1 Indice
1 Indice 2
2 Introduzione 2
3 Idea generale della città d Alghero 2
3.1 Situazione attuale 2
3.2 Fondo storico 4
4 Situazione sociolinguistica 5
4.1 Dati statistici 5
4.2 Situazione attuale 6
5 Situazione glottopolitica 7
5.1 Rinascimento del dialetto catalano 8
5.2 Politica linguistica 9
5.3 Metodi attuali per conservare il dialetto algherese 11
6 Caratteristiche intralinguistiche 12
6.1 Fonologia 13
6.2 Morfosintassi 15
6.3 Lessico 19
6.4 Esempio generale 20
7 Riassunto 21
8 Bibliografia 22
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2 Introduzione
La lingua parlata nella città d’Alghero, il catalano, è un residuo del dominio catalano e fa parte della dialettologia catalana. La città presenta un fenomeno storico e linguistico considerevole giacché da sei secoli conserva quasi intatta la lingua, le tradizioni ed abitudini nonostante la gran distanza tra Alghero e la Catalogna. Il catalano ad Alghero è una minoranza linguistica, vale a dire una lingua sostituita dall’italiano, per la quale il governo ha presentato un concetto giuridico con cui deve essere conservata l’indipendenza linguistica e culturale. Le generazioni più giovani non sanno parlare o scrivere più il catalano e le poche iniziative che esistono non possono evitare la veloce decrescenza della lealtà linguistica. Oggigiorno, lo Stato italiano e le regione autonome della Sardegna considerano il catalano d’Alghero ufficialmente come una minoranza linguistica. Questo riconoscimento non ha però ancora trovato un’espressione concreta da parte delle autorità regionali e nazionali in senso di una protezione diretta.
Siccome lo studio sul catalano ad Alghero come minoranza linguistica è molto complesso, voglio dare soltanto un’idea generale della storia linguistica esterna ed interna. Comincerò il mio lavoro con una descrizione generale. In questo primo capitolo voglio precisare tanto la situazione geografica come la situazione politica, economica e culturale. A continuazione darò un’idea dello sfondo storico come transizione alla situazione sociolinguistica che metterò in chiaro nel secondo capitolo. Da questo punto di vista elaborerò a fondo l’uso del catalano, casi di diglossia e bilinguismo. Nella terza parte della mia elaborazione darò la massima importanza al processo della standardizzazione. Le caratteristiche del catalano in confronto all’algherese saranno la fine della mia analisi. In questo ultimo capitolo descriverò i cambi fonetici, morfologici, lessicali e della sintassi più importanti.
3 Idea generale della città d’Alghero
3.1 Situazione attuale
Alghero è l’unica città in Italia in cui si parla ancora una varietà catalana. Il Comune di Alghero in cui abitano all’incirca di 40 mila persone, si trova sull’isola Sardegna che fa parte dello Stato italiano. È situato all’incirca di 30 chilometri a sudovest della città Sassari e si estende su 225 chilometri quadrati. Alghero è dotato d’un aeroporto e ha un assetto economico in cui prevale, insieme al turismo, la produzione vitivinicola e qualche attività artigianale e piccola industriale. Altri settori come l’agricoltura od i commerci marittimi
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Nel celebrare certe feste religiose, gli algheresi conservano ancora usanze speciali, quasi tutte lasciate dagli aragonesi. Un interesse speciale merita la notte della vigilia di S. Giovanni. Durante la notte si balla fino a tardi e molte bigotti stanno anche tutta la notte a pregare. L’indomani si può dire che s’inaugura la stagione dei bagni. La festa si chiude con la tradizionale corsa dei cavalli alla sarda cui arrivo è la chiesa (http://www.adalghero.it/portale/tradizioni.htm).
Un carattere molto interessante ha anche la settimana santa sebbene le funzioni religiose siano uguali dappertutto. Le processioni della settimana santa si fanno dopo l’Ave Maria e si ritirano alla mezzanotte. Quattro preti, vestiti con un lungo drappo rosso di seta e con una lunghissima barba bianca finta, portano la bara. Un’infinità di donne segue la processione che fa il voto d’accompagnare la Madonna in cerca del figlio. Tutte le donne sono vestite di nero e portano una candela. Il sabato santo, appena cominciano a squillare le campane, l’aria rintrona di spari di fucile e d’allegria (http://www.adalghero.it/portale/tradizioni.htm).
L’artigianato è certamente uno degli elementi più caratteristici d’Alghero, di tutta l’isola e dei suoi abitanti. L’arte popolare affonda le sue origini nella storia più antica. Inizialmente si espresse nella produzione d’oggetti destinati ad un uso domestico. L’artigianato si è evoluto nel tempo anche con l’influenza dei popoli dominatori, ma sempre senza tradire le sue origini. Attualmente i prodotti si sono spesso adeguati alle fogge e alle tonalità del colore richieste dai gusti o dalle necessità funzionali più recenti.
Un genere artigianale molto diffuso è la ceramica. Fin dall’antichità i sardi hanno prodotto terrecotte di grande valore estetico, con canoni di semplice eleganza e di funzionalità. Attualmente si propongono anche delle buone innovazioni ed accanto si mantengono le antiche forme negli utensili, nelle brocche decorate e non nelle ciotole e nei tegami grezzi. Sono da evidenziare anche certi sistemi di colorazione, talvolta operata ancora con succhi vegetali, ed il sistema di cottura con la fiamma viva (http://www.adalghero.it/portale/corallo.htm).
