Gianni Brera: Una lingua per il calcio. Il calcio come epica.


Academic Paper, 2021

32 Pages, Grade: C1,1


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Sommario

Prefazione

1. Introduzione
1.1 Gianni Brera e la letteratura sportiva calcistica
1.2 Come si può distinguere Gianni Brera dagli altri giornalisti sportivi?

2. Argomentazione per rispondere alle due domande
2.1 Prima domanda: Perché si ritiene che Brera abbia creato una nuova lingua per il calcio?
I. Soprannomi o epiteti antonomastici
II. Terminologia di genere metaforico tecnico
III. Gergo dialettale
IV. Espressioni idiomatiche di genere allegorico
2.1.1 Risposta conclusiva alla prima domanda
2.2 Seconda domanda: Perché la cronaca calcistica di Brera è anche considerata una epopea calcistica?
2.2.1 Risposta conclusiva alla seconda domanda

3 Conclusione

4 Bibliografia

Prefazione

Gianni Brera ha cosparso il mondo mass-mediatico del giornalismo calcistico con un vocabolario neologico ancora esistente ed uno stile narrativo innovativo molto divertente. Lo sport del calcio è un fenomeno socio-culturale tanto trasversale che verticale, di un'ampia portata nazionale ed internazionale, senza confini geografici e senza distinzione nella stratificazione dei ceti sociali. La “cultura letteraria giornalistica” Breriana si è diffusa in uguale misura, senza subordinarsi ai confini o ai strati del diasistema linguistico dell'italiano e neanche delle altre lingue dell'Europa occidentale.

La lingua giornalistica di Gianni Brera è stata tra quelle che hanno inquietato e offeso l'accezione letteraria dotta di Pier Paolo Pasolini e altri letterati tradizionali italiani, poiché è stata parte integrante di quella nuova lingua mass-mediatica nazionale e di quella dinamica socio-linguistica, sorta dalla cultura industriale irradiata dal triangolo industriale Torino-Milano-Genova e delle altre città del Nord Italia, a partire degli anni 60. Una lingua sviluppatasi lontano dalle originarie culle letterarie della lingua italiana e fuori dal consueto contesto dialettale romanesco-napoletano, ibridata invece con forestierismi, neologismi e tecnicismi di uso internazionale e di fondo commerciale.1

Il panorama linguistico del 2° dopo-guerra è stato preoccupante per i tradizionali letterati italiani, secondo Oronzo Parlangèli può essere descritto con le seguenti frasi

- Nascita di un modello linguistico ibrido, „tra accademico e comiziante^2, sui mezzi di comunicazione di massa, diffuso d‘un giornalismo allusivo e monotono e dalla pubblicità commerciale.
- Nascita di una notevole normatività letteraria nel rapporto tra la „lingua pubblicitaria“3 e la lingua italiana.
- Quotidiani al servizio politico, allo scopo di un „lavaggio dei lettori“4 con informazione mirata a condizionare la opinione pubblica.
- L‘onnipotenza pubblicitaria della TV minaccia resistenza dei giornali d‘aspetto letterario tradizionale.5

L'effetto del linguaggio mass-mediatico fu visto come pernicioso, perciò nel 1964 Pier Paolo Pasolini pubblicò un articolo intitolato "Nuove questioni linguistiche" che riaccese la discussione sulla lingua letteraria italiana, quella conosciuta come „ la questione della lingua “, suscitando conciò un serrato dibattito di portata nazionale sui mass media italiane che ha durato tre anni.6

