Viaggio di nozze. Analisi del racconto di Cesare Pavese


Bachelor Thesis, 2000
14 Pages

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1. Introduzione

Il racconto Viaggio di nozze è stato scritto tra il 24 novembre e il 6 dicembre del 1936. Il manoscritto è stato ritrovato dopo la morte di Pavese e poi pubblicato nel volume Notte di festa. Nel periodo in cui Pavese crea questo racconto, scrive anche diversi altri racconti dello stesso genere.

Taluni brevi, con intrecci appena accennati, altri senza intrecci, tutti fatti di pensieri e di meditazioni, altri ancora più lunghi che paiono voler già prendere il respiro del romanzo per poi conchiudersi di colpo in un periodo o in un dialogo di poche parole.1

In questa fase ci sono poche registrazioni nel suo diario Mestiere di vivere. Nelle due settimane in cui ha scritto Viaggio di nozze non c’è nemmeno una. Nell’anno ‘36 e anche nell’anno seguente i suoi pensieri girano sempre attorno allo stesso tema: il desiderio di amare e di essere amato, che risulta dalla solitudine, forma il centro dell’opera di Pavese. Anche Pavese stesso parla nel suo diario dell’evidenza di questo tema nella sua prosa e nelle poesie.

Le mie storie non sono che storie d’amore o storie di solitudine. Per me pare che non esista altro modo di uscire dalla solitudine che ‘attaccare’ una ragazza. Possibile che non m’interessi d’altro? O è perché il rapporto erotico riesce più facilmente mitologizzabile senza particolareggiare?2

Le figure dei racconti pavesiani sono sempre sole ed espatriate. Vivono la loro solitudine spesso come un essere abbandonato dal mondo e non come un isolamento meditativo, anche se si ritirano volontariamente. Questi eremiti nella società sanno benissimo che dovrebbero assimilarsi agli altri, alla gente intorno a loro, ma il desiderio di essere soli è più forte. Questo sforzo di contattare e communicare si vede comunque in certi motivi e simboli che ritornano spesso nei racconti: il treno, la stazione ferroviaria, il mare e i porti sono ponti simbolici in un altro mondo.3 A questi racconti Pavese affida la sua stessa personalità per poter espandersi più liberamente. Lo aiutano a superare la sua crisi dopo il ritorno dall’esilio, a prendere coscienza di sé, dei suoi problemi e di registrare le sue impressioni. Il diario non gli basta: è un’altra cosa. I racconti non sono retti solo dai simboli, ma partono sempre da una realtà. È costringono cioè Pavese a fare i conti con la vita e con le cose. Nascono così i racconti, Viaggio di nozze incluso, che saranno poi pubblicati dall’editore Einaudi dopo la morte di Pavese nel 1953.

2. Analisi teorica

Secondo Gérard Genette, il famoso teorico di letteratura francese, il racconto Viaggio di nozze può essere definito un racconto a focalizzazione interna fissa. Giorgio, il personaggio principale della storia e dell’intreccio, è anche il narratore. Lui racconta la sua storia, i due anni che ha vissuto con Cilia. Pavese non ci dà indicazioni specifiche su quanto tempo è passato da quando la storia è cominciata al giorno che Giorgio inizia a raccontarla. Questo raccontare con alcuni anni di distacco dall’accaduto, Genette lo chiama un’analessi. L’analessi in Viaggio di nozze incomincia con le parole “Quelle sere di abattimento…”4. Ma questo racconto del passato viene sempre interrotto con delle giudicazioni e anche giustificazioni del Giorgio narratore, che ora, con l’età che ha, sembra anche più maturo e giudizioso.

Tutto il male che ho fatto a Cilia e di cui mi coglie ancor adesso un desolato rimorso, nel letto, sull’alba, quando non posso farci nulla e fuggire; tutto questo male io non sapevo più evitarlo.5

Viaggio di nozze è un racconto intradiegetico e omodiegetico: l’eroe racconta la sua storia analizzando gli avvenimenti, ma con un certo distacco di tempo. Questo distacco è un’artificio molto usato in Cesare Pavese. Per lui ricordare è un fatto molto importante. Soltanto nel ricordo un uomo sa mettersi a distanza sicura dalle sue esperienze. Il ricordo viene dominato e indebolito dalla trasfigurazione in racconto. Questo risultato Pavese lo chiama mito. Tramite il mito l’uomo, e soprattutto il poeta, può distaccarsi dalle forze del passato, che incosciemente hanno un’influenza sugli atti e sul suo modo di vivere.

