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Storia e cultura torinese in "Torino" di Antonello Venditti

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Come tema della tesi è stata scelta la canzone Torino del famoso cantautore romano Antonello Venditti. Obbiettivo di questa tesi è analizzare il motivo che è stato pubblicato 1982 nell’album Sotto la Pioggia. Lo scopo di questa tesi è trovare, spiegare ed esaminare ciò che nasconde il componimento, o per meglio dire gli aspetti culturali e storici che hanno avuto un influsso significante sulla città e sono l’argomento della canzone.

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INDICE

I. Introduzione

II. Significato della Canzone
II.1. Venditti su canzoni e infanzia
II.2. Brevi cenni su storia e geografia di Torino
II.3. L’immigrazione interna a Torino
II.4. Autunno caldo
II.5. Analisi del testo

III. Riassunto

IV. Bibliografia

I. Introduzione

Come tema della tesi è stata scelta la canzone Torino del famoso cantautore romano Antonello Venditti. Obbiettivo di questa tesi è analizzare il motivo che è stato pubblicato 1982 nell’album Sotto la Pioggia. Nell’ascoltare della canzone si può notare l’uso di molte figure retoriche che non appaiono chiare a prima vista. Inoltre, l’opera sembra toccare diversi particolari della storia torinese e della città in generale. Quindi lo scopo di questa tesi è trovare, spiegare ed esaminare ciò che nasconde il componimento, o per meglio dire gli aspetti culturali e storici che hanno avuto un influsso significante sulla città e sono l’argomento della canzone. Serve per svelare i significati dei versi e quale idea della città viene presentata. Da ciò è costituita la seguente divisione. Prima di tutto, ci si chiede perché un cantante romano scrive una canzone su Torino e quale posizione prende. Conviene analizzare alcuni aspetti della vita del cantautore e che cosa vorrebbe trasmettere scrivendo le sue canzoni. Al termine di questo, ci si può concentrare sul soggetto della canzone che in questo caso è la città di Torino. Si possono esaminare strutture della città e eventi storici dando più importanza soprattutto agli anni poco tempo prima della pubblicazione della canzone e del disco. In quegli anni, lo sviluppo economico della FIAT fu un vero miracolo ma allo stesso tempo diede inizio a molti conflitto sociali causati dall’ immigrazione dei meridionali che vennero a Torino principalmente per lavorare nelle fabbriche automobilistiche. La tesi esamina l’approccio del cantante verso i conflitti e i fatti che sono avvenuti in quel periodo con l’uso di lingua e scelta delle parole. Ne consegue che questi punti di riferimento vengono trattati l’uno dopo l’altro lungo il testo della canzone. Lo scritto farà vedere la situazione della FIAT, i sentimenti dei meridionali all’arrivo a Torino e le loro opinioni sulle condizioni di lavoro e di vita al nord. Si cerca di analizzare l’importanza dei problemi e conflitti tra sud e nord. In conclusione, si tratta dei risultati e delle conseguenze per dare la possibilità ad eseguire altre ricerche che vanno oltre le dimensioni della tesi.

II. Significato della Canzone

II.1. Venditti su canzoni e infanzia

Antonello Venditti è nato a Roma. Cresciuto con la madre che lavorava come professoressa e che pretendeva sempre il massimo da suo figlio, al quale non dava l’opportunità di avere una vita sociale fuori dello studio. Da ragazzo aveva un carattere molto timido e riservato. Sua madre non era molto soddisfatta di lui e lo terrorizzava dicendogli che non faceva mai abbastanza. Controllava molto spesso di che cosa si occupasse il figlio e gli diceva che il malessere era la cosa più importante da provare. Nonostante le sue vicissitudini, Venditti afferma che ci sono molte somiglianze tra lui e sua madre (cf. Assante, 2009). Nelle sue canzoni Venditti informa di eventi importanti e attuali per la data di pubblicazione che riguardano tutto il paese. Oltre a questo, nei suoi lavori racconta anche delle sue esperienze personali, il motivo per cui Venditti dice che la privacy è un indicatore essenziale per il successo (cf. Assante, 2009). Considera la canzone come una “lettera” (Assante, 2009). Un’altra idea di Venditti è che ognuno dovrebbe apprezzare il valore della propria vita per non dare la possibilità di creare pettegolezzi poiché “il gossip non […] sembra abbia mai portato a nessuna canzone” (Venditti in Assante, 2009).

II.2. Brevi cenni su storia e geografia di Torino

Torino è il capoluogo e una provincia della regione italiana Piemonte. Dopo esser stata popolata da alcune tribù liguri, divenne colonia romana e la sua costruzione urbana ebbe inizio. La sua estensione formava un quadrato cinta con muri e torri (Tosco, 2000). È situata ai piedi delle colline piemontesi e confina a ovest con la Pianura Padana.

