Il mutamento linguistico

La lingua latina nella Gallia romana


Seminar Paper, 2000
12 Pages, Grade: Keine

Excerpt

Indice

Introduzione

1 Le iscrizioni latine

2 Le differenze territoriali

3 Dal latino al francese antico

Conclusioni

Bibliografia

Introduzione

La conquista della Gallia segna un momento particolare nella storia della latinizzazione delle province romane, non fosse altro per il suo carattere fulmineo e irreversibile: in poco meno di un decennio le legioni di Cesare gettarono le basi della futura dominazione politica e culturale della regione, favorendo l’affermazione del latino quale lingua di scambio commerciale e di ascesa sociale. Tale affermazione non è da attribuirsi a un travaso di parlanti dall’Italia alla Gallia settentrionale, ma è il risultato di un’imposizione linguistica che ha fatto del latino la lingua dominante sia in campo economico che culturale. D’altra parte tale affermazione non è stata immediata e accanto al latino sono sussistite le precedenti lingue celtiche, dando luogo a delle forme di bilinguismo che si sono protratte nel tempo fino alla comparsa del francese antico. Siamo di fronte quindi a una realtà complessa che non esclude, da parte delle popolazioni autoctone, un uso occasionale della lingua latina, spesso finalizzata ad attività commerciali e alla vita pubblica. Vi sono poi delle regioni dove il latino ebbe delle difficoltà ad impiantarsi se è vero che, ancora due secoli e mezzo dopo la conquista romana, a Lione, esistevano delle popolazioni che non erano neppure bilingui. Certo anche il celtico, al pari del latino, era una lingua indoeuropea: ambedue presentavano delle somiglianze lessicali del genere rix-rex, mor-mare, allos-alius, com-cum, viro-vir. Tuttavia questa parentela non impedì la scomparsa del primo a vantaggio del secondo. Il latino era la lingua dell’esercito, degli scambi, dell’amministrazione. Esso possedeva una forma scritta, una letteratura e un corpo di docenti pronti a difenderla e a divulgarla. Certo dei prestiti lessicali si registrano un po’ ovunque, da ambedue le parti, ma sarà il latino ad imporsi lentamente sul celtico come dimostrano la scomparsa di termini quali allos davanti ad alius, novios davanti a novus, taruos davanti a taurus (cfr. P-M. Duval, 1952, pp. 41-50).

1 Le iscrizioni latine

Compito di questo lavoro sarà quello di delineare alcuni aspetti del mutamento linguistico che dal latino ha portato al francese antico. Nell’ambito di questo percorso mi sono avvalso, in particolar modo, di alcuni studi di József Herman raccolti nel suo testo Du latin aux langues romanes (Tübingen, 1990). La domanda che dovrà guidarci nel corso di questa ricerca è la seguente: il latino impiegato in Gallia fra il I e il VI secolo presenta delle differenze considerevoli rispetto a quello parlato in altre province romane? Se sì, quali? Che conclusioni potremmo trarre da queste osservazioni in relazione allo sviluppo del francese antico?

Tale domanda pone il problema della dialettizzazione del latino imperiale, questione che è stata ampiamente dibattuta dalla linguistica contemporanea e che ancora oggi stenta a creare l’unanimità fra i ricercatori. Per quanto riguarda la lingua scritta – afferma József Herman – “toutes les tentatives d’y trouver des traces d’une dialectisation systématique et véritable se son soldées par un échec” (J. Herman, 1990, p. 156). Per la lingua parlata le cose presentano un maggior grado di complessità, tuttavia appare inverosimile che uno stesso idioma venisse parlato in un territorio così vasto come l’Impero romano senza alcuna inflessione dialettale (cfr. J. Herman, 1990, p. 12). D’altra parte dovevano esistere delle differenze a seconda del livello di competenza linguistica dei parlanti e del loro rapporto con l’idioma autoctono. In definitiva tutto ciò che potremmo trarre dall’analisi delle fonti scritte dell’epoca, in particolar modo dalle iscrizioni, non potrà che essere rapportato a un campione ridotto della popolazione e non alla maggioranza di essa.