Nonostante le dure critiche letterarie subite, Gianni Brera è diventato un “fenomenuomo” del intrattenimento giornalistico mass-mediatico dell'epoca post-nazionalista e post-fascista, a cui non solo è riuscito a rompere col passato storico del giornalismo eroico-militare, ma anche a rinnovare e cambiare la consueta cronaca sportiva informativa, mirata solo ai resultati e scritta senza degli elementi retorici che ritrattino e trasmettano nel miglior grado possibile la vitalità e gli emozioni del gioco narrato in scritto.7 Egli infatti ha rotto con quella solita cronaca sportiva di stile epico- eroico-nazionalista del calcio politico-militarmente strumentalizzato sin dagli anni 20, ossia con quella cronaca mirata piuttosto alla glorificazione dello sport in un senso etnico-eroico-patriotico, poiché era uno stile narrativo intanto diventato logoro, ridicolo e inadeguato per il intrattenimento mass-mediatico del 2° dopo-guerra. Tramite il suo atteggiamento stilistico e linguistico egli ha fortemente contribuito alla sostituzione della solita cronaca meramente informativa, redatta e mirata come resoconto retrospettivo in una disciplinata lingua tradizionale nello spirito del consueto formato militare-razionalista dell'Europa coinvolta nelle guerre del nazionalismo etnico- industriale sin dal tardo 800 e fino alla metà del 900. Egli ha iniziato e creato una divertente è rinfrescante cultura d'intrattenimento mass-mediatico tramite una cronaca sportiva scritta in un linguaggio e in uno stile letterario d'intrattenimento molto diverso da quello precedente, proprio e così originale, che questo è tuttora accettato e considerato un canone o modello letterario del giornalismo calcistico in Italia, e oltre questa.

Lo scopo di questo compito è l'argomentazione metalinguistica della letteratura ritrovata nel giornalismo calcistico di Gianni Brera, sia a livello del suo vocabolario, che a livello del suo stile narrativo epico. Pertanto non è di nessun scopo la traduzione dei testi citati, nonché un ragionamento d'argomentazione condotto in una lingua diversa dall'italiano.

Innanzitutto occorre porre la “prima demanda” del perché Gianni Brera ed entrato e rimasto nell'olimpo dei letterati sportivi italiani, poiché egli era infatti un avvocato di laurea diventato giornalista sportivo di professione grazie alla sua profonda passione amatoriale che sin da giovane provava verso lo sport, cioè poiché egli non era un letterato nel senso più stretto del termine, e benché ha scritto innumerabili libri didattici sulla tecnica sportiva, specie il calcio. Egli riteneva che il gioco del calcio fosse la poesia più bella.

La risposta a questa determinante e primordiale domanda è: Gianni Brera ha aggiunto letterarietà ai suoi racconti di cronaca calcistica, una letterarietà che lo ha chiaramente contraddistinto dai reporter di calcio della sua epoca. Informare con la doverosa precisione tecnica sul trascorso della partita non è stata la sua sola intenzione, ma invece l'intrattenimento letterario-sportivo dei suoi lettori, con un formato linguistico-letterario divertente ed accattivante che ha fatto di lui un giornalista di fama internazionale, però molto discusso per il suo dirompente stile letterario. Egli non era noto solamente come da “Principe della Zolla” in allusione ai principi poeti medievali, ma non a caso è stato anche soprannominato di “Arcimatto Brera”.

A mio padre che sta nei cieli. Estrasolare, iperbolico indomito, generoso e di buon cuore, le piaceva l'italianità. Homo faber, impegnato sempre a crearci un futuro migliore. Che ormai regni in pace.

Siegfried Hotter

1. Introduzione

1.1 Gianni Brera e la letteratura sportiva calcistica

Gianni Brera, a gran differenza dai suoi famosi contemporanei della letteratura sportiva italiana, è stato un ambizioso e versatile scrittore eppure un giornalista7[] sportivo di gran successo, contraddistinto dalla sua ingombrante attività prediletta da scrittore di cronaca nell'ambito mass­mediatico dell'intrattenimento sportivo e predominantemente calcistico. Contraddistinto dunque dall'suo incessante e arduo impegno nel giornalismo calcistico, esposto sempre ad una continua e dura concorrenza dirimpetto all'intrattenimento sportivo narrato e visualizzato in tempo reale, dirimpetto a quell'intrattenimento calcistico di una infinita portata mass-mediatica, perché trasmesso in vivo dalla radio e dalla televisione.

