La guida letteraria e spirituale di Dante. Il ruolo del personaggio di Virgilio nella Divina Commedia e l’ispirazione dei suoi testi


Seminar Paper, 2021

23 Pages, Grade: 2,0


Excerpt

Indice

1. Introduzione

2. Informazioni su Virgilio

3. L’importanza di Virgilio per Dante

4. Virgilio come guida
4.1 Virgilio come guida saggia
4.2 Debolezze e imprudenze di Virgilio come guida
4.3 Buona o cattiva guida
4.4 Il trattamento sgradevole di Dante verso Virgilio

5. Virgilio e il significato della quarta Ecloga

6. Paralleli con l’ Eneide

7. Conclusione

8. Bibliografia

1. Introduzione

Questa tesina che si chiama “La guida letteraria e spirituale di Dante – il ruolo del personaggio di Virgilio nella Divina Commedia e l’ispirazione dei suoi testi” vuole mostrare l’importanza di Virgilio, sia nella Divina Commedia che per la Divina Commedia. Durante tutta la tesina si ricorre quindi a brani dell’opera dantesca, ma anche a due testi di Virgilio, che hanno avuto grande influenza su Dante. Inoltre, le osservazioni e le analisi degli autori vengono utilizzate per confermare e approfondire le conclusioni tratte dai testi.

All’inizio viene descritto brevemente chi è la persona di Virgilio e con quali mezzi si può caratterizzare la sua vita. In seguito, vengono mostrate le attribuzioni dei nomi che Dante dà a Virgilio attraverso la sua vita e le tradizioni storiche.

Nella prima parte della tesina verrà descritto il ruolo e lo sviluppo di Virgilio come guida dantesca. Vengono citate prima le ragioni per cui Virgilio è la guida perfetta per Dante negli inferi, poi vengono elencate le situazioni, nelle quali anche l’apparentemente guida migliore ha momenti di debolezza. Queste due parti vengono quindi soppesate in modo da poter valutare al meglio il ruolo di Virgilio come guida. Inoltre, viene analizzato il modo in cui Dante si pone alla sua guida nel corso dell’opera.

Nella seconda parte della tesina vengono utilizzati due testi di Virgilio, Ecloghe ed Eneide, per spiegare come essi hanno influenzato l’opera di Dante. Vengono analizzate allusioni nella stessa Divina Commedia, così come vengono fatti confronti tra i testi. Analizzandoli e confrontandoli, infine verrà dimostrato che Virgilio è stato una grande ispirazione per Dante, come si vede anche nel testo. Alla fine, i risultati tratti dalla tesina sono riassunti in una conclusione.

2. Informazioni su Virgilio

Prima di analizzare il ruolo e l’importanza di Virgilio nella Divina Commedia di Dante, è necessario informarsi su chi è la persona chiamata Virgilio. Publio Vergilius Maro, in breve Virgilio, nacque il 15 marzo 70 a.C. nei pressi di Mantova e morì il 21 settembre 19 a.C. a Napoli. Tra le sue opere più importanti si trovano le Ecloghe, i Georgiche e l’ Eneide, di cui quest’ultima ha una grande influenza sull’opera di Dante (cf. Ross 2007, 120).

Lo stesso Virgilio visse in un’epoca segnata da una serie di eventi storici, con molti cambiamenti all’interno del governo di Roma durante la sua vita, che influenzarono anche tutto l’Impero Romano. La dissoluzione della Repubblica Romana, le guerre civili che seguirono e il ristabilimento dell’ordine influenzarono dunque la vita di Virgilio. Sulla persona di Virgilio stessa non è stato tramandato molto di quel periodo turbolento e quindi molte informazioni sono state estratte e integrate a posteriori dalle opere dell’autore. Tuttavia, la poesia di Virgilio era nota anche ai livelli dirigenziali dell’impero e non era raro che a Virgilio fosse permesso leggere le sue Georgiche, che sono state scritte in un periodo di incertezza e sconvolgimenti politici, tra l’altro a Ottaviano. L’influenza degli avvenimenti si è manifestata anche sullo stile di Virgilio, come si può vedere dalla seguente citazione:

