A tutte le configurazioni spazio-temporali che mi permettono continuamente
di vivere istanti di “amore universale”.
2
PREMESSA pag. 05
INTRODUZIONE pag. 10
CAPITOLO 1
BUDDHISMO ORIGINALE COME DISCIPLINA PRATICA pag. 13
1.1 INFORMAZIONI PRELIMINARI
pag. 15
1.2 IL BUDDHA “STORICO” COME MEDICO
pag. 18
1.3 L’INSEGNAMENTO ORIGINALE
pag. 21
CAPITOLO 2
IL VERO MODO IN CUI LE COSE SONO pag. 24
2.1 I VELENI RADICALI
pag. 26
2.2 ORIGINAZIONE DIPENDENTE, IMPERMANENZA E “NON-SÉ”
pag. 29
2.3 LA VACUITÀ
pag. 32
CAPITOLO 3
IL PENSIERO DI GIULIO CESARE GIACOBBE pag. 34
3.1 LE SEGHE MENTALI
pag. 36
3.2 LE COCCOLE
pag. 44
3.3 LA QUARTA PERSONALITÀ: LO STATO DI BUDDHA pag. 50
APPENDICE pag. 57
RINGRAZIAMENTI pag. 60
BIGLIOGRAFIA pag. 62
4
PREMESSA
5
Gli uomini si sono storicamente interrogati circa il problema esistenziale e ciò si è mostrato strettamente connesso alla ricerca di un equilibrio psichico, nonché determinante nella formulazione degli aspetti soteriologici - spesso fondamentali - di religioni, sistemi metafisici e discipline morali.
È proprio nelle sue caratteristiche di soteriologia gnostica 1 che il buddhismo originale, volendo condurre l’uomo, attraverso una forma maggiormente adeguata di conoscenza, alla liberazione dall’insieme di esperienze negative (sofferenza, insoddisfazione e imperfezione) racchiuse dal termine duhkha 2 , si mostra come l’approccio orientale più vicino agli intenti occidentali della scienza psicologica novecentesca. Lo stesso Dalai Lama ha recentemente (1993) definito il buddhismo «a science of mind» 3 , una scienza della mente. Uscendo da categorie prettamente occidentali (europee soprattutto), quali “religione” e “filosofia”, può essere maggiormente comprensibile come tali concetti siano inapplicabili alla cultura orientale, dove la religione, la metafisica e la morale si compenetrano, differenziandosi solamente per il tipo di salvezza promesso – generalmente intesa come liberazione da uno stato o da una condizione non desiderata – e per le modalità del suo conseguimento 4 . Sia il buddhismo originale che la psicologia rappresentano una teoria sulla natura dell’uomo, e al contempo una prassi finalizzata al conseguimento del suo benessere, inteso – nelle parole di Erich Fromm - come un «essere in armonia con la propria natura» 5 . Il primo è un’espressione caratteristica del pensiero orientale, mentre la seconda del pensiero occidentale. Il buddhismo fonde la razionalità e la capacità di astrazione proprie della cultura indiana, mentre la psicologia ha le sue basi nella sapienza greca e nell’etica ebraica 6 . La vita pone quindi un problema esistenziale nei confronti del quale l’uomo, gettato nel mondo e poi strappato da questo non per sua volontà, è tenuto a
1
P. Williams e A. Tribe,
Il buddhismo dell’India
(2000), trad. it. di G. Fiorentini, Ubaldini Editore, Roma 2002, pp. 11-15.
2 Ivi, p. 12.
3 Gyatso Tenzin (Dalai Lama), H. Benson, R. Thurman, H. Gardner, D. Goleman, La scienza della mente. Un dialogo oriente-occidente (1993), trad. it. di E. Peyretti, Chiara Luce Edizioni, Pomaia 1993, pp. 39-41.
4 Gyatso Tenzin (Dalai Lama), Salvare il domani. Conversazioni sul Buddhismo e sulla vita (2006), Mondadori, trad. it. di L. Taddeo, Milano 2006, pp. 41-52.
5 E. Fromm, Psicoanalisi e buddhismo zen (1960), trad. it. di E. Alverà, Oscar Saggi Mondatori, Milano 2004, p. 25.
6 Ivi, p. 7.
6
dare una qualche risposta. Secondo Fromm 7 le soluzioni che si possono dare agli interrogativi esistenziali sono diverse, ma fondamentalmente riconducibili a due. Una consiste nella scelta di una regressione allo stato di armonia primordiale esistente prima che affiorasse la consapevolezza (prima della nascita), e conduce alla nevrosi, nelle sue svariate forme. L’altra consiste nella decisione di nascere completamente, potenziando la propria consapevolezza, la propria ragione e la propria capacità di amare fino a giungere ad una nuova armonia e comunione con il mondo.