È addirittura questa ardua lotta di sopravvivenza che lo ha esorto a creare e a scrivere in un nuovo stile letterario-sportivo nel gremito ambito mass-mediatico italiano del 2° dopo-guerra. Ciò gli richiese di scrivere in un linguaggio e uno stile completamente diversi rispetto ai soliti disponibili, per aggiungere e rassicurarsi una posizione distinta e ben conosciuta dai suoi lettori, e per ottenere allo stesso tempo un vantaggio competitivo 8 per promuovere il suo giornale e datore di lavoro.

Per dipingere un quadro del carattere letterario-mediatico del “Arcimatto Brera” non bisogna altro che leggere qualcuna delle sue famose opere del genere giornalistico calcistico per scoprire il suo contagioso senso di umore coniato in vocabolario proprio e trasmesso con un'avvincente abilità letteraria, tanto rispetto all'intrattenimento mediatico che alla sua autorevolezza e competenza sportiva, in una lingua tagliente molte volte insolente e sarcastica. È stato un giornalista e scrittore sempre divertente e intrattenente nell'opinione del popolo lettore che lo accompagnava, ma anche molto discusso e criticato da giornalisti sportivi e letterati tradizionali della sua epoca.9

Sposato ad una professoressa di letteratura e pure compaesana sua,10 non gli avrà mai mancato la Musa in un ambito famigliare da sostegno letterario e da ricca fonte d'ispirazione per il suo lavoro da scrittore e giornalista sportivo, anche per creare e mettere in giro la sua famosa cronaca di stile epico-eroico classico, ibridata con delle brevi locuzioni e proverbi sempre sarcastici in lingua erudita latina, oppure in dialetto padano della Pianariva: a volte equiparando i calciatori agli eroi famosi della tragedia e mitologia greca, oppure ai gladiatori dell'epoca imperiale romana; a volte descrivendo le loro faccende calcistiche in termini di peripezie, ma sempre equiparando il gioco del calcio ad una lotta eroica, innalzando così lo spettacolo ad un piano di glorioso splendore.11

D'accordo al “Gran Giovan” il gioco del calcio stesso è “la poesia più bella”,12 e le qualità letterarie di essa vengono definite e realizzate dagli stili e delle qualità calcistiche dei calciatori che giocando assieme compongono questa “poesia del calcio”. Da questo punto di vista si può persino parlare di un innovativo scambio di piano mediale d'intrattenimento: cioè dalla poesia al gioco del calcio, dall'aula alla zolla, dall'ispirazione poetica all'ispirazione calcistica finalmente scritta e trasmessa nella avvincente e divertente cronaca sportiva di Gianni Brera. Uno scambio mediale molto adatto alle masse della sua epoca, perché adatto a quelle masse che volevano identificarsi e ritrovarsi in una tradizione linguistica propria degli italiani, quasi come un medio di riaffermazione della loro identità culturale con riguardo particolare a quel calcio che in passato è stato strumentalizzato per il allenamento nazionale e allora diventato parte integrante e inseparabile del patrimonio sportivo­culturale, sportivo-sociale e linguistico-culturale italiano. È perciò egli continua a vivere nel registro calcio-linguistico collettivo, e perciò anche che è stato chiamato il “Principe della Zolla” in analogia a quel titolo da “Principe dei Poeti” con cui si usava chiamare ai grandi poeti.

Gianni Brera non è mai stato un poeta sportivo nell'senso di un Giovanni Giudici o di un Giacomo Leopardi. Partendo da quello detto nel parafo di sopra, e invece egli è stato un “meta-poeta” del calcio. Il suo “sonetto calcistico” si potrebbe considerare composto da undici giocatori che fungono da “endecasillabili”, una quartina composta dai tre difensori più un portiere, una quartina composta dagli tre attaccanti più un libero, una terzina composta dai tre centrocampisti, e una terzina antitetica composta dal arbitro e i suoi due assistenti di linea. La rima sarebbe fornita dalla tattica del gioco, gli elementi stilistici incarnati dallo stile particolare di ogni giocatore, la metrica dal regolamento. Il contesto ciclico sarebbe fornito dall'insieme dei tornei del campionato.

