Introduzione 3
1. Individui e gruppi 4
1.1 Individuo e gruppo: una contraddizione 4
1.2 Una forma di gruppo: l ensemble musicale 4
1.3 I gruppi nel tempo: cenni storici 5
1.4 L intelligenza emotiva 7
1.5 L intelligenza emotiva nell interpretazione musicale 7
2. Contributi teorici 8
2.1 Questioni terminologiche 8
2.2 Alcune definizioni di gruppo 10
2.3 Lewin 12
2.4 Bion 13
3. Verso una categorizzazione 14
3.1. Variabili e caratteristiche dei gruppi 14
3.2 Gruppo primario e gruppo secondario 15
3.3 Gruppo formale e gruppo informale 16
3.4 Gruppo istituzionale e gruppo spontaneo 17
3.5 Che tipo di gruppo è l ensemble musicale 17
4. Il divenire in un gruppo 18
4.1 La dinamica di gruppo 18
4.2 Appartenenza 18
4.3 Interdipendenza 19
4.4 Coesione 19
4.5 Polarizzazione 20
4.6 Differenziazione 20
4.7 Leadership 22
4.8 Socializzazione 24
5. Gruppi e lavoro 25
5.1 Il gruppo di lavoro 25
5.2 L organizzazione del lavoro 27
5.3 Creatività e innovazione 28
5.4 Competizione 30
5.5 Dirigere un ensemble musicale 32
Bibliografia 33
Introduzione L’evoluzione delle organizzazioni sociali, delle tecnologie e dei sistemi di produzione, e la complessificazione delle interrelazioni che legano ogni elemento a innumerevoli altri, richiedono oggi ad individui e società sempre maggiori capacità di interazione reciproca.
Lavorare in team è ormai una prassi consolidata in diversi ambiti organizzativi, e anche in campo formativo si conferisce grande rilievo all’apprendimento cooperativo, sottolineandone la positiva ricaduta sia dal punto di vista strettamente disciplinare che da quello relazionale.
Da queste premesse è nata l’idea del presente studio, che focalizza l’attenzione sugli ensembles musicali, considerandoli in linea generale come gruppi, e poi, ancora più specificamente, come gruppi di lavoro.
Viene dunque istituito un confronto tra i gruppi operanti nel settore musicale (ensembles cameristici, cori, orchestre) e i gruppi operanti in altre realtà lavorative, evidenziandone analogie e differenze. A tale scopo vengono analizzate varie caratteristiche dei gruppi (quali ad esempio dimensioni, funzioni e dinamiche) e vari stili di conduzione, contestualizzando tali elementi nel quadro dell’essere e del divenire di aziende, pubbliche amministrazioni e realtà musicali.
Questo input è rivolto elettivamente a coloro che operano professionalmente con gruppi e organizzazioni (human resources manager, esperti di counseling aziendale, psicologi del lavoro), e a coloro che si rapportano con gli ensembles musicali (esecutori, direttori di coro e d’orchestra, studiosi di pedagogia e psicologia della musica).
L’auspicio è che la riflessione venga ampliata attraverso studi più approfonditi, dai quali possano nascere nuove idee ed efficaci strumenti atti a promuovere benessere e agio sul luogo di lavoro. In tal modo, infatti, si favoriranno insieme un’armonica crescita individuale (personale, professionale, artistica) e un altrettanto equilibrato sviluppo sociale.
3
1. Individui e gruppi
1.1 Individuo e gruppo: una contraddizione?
Viviamo in una società complessa e multiforme, dalle mille diverse sfaccettature, in rapida e a volte caotica evoluzione: per questi motivi non è infrequente riscontrare, all’interno della stessa comunità, che vive nello stesso periodo in uno stesso territorio, comportamenti che si richiamano a valori sostanzialmente differenti. Le antitesi tra valori possono essere vissute come contraddizioni e contrapposizioni, piuttosto che come aspetti complementari di una stessa realtà, conducendo a dissidi interiori o ad una posizione di disimpegno distaccato e rinunciatario.
Una di queste antitesi concerne il valore che si attribuisce, rispettivamente, all’individuo e al gruppo. Per un verso, infatti, oggi si dà valore all’individualità, a ciò che distingue un individuo da tutti gli altri, e dunque si considera positivamente il processo di individuazione. In conseguenza di ciò si valorizza la ricerca e l’attuazione delle strategie individuali di sopravvivenza, di successo ed eventualmente di dominio su altri individui. Per tali motivi si considera ineliminabile e anzi positiva la competizione, che contrappone individuo a individuo, sia per quanto riguarda i fini che ognuno intende raggiungere, sia per quanto attiene a metodi e mezzi da impiegare a questo scopo.
Per un altro verso, invece, la stessa società di oggi incita i suoi membri all’aggregazione in gruppi, al gioco di squadra, alla costituzione di organizzazioni. La presenza di team e gruppi non contraddistingue più soltanto il settore dello sport e dei giochi di squadra, ma caratterizza praticamente tutti gli ambiti di lavoro e gran parte di quelli di apprendimento.