One of the remarkable things about Virgil’s poetry is how constant and unchanging it remained over the years. His concerns were the same when he began to write as they were at the end, not because he remained static, but because the most basic and honest questions we can ask are essentially the same, and allow no answers. (Ross 2007, 124)

Ross (2007) descrive qui che Virgilio è rimasto fedele al suo stile di scrittura, poiché, come autore apparentemente riflessivo, si poneva sempre le stesse domande alle quali non era possibile dare una risposta facile. Ciò che va notato, tuttavia, è che Virgilio, anche dopo la realizzazione delle sue opere, le riscriveva e modificava volentieri per ottenere il miglior risultato possibile. Queste modifiche al testo già scritto rappresentavano un modo per dare una certa struttura a tutto ciò che accadeva intorno agli autori stessi. Inoltre, Ross (2007) fa notare che lo stile di Virgilio può essere considerato anche “open”, poiché sembra che alla fine di un’opera ci sia già un’idea per un’altra nella testa di Virgilio. Quindi le sue tre opere principali appaiono come un grande testo interconnesso (cf. Ross 2007, 120 ss.).

3. L’importanza di Virgilio per Dante

Ora che è stata chiarita la figura di Virgilio, il periodo in cui ha vissuto ed è stata data una breve impressione sulla sua attività letteraria, l’attenzione si sposta ora sulla Divina Commedia di Dante e su come Virgilio ci trova il suo posto come personaggio. A questo proposito va detto, che Dante sceglie proprio Virgilio, invece di una moltitudine di altri scrittori storici, come guida per le due parti dell’oltretomba. Se si prende in considerazione la seguente citazione di Schoder (1949) in combinazione con alcuni passi dell’opera dantesca, si può facilmente capire quale sia il valore di Virgilio per Dante:

Because, […], more than any other, he fitted Dante’s poetic purpose from a multitude of angles. He was the greatest of Roman poets, for whom Dante had unbounded admiration and whom he looked on as his model, teacher, inspiration, […]. (Schoder 1949, 413)

Schoder (1949) dà già una piccola impressione dei termini usati da Dante per descrivere Virgilio in questo brano. Si usano già parole come “model, teacher and inspiration” ma se si analizzano certe sezioni della Divina Commedia, si scoprono i seguenti termini:

Ond’io per lo tuo me’ penso e discerno che tu mi segui, e io sarò tua guida, e trarrotti di qui per loco etterno;

- Inferno I, 112-114

E io a lui: "Poeta, io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti, acciò ch’io fugga questo male e peggio,

- Inferno I, 130-132

Vedi la bestia per cu’ io mi volsi; aiutami da lei, famoso saggio, ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi".

- Inferno I, 88-90

Sì pïa l’ombra d’Anchise si porse, se fede merta nostra maggior musa, quando in Eliso del figlio s’accorse.

- Paradiso XV, 25-27

Così sen va, e quivi m’abbandona lo dolce padre, e io rimagno in forse, che sì e no nel capo mi tenciona.

- Inferno VIII, 109-111

Lo buon maestro disse: "Figlio, or vedi l’anime di color cui vinse l’ira; e anche vo’ che tu per certo credi