1.2 Come si può distinguere Gianni Brera dagli altri giornalisti sportivi?

Il suo apporto letterario al giornalismo scritto dello sport mass-mediatico, ed a quello del calcio professionale in particolare, si può riguardare ed analizzare da almeno due principali punti di vista: uno meta-linguistico mirato al suo vocabolario, e uno letterario legato allo stile narrativo epico.

Pertanto si possono porre due domande per spiegare e presentare, in modo argomentativo convincente, il suo apporto alla letteratura sportiva italiana eppure all'estera:

1a domanda: Perché si ritiene che Brera abbia creato una nuova lingua per il calcio?
2a domanda: Perché la cronaca calcistica di Brera è considerata anche una epopea calcistica?

Le risposte a queste due domande verranno argomentate e spiegati tramite esempi e citazioni tratte dalla sovrabbondante letteratura esistente attorno la letteratura di cronaca calcistica di Brera.

2. Argomentazione per rispondere alle due domande

2.1 Prima domanda: Perché si ritiene che Brera abbia creato una nuova lingua per il calcio?

«Grazie a una profonda vena letteraria e un'incredibile padronanza della lingua italiana, Brera coniò una serie di neologismi e soprannomi entrati di diritto nel gergo e nello stile dei cantori del pallone e non solo.»

Come buon calciatore nella sua giovinezza e come vero esperto della materia calcistica, usava fare delle conoscenze con dei calciatori famosi e con molti altri personaggi importanti del mondo calcistico italiano ed estero, fino a quel punto di raggiungerne una vasta cerchia collegiale. Da ciò egli attinse ispirazione diretta e immediata sul piano umano del gioco, e partendo da ciò espanse anche il suo “calcio-linguaggio” con dei soprannomi metaforici e antonomastici di fondo scherzoso con cui ribattezzava e chiamava ai suoi amici calciatori in modo allusivo e molto scherzoso, molto apprezzato dai suoi lettori e amici perché conciò ha accorciato la distanza umana che di solito separa ai giocatori e agli altri attori del calcio dal lontano popolo lettore di cronache e dei tifosi, creando così una dimensione amichevole di cultura calcistica più famigliare.

Gianni Brera ha infatti creato un nuovo e duraturo “calcio-linguaggio” per il mondo mediatico sportivo italiano, e persino oltre questo. Egli ha peraltro inventato e coniato della terminologia calcistica ufficiale di uso anche del calcio internazionale, adottata e impiegata perfino dalla FIFA.

Dall'altra parte ha adottato, adattato, integrato e seminato terminologia calcistica internazionale di ovvio significato grazie alla loro similitudine linguistica, tutto ciò però nei tempi quando di fatto nessun altro giornalista o letterato ha avuto il coraggio di farlo e nemmeno il talento per realizzarlo, poiché all'epoca ancora imperava un certo conservazionismo linguistico, dalle parti dai i giornali e dal popolo italiano, per causa della precedente alfabetizzazione e indottrinazione dal fascismo.13

La perspettiva linguistica ci richiede di analizzare il suo vocabolario fatto da “neologismi” o i così detti “Brerismi”. In questo merito Maietti propone una classificazione etimologica dei neologismi del “calciolinguaggio breriano” d'accordo alla loro genealogia nel modo seguente:

“a) il dialetto «italianizzato» mediante adattamenti fonetici ([.]);
b) l'italiano ora popolare, ora arcaizzante;
c) le lingue straniere moderne (inglese, francese, spagnolo e tedesco);
d) il latino;
e) la letteratura (specie i «classici») con toni quasi sempre parodistici.

Una vera e propria fucina insomma, da cui escono a getto continuo neologismi e fraseologie, continue «novità» per il mercato del gergo sportivo, che vengono immediatamente acquistate, oltre che da una falange di cronisti brereggianti, anche dai giornalisti più autonomi e dall'uomo della strada, fino alla consacrazione dei dizionari ufficiali (vedi per esempio il Devoto per termini quali: abatino, libero, melina, ecc.)”14

Quella “fucina del calciolinguaggio Breriano” che descrive Maietti, e la vasta percezione di esso, dimostra la sfondante dinamica di diffusione in un senso anti-diasistemico della linguistica, ossia una diffusione senza riguardo alle solite barriere imposte dalla geografia, dagli strati sociali, e dalle varietà dialettali della lingua.