Fromm non fu l’unico a sottolineare che «la nascita non è un atto unico, ma un processo» 8 . Per l’autore, «vivere significa nascere in ogni istante, e lo scopo della vita è nascere completamente, anche se la sua tragedia risiede nel fatto che la maggior parte degli uomini muore prima di nascere davvero» 9 . Per riuscire a capire qualsiasi essere umano è necessario sapere qual è la sua risposta all’interrogativo dell’esistenza 10 , e quindi scoprire qual è l’oggetto di tutti i suoi sforzi e di tutte le sue passioni. Come sottolineato anche da F.W.J. Schelling nelle sue lezioni del 1854, «se l’uomo è privo di senso, ogni altro essere cade nell’abisso di un nulla senza fondo» 11 .
Per comprendere il paziente ed al contempo aiutarlo nel suo processo di nascita continua, la psicoterapia novecentesca – con la psicoanalisi - si pone l’obiettivo di rendere conscio l’inconscio 12 . Il contenuto della nostra esperienza non può però divenire conscio se non a condizione di poter essere percepito, correlato e ordinato nei termini di un sistema di concetti e delle sue categorie. Tale sistema è un prodotto dell'evoluzione sociale e opera come un filtro socialmente condizionato (diverso per ogni società), da elementi quali il linguaggio, la logica e i tabù 13 . Le esperienze che non possono esser filtrate restano esterne alla consapevolezza, cioè rimangono inconsce. L’uomo è consapevole della realtà solo nella misura in cui gli obiettivi istintuali della sopravvivenza e della riproduzione rendono tale consapevolezza
8 Ibidem.
9 Ibidem.
10 Ivi, p. 32.
11 F.W.J. Schelling, Filosofia della rivelazione (1856), trad. it. di A. Bausola, Milano, Bompiani 2002, p. 13.
12 E. Fromm, op. cit., p. 41.
13 Ivi, p. 55.
7
necessaria 14 . Divenire consci di ciò che è inconscio significa quindi ampliare la propria coscienza ed entrare in contatto con la realtà, sia dal punto di vista teoretico che da quello affettivo. Nelle parole di Fromm 15 , «rendere l’inconscio conscio trasforma la pura idea dell’universalità dell’uomo nell’esperienza vivente di questa universalità». Chi vive in uno stato di rimozione è un “alienato” 16 , in quanto proietta i propri sentimenti e le proprie idee sugli oggetti, non sperimenta se stesso quale soggetto dei propri sentimenti, ma si lascia soggiogare dagli oggetti gravati dei suoi sentimenti.
Finché il paziente mantiene l’atteggiamento di un osservatore distaccato, facendosi oggetto della propria indagine, egli non è mai a contatto con il proprio inconscio, se non nel senso che lo pensa, senza però sperimentare la realtà più vasta e più profonda che è in lui. Lo stesso Freud 17 dovette fare propria l’affermazione di Spinoza secondo cui una conoscenza intellettuale in quanto tale non produce alcun mutamento, se non nella misura in cui sia anche una conoscenza affettiva 18 .
Scoprire il proprio inconscio non è un atto intellettuale, bensì un’esperienza affettiva e totale, che difficilmente può essere espressa a parole. L’importanza di questo genere di conoscenza esperienziale risiede nel fatto che essa supera la concezione razionalistica occidentale del conoscere 19 . E in cosa consiste tale tipo di esperienza, che trasforma la non-coscienza in coscienza, se non in una sorta di “risveglio” o “illuminazione”?
Buddhismo e psicoanalisi non tendono affatto a far sì che un uomo conduca una vita virtuosa, sopprimendo ogni desiderio “malvagio”, bensì si attendono che questi possano dissolversi e sparire alla luce (teoretica) ed al calore (affettivo) di un allargamento della “coscienza”. Il mutamento di un tratto nevrotico del carattere non è possibile senza perseguire il fine ben più radicale di una completa trasformazione della persona, e tale è anche la condizione essenziale della soteriologia buddhista 20 .
15 Ivi, p. 60.
16 Ivi, pp. 41-70.
17 Ivi, p. 65.
18 B. Spinoza, Etica (1677), a cura di R. Cantoni e F. Fergnani, UTET Libreria, Torino 2005, p. 340. 19 E. Fromm, op. cit., p. 66.
20 Ivi, pp. 112-116.
8
Ciò che accomuna il buddhismo originale e la terapia psicanalitica è che questa trasformazione altri non è che un “apprendere ciò che è sempre stato”. Non vi è nessun elemento contaminante che debba essere rimosso, come nessun elemento purificatore che debba essere aggiunto, affinché si possa raggiungere il “risveglio”, e questo perché la coscienza possiede una purezza intrinseca, che si mostra quando, con l’“illuminazione”, si apprende semplicemente ciò che è, ed è sempre stato. Le qualità del Buddha non vanno indotte, basta lasciarle risplendere, e poiché sono intrinseche alla natura umana, non cesseranno mai 21 .