- Inferno VII, 115-117

Come si può vedere da diversi passaggi dell’opera di Dante, l’autore e il personaggio Virgilio occupa una moltitudine di posizioni. Come già accennato, per Dante Virgilio rappresenta una “guida” che lo accompagna attraverso l’intero Inferno e Purgatorio. Inoltre, Dante lo chiama direttamente “Poeta” e “maggior musa”, a dimostrazione del fatto che per Dante Virgilio è considerato anche un idolo letterario. Anche Wolfe (1931) concorda con quest’affermazione della posizione importantissima di Virgilio come idolo e modello rispetto a tutti gli altri autori dell’Impero Romano, in quanto anch’egli descrive Virgilio come “more admired, more revered than any other, without peer or rival” (Wolfe 1931, 593). Questa definizione come il migliore autore del suo tempo, si adatterebbe anche alla scelta delle parole di Dante con l’espressione “famoso saggio”, poiché la fama di Virgilio è rimasta nel tempo. Negli ultimi due brani del testo emerge un rapporto molto più intimo con Virgilio nella scelta dell’espressione linguistica di Dante. L’uso di “padre” e “figlio” può essere addirittura considerato come un riferimento familiare.

4. Virgilio come guida

La sezione seguente di questa tesina analizzerà come il ruolo di Virgilio come guida dantesca negli inferi sia stato plasmato nella Divina Commedia. Si tratta di un’analisi più dettagliata del motivo per cui Virgilio è la scelta migliore rispetto ad altri autori prima del periodo di Dante a causa delle sue opere, in particolare l’ Eneide. Inoltre, vengono spiegati i punti deboli che si possono notare in Virgilio, nonostante questa esperienza precristiana nell’oltretomba.

4.1 Virgilio come guida saggia

Già nel Canto I dell’Inferno Virgilio gode il ruolo di guida saggia per Dante, dopo che quest’ultimo gli dedica una lunga introduzione del personaggio, in cui vengono menzionati fatti importanti sullo stesso.

"A te convien tenere altro vïaggio", rispuose, poi che lagrimar mi vide, "se vuo’ campar d’esto loco selvaggio;

- Inferno I, 91-93

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita.

- Inferno I, 1-3

Già nella prima sezione del testo si vede che Virgilio è un passo avanti a Dante e si rende conto che non c’è modo di superare le tre bestie. Virgilio suggerisce quindi a Dante di cercare un’altra strada, andando così direttamente a ricoprire il ruolo di guida per l’autore del testo. D’altra parte, fin dall’inizio della Divina Commedia, Dante non sembra in grado di affrontare questo viaggio da solo, cosa che ammette con la scelta delle parole “via era smarrita”. Una guida saggia è quindi necessaria al poeta per rimanere sulla retta via e non perdersi nel suo viaggio.

He needed a guide not only to keep him from losing himself in the dark mazes but to protect him from the demons of the inferno and to unravel the mysteries that confronted him at every turn. […] He chose Vergil, and the choice appears to have been inevitable (Wolfe 1931, 590).

Anche Wolfe (1931) concorda con questa ipotesi, descrivendo inoltre Virgilio nella funzione di protettore dai demoni dell’Inferno, a cui Dante da solo non sarebbe in grado di far fronte. Inoltre, la scelta di Dante sembra ricadere anche su Virgilio, poiché sembra potergli spiegare i misteri dell’oltretomba. Per Wolfe (1931) non c’è dubbio che Virgilio fosse la scelta chiara e lo chiama “inevitable” come guida.

La ragione non ultima per cui Virgilio fa da guida attraverso l’Inferno è il fatto che egli stesso nel sesto libro dell’Eneide ha immaginato una discesa agli inferi del suo eroe e che conosce anche l’Inferno dantesco, essendovi già disceso un’altra volta, da morto, prima della nascita di Cristo, fino nell’ultimo cerchio (von Balthasar 1962, 106).

Questo passaggio di von Balthasar (1962) mostra perché proprio Virgilio era così “inevitable” nella scelta come guida. Von Balthasar (1962) fa riferimento al sesto libro dell’ Eneide, che sarà analizzato in un altro capitolo di questa tesina, in quanto, attraverso i paralleli, parla di una grande conoscenza degli inferi. Si va oltre e si sostiene che non solo Virgilio, come autore, ha mandato il suo eroe Enea negli inferi, ma che anche Virgilio stesso, dopo la sua morte, è sceso nelle profondità dell’Inferno, e quindi ha potuto sperimentare, o meglio dire, ha dovuto sperimentare, la formazione degli inferi secondo Dante.