Per dare un esempio della portata letteraria dei neologismi15sportivi breriani, si può scegliere, soltanto per incominciare ad elencare qualche esempio in ordine alfabetico, il suo celebre termine “abatino”. Eccolo, il termine “Abatino” coniato, seminato e proliferato da Brera nel suo significato contestuale sportivo è stato assunto perfino nel Dizionario Treccani con la seguente definizione:

abatino s. m. [dim. di abate]. [...] 3. non com. Nel linguaggio dei commentatori sportivi, di atleta, spec. calciatore, dotato di classe e di capacità tecniche ma non di potenza fisica, per cui riesce inconcludente, poco incisivo.”16

Nelle parole del prominente “calcio linguista” Maietti, “il termine abatino si potrebbe definire il «proto-conio» di Brera. In effetti ha avuto grande fortuna. È ormai di accezione nazionale, [.]. Lo stesso Brera definisce il termine:

» È vero, ti ho chiamato abatino (Rivera, n.d.s.). Abatino è termine settecentesco, molto vicino -per dirla schietta- al cicisbeo; un omarino fragile ed elegante, così dotato di stile da apparire manierato, e, qualche volta, finto.2[] « 16[].1[]

Abatino per antonomasia è dunque Gianni Rivera, tanto bello a vedersi, quanto povero di coraggio fisico e vigore atletico. In verità al esordio, Rivera fu salutato da Brera come un messia del calcio italiano. Ma la maturazione del bimbo prodigio deluse: Rivera affinò solo lo stile, senza mai diventare atleta.”

Da questo esempio si può ricavare la sistematica neologistica di Brera in un senso generale, in questo caso si tratta di neologismo ottenuto per riadattamento metaforico della parola al personaggio che corrisponde a questa descrizione.

Di seguito sono elencati alcuni degli esempi più famosi del suo “calciolinguaggio”, spiegati e integrati con citazioni da Maietti, da testi tratti tanto dalla cronaca breriana dagli anni 1975 e 1976 che testi tratti dai i suoi famosi libri sul calcio. Il glossario dei neologismi breriani è stato suddiviso in quattro categorie funzionali: soprannomi, metafore tecniche, gergo dialettale, fraseologia.

I. Soprannomi o epiteti antonomastici:

- Baron Tricchetracche

“Si tratta di Causio, estroso attaccante della Juventus. La sua origine meridionale e il suo gioco pirotecnico ha suggerito l'epiteto composto di Barone (qui sinonimo di «mafioso») e tricche- tracche (onomatopeico per mortaretti e antonomasia per fuochi di artificio):1718

» Più a destra è il Baron Tricchetracche: due mosse di danza, come neanche un gallo cedrone intorno alla femmena sua: poi il destro improvviso, arguto, anzi sfottente. « (« Il Giorno », 20-5-1975)

- Einstein

“Bertini dell'Inter.

Epiteto ironico per l'assoluta idiosincrasia del centrocampista dell'Inter a giocare secondo scienza e logica calcistica; quelle di Bertini sono sì invenzioni, ma invenzioni a rovescio:19

»... divertimento paradossale che mi veniva da Einstein-Bertini, giunto a incornare in tutta violenza il sacro suol. « (« Il Giorno », 19-5-1975)

» Infine ha sbatacchiato il destro Einstein-Bertini per segnare da fuori ed ha infranto la palla (ma sì) contro lo scorrimano della tribuna. « (« Il Giorno », 3-3-1975)

Gazzosino

“Oriali dell'Inter.20

Dapprima chiamato Piper da Brera per l'effervescenza del suo gioco, di questi ultimi tempi è stato degradato da nobile champagne a umile gazzosino:

» Oriali s'impappina: Mazzola lo manda al diavolo ma poi deve sentir pena per questo povero Gazzosino che buscia sull nulla: infatti lo consola. « (« Il Giorno », 6-10-1975)

- Mani-di-fata21

“Carmignani, portiere del Napol.

