costruiti con aus - è quello forse di più difficile decifrazione: mi riferisco a quei verbi in cui aus- implica il riferimento all’interno (e non all’esterno, come ci si aspetterebbe) come luogo in cui avviene l’atto espresso dal verbo: per esempio aus-füttern vuol dire “foderare l’interno” per esempio di un abito; aus-streichen, “dipingere”, “dare una mano di tinta” a una stanza (dunque all’interno); aus-malen, “tinteggiare l’interno”.
i) Non può infine dimenticarsi che, come la preposizione aus può costituire il secondo elemento di una struttura circumposizionale (von… aus, come per esempio in von hier aus, “partendo da qui”), abbiamo almeno un verbo che sembra costituito con questa circumposizione: mi riferisco al verbo davon aus-gehen, dove davon è essenziale ai fini della produzione di un significato figurato del verbo aus-gehen che qui non significa più “uscire” (significato in cui un sintagma preposizionale con von potrebbe occasionalmente presentarsi come in von der Tür aus-gehen, “uscire dalla porta”), bensì “prendere le mosse da”, ed è utilizzato in un contesto di tipo teorico-argomentativo.

4) La particella zu-

a. spazio: Come preposizione la particella zu indica movimento verso qualcosa con cui si giunge a un contatto e a un arresto del movimento (diversamente da an, dove c’è l’idea di contatto ma, soprattutto quando regge l’accusativo, in vista dell’avvio, della messa in moto di qualcosa). Zu si usa sempre con il dativo: il caso di ciò che cattura e non lascia andare; per questo motivo nei verbi costruiti con la particella separabile zu è in genere implicata una stasi finale. Come preposizione zu indica moto a luogo, ma il moto ha un’importanza secondaria rispetto alla destinazione: come in wir gehen zur Uni, dove è implicato che l’Università non tanto e non solo è il luogo in cui siamo diretti, ma anche dove sosteremo, dove trascorreremo la giornata o almeno qualche ora. Zu ha un impiego anche in senso temporale: si usa per esempio per le ricorrenze: zu Weihnachten, “per Natale”; zum Geburtstag, per “il compleanno”, e in questo caso è come se zu fissasse un certo punto nello scorrere del tempo: vedasi anche l’avverbio zurzeit, “al momento”, “attualmente”. In senso metaforico zu come preposizione viene impiegata anche con idea di scopo, come in wozu? “a quale scopo?”; un altro significato è quello di istituire un legame, una pertinenza: deine Bemerkungen zu meiner Arbeit, “le tue osservazioni sul mio lavoro”. Infine la preposizione zu può essere utilizzata con l’idea di aggiunta: möchtet ihr Milch zum Kaffee?, “gradite del latte nel caffè?”. Tutti questi significati si ritrovano anche quando zu è usata come particella separabile. Vediamo ora questi significati della particella separabile zu.

a) Moto a luogo con arresto finale, anche in senso figurato: per esempio in zu-kommen, “pervenire”, “dirigersi”, “arrivare”; zu-laufen, “accorrere”; zu-schauen, “rivolgere lo sguardo”, “stare a guardare”; zu-hören, “prestare ascolto”, “ascoltare”; zu-stellen, “recapitare, notificare”.
b) Scopo, come in zu-denken, “pensare di dare, destinare”, zu-bereiten, “approntare”, “preparare”; zu-richten, “preparare, apprestare”; zu-schneiden, “tagliare (la stoffa per fare un abito), attagliare”.
c) Collegamento, legame, pertinenza: zu-rechnen, “imputare, attribuire”; zu-schnüren, “allacciare, legare”; zu-stehen, “spettare, competere”; zu-teilen, “assegnare, attribuire”; zu-schreiben, “ascrivere, attribuire”.
d) Aggiunta: zu-legen, “ingrassare” o anche “aumentare la velocità”; zu-nehmen “accrescersi”, detto per esempio della luna: zunehmender Mond, “luna crescente”; l’aggiunta può anche essere intesa in senso figurato: zu-sagen, “confermare”; e in senso figurato può significare anche adesione: zu-sagen, “acconsentire, aderire alla proposta altrui”; zu-geben, “aggiungere” e anche “ammettere”; zu-schreiben, ”aggiungere (a una lettera, a uno scritto)”; e ancora zu-sagen, “aggiungere” (parlando).
e) A questi significati che si rintracciano anche nell’uso di zu come preposizione, vanno aggiunti numerosissimi verbi dove zu indica il gesto del chiudere o dell’esser chiuso: zu-machen, “chiudere”, zu-drehen, “chiudere girando”, per esempio una manopola, avvitando un coperchio; zu-decken, “chiudere con un coperchio” e di qui dunque anche “nascondere”; zu-schließen, “chiudere a chiave”.