Prima di passare a illustrare i risultati di una ricerca, è buona regola indicare le fonti attraverso le quali si è giunti a tali dimostrazioni o confutazioni. Nel nostro caso la scelta delle fonti è dettata dal fatto che le testimonianze linguistiche d’epoca romana sono rare, lacunose e di difficile utilizzazione. Se escludiamo, infatti, la numismatica e i pochi frammenti letterari che ci sono rimasti quali la Laudatio Turiae, la tabula di Banasa e l’editto tetrarchico de pretiis, capiremo subito che le principali fonti linguistiche dell’antichità latina sono le iscrizioni. Di queste ne sono state pubblicate centinaia di migliaia (si parla di circa mezzo milione) anche se la raccolta principale resta comunque il Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL). Al suo interno, le iscrizioni provenienti dalla Gallia romana, sono contenute nei volumi XII e XIII. In via generale possiamo aggiungere che la mancanza di testimonianze letterarie non è compensata che solo apparentemente da questo tipo di documentazione. Si tratta, infatti, di appena 14.000 iscrizioni per un periodo che copre oltre cinque secoli. Scrive – József Herman – “di questo periodo conosciamo un’iscrizione su venti-venticinque che dovevano esistere all’origine. Siamo di fronte a una popolazione epigrafica che rappresenta appena lo 0,5% di quella presunta”, di conseguenza tutto quello che possiamo dire in proposito dovrà essere valutato con un buon margine di precauzione (cfr. J. Herman, 1990, p. 149). Di per se stessa un’iscrizione dimostra unicamente che la persona che l’aveva richiesta e colui che l’aveva incisa conoscevano grosso modo il latino. Essa tuttavia ci dice ben poco sulle conoscenze linguistiche di coloro che non hanno lasciato alcuna testimonianza scritta. Questa la principale causa dei nostri dubbi e delle nostre incertezze: le iscrizioni, infatti, non riflettono che una minima parte delle competenze linguistiche della popolazione che all’epoca doveva abitare in Gallia.

Detto questo dovremmo pertanto rinunciare a qualsiasi tipo d’indagine speculativa sulle iscrizioni latine – come sembra sostenere il linguista norvegese E. Löfstedt – oppure dobbiamo intravedervi alcuni aspetti dello sviluppo che ha portato dal latino al francese antico?

Quest’ultima posizione è difesa da József Herman il quale, nelle sue ricerche sulla differenziazione territoriale del latino in età imperiale, elenca – sulla base delle iscrizioni cristiane iberiche, dalmate, romane, del Nord e del Sud Italia, di Lione e di Vienne – ben quattro mutamenti linguistici principali:

a) la e al posto di ae, ad esempio filie al posto di filiae
b) la soppressione della h, ad esempio oras al posto di horas
c) la i al posto delle ii, ad esempio fili al posto di filii
d) l’assimilazione consonantica (sorda-sonora o sonora-sorda), ad esempio opsequia al posto di obsequia e sebtembribus al posto di septembribus.

I primi tre fenomeni (monottongazione della ae, contrazione delle –ii, scomparsa della h) sono comuni a gran parte delle province romane e attestano dei cambiamenti fonetici relativamente diffusi. L’ultimo esempio è il riflesso grafico di un’antica forma di pronuncia sulla quale l’autore non si dilunga ulteriormente. Escludendo le grafie caotiche e quelle dovute alla mancanza d’attenzione da parte dell’incisore, József Herman seleziona, per la Gallia, 304 iscrizioni suscettibili di illustrare l’evoluzione articolatoria dal latino al francese antico. I tratti principali di questa evoluzione, in ordine d’importanza, sono i seguenti:

Vocali e semivocali

1) e al posto della i breve, ad esempio posvet al posto di posvit. Questo fenomeno è attestato da 60 iscrizioni su 304 (19,7%). Lo si ritrova, altrettanto diffuso, nell’Italia del Nord e a Roma.
2) v al posto di o lunga, ad esempio annvs al posto di annos (accusativo plurale). Questo cambiamento è attestato da 53 iscrizioni su 304 (17,4%) e lo si ritrova in proporzioni altrettanto significative anche a Roma e nell’Italia del Sud.
3) o al posto della u breve, ad esempio annoro al posto di annoru[m], con 30 iscrizioni su 304 (9,8%).
4) i al posto della e lunga-accentata, ad esempio cridimus al posto di credimus con 24 iscrizioni su 304 (7,8%).
5) e al posto della i breve-accentata, ad esempio vergo al posto di virgo con venti iscrizioni su 304 (6,5%).

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Details

Title
Il mutamento linguistico
Subtitle
La lingua latina nella Gallia romana
College
University of Zurich
Grade
Keine
Author
Year
2000
Pages
12
Catalog Number
V118169
ISBN (eBook)
9783640207367
ISBN (Book)
9783640207534
File size
457 KB
Language
Italian
Tags
Linguistica, Mutamento linguistico, Latino, Francese antico
Quote paper
Giacomo Francini (Author), 2000, Il mutamento linguistico, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/118169

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