Poesia è, ora, lo sforzo di afferrare la superstizione - il selvaggio - il nefando - e dargli un nome, cioè conoscerlo, farlo innocue. Ecco perché l’arte vera è tragica - è uno sforzo. La poesia partecipa di ogni cosa proibita dalla conoscenza - ebrezza, amore - passione, peccato - ma tutto riscatta con la sua esigenza contemplativa cioè conoscitiva.6

L’esercizio della memoria è un piacere e un bene perché implica conoscenza. Rievocare una superstizione non è praticarla ma conoscerla.7

Nel Viaggio di nozze Giorgio esercita questo ricordare con una distanza temporale. Questo evoca nel lettore un certo scetticismo davanti alla credibilità del racconto. Il tempo trasforma gli avvenimenti del passato, fa anche dimenticare, mitiga e cambia l’importanza dell’accaduto.

Per chi conosce un po’ la persona Cesare Pavese, è sempre allettante paragonare la sua vita con quella dei suoi protagonisti. È vero, ci sono paralleli tra Giorgio e Pavese, non nell’intreccio della storia, ma nel carattere dei due. I temi che occupano Pavese si ritrovano nella figura di Giorgio, ma nient’altro. Per questo motivo ho deciso d’incorporare nel mio testo dei passaggi del diario di Pavese. Con questi estratti vorrei soltanto sottolineare le idee fondamentali del racconto che hanno la loro radice nel pensiero di Pavese e vorrei chiarire l’idea pavesiana del mito.

3. Analisi del racconto

3.1 Giorgio

Giorgio è un giovanotto di circa trent’anni che vive nell’Italia del nord in una grande ittà. È professore di francese in un collegio e guadagna appena tanto da poter vivere tranquillamente. Non ha tanti amici, vive piuttosto solitariamente. Fa la conoscenza di Cilia in un momento importante della sua vita. Non essendo più tanto giovane -tutti attorno a lui hanno già famiglia-, poco dopo l’inizio della relazione vede il momento giusto per sposarsi.

Una donna che non sia una stupida, presto o tardi, incontra un rottame umano e si prova a salvarlo. Qualche volta ci riesce. Ma una donna che non sia una stupida, presto o tardi trova un uomo sano e lo riduce a rottame. Ci riesce sempre.8

Il matrimonio per Giorgio è una cosa necessaria per diventare un membro normale della società. Ovviamente, per lui esistono degli schemi che regolano la vita umana, degli ostacoli che si devono superare per essere uomini: la scuola, il lavoro, il matrimonio, i figli… A parte questo, sono anche motivi finanziari che inducono Giorgio a sposarsi. Lui Cilia non la ama veramente, ma vede in lei una cara compagna di vita che sta cercando la pace in una piccola famiglia, proprio come lui.

La compagnia di una persona amata fa soffrire e vivere in stato violento. Bisogna scegliere la compagnia di chi ci sia indifferente, ma allora il nostro rapporto con lei è pieno di riserve mentali, e si desidera continuamente restar soli, e dentro di noi la si abolisce.9

