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Scholarly Paper (Advanced Seminar), 2003, 22 Pages
Author: MA Antonio Sisto
Subject: Romance Languages - Italian and Sardinian Studies
Details
Institution/College: University of Florence
Tags: Alessandro, Manzoni, Ottocento, Storia
Year: 2003
Pages: 22
Grade: 2
Bibliography: ~ 8 Entries
Language: Italian
ISBN (E-book): 978-3-638-57525-6
File size: 128 KB
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Excerpt (computer-generated)
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE
Facoltà di Lettere e Filosofia
Dipartimento di Italianistica
Anno Accademico 2002/2003
(primo semestre)
STORIA DELLA LINGUA ITALIANA
Alessandro Manzoni e la questione della lingua nell′Ottocento
di
Antonio Sisto
(Studi Italo-Tedeschi)
Firenze, li 27.01.2003
Indice 2
1 Introduzione 3
2 La questione della lingua 3
3 La crisi del linguaggio e la concezione romantica 5
4 Le tre stesure de I Promessi Sposi
5 Manzoni e Dell′unità della lingua e dei mezzi di diffonderla 8
6 I sostenitori del Manzoni 14
7 Gli oppositori del Manzoni 15
8 Conclusione 19
Indice bibliografico 22
1 Introduzione
In questo lavoro saranno presentate le teorie linguistiche e la proposta fiorentina di Alessandro Manzoni nei confronti della questione della lingua italiana.
Si partirà da una introduzione generale sulla questione e sul suo sviluppo nel corso della storia fino ad arrivare all′Ottocento, in cui il Manzoni ravviverà il dibattito grazie alla sua sperimentazione linguistica con il romanzo I Promessi Sposi e soprattutto alla sua relazione Dell′unità della lingua e dei mezzi di diffonderla (in: Marazzini 1977: 34-60), pubblicata nel 1868.
Tenendo conto delle nuove condizioni storico-politiche dell′Italia, saranno riportati i principali interventi favorevoli e contrari alla proposta fiorentina del Manzoni. Un′attenzione maggiore sarà riservata agli oppositori del Manzoni, come il Settembrini e l′Ascoli, le cui critiche e teorie saranno riportate e discusse nel corso del lavoro.
Infine, si cercherà di mettere in evidenza gli aspetti positivi e negativi della proposta manzoniana e dei mezzi proposti per attuare l′unità linguistica, e si vedrà in che modo e con quali mezzi l′italiano odierno si è sviluppato ed imposto in Italia.
2 La questione della lingua
La questione della lingua rappresenta uno dei problemi maggiormente discussi nel corso della storia linguistica e letteraria italiana.
Partendo dall′affermazione del volgare toscano, quale ideale linguistico e soprattutto letterario, si passa attraverso i vari tentativi di definire i parametri ideali per scegliere e diffondere un modello di lingua unitaria e nazionale in Italia.
L′affermazione del toscano è dovuta soprattutto all′egemonia letteraria, ottenuta grazie alla diffusione delle opere di Dante, Petrarca e Boccaccio nella penisola italiana. Il primato linguistico del volgare toscano ha permesso di creare una certa omogeneità tra gli scrittori delle diverse regioni italiane. Quest′omogeneità va in ogni modo considerato in ambito puramente letterario e della scrittura in generale e non sul piano orale. Il toscano letterario non rappresenta il mezzo di comunicazione universale ed unitario (tale ruolo è svolto dal latino), ma esso diventa il modello linguistico e di scrittura cui orientarsi per la lingua italiana scritta. Il volgare toscano, anche dopo la sua affermazione, ha sempre dovuto fare i conti con la presenza del latino, lingua ritenuta perfetta ed irraggiungibile.
Nel Quattrocento e Cinquecento, con l′ideale dell′Umanesimo, si assiste, infatti, al ritorno al valore del latino che offusca il progresso che il toscano aveva intanto compiuto. La rivalutazione del toscano passa attraverso il già citato riconoscimento letterario della lingua e la sua prima codificazione ufficiale nella grammatica di Leon Battista Alberti, Regule lingue fiorentine, fino ad arrivare alla famigerata questione della lingua nel Cinquecento.
Il trionfo del volgare toscano costituisce, infatti, il terreno fecondo sul quale si sviluppano soprattutto le tre posizioni fondamentali della questione nella ricerca di un ideale linguistico e letterario da perseguire. Si distingue soprattutto la teoria del Bembo di aderire completamente al canone degli scrittori trecenteschi. A questa teoria si oppone decisivamente il Machiavelli, il quale propone di ricercare l′ideale nella lingua contemporanea parlata a Firenze, in quanto riconosce che la lingua del Cinquecento è profondamente mutata rispetto a quella del Trecento.
La teoria del Bembo s′ispira ad un modello di lingua ritenuto arcaico e libresco, che non ha più riscontro nella gente del suo tempo. La scelta bembesca della lingua letteraria del Trecento si sposa tra l′altro perfettamente con l′ideale dell′emulazione, che dal latino viene trasferito al volgare nello spirito dell′umanesimo volgare.
A queste due posizioni contrapposte si aggiunge quella del Trissino, il quale difende il cosiddetto volgare illustre, una lingua ottenuta grazie all′unione dei migliori elementi dei volgari italiani parlati nelle diverse regioni italiane, senza il predominio di una o di un′altra città. L′ideale è una sorta di koinè cortigiana, in cui la lingua viene nobilitata dall′uso dei dotti.
A predominare sarà infine il modello bembiano, consolidatosi nel Seicento attraverso la compilazione del primo vocabolario della lingua italiana, il Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), secondo i criteri dettati dal Bembo. Ciò comporta un irrigidimento della norma toscana e nello stesso tempo una chiusura nei confronti delle innovazioni della lingua italiana. Basti pensare che il modernismo di Tasso per molto tempo non abbia trovato spazio nel Vocabolario della Crusca. Sarà proprio l′Accademia della Crusca il bersaglio, soprattutto nel Settecento, di diversi illuministi antiaccademici, aperti alla cultura europea e al rinnovamento della lingua italiana, ormai arroccatasi nel classicismo accademico.
In questo periodo di crisi della lingua italiana si svolge l′opera rinnovatrice di Alessandro Manzoni e degli altri esponenti del Romanticismo italiano.
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