Uno dei monumenti più importanti e famosi di Torino è la Mole Antonelliana, in cui si trova il museo del cinema e che è illuminata nelle ore notturne. Si tratta di una torre che è stata costruita nel 1863 da Alessandro Antonelli. Per il costruttore la Mole Antonelliana era “un sogno verticale” (Capra, 2017). Sulla punta della struttura è stata messa una statuetta d’oro che veniva sempre scambiata per un angelo. Era una figura simile a quella che si trovava in Piazza Statuto sulla fontana (cf. Capra, 2017). La statuetta fu colpita da un fulmine nel 1904 e cadde, perciò successivamente venne sostituita da una stella. Apparse come la stella che aveva la statua sulla testa però di dimensioni più grandi. Cinquant’anni dopo, nel 1953, un fenomeno naturale distrusse di nuovo la cima della Mole facendo così cadere la stella. La ricostituzione della Mole durò sette anni e questa volta posero un’altra stella sulla punta della torretta che tuttora sta sulla cima della torre (cf. Capra, 2017).

Osservando la storia di Torino, si può dire che la città fu governata per secoli dalla famiglia dei Savoia. Fecero della città un punto di gestione e economia (cf. Zizi, 2006). Nel 1849 Vittorio Emanuele II. salì sul trono ed ebbe inizio la fase del “Risorgimento” (Zizi, 2006). In quegli anni Torino ha subito l’influenza di molti movimenti di liberazione. Dopo la “Seconda guerra d’indipendenza” (Zizi, 2006) fu aperta una delle prime camere dei deputati del Regno d’Italia a Torino, la quale significò un passo essenziale per lo sviluppo politico del paese. Quando Firenze divenne capitale d’Italia, tutti i privilegi di governare furono spostati e Torino visse una breve crisi economica. Dopo circa trent’anni nel 1899, l’economia rifiorì con l’apertura della FIAT, un’industria automobilista fondata da Giovanni Agnelli (cf. Cimpanelli, 2018). In un secondo tempo, la prima guerra mondiale provocò un indebolimento del potere e dell’utile economico allo stabilimento torinese; mentre la seconda guerra mondiale fu responsabile per un aumento della produzione ed un altro guadagno. Per cui, in sostanza, le due guerre causarono problemi sociali (cf. Zizi, 2006) e si formarono parti della città nelle quali vivevano solo operai soprattutto con provenienza del sud.

II.3. L’immigrazione interna a Torino

Negli anni ’50 e ’60, molti italiani del sud andarono a trovare impiego nelle zone settentrionali d’Italia. Gli abitanti del meridione dovevano affrontare tempi di scarse possibilità di lavoro e pessime condizioni di vita. Si parla degli anni poco tempo dopo la seconda guerra mondiale nei quali soprattutto italiani del sud lasciarono casa alla ricerca di una vita migliore nel settentrione. Una delle mete era Torino che presentava il fenomeno d’immigrazione più ampio. Insieme a Milano e Genova era uno dei luoghi che attrasse molti immigranti. Erano innanzitutto siciliani e pugliesi che partirono pieni di speranza credendo di poter vivere una vita più degna lavorando al nord ma anche cittadini calabresi e campani emigrarono per gli stessi motivi. Nel 1969, Torino aperse di nuovo le porte delle città per accogliere nuove ondate di immigranti che venivano stavolta soprattutto per le nuove prospettive lavorative della FIAT. Si sceglieva un tipo di impiego qualsiasi comunque fosse il contratto (cf. Rausa, 2012). Una delle conseguenze più essenziali dei movimenti migrativi dell’epoca era la mancanza di alloggio, poiché le occasioni di trovare una casa adatta a famiglie numerose non erano sufficienti. Molti non poterono fare altro che andare a vivere in appartamenti sovraffollati di scarsa qualità (cf. Fofi, 1975, p. 33). Inoltre, i sentimenti da parte dei torinesi consisterono in oddio e xenofobia. Si crearono soprannomi per gli immigrati meridionali con connotazioni negative, esprimendo così disprezzo per gli italiani del sud. Una situazione molto diffusa all’epoca erano annunci nei quali veniva affermato che non si dava alloggio ad aspiranti meridionali (cf. Filippa, 1998, p.115). Nonostante i disagi, la migrazione si realizzò in grande stile, cosicché il capoluogo piemontese divenne “città meridionale di dimensioni paragonabile a Palermo” (Musso, 2002).