Il presente lavoro riprende - dal punto di vista buddhista - la domanda esistenziale fondamentale, nonché – dal punto di vista psicanalitico - le condizioni psichiche che derivano dalle possibili risposte fornite dai singoli individui. La tematica viene affrontata nella convinzione che l’approccio buddhista - secondo cui l’unica verità fondamentale è che non esiste alcuna verità fondamentale 22 - sia l’unica risposta in grado di mediare tra l’eternalismo ed il nichilismo delle filosofie occidentali 23 , concretamente traducibile in una psicoterapia fondata sui principi della psicoanalisi di Freud, della psicosintesi di Assagioli e della teoria dell’evoluzione della personalità di Berne. Da questi presupposti 24 nasce e si sviluppa il pensiero di Giulio Cesare Giacobbe e della disciplina da lui fondata, la terapia evolutiva.
21
P. Williams,
Il Buddhismo Mahayana. La sapienza e la compassione
(1989), trad. it. di G. Milanetti, Ubaldini Editore, Roma 1990, pp. 114-136.
22 P. Williams e A. Tribe, op. cit., pp. 139-140.
23 P. Williams, op. cit., pp. 69-93.
24 G. C. Giacobbe, Alla ricerca delle coccole perdute. Una psicologia rivoluzionaria per il single e per la coppia, Ponte alle Grazie, Milano 2004, pp. 9-13.
9
INTRODUZIONE
10
Il testo si propone di illustrare l’insieme di osservazioni e scoperte effettuate dal Prof. Giulio Cesare Giacobbe nel campo del buddhismo, inteso, non come religione, ma come una gnoseologia di impronta filosofica (soteriologia gnostica) ed al contempo una pratica curativa. A partire dalle basi che verranno esposte egli ha sviluppato un vero e proprio nuovo sistema psicologico di terapia, denominato terapia evolutiva, ma l’intera impostazione teorico- psicologica è innanzitutto un insieme di indicazioni, radicate nel pensiero filosofico orientale, che permettono l’autoterapia o l’autorealizzazione di ogni singolo individuo, e hanno perciò risvolti pratici.
Giulio Cesare Giacobbe ha conseguito la laurea italiana in Filosofia e il Ph.D. USA con specializzazione in Psicologia e Counseling Psicoanalitico. Ha praticato analisi personale e formazione in psicoterapia presso l’Istituto di Psicosintesi di Firenze. Ha svolto attività di docente di Lettere Italiane e Latine nella Scuola Media, nonché attività di ricercatore in storia della scienza nel CNR. È autorizzato all’esercizio della psicoterapia in Italia e negli USA ed iscritto all’Albo degli Psicologi Italiani. Dal 1999 pubblica saggi di psicologia divulgativa ed è attualmente titolare dell’insegnamento di Fondamenti delle Discipline Psicologiche Orientali presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova, dove ha tenuto anche insegnamenti di Storia delle Matematiche, Storia del Rinascimento Scientifico e Storia della Logica.
I libri maggiormente diffusi di Giulio Cesare Giacobbe sono, nell’ordine, Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita (2003), Alla ricerca delle coccole perdute. Una psicologia rivoluzionaria per il single e per la coppia (2004) e Come diventare un Buddha in cinque settimane. Manuale serio di autorealizzazione (2005). Tali titoli dal tono simpatico e accattivante contengono in realtà contenuti scientifici e divulgativi innovativi ed estremamente attuali. L’autore però, essendo fermamente convinto che «Convincere gli specialisti è difficile. Con poche eccezioni essi sono fedeli alla loro "scuola" e sono poco disponibili a prendere in considerazione nuove terapie. Specialmente in Italia» 1 , ha deciso di esporre le proprie teorie con un linguaggio ed una terminologia che fossero, non solo alla portata di tutti, ma anche quotidiani ed ironici.
11
Il primo capitolo del presente scritto è dedicato ad un’inquadratura teorica e culturale del buddhismo originale, della figura storica del Buddha e del suo insegnamento. Il secondo capitolo è intitolato “il vero modo in cui le cose sono” in quanto vuole sottolineare come, per il buddhismo originale, la verità fondamentale circa la realtà sia esperibile solo in una situazione di passività nei confronti della realtà stessa. In esso espongo ciò che il Buddha stesso indicò essere le modalità di sofferenza degli esseri umani, le loro cause e l’approccio gnoseologico, psicologico e spirituale per liberarsene. Il terzo ed ultimo capitolo è infine dedicato alla fusione tra buddhismo originale e psicologia evolutiva presente nei testi di Giacobbe. I tre paragrafi di cui è composto sono principalmente incentrati sulla trilogia di opere prodotte dall’autore negli anni 2003, 2004 e 2005, esposte in ordine cronologico.
12
CAPITOLO 1
BUDDHISMO ORIGINALE COME
DISCIPLINA PRATICA
13
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Dott. Matteo Andreozzi, 2007, Buddhismo e psicologia evolutiva, Munich, GRIN Publishing GmbH
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