1.2 Una forma di gruppo: l’ensemble musicale
Una particolare forma di gruppo è costituita dall’ensemble musicale, i cui partecipanti svolgono un lavoro individuale ma fortemente interrelato a quello di altri: questo accade sia a chi opera come componente dell’ensemble, sia a chi ha il ruolo di direttore del gruppo. Inoltre, all’interno del gruppo musicale, è possibile svolgere un ruolo uguale a quello di altri (ciò accade, ad esempio, tra gli strumentisti di fila nelle orchestre; in esse, infatti, uno stesso ruolo è sostenuto da diversi strumentisti che suonano all’unisono tra loro) oppure un ruolo diverso da quello di chiunque altro (ciò accade, ad esempio, al direttore del gruppo musicale,
4
oppure agli strumentisti dei piccoli ensembles, in cui ogni ruolo viene sostenuto da un solo componente).
Riflettendo sulla natura e le funzioni di un gruppo musicale, si riscontra che in tale ambito entrano in gioco i diversi livelli del sapere, del saper fare e del saper essere.
Per i musicisti che operano nella musica d’insieme, il sapere riguarda la conoscenza teorica della propria disciplina, acquisita nel corso della propria formazione iniziale, della formazione in itinere acquisita attraverso la fruizione di concerti, spettacoli musicali e corsi di interpretazione frequentati come auditori, dell’ascolto di incisioni musicali e della lettura di opere teoriche riguardanti, ad esempio, le diverse prassi esecutive storiche.
Il saper fare concerne l’applicazione pratica di ciò che si è appreso teoricamente, e si acquisisce attraverso lo studio individuale e la pratica attuata come studenti e come professionisti.
Mentre questi primi due livelli richiedono l’applicazione della volontà razionale del musicista, il terzo livello, quello del saper essere, ha una dimensione fortemente soggettiva, in quanto richiede che si acquisisca consapevolezza di se stessi, del proprio carattere, del proprio modo di essere e di relazionarsi con gli altri.
Certo ogni professione prevede in alcuni momenti il rapporto con “gli altri”, che possono essere partner di lavoro, utenti/consumatori, ecc. Ma in una professione che si fonda sulla relazione e sulla comunicazione, quale quella del musicista di musica d’insieme, l’importanza del saper essere è ancora maggiore, e saper utilizzare positivamente tale risorsa ha senza dubbio grande valore.
1.3 I gruppi nel tempo: cenni storici
Studi antropologici hanno messo in rilievo che la capacità di giocare in gruppo è stata una delle caratteristiche fondamentali (e forse addirittura la più importante) che ha consentito all’homo sapiens di evolversi e raggiungere un grado di sviluppo più alto di tutte le altre specie. 1 Dalla capacità di giocare in gruppo si sarebbe poi evoluta la tecnica della caccia di gruppo. Quest’ultima è caratterizzata da strategie complessive basate sull’assegnazione, ai
1 R. Chiappi, Problem solving nelle organizzazioni: idee, metodi e strumenti da Mosè a Mintzberg, Springer
Verlag Italia, Milano, 2006, p. 186
5
singoli individui, di ruoli specifici, attribuiti secondo criteri funzionali al raggiungimento degli obiettivi precedentemente definiti.
Si evidenzia che questa tecnica di sopravvivenza è molto antica, ed ha dato luogo alla costituzione di sistemi sociali e produttivi che sono rimasti praticamente stabili per un lunghissimo periodo: per circa 10.000 anni, infatti, si sono realizzate modificazioni assai limitate, mentre ci sono state evoluzioni molto rapide a partire dalla rivoluzione industriale. In effetti, dalla seconda metà del ‘700 in poi l’evoluzione delle tecniche di produzione ha permesso l’incremento delle scorte alimentari e di beni di consumo, e questo ha consentito la sopravvivenza di percentuali di popolazione molto più elevate che nel passato. Il rapido incremento demografico e l’aumento del benessere hanno favorito la nascita di nuove istanze, quali il bisogno di istruzione e l’aumento e la diversificazione delle aspettative. 2
Dall’interazione tra i diversi aspetti e fondandosi sulla pluralità dei punti di vista sono sorte, divenendo rapidamente sempre più numerose, ulteriori proposte di innovazione nei sistemi di produzione, in un processo sempre più ampio che ha coinvolto aspetti materiali e immateriali, originando trasformazioni sociali e riflessioni ad esse interrelate.
Il peso man mano maggiore attribuito alla conoscenza quale promotrice di sviluppo ha creato, nel tempo, le premesse per una riflessione critica su sistemi e organizzazioni, e da questa ha poi avuto origine il superamento della tradizione, sia nell’ambito economico-produttivo, sia in quello socio-politico.
A questo punto è divenuto chiaro che i metodi tradizionali di gestione del potere e delle
organizzazioni, basati su una imposizione ispirata al principio di autorità, non erano più adeguati: si è rivelata appieno la necessità di creare collaborazione, condivisione e consenso, fondandosi, oltre che sul sapere e sul saper fare, anche sul saper essere, una particolare “capacità” per costruire la quale l’intelligenza razionale si deve armonizzare con l’intelligenza emotiva. 3
2 R. Salvato e R. Mancini, Il lavoro di gruppo Competenze per l'azione didattica, Morlacchi Editore, Perugia,
2007, p. 11
3 ibidem
6
1.4 L’intelligenza emotiva
Nel 1995 Daniel Goleman, proseguendo gli studi condotti in precedenza da Salovey e Mayer, 4 ha focalizzato la sua attenzione sull’intelligenza emotiva, una particolare forma di intelligenza che l’individuo deve saper gestire e integrare con l’intelligenza razionale.