In relazione all’analisi appena esposta, appare un’altra ragione per cui Virgilio è la guida perfetta per Dante. Infatti, nel corso dell’Inferno Canto II, Virgilio afferma di essere già stato mandato all’inferno dalla strega Erictho. Questo dimostra che Virgilio è ben consapevole di aver già conosciuto le profondità dell’Inferno e di averne anche una certa conoscenza. Questo passato soggiorno all’Inferno, naturalmente, rende Virgilio più credibile negli occhi di Dante, dal momento che egli stesso, naturalmente, non aveva mai fatto un viaggio nel regno dei morti (cf. Krien 2013). Questa conoscenza pone Virgilio di nuovo su un piano superiore a Dante, poiché il suo soggiorno all’Inferno potrebbe aver maturato importanti esperienze che gli saranno di grande aiuto nel suo cammino.

If his guide were to be of any use in quieting these apprehensions and in effectively leading him safely through such dangers to the destined goal, that guide must know the way and have assurance of eventual escape (Schoder 1949, 415).

Schoder (1949) spiega in questa citazione che la scelta di Dante di Virgilio come guida saggia è dovuta anche al calmarsi in vista del viaggio imminente, e di mantenere la calma durante il cammino grazie alla presenza della sua guida. Un altro aspetto importante affrontato da Schoder (1949) è che Virgilio, grazie alla sua conoscenza dell’Inferno, potrebbe anche aver scoperto una possibile via di fuga che potrebbe servire come soluzione d’emergenza nel caso i pericoli dell’Inferno dovessero diventare troppo minacciosi.

Tros Anchisiade, facilis descensus Averno; noctes atque dies patet atri ianua Ditis; sed revocare gradum superasque evadere ad auras, hoc opus, hic labor est. Pauci, quos aequus amavit

- Eneide VI, 126-129

Anchisiade troiano, facile è la discesa all'Averno: giorno e notte è aperta la porta del nero Dite; ma questa è l'impresa, questa la fatica: riportare su il passo e uscire all'aria superiore

- traduzione in italiano

Se si analizza ulteriormente l’idea di una possibile via di fuga dall’Inferno, in Eneide VI non si può trascurare una sezione importantissima. Virgilio descrive nella sua opera, che la discesa all’Inferno non è una grande sfida, ma l’ascensione dall’Inferno è il lavoro più difficile. Bisogna però ricordare che Virgilio nel verso 127 afferma “giorno e notte è aperta la porta”, il che non esclude una possibile fuga dall’Inferno. Non si può quindi escludere, che Dante si sia lasciato influenzare anche da questo brano dell’ Eneide, e abbia auspicato che l’autore del testo abbia pensato anche alle possibilità di fuga.

Quell’è ’l più basso loco e ’l più oscuro, e ’l più lontan dal ciel che tutto gira: ben so ’l cammin; però ti fa sicuro.

- Inferno IX, 28-30

In questo brano dell’Inferno IX si mostra che Virgilio vuole essere molto sicuro di sé e quindi può descrivergli non solo che si stanno avvicinando alla parte più oscura dell’Inferno, bensì anche che Virgilio è ben noto a questa via. Cerca allora di rassicurare Dante che arriveranno illesi, ma questa sicurezza di sé non è scontata nei primi canti dell’Inferno, come mostra il prossimo capitolo. Howard (2010) vede questa scena come un punto cruciale nel rapporto tra Dante e Virgilio, riassumendo la situazione con le parole “What Dante needs to find out is if his guide knows what to expect next” (Howard 2010, 43).