Ma dopo un po’ Giorgio è deluso: non ha trovato nel matrimonio quello che stava cercando. Sperava forse che dopo le nozze la sua aspirazione sarebbe sparita da sola. Ma succede proprio il contrario. Vedendo come Cilia fiorisce nella relazione, non la può capire e si sente sempre meno gradito. Lui sarebbe stato più tranquillo se Cilia fosse cambiata in un’altra maniera. S’immaginava che dopo il matrimonio sarebbe diventata più sudicia, ma invece l’ordine in casa rimane. Cilia si cura di tutto e Giorgio vede che ciò le fa pure piacere. “Lei mi ha sposato e se la gode!”10 Lui, anche forzandosi, non arriva a mostrare lo stesso entusiasmo. Si arrabbia, ma non può sfogarsi, perché Cilia fa tutto in modo perfetto. Giorgio sta zitto, non si sente a suo agio né in casa né al suo posto di lavoro del quale non è soddisfatto e rientra a casa stanco ed avvilito. Poi si parla anche della questione se avere o meno dei figli. Per Giorgio i bambini sono creature sporche e sudice che impediscono ai genitori di vivere serenamente e che fanno sfiorire e invecchiare le donne. Giorgio è disgustato al pensiero che Cilia potrebbe diventare madre, e anche lui non si vede per niente come padre. Attraverso l’incontro con Malagigi si viene a sapere che Giorgio non ha finito la scuola. Guadagna poco ma ha un’ambizione intellettuale e sociale molto grande. Non è contento con il suo lavoro e neanche con la relazione con Cilia. Passa il suo tempo passeggiando da solo attraverso la città, riflettendo e pensando anche troppo. “L’amore ha la virtù di denudare non i due amanti l’uno di fronte all’altro, ma ciascuno dei due davanti a sé.”11 Lui vuole qualcos’altro di quel che ha. Da una parte ci sono i suoi libri e il suo talento per la lingua francese. Dall’altra, c’è la grande avventura, il mare, i porti, il destino di Malagigi, che non ha moglie, che è richiesto da diverse ditte e che ora va in Cina. Tornando alle origini dei due, si nota che anche Malagigi non ha finito la scuola. Anche lui è cresciuto in modo simile a Giorgio, ma Malagigi non si è sposato. E proprio questa è, secondo Giorgio, la ragione che fa la grande differenza: lui ha Cilia e deve restare a Torino, mentre Malagigi, senza donna e figli (suo figlio è morto) va in Cina.

No, non sono pazzi questa gente che si diverte, che gode, che viaggia, che fotte, che combatte - non sono pazzi, tanto è vero che vorremmo farlo anche noi.12

Malagigi è libero e, sembra, anche felice, aperto e allegro. “Non che invidiassi Malagigi o mi piacesse; ma l’improvvisa sovrapposizione a un ricordo grigio, ch’era stato anche il mio, di quella vivida e assurda realtà, da me malamente intravvista, mi tormentava.”13 Ora per Giorgio, che si sente come incarcerato, esistono soltanto due vie d’uscita. Una via porta ai suoi libri, al mondo dell’immaginazione, dello spirito e dell’essere intellettuale, e l’altra conduce al mare e poi ancora più lontano, forse in Cina. Siccome sa che, avendo Cilia accanto, non può andarsene da solo, cerca di introdurre Cilia nel suo modo di vivere.

I libri

Nel racconto Giorgio tenta di fuggire nel mondo dei suoi libri. Leggere e parlare il francese è sempre stato sempre il suo forte. Aprendo un libro entra in un mondo diverso, dimenticandosi della realtà. I libri sono un rifugio per Giorgio e lui stesso dice che nessuno lo supera nel riconoscere quel che è bello e giusto in una favola o in un pensiero, e nel dirlo con parole accese. I suoi libri sono accostati in un posto speciale nella loro abitazione, nella camera da letto vicino alla finestra. Come già detto, Giorgio vuole condurre Cilia sul suo cammino, leggendo insieme a lei e insegnando il francese. All’inizio tutti e due prendono questi studi molto sul serio, ma dopo un po’ Cilia non s’impegna più, viene a mancare il tempo e lentamente le ore di lezione diminuiscono. Giorgio è sempre serio quando parla di letteratura, è convinto che quello che lui dice è giusto. Infatti è molto offeso quando Cilia incomincia a crearsi un’opinione diversa sui suoi libri. Giorgio riconosce presto che il suo insegnamento non li porta dove lui voleva, non produce l’effetto desiderato e previsto. L’introduzione di Cilia alla letteratura non li trasporta in un’altra realtà dove la loro relazione funzioni e Giorgio ne è molto deluso.

Non c’è idea più sciocca che credere di conquistare una donna offrendole lo spettacolo del proprio ingegno. L’ingegno non corrisponde in questo alla bellezza, per la semplice ragione che non provoca eccitamento sensuale; la bellezza sì. Tutt’al qiù si può conquistarla in questo modo, quando l’ingegno appaia un mezzo di acquistare potenza, ricchezza, considerazione - valori di cui per riflesso la donna, lasciatasi conquistare, godrebbe anche lei. Ma l’ingegno, come stupenda macchina che si muove disinteressatamente, lascia indifferente qualunque donna.14

Il libro che Giorgio regala a Cilia, il primo regalo da sposo, Cilia non lo legge. Il libro si chiama La figlia del mare, e questo titolo ci porta direttamente alla seconda strategia di Giorgio, quella di andare al mare con Cilia.