Allusione ironica alla difettosa « presa » (capacità di parare trattenendo il pallone tra le mani) di Carmignani, le cui mani sono dunque delicate e gentili come quelle di una fata, non già possenti tenaglie per tenere stretta una pesante sfera di cuoio:

» Mani-di-fata Carmignani non ha potuto altro che veder palla quando essa è ricaduta dopo aver prodigiosamente sfiorato il palo alla sua sinistra. « (« Il Giorno », 7-4-1975)

- Rombo di Tuono22

“Dedicata a Riva.

C'è qui la mitizzazione dell'eroe degli stadi che assurge a divinità possente e minacciosa:

» Esaltandomi di lui da conterraneo lombardo sono giunto a chiamarlo Re Brenno e perfino Rombo di tuono. Penso che se fosse nato durante la loro invasione, lui e non altri avrebbe condotto i padri Galli alla conquista di Roma: se fosse nato nel Medioevo, lui e non altri avrebbe guidato i Lombardi a Legnano. «23

II. Terminologia di genere metaforico tecnico, parole adottate e adattate al calcio e ai giocatori :

- Atipico24

“Al di fuori di ogni possibilità di classificazione.

Nel gergo calcistico Brera riserva l'attributo a quegli attaccanti che non hanno caratteristiche ben definite, tali di rientrare nei normali schemi del gioco. [...]

» Causio: uno dei meridionali della squadra juventina. Atipico e discontinuo fino al dispetto. « (« Il Giorno », 20-5-1975)

- Centrocampista25

“Brera introdusse il termine negli anni cinquanta scrivendo dapprima col trattino e, in seguito (dal 1960 in poi) tutto unito. Il vocabolo è ormai da tempo in uso comune nel gergo del calcio ed è sorto dalla necessità di reperire una voce più appropriata rispetto all'evolversi dei moduli di gioco. [.]

Centrocampista è il calciatore che opera a centro campo indipendentemente dall numero della maglia. [.]

» Il centrocampista ha da avere istintivo o quasi il senso geometrico del gioco. Senza quello è votato alfallimento perché il centrocampo è un mare nel quale facilmente si affoga. [...] I centrocampisti sono coloro che fanno il gioco, impedendolo agli avversari. [...]; avanzano a concludere solo quando l'azione diretta della punta incontra difficoltà [.]; sono tra i più autorevoli della squadra: a loro, che ne fanno tanti, non si osa mai negare un passaggio. «26

- Cursor27

“Voce dota, del latino cursor, registrata in documenti del XIV secolo nel senso di corriere, corridore.

Testimonia certo gusto arcaizzante di Brera, che non è ostentazione di cultura come sostiene Flajano, ma è funzionale alla partita. Il gesto atletico deve essere nobilitato, servono dunque certi termini a colorire l'avvenimento. Si può ben dire con Giuliano Gramigna28 che la cronaca di Brera è « chanson de geste ».

Cursore è il centrocampista votato a far da «gregario» a compagni stilisticamente più dotati, ma anche meno generosi e fisicamente fragili. Celebre cursore è stato Domenghini:

» Domenghini è cursore di cieca furia podistica che, senza correre, non saprebbe pensar calcio [...]. «29

- Euclideo30

“Da Euclideo, nel senso di geometrico, razionale, proprio della concezione euclidea dello spazio. È termine fondamentale per la concezione breriana del calcio.

Così Brera definisce il giocatore Capello del Milan:

»È un sornione di classe. Ha pochi mezzi, poco fondo, sa scomparire astutamente quando gli vien meno la carburazione, ma ha perlomeno nittidezza di battuta e notevole senso euclideo. « (« Il Giorno », 10-3-1975)

[...]


1 si veda Pasolini, Pier Paolo. “Nuove questioni linguistiche.” In: La nuova questione della lingua, saggi raccolti da Oronzo Parlangèli, a cura di Parlangèli, Oronzo. Brescia: Paideia, 1971, pp. 97-98.

2 si veda Parlangèli, Oronzo. La nuova questione della lingua: saggi. A cura di Parlangèli, Oronzo. Brescia: Paideia, 1971, pp. 66-67.