L’individuo che possiede una adeguata intelligenza emotiva ha consapevolezza di sé, dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, e di conseguenza sa riconoscerle anche negli altri, sviluppando l’empatia. La capacità di riconoscere le emozioni in se stesso e negli altri permette poi di sviluppare la capacità di gestirle all’interno di sé, maturando autocontrollo e coerenza interiore, e all’esterno di sé, acquisendo flessibilità e capacità di adattamento. Consente di tollerare le frustrazioni, di rimandare la gratificazione e di mantenere salda la motivazione.
Dunque le capacità che, per mezzo dell’intelligenza emotiva, un individuo sviluppa nei confronti di se stesso, sono consapevolezza di sé, padronanza di sé e motivazione: esse costituiscono propriamente le competenze personali. Le capacità che, per mezzo dell’intelligenza emotiva, un individuo sviluppa in relazione agli altri, sono empatia e abilità sociali, definibili complessivamente come competenze sociali. 5
Utilizzando al meglio la propria intelligenza emotiva i componenti di un gruppo possono influire positivamente sull’atmosfera, o clima relazionale, del gruppo stesso. Per ottenere questo risultato è necessario innanzi tutto che i singoli individui sappiano percepire correttamente sentimenti ed emozioni che vengono vissute nel gruppo, e quindi che sappiano contribuire all’evoluzione positiva di tali sentimenti ed emozioni, valorizzando ruolo e opinioni di ciascuno, utilizzando una comunicazione chiara e aperta, manifestando insomma accettazione, sostegno e calore. 6
1.5 L’intelligenza emotiva nell’interpretazione musicale
Per gli ensembles musicali può essere interessante considerare un’ulteriore accezione della locuzione “intelligenza emotiva”, che si può ritenere complementare a quella di cui parla Goleman. Infatti, si può forse indicare con la dicitura “intelligenza emotiva” anche la capacità
4 P. Salovey e J. Mayer, Emotional Intelligence, in Imagination, Cognition and Personality, vol. 9 (3), pp. 185-
211, 1989-90
5 E. Visentin, Intelligenza emotiva e strumenti di pianificazione e controllo, Liuc Papers n. 204, Serie Economia
aziendale 30, luglio 2007, pp. 1-24
6 Cfr. D. Goleman, Intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano, 1997
7
di intendere il portato emotivo di una frase musicale, della sezione di un brano, di un’intera opera musicale.
Interpretare, ermeneuticamente o performativamente, una musica scritta da altri, infatti, vuol dire porsi come tramite tra il compositore e il fruitore, dando voce alle emozioni che il primo ha affidato ai pentagrammi, e rendendo perciò queste emozioni manifeste e fruibili da parte dell’ascoltatore.
Ma interpretare un brano, e in special modo compiere un’opera di interpretazione performativa, significa anche apportare la ricchezza della propria umanità, lasciando trasparire, insieme alle emozioni di cui si è ravvisata traccia nella partitura, anche le emozioni concretamente provate nella propria esperienza di vita. 7
2. Contributi teorici
2.1 Questioni terminologiche
Il termine gruppo può essere utilizzato per designare una serie di fenomeni che presentano indubbiamente dei tratti comuni, ma spesso anche non poche differenze. Mentre pare indubbio che il gruppo sia un insieme sociale, è difficile stabilirne univocamente dimensioni e struttura. Ciò risulta confermato anche dalla vasta e disomogenea gamma di termini che appartengono allo stesso campo semantico di gruppo: raggruppamento, comunità, collettività, categoria sociale, organizzazione, massa, folla, banda. 8 Risulta subito evidente che tali termini non sono equivalenti, anche se ognuno di essi contraddistingue comunque un insieme di individui.
Ad esempio il raggruppamento è un insieme sociale a medio livello di strutturazione, composto da un numero variabile di persone, unite da relazioni piuttosto superficiali, come quelle che possono instaurarsi tra membri del medesimo circolo artistico, dello stesso club sportivo, e così via.
Il sociologo F. Tönnies intendeva la comunità come ben distinta, a volta quasi contrapposta alla società, poiché riteneva che nella comunità gli individui sono uniti gli uni agli altri da
7 Cfr. A. Padula, L’interpretazione come percorso di conoscenza: confronti, problemi, prospettive, Grin,
München – Ravensburg, 2008
8 A. Piermari, N. Rania e I. Venini, Il gruppo come oggetto di studio, in B. Bertani e M. Manetti (a cura di),
Psicologia dei gruppi. Teoria, contesti e metodologie d’intervento, Angeli, Milano, 2007, pp. 15-48
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M° Rossella Marisi, 2009, Conducting a group, München, GRIN Verlag GmbH
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