Il mare

La seconda via d’uscita per Giorgio è il mare, l’imbarcarsi, la grande avventura senza frontiere. Giorgio è molto affascinato dall’oceano e dai porti. Quando incontra Malagigi che sta per partire per la Cina, il desiderio di andare via, di scegliere la via dell’acqua prende il sopravvento e si cumula al massimo. È proprio questo il momento in cui Giorgio cambia strategia. E vede anche l’emergenza e l’ultima speranza di salvare la relazione. Così decide di fare due giorni di vacanza con Cilia. Sarà il loro viaggio di nozze che finora non avevano mai fatto e così prendono il treno per Genova, dove vanno a stare in un albergo vicino al mare. Giorgio respira l’aria del mare, si trova a suo agio con il vento e il tempo grigio. Non vede il mare, perché è già buio, ma dappertutto ci sono i suoi segni: l’odore, la collana di coralli della padrona dell’albergo e anche l’uomo che sta cenando ha l’aria d’essere un marinaio, perché ha un tatuaggio al braccio. Quando finalmente arrivano al porto, il mare sembra una tavola buia. Non si viene a sapere esattamente che reazione Giorgio, guardando l’infinito del mare, aspetti da Cilia in questo momento, forse solo un po’ di commozione. Cilia si comporta in modo giusto e normale, ma Giorgio ha altre aspettative quando finalmente giunge al mare: si era immaginato diversamente questo momento per lui così importante. Ma Cilia non può accontentarlo perché non conosce a fondo suo marito. Forse nemmeno lui stesso sa precisamente cosa vorrebbe e anche la seconda strategia di Giorgio fallisce. Le sue speranze si dissolvono nel nulla. Giorgio si allontana ancora di più da Cilia, non soltanto con i pensieri, ma anche fisicamente. Adesso che c’è il mare lui si sente vicino alla soluzione di tutti i suoi pensieri - anche senza Cilia. La lascia sola nell’albergo e va di nuovo al porto. “Mi sono tanto compiaciuto in solitudine, da atrofizzare ogni mio senso di umana relazione e incapacitarmi a tollerare e corrispondere qualunqe tenerezza.”15 La capacità di amare di Giorgio è annullata dalla voglia ancora più grande d’essere solo. Nemmeno il mare può aiutare Giorgio. Da solo, sì che potrebbe godersi le onde, e certo gli farebbe piacere leggere i suoi libri, parlare il francese, camminare per le strade. Ma c’è Cilia accanto a lui, e per sempre.

3.2 Cilia

Soltanto nell’albergo, quando viene lasciata da sola, Cilia sente quanto Giorgio si sia allontanato da lei. Cilia è delusa, disillusionata, disperata e gelosa nello stesso momento. Delusa e disillusionata perché prima aveva sempre una speranza,quella che la distanza tra di loro con il tempo sarebbe diminuita, disperata perché ora si sente davvero sola, non è a casa sua, non ha un’altra persona alla quale affidarsi (le resta solo la signora dell’albergo che prima le sembrava antipatica). E infine è gelosa. Gelosa, perché Giorgio la tradisce con i suoi pensieri, gelosa della vita interiore di Giorgio, alla quale sa che lei non avrà mai accesso. Cilia ha sempre tentato di tenere Giorgio stretto accanto a lei. I due vivono in un’appartamento molto piccolo e buio. Poi, vuole farsi una fotografia insieme a suo marito. In questo desiderio si esprime la richiesta di essere sicura, di eternarsi, di avere un luogo chiuso dove poter amare e d’essere amata. Non è per caso che i due si siano conosciuti in un cinema. “C’eravamo conosciuti in un cinema, mi spiegava, e in quella beata oscurità noi dovevamo essere soli.”16 Nella letteratura si incontrano spesso i così detti “non-luoghi”, come il cinema in questo racconto, ai quali Peter von Matt ha dedicato un’intero capitolo.17 Ora a Cilia sembra chiaro che non conoscerà mai a fondo suo marito e che non sarà mai partecipe dei suoi segreti.18 Ma qual è il segreto di Giorgio? Il segreto è il suo aspirare alla perfezione della vita umana, la libertà accoppiata con una storia d’amore. Il raggiungimento di perfezion, però, gli viene impedito da Cilia.