3 Ivi, p. 64.

4 Ivi, pp. 59-60.

5 Ivi, pp. 64-65.

6 si veda Parlangèli, Oronzo. La nuova questione della lingua: saggi. A cura di Parlangèli, Oronzo. Brescia: Paideia, 1971, p. 15.

7 Racconta Bruno Pizzul sulla attività letteraria di Gianni Brera: ≫Lo infastidiva anche chi trovava da ridire sulla struttura e sulla costruzione dei suoi romanzi, quasi a rimproverargli una troppo sbrigativa elaborazione: "Sono uno scrittore soffocato dall'attività giornalistica" amava ripetere, abituato com'era a scrivere di getto, secondo vena e ispirazione ritenute tanto più credibili in quanto immediate e spontanee. ≪, Pizzul, Bruno, “Introduzione al libro Giôannfucarlo”, Benvenuti nel club dei Senzabrera, (2015), http://www.brera.net/pizzul/ [Ultima consultazione: 15.06.2021]

8 “Il 1949 fu l'anno della svolta della carriera di Brera: […] scrivendo articoli memorabili. Grazie […] ai servizi di Brera, la Gazzetta dello Sport ebbe un successo di vendite addirittura impensabile in quegli anni: «Il mio vecchio sbolinato giornale ha fatto tirature da svellere i cilindri. Roba da sfiorare il milione, qualche volta»” […] “Al rientro in sede a Milano, il 4 dicembre 1949 fu nominato vice-direttore responsabile […]; “dal 14 marzo, «Gianni Brera direttore responsabile, Giuseppe Ambrosini direttore del giornale».”, Rinaldi, Claudio (2014) “Giovanni Brera”, Dizionario Biografico degli Italiani online, (2014) https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-brera_(Dizionario-Biografico)/ [Ultima consultazione: 28.06.2021]

9 “Queste singolari qualità propongono il riconoscimento di un merito letterario che va oltre quello tecnico. A questo proposito per i critici – le sentinelle che guardano gli accessi alla repubblica delle lettere – non sono unanimi. Tra i non pochi riconoscimenti non sono mancate le riserve di chi giudica Brera un «Gadda spiegato al popolo» o un barocco (nel senso di una verbosità o di una genuina ricchezza verbale?) o ne denuncia la scarsa comprensibilità: per capirlo dicono i non lombardi, occorre un vocabolario.”, Maietti, Andrea, Il calciolinguaggio di Gianni Brera, pref. di Augusto Marinoni. Lodi: Lodigraf, 1976, p. 5.

10 Cfr. Rinaldi, Claudio.Giovanni Brera, in Treccani Dizionario Biografico degli Italiani online, (2014), https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-brera_(Dizionario-Biografico)/ [Ultima consultazione: 28.06.2021]

11 si veda Maietti, Andrea. Il calciolinguaggio di Gianni Brera. Lodi: Lodigraf, 1976, pp. 146-147.

12 si veda Il calcio di Gianni Brera, Gianni Brera e la classe di Pelè: "Quel gol è la poesia più bella”, in La Repubblica, (2020), https://www.repubblica.it/dossier/sport/cento-anni-fa-nasceva-giannibrera/ 2019/08/28/news/gianni_brera_e_la_classe_di_pele_quel_gol_e_la_poesia_piu_bella_-234577221/> [Ultima consultazione: 28.06.2021]

13 Chiodo, Carlo, 10 parole e soprannomi geniali INVENTATI da GIANNI BRERA e diventati di uso comune. Milano Città Stato, (16/10/220), https://www.milanocittastato.it/personaggi/10-parole-e-soprannomi-geniali-inventati-da-gianni-brera-e-diventatidi- uso-comune/ [Ultima consultazione: 26.06.2021]