5) La particella nach-

Come preposizione (ma viene anche usata in postposizione) nach (soltanto con il dativo) ha i seguenti significati fondamentali: a. di luogo: moto a luogo in cui è messa in evidenza la direzione, la meta finale, quindi “verso”, ma non nel senso di zu, che implica un riferimento allo scopo che teniamo davanti a noi e per così dire fa passare in secondo piano il tragitto: nach implica un andar dietro, alla ricerca, mettersi sulle tracce di qualcosa che forse non verrà mai raggiunto. Nach è la preposizione che si usa per destinazioni che implicano una lontananza, come le città e la maggior parte degli Stati, dunque come ich fahre nach Berlin, “vado a Berlino”, dove dunque il mettersi in cammino è visto piuttosto dal punto di vista limitato e tutto sommato penoso di chi inizia il viaggio e ha da percorrere tanta strada. Considerato che l’alta frequenza d’uso produce solitamente irregolarità nelle parole, la divergenza più evidente rispetto alla regola che vuole nach associata a città e Stati si ha quando viene usata con Hause, come in ich gehe nach Hause, “vado a, verso casa”. Da questo può dedursi forse un agognare la via di casa, del farvi rientro. b. Anche nach possiede un significato di tempo: in tal senso nach vuol dire fondamentalmente “dopo”, nach 3 Uhr, “dopo le tre”; nach dem Essen, “dopo mangiato”. c. In senso più astratto, abbiamo un significato di nach come destinazione in senso metaforico, dunque scopo, desiderio che si cerca di realizzare: nach etwas streben, “aspirare a qualcosa”; d. e ancora in senso figurato: “dopo” nel senso dell’ordine astratto di successione: der Reihe nach, ”l’uno dopo l’altro”, “secondo l’ordine di successione”; e. infine, nel maggior grado di astrattezza nach significa “conformemente a”, e in anche in questo senso è più spesso posposto: seiner Meinung nach, “secondo lui”, “secondo la sua opinione”.

In quanto particella separabile, nach dà luogo a verbi che hanno i seguenti significati fondamentali:

a) successione, nel senso che qualcosa segue, va dietro o fa seguito, rimane dietro a un’altra: nach-gehen, “andar dietro”, nach-folgen, “seguire”; nach-schauen, “seguire con lo sguardo”; da questo significato derivano anche una serie di verbi che significano “cedere”, “mollare”: come nach-geben, nach-lassen, probabilmente con la conseguente idea di “rimanere indietro”, “venire dopo” anche nell’ordine etico.
b) in senso temporale, i verbi separabili con nach alludono al venire dopo o in ritardo, in un secondo momento: eine Viertelstunde nach-gehen, “ritardare di un quarto d’ora”; nach-senden, “spedire in un secondo momento”; nach-lassen, “lasciare in eredità”, nel senso di “lasciare dopo di sé, dopo la propria dipartita”; nach-sehen, “perdonare” nel senso di “farla passare”, “vedere troppo tardi e quindi far passare”; nach-kaufen, “acquistare dopo”.
c) aggiunta, ma (diversamente da zu, dove l’aggiunta è fatta per pertinenza, aderendo a qualcosa; o da auf che implica invece un’aggiunta sulla sommità, per accatastamento di una cosa sull’altra) nach contiene il concetto di aggiunta di qualcosa che segue, che emerge in un secondo momento: per esempio nach-zahlen, “pagare la differenza” (nel senso che uno ha già pagato una somma, poi viene fuori che deve di più e quindi in un secondo momento paga la differenza, cioè paga in più); nach-schreiben, “aggiungere un poscritto”; nach-kaufen, “acquistare in aggiunta”.
d) ripetizione, cioè formula la medesima azione che si ripete in un momento successivo, spesso reso in italiano con il prefisso iterativo “ri-“: nach-lesen, “rileggere”; nach-rechnen, “ricalcolare”; nach-zählen, “ricontare”; nach-sagen, “ripetere”.
e) continuazione, qualcosa che si protrae anche dopo, che continua a permanere nel tempo anche in un secondo momento rispetto all’iniziale prodursi dell’azione, una propagazione che è come un’eco: nach-zittern, “continuare a tremare”; nach-wirken, “continuare a produrre effetti”; nach-hallen, “riecheggiare”, “risuonare”, “continuare a rimbombare”.
f) imitazione: l’idea è che preesiste un modello (in senso reale o ideale), qualcosa da cui trarre spunto e chi agisce modula la propria azione sulla base di ciò che è viene prima: nach-machen, “imitare”; nach-schreiben, “copiare uno scritto”, anche: “scrivere sotto dettatura”; nach-kommen, “adempiere”, “tener fede” (giacché ci si conforma a quanto è dovuto); nach-leben, “uniformare il proprio sistema di vita a qualcosa”.