4. Interpretazione dei simboli

4.1 L’acqua

In Viaggio di noz z e la metafora delll’acqua gioca un ruolo molto importante. Ci sono descrizioni dell’acqua per simboleggiare un certo stato d’essere. C’è il fiume, l’acquaccia e naturalmente il mare che poi non è solo un simbolo, ma anche presente nel racconto.

Il fiume

All’inizio del racconto si parla di un fiume nel quale Giorgio e Cilia vogliono buttarsi per scherzo. Leggendo questo passaggio per la prima volta si pensa ancora che i due parlino del suicidio, ma invece è piuttosto un volersi buttare insieme e lasciarsi portare in una direzione sconosciuta. È l’esperienza che i due faranno nel loro matrimonio. Prima tuffarsi e poi lasciarsi portare via passivamente. In questo momento della storia i due scherzano ancora insieme, non sanno che cosa li aspetta. Il Giorgio che narra la storia tanti anni più tardi, chiama questo buttarsi, guardando al passato, uno scivolare. Ora, avendo una prospettiva diversa, sa, dove il fiume sbocca. L’atto del buttare è attivo, mentre quello dello scivolare è passivo, provocato da una circostanza esteriore. Giorgio vede, che non ha accettato volontariamente il matrimonio, che un’altra forza accanto alla sua volontà lo ha spinto a sposarsi, spinto nel fiume con un senso unico. “Gli sbagli sono sempre iniziali.”19

L’acquaccia

Dopo il matrimonio con Cilia Giorgio parla di un’”acquaccia”20, nella quale c’è pericolo di sprofondare. L’acquaccia di Giorgio è intorbidita di sospetti e della volontà di avvicinarsi alla perfezione, intellettualmente come anche in pratica, nella vita con Cilia. Inoltre c’è l’aspettativa che uno ha dell’altro e la diffidenza. Ma Giorgio non è soltanto diffidente e sospettoso nei confronti di Cilia, lo è anche verso i suoi stessi versi. Cerca di capire i suoi motivi, i suoi pensieri, ma resta sempre più incapace di capirli. E questo è davvero un’acquaccia che diventa sempre più torpida. Più cerca di spiegarsi i suoi motivi, e più alza la sabbia che sta in fondo all’acqua, e l’acqua diventa ancora più sporca.

Il mare

Il fiume, che in questo racconto è simbolo del matrimonio, sbocca nel mare. Il mare è l’inizio, la fine, la soluzione, la redenzione. E il fiume che cosa fa quando sbocca nel mare? Trova pace, ora che non deve più scorrere e muoversi tutto il tempo, o si sparge nel grande blu e finisce di essere fiume? Per Giorgio ci sono queste due possibilità: vivere tranquillo e modestamente con Cilia o prendere una via che lo separi da lei, che sembra offrire delle possibilità a volontà. A questo punto mi riferisco all’immagine che ho scelto per la copertina di questo lavoro. È un quadro di Arnold Böcklin che si chiama per l’appunto Il viaggio di nozze 21 . In una lettera al destinatario del quadro Böcklin ha scritto:

La donna giovane guarda nella valle piccola e chiusa, che sbocca in un lago con una riva idillica. Questo sarebbe l’immagine della vita, che lei desidera, un camminare tranquillo al braccio dell’amante, anche se non senza sforzo, per poi riposarsi in solitudine pacifica. L’uomo però suona il flauto verso il lontano, dove s’inarca largamente il cielo blu.22

Anche qui c’è lo stesso simbolo per il matrimonio, solo che il fiume attraverso una valle stretta e il mare è un lago. Il quadro rappresenta molto bene la storia di Giorgio e Cilia. La donna che contempla il corso del fiume e che desidera un cammino tranquillo per poi trovare la pace in riva al lago e l’uomo che non vede né la valle né il lago, ma che pensa a tutt’altra cosa e guarda verso il cielo. Da una parte il mare simboleggia la fine della loro relazione, dall’altra c’è un significato valido solo per Giorgio: il mare come speranza di uscire, di trovare qualcos’altro: l’avventura.