14 Maietti, p. 39.

15 “neologismo s. m. [dal fr. néologisme, comp. di néo- «neo-» e gr. λόγος «parola», col suff. –isme «-ismo»]. – In genere, parola o locuzione nuova, non appartenente cioè al corpo lessicale di una lingua, tratta per derivazione o composizione da parole già in uso (per es., modellismo, servosterzo), o introdotta con adattamenti da altra lingua (per es., informatica, dal fr. informatique e ingl. informatics, o guerra lampo, dal ted. Blitzkrieg; ma in questi casi si parla più spesso di «prestito» o «calco»), oppure formata con elementi greci o latini (e sono di questo tipo la maggior parte dei neologismi tecnici, scientifici e d’altri linguaggi settoriali, che vengono quotidianamente coniati nelle varie lingue di cultura); la creazione di neologismi risponde alla necessità di esprimere concetti nuovi, di denominare o qualificare nuove cose e istituzioni, ma può essere anche opera di singoli individui. Costituisce neologismo anche l’aggiunta di un significato nuovo a parola già esistente; si parla allora di n. semantico, per distinzione dagli altri, che sono detti n. lessicali (e talora, quando l’innovazione consiste in sintagmi più o meno complessi anziché in parole singole, n. sintattici).”, “Neologismo”, in Treccani - Vocabolario online. https://www.treccani.it/vocabolario/neologismo/> [Ultima consultazione: 19.09.2021]

16 “Abatino”. Def. 3., Treccani - Vocabolario on line. https://www.treccani.it/vocabolario/abatino/ [Ultima consultazione: 19.09.2021]

17 „epìteto s. m. [dal lat. epithĕton, gr. ἐπίϑετον, propr. neutro sostantivato dell’agg. ἐπίϑετος «aggiunto», der. di ἐπιτίϑημι «porre sopra o accanto»]. – 1. a. Sostantivo, aggettivo o locuzione attributiva che si aggiunge a un nome per qualificarlo, o (in senso stretto e più com.) con funzione semplicemente accessoria o esornativa, come quando viene aggiunto a determinati nomi per indicarne una caratteristica propria e rilevante, anche senza riferimento alla situazione particolare; così per es. in Omero (e. omerici): il pièveloce Achille, l’occhicerulea Pallade, il padre Giove, le navi veloci (anche quando sono in secco sulla riva), parole alate (che giungono quasi a volo alle persone cui sono dirette), ecc. b. Per estens., titolo ingiurioso: gli gridò dietro ogni sorta di epiteti.” “Epìteto”, in Treccani - Vocabolario Online. https://www.treccani.it/vocabolario/epiteto/> [Ultima consultazione: 19.09.2021]

18 Maietti, p. 117.

19 Maietti, p. 119.

20 Maietti, p. 117.

21 Maietti, pp. 120-121.

22 Maietti, p. 122.

23 Brera, Gianni, Il mestiere del calciatore, p. 195, citato da Maietti, p. 122.

24 Maietti, pp. 44-45.

25 Maietti, pp. 45-46.

26 Brera, Gianni, Il mestiere del calciatore, pp. 144 e segg., citato da Maietti, p. 46.

27 Maietti, pp. 47-48.

28 Gramigna, Giuliano, L’accademia di Brera, ne « Il Giorno » (4-1-1976), citato da Maietti, p. 47.

29 Brera, Gianni, Il mestiere del calciatore, p. 166, citato da Maietti, p. 47.

30 Maietti, pp. 120-121.

Excerpt out of 32 pages

Details

Title
Gianni Brera: Una lingua per il calcio. Il calcio come epica.
College
LMU Munich
Grade
C1,1
Author
Year
2021
Pages
32
Catalog Number
V1234828
ISBN (Book)
9783346657039
Language
Italian
Keywords
Gianni Brera, L'Arcimato Brera, Il Principe della Zolla, calciolinguaggio, intermedialità letteraria del calcio, La questione della lingua, intermedialità del calcio, sport e letteratura, letteratura dell'arte del calcio, Andrea Maietti, La Repubblica, Sonetto del calcio, epica del calcio, giornalismo sportivo, le letteratura del calcio, Italianistik, italianistica
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Siegfried Hotter (Author), 2021, Gianni Brera: Una lingua per il calcio. Il calcio come epica., Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/1234828

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Title: Gianni Brera: Una lingua per il calcio. Il calcio come epica.



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