6) La particella ab-

In quanto preposizione, ab è sempre usata soltanto con il dativo quando ha un significato spaziale; ammette anche l’accusativo quando ha valore temporale. In moltissimi casi corrisponde alla preposizione latina ab ma, in base alla regola per cui le consonanti occlusive medie o sonore (b, d, g) divengono tenui o sonore rispettivamente (> p, t, k/ch) in finale di morfema, ab si pronuncia come la preposizione inglese up. I significati fondamentali di ab come preposizione sono: allontanamento, distacco, toglimento.

a. Questo primo significato nella sua declinazione spaziale indica distacco e allontanamento sia verso l’alto e lungo una linea orizzontale, come in Preise ab 100 €, “prezzi da 100 euro in su”; ab Mainz, “da Magonza”, cioè “partendo da Magonza”; ma a volte il distacco implica un movimento verso il basso, in contrapposizione a auf: cfr. bergauf, “in salita” e bergab, “in discesa”; das Auf und Ab, “gli alti e bassi”. b. Anche la preposizione ab possiede un significato di tempo: nel senso di “a partire da”: per esempio ab 8 Uhr, “a partire dalle 8”; oppure nella locuzione ab und zu, “talora”, “a volte sì a volte no”, e cioè “a volte prendendo distanza, a volte avvicinandosi”, ma trasferito sul piano dell’ordine del tempo. c. Con significato astratto ancora nel senso del toglimento, può ricordarsi per esempio che ab può essere utilizzata per formulare l’operazione algebrica della sottrazione: von sechs ab drei bleibt drei, “sei meno tre fa tre”.

Come particella separabile, ab forma verbi che posseggono i seguenti significati:

a) allontanamento, nel senso di movimento compiuto dal soggetto che si allontana o che viene allontanato: ab-fahren, “partire”; ab-wälzen, “rotolare via”; ab-wettern, “superare una burrasca in alto mare” oppure una crisi, nel senso che ci si allontana dalla burrasca o dal momento critico, come anche nell’espressione es hat abgewettert, “la burrasca è cessata”, si è allontanata; ab-winken, “distaccarsi con un cenno”, quindi “dire di no con un cenno”.
b) toglimento, estrazione, movimento di allontanamento prodotto dal soggetto su qualcosa: ab-blasen, “soffiar via”; ab-bauen, “estrarre” (da una miniera); ab-zählen, “detrarre” (detto di una spesa); ab-verlangen, “pretendere” (qui, rispetto a verlangen, pure “pretendere”, la presenza di ab indica che c’è una certa situazione dalla quale si pretende, cioè si vuole la propria parte, dunque dall’intero si vuole togliere qualcosa); ab-setzen, “togliere”, per esempio den Hut ab-setzen, “togliersi il cappello”; ab-beißen, “staccare con un morso”.

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Excerpt out of 67 pages

Details

Title
Aspetti semantici della morfologia del tedesco. particelle separabili e inseparabili dei verbi
Subtitle
E cenni sui sostantivi formati da radici verbali con prefisso separabile o inseparabile
College
University of Venice  (Dipartimento di Economia)
Grade
1
Author
Year
2020
Pages
67
Catalog Number
V958546
ISBN (eBook)
9783346303769
Language
Italian
Tags
verbi separabili e inseparabili tedesco
Quote paper
Dr Giuliana Scotto (Author), 2020, Aspetti semantici della morfologia del tedesco. particelle separabili e inseparabili dei verbi, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/958546

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