4.2 Amalia

Amalia è un’amica di Cilia che vive al piano di sotto nella stessa casa. Dà del lavoro a Cilia e presto Amalia si affeziona molto. Non si sa precisamente di che cosa le due donne parlino durante le lunghe giornate quando Giorgio è via, ma è chiaro che Amalia è l’unica persona con cui Cilia parla della sua relazione con Giorgio.

Amalia non ha marito. È sempre in cerca d’un uomo e Giorgio trova questo molto divertente. Ma la caratteristica più importante e anche più notoria di Amalia è la scottatura sul suo viso, brutto ricordo di quando era bambina. Quando si guarda Amalia non si vede lei, ma dapprima salta all’occhio la cicatrice. Ed è per questo che Amalia si comporta in modo speciale. È timidissima, umile e si sottomette subito a chiunque. L’aspetto di Amalia non lascia in pace Giorgio; è nello stesso momento disgustato della e affascinato dalla cicatrice. Sono i suoi stessi sentimenti nascosti che ritrova in Amalia: la paura di non essere accettato della società, la consapevolezza di una particolarità sgradevole di se stesso e la soggezione davanti al mondo. Ma soprattutto la scottatura di Amalia gli ricorda la sua stessa scottatura, la sua ferita: il matrimonio. Giorgio è stigmatizzato come ‘uomo sposato’. Questa “cicatrice” non va più via, resta fino alla morte, lo rende ancora più solitario. Soltanto per via della feritaGiorgio non sa sfogarsi nella vita come vorebbe, è la ragione della sua insoddisfazione. La scottatura che - in un’interpretazione un po’ audace - è uguale alla persona di Cilia che sin da quando si sono conosciuti non lo lascia più, è come uno stimma e lo fa sembrare brutto. “Avevo che quella sera non potevo liberarmi dall’idea che anche Cilia era un’Amalia e tutte e due mi disgustavano ed io mi facevo rabbia.”23 E la gente non lo vede più come il Giorgio di prima, ma come Giorgio che sta con Cilia. Per Amalia la cicatrice è una macchia d’infamia sulla faccia, visibile a tutti. Per Giorgio, invece, la ferita non si vede, lui però la sente dentro. Il pensiero di Amalia non lo lascia più in pace. Nelle seguenti tre dichiarazioni, Giorgio lega strettamente il destino di Amalia alla propria vita e a quella di Cilia.

(…); dissi a Cilia che mi pareva la sua sorella maggiore e scherzai e le chiesi se, abbandonandola io un bel giorno, sarebbe andata a star con lei.24

-E se ti fosse capitato come ad Amalia? - sogghignai. Cilia mi venne vicino. - Non mi vorresti più? - chiese balbettando. -No.25

(…); e dissi a Cilia, quando fummo soli, che magari Amalia da bambina le era somigliata.26

5. Conclusione

La grande ambizione di Giorgio era sempre riunire la sua amata solitudine, di cui fa parte anche la sua vita intellettuale, con l’amore, la sua relazione con Cilia e con il mondo. All’inizio credeva ancora che con il matrimonio sarebbe andata via anche l’altra parte della sua personalità. Però la brama, il destino di essere un eremita, un filosofo solitario, sono più forti. Questo è il suo vero carattere, l’unico modo di vivere la sua vita. E di questo Giorgio non sarà mai contento. Da una parte c’è la società con le sue aspettative, dall’altra parte c’è Malagigi e il suo destino che va oltre il mare.

Tutti gli uomini hanno un cancro che li rode, un escremento giornaliero, un male a scadenza: la loro insoddisfazione, il punto di scontro tra il loro essere reale, scheletrico e l’infinita complessità della vita. E tutti prima o poi se ne accorgono.27

L’insoddisfazione e poi la speranza che nonostante tutto la propria personalità s’infila senza problemi negli alti e bassi della vita. Sposandosi, Giorgio si sforza di vivere una vita che non corrisponde al suo carattere, spera persino che riesca a uscire dalla solitudine e a dimenticarsi dei suoi pensieri e sogni.