4.2 Debolezze e imprudenze di Virgilio come guida

Sebbene Virgilio possa sembrare la perfetta guida di Dante, non è convinto del suo ruolo in tutti i canti della Divina Commedia. I canti più importanti in cui Dante dubita di Virgilio sono l’Inferno VIII e IX, nelle quali i due personaggi tentano di entrare nella città sotterranea di Dis. In questi canti Virgilio cerca di persuadere i demoni all’ingresso della città, ma non riesce a raggiungere il suo scopo.

Not only did Virgil fail there to gain entry to the city of Dis; he failed to learn a lesson. The strong suggestion in both episodes is that there is something in the depths of supernatural evil that eludes him. […] should signal discreetly to us along the way that not even Virgil himself is fully aware of that depth and complexity (Ryan 1982, 23).

Ryan (1982) si spinge oltre affermando che Virgilio non solo non riesce ad entrare nella città di Dis, ma non impara neanche dai suoi errori. Nella citazione sovrastante Ryan (1982) spiega che Virgilio come guida non è preparato a tutto ciò che può accadere nell’Inferno. Howard (2010) riprende la questione nella sua analisi, sostenendo che gli Inferi nell’ Eneide di Virgilio e nella Divina Commedia di Dante non possono essere considerati alla stessa stregua. Secondo questa affermazione, si può parlare di un mondo sotterraneo che si è evoluto dinamicamente e che è caratterizzato in un modo diverso nel paganesimo e nel cristianesimo. Virgilio sembrava quindi essere la guida perfetta, ma allo stesso tempo, in un certo senso cieco di fronte ai cambiamenti del suo proprio mondo sotterraneo nell’ Eneide. Howard (2010) sostiene inoltre che Dante sta cercando di soppiantare il concetto degli inferi di Virgilio, perché non è più attuale. L’obiettivo di Dante sembra dunque essere quello di creare un nuovo mondo sotterraneo adatto al cristianesimo, senza tener conto di eventuali problemi per la sua guida (cf. Howard 2010, 12). Anche Bloom (1987) è d’accordo con questa riorganizzazione dell’Inferno come lo descrive nel suo testo: “Dante’s compelling rewriting of Virgil ensures that in the later reception the Virgilian Underworld is often mediated through, or combined with, the Dantean“ (Bloom 1987, 41).

Attento si fermò com’uom ch’ascolta; ché l’occhio nol potea menare a lunga per l’aere nero e per la nebbia folta.

- Inferno IX, 4-6

Li occhi mi sciolse e disse: "Or drizza il nerbo del viso su per quella schiuma antica per indi ove quel fummo è più acerbo".

- Inferno IX, 73-75

Queste due parti dall’Inferno IX illustrano le limitazioni di Virgilio. La nebbia folta sembra ostacolare la comprensione di Virgilio sugli avvenimenti dell’Inferno, ed è quindi un segno che la guida saggia non solo non conosce l’Inferno nella nuova costruzione del cristianesimo, ma ha anche difficoltà a fidarsi dei propri sensi a causa delle circostanze dell’Inferno nuovo. La seconda parte chiarisce questa ipotesi, poiché Dante e Virgilio si trovano di fronte a Medusa e il coraggioso Virgilio riconosce che il vero male (qui sotto forma di Medusa) può trionfare sul bene e sul viaggio divino (cf. Howard 2010, 42-46).

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Details

Title
La guida letteraria e spirituale di Dante. Il ruolo del personaggio di Virgilio nella Divina Commedia e l’ispirazione dei suoi testi
College
University of Graz  (Romanistik)
Grade
2,0
Author
Year
2021
Pages
23
Catalog Number
V1270366
ISBN (Book)
9783346712783
Language
Italian
Keywords
Dante Alighieri, Divina Commedia, Virgilio
Quote paper
Lukas Wieltschnig (Author), 2021, La guida letteraria e spirituale di Dante. Il ruolo del personaggio di Virgilio nella Divina Commedia e l’ispirazione dei suoi testi, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/1270366

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