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3.2 Fondo storico
La storia della Sardegna è stata fortemente influita della presenza catalana che ha durato all’incirca di due secoli. Il periodo catalano-aragonese cominciò ufficialmente nel 1297 con l’investitura del re d’Aragona da parte del papa Bonifacio VIII. La vera conquista dell’isola ebbe luogo a partire del 1323 e gli aragonesi si espansero dal sud della Sardegna verso nord. Le motivazioni furono soprattutto la produzione cerealicola, presenza d’argento e le saline. Gran parte dell’amministrazione e della milizia fu d’origine catalana e molti catalani colonizzarono la Sardegna. Per questo motivo la lingua dei conquistatori riuscì velocemente a dominare la vita quotidiana.
Il fatto che ci sia un’isola linguistica catalana precisamente nella provincia di Sassari, ha ragioni varie. La città Alghero fu sistematicamente catalanizzata nel secolo XIV. In quel periodo la città ebbe ancora una grande importanza in senso strategico ed economico. Dopo una rivolta nel 1354 fu occupata ed i Sardi e Genovesi furono espulsati. Gli fu anche proibito per molto tempo di riprenderci la residenza. Con aiuto di diversi privilegi si riuscì a colonizzare Alghero con immigranti provenienti da territorio aragonese. Quando i Sardi ebbero di nuovo il permesso per riprendere la residenza nella città, considerarono il catalano come una lingua di prestigio. Come conseguenza adottarono la lingua catalana e certamente non senza lasciar tracce sarde nel catalano algherese. Dovuto a varie epidemie della Peste decrebbe fortemente il numero di cittadini (Blasco Ferrer 1984a, 140-141).
Con l’occupazione spagnola e l’abolizione di molti privilegi a questo proposito, cominciò il crollo della città d’Alghero. Anche come base marinaia diventò sempre meno importante. La lingua catalana della città poté invece di questa maniera sopravivere in modo migliore. Con il dominio spagnolo iniziò anche ad interrompersi il contatto con la Catalogna. Alcuni cambiamenti sostanziali ebbero luogo nel campo ecclesiastico con l’introduzione delle abitudini religiose spagnole. Con l’assunzione del potere da parte della casa di Savoia ruppe incluso il rapporto con tutta la Penisola Iberica (Blasco Ferrer 1984a, 160-162).
Durante il dominio sabaudo, l’amministrazione non apportò nessun beneficio di rilievo dovuto al disinteresse del governo per i problemi dell’isola. Sul piano socio-economico è da sottolineare la riorganizzazione delle strutture agricole meno favorite mediante prestiti di grano. Con l’unificazione politica dell’Italia nel 1861 finì lo status di colonia della Sardegna, ma questo evento politico non ebbe grandi alterazioni nelle strutture sociali e culturali (Blasco Ferrer 1984, 167-168). Una speciale importanza sul piano socio-politico ebbe invece la Brigata Sàssari durante la Prima Guerra Mondiale che fece crescere l’interessamento ai problemi reali della Sardegna contadina e pastorale. Il periodo fascista è caratterizzato
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Così il dialetto catalano rimase isolato. In Catalogna si dimenticò per completo l’esistenza del dialetto catalano ad Alghero e anche nella coscienza linguistica dei cittadini d’Alghero non esisté più fino alla seconda metà del Ottocento quando l’isola linguistica catalanofona rinacque.
4 Situazione sociolinguistica
Un conflitto linguistico è presente quando ci sono due lingue completamente diverse nella stessa comunità e i due codici formano una situazione di non-parità. Questo vuol dire che una lingua domina tanto i settori più importanti della vita quotidiana come la politica, l’amministrazione, le medie, la scuola etc. come la comunicazione con altre comunità linguistiche e l’altra lingua è usata soltanto in situazioni informali soprattutto nel nucleo famigliare e per esprimere grandi emozioni. La stessa cosa succede con l’algherese ed il sardo in confronto all’italiano presentante così una situazione di bilinguismo diglossico (Blasco Ferrer 1994b, 694-696). Questo fenomeno porta ad un impoverimento del repertorio linguistico dei parlanti e della stessa comunità perché non riescono a dominare il proprio standard e perché uno sviluppo culturale normale è impossibile. Se la lingua con minore utilità culturale non supera la situazione di marginalità in cui si trova, la situazione prima menzionata la farà sparire (Mari i Mayans 1994, 704-705).
4.1 Dati statistici
Infatti, c’era ad Alghero venti anni fa, secondo un’indagine allora fatta, una situazione di bilinguismo diglossico, dove l’algherese ed il sardo si trovava in competizione con l’italiano, la lingua di maggior prestigio. Tra il sardo e l’algherese non si può osservare nessun tipo di competenza, dovuto all’inevitabile integrazione dei due gruppi e si può osservare che il caso del sardo e dell’algherese è un esempio tipico di lingue in contatto (Colledanchise 1994, 707- 708).
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Quote paper:
Franziska Gostner, 2003, Algher: eine katalanische Sprachinsel in Italien, Munich, GRIN Publishing GmbH
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