Proprio a te doveva accadere di concentrare tutta la vita su un punto e poi scoprire che tutto puoi avere tranne vivere quel punto.28

Il peccato è agire contro il proprio solito. È una rottura d’equilibrio.29

Giorgio prova a combinare aspettative opposizionali che giungono a Cilia come una pretesa. Lui non vuole più essere solo un solitario, ma vuole stare da solo lo stesso. Cilia dovrebbe liberarlo da questa fredda solitudine amandolo com’è; nello stesso momento, però, dovrebbe lasciargli lo spazio necessario per essere solo e accettare la sua introversione, che per lui è una cosa fondamentale del suo esistere.

In questo racconto Cesare Pavese parla di un uomo che prova a vivere una certa vita, ma che poi scopre che questa vita non è fatta per lui. È la storia di una coppia che si accorge, l’uno e poi l’altro, che il loro rapporto è cambiato troppo rapidamente dopo il matrimonio; ed è la storia di un uomo con delle aspettative molto alte verso il mondo e che per questo non saprà mai essere felice di quello che ha.

6. Bibliografia

Testi:

C. Pavese, Racconti, Torino, Einaudi, 1994.

C. Pavese, Il mestiere di vivere, Torino, Einaudi, 1952.

Studi:

F. Giacone, La donna in Pavese, in “Studi Piemontesi”, (1/1973), pp. 53-64.

D. Lajolo, Il „ vizio assurdo ” . Storia di Cesare Pavese, Milano, Oscar Mondadori, 1975.

V. Lenzen, Cesare Pavese. Tödlichkeit in Dasein und Dichtung: ein Porträt, München, R. Piper Verlag, 1989.

G. Magnaguagno, Arnold Böcklin, Giorgio de Chirico, Max Ernst. Eine Reise ins Ungewisse, Bern, Benteli Verlag, 1997.

P. von Matt, Liebesverrat. Die Treulosen in der Literatur, München, Deutscher Taschenbuch Verlag, 1999.

P. Welsen, Die Metamorphosen des Mythos bei Cesare Pavese, in „Germanisch-Romanische Monatsschrift“, (4/1988), pp. 338-349.

[...]


1 Lajolo, Il vizio assurdo, p. 198.

2 Pavese, Il mestiere di vivere, 30 agosto 1938.

3 Lenzen, Cesare Pavese, p. 105.

4 Pavese, Racconti, p.155.

5 Ibidem, p. 165.

6 Pavese, Il mestiere di vivere, 2 settembre 1944.

7 Ibidem, 10 settembre 1944.

8 Pavese, Il mestiere di vivere, 3 agosto 1937.

9 Ibidem, 26 aprile 1939.

10 Pavese, Racconti, p. 157.

11 Pavese, Il mestiere di vivere, 12 ottobre 1940.

12 Ibidem, 21 novembre 1937.

13 Pavese, Racconti, p.161.

14 Pavese, Il mestiere di vivere, 31 agosto 1940.

15 Pavese, Racconti, p. 165.

16 Ibidem, p. 159.

17 Von Matt, Liebesverrat, pp. 61-66.

18 Giacone, La donna in Pavese, p. 61.

19 Pavese, Il mestiere di vivere, 8 gennaio 1937.

20 Pavese, Racconti, p. 155.

21 Arnold Böcklin, Hochzeitsreise, 1878. Musei statali di Berlino, Galeria nazionale .

22 Magnaguagno, Arnold Böcklin, p. 69.

23 Pavese, Racconti, p.159 .

24 Ibidem, p.158.

25 Ibidem, p.159.

26 Ibidem, p.159.

27 Pavese, Il mestiere di vivere, 26 novembre 1937 .

28 Ibidem, 25 dicembre 1937.

29 Ibidem, 22 giugno 1938 .

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Title
Viaggio di nozze. Analisi del racconto di Cesare Pavese
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Year
2000
Pages
14
Catalog Number
V101369
File size
356 KB
Language
Italian
Tags
Viaggio, Analisi, Cesare, Pavese
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Daniela Zacheo (Author), 2000, Viaggio di nozze. Analisi del racconto di Cesare Pavese, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/101369

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