II.4. Autunno caldo

Con l’espressione Autunno caldo si può descrivere un periodo lungo e duro pieno di scioperi e dispute riguardando il mondo di lavoro al nord d’Italia. Nel settembre del 1969, gli operai della FIAT si misero d’improvviso a scioperare. La reazione della ditta consistette nel licenziamento di 25 mila lavoratori pagandogli una compensazione. L’associazione della tutela dei diritti di lavoratori cercò di evitare la situazione e riuscì a conseguire la ritirata dei licenziamenti (cf. Fontanelli, 2019). Esso porse la prima pietra per le negoziazioni tramite un “contratto nazionale che sarebbe scaduto a fino anno” (Fontanelli, 2019). In quel periodo molti contratti di lavoro stavano per scadere. Perciò una gran parte degli operai lottò per ore lavorative inferiori e stipendi più alti. Le ditte dettero finalmente ragione agli scioperanti dato che le dimostrazioni stavano aumentando sempre di più. Il risultato ottenuto esistette in un contratto con l’orario di lavoro ridotto. Quegli eventi formarono l’inizio di molti tentativi di migliorare la situazione lavorativa di molti operai. I modi con i quali si cercò di farlo divennero più violenti, tra cui anche “[l’] intimidazione verso i capireparto” (Fontanelli, 2019). Nell’ottobre del 1969 allo stesso tempo quando aprirono il settore automobilistico nella città di Torino, alcuni ribelli presero armi di legno per distruggere l’impianto della produzione di automobili, perciò la FIAT li denunciò. Successivamente però, l’azienda dovette ritirare le accuse (cf. Fontanelli, 2019).

II.5. Analisi del testo

Le informazioni date nei capitoli precedenti formano la base dell’analisi della canzone Torino.

Torino non è soltanto un nome

Torino è un grande coro di persone Torino vuole dire Napoli che va in montagna Torino è un dirigibile verso la Spagna. Torino ma chi l'ha detto che non sei bella antica quando la sera diventi stella non parli perché hai paura di sapere troppo prigione di questa Italia bella del golfo.

Sì, ma per due che come noi si sono amati e poi trovati qui come disperati, Torino sei un mare nero per i figli tuoi Torino occhi aperti non tradirmi mai Torino strade dritte tu mi perderai.

Torino non è soltanto una canzone

Torino è un coro grande di persone Torino è l'altra faccia della stessa Roma

Torino un pugno al cielo di terra buona. Sì, ma per due che come noi si sono amati e poi trovati qui come disperati, Torino sei un mare nero per i figli tuoi Torino occhi aperti non tradirmi mai Torino strade dritte tu mi perderai.

Dimmi tu come stai in questa città malata di malinconia.

(Venditti, 1982)

A primo impatto, la canzone mostra simboli e metafore. Nei primi due versi Antonello Venditti descrive Torino un “grande coro di persone” (Venditti, 1982, v.2). Con questa espressione il cantautore potrebbe riferirsi agli scioperi degli anni sessanta, periodi in cui molti operai si sentirono insoddisfatti con le loro condizioni di lavoro e pretesero un miglioramento della situazione in generale, perciò una grande folla di persone scese in piazza per difendere i propri diritti. Gli operai compirono atti di vandalismo e risposero con manifestazioni utilizzando la forma verbale, cantando in coro per ottenere i suoi privilegi. Successivamente, l’artista paragona la città piemontese con “Napoli” (Venditti, 1982, v.3) in viaggio per i monti (cf. Venditti, 1982, v.3). Il capoluogo campano viene personalizzato in un personaggio meridionale che cammina verso una catena di montagne. Quest’ultima simbolizza le montagne piemontesi intorno alla città di Torino. Perciò, la frase fa riferimento alle ondate di migranti meridionali che partirono per le zone settentrionali d’Italia, o per meglio dire in questo caso per le colline torinesi. In seguito, Venditti chiama la città di Torino un aeroplano in direzione della penisola iberica (cf. Venditti, 1982, v.4). Un’immagine che concerne la forma geografica della metropoli. Dall’alto la rete stradale di Torino pare un aereo in partenza per il sud-ovest d’Europa. La parte della cabina di pilotaggio punta verso la Spagna. Poi si parla della città che diventa “stella” (Venditti, 1982, v.6) nelle ore vespertine. Uno dei monumenti più significanti e notevoli a Torino è la torre della Mole Antonelliana. Sulla punta in cima all’edificio è situata una stella di grande misura. Venditti potrebbe riferirsi alla stella della torre, anche perché la Mole luccica quando arriva la notte, di conseguenza si trasforma letteralmente in un corpo celeste. Venditti continua con il confronto di Torino con un carcere dell’“Italia bella del golfo” (Venditti, 1982, v.8). L’immagine negativa del carcere suggerisce un’opinione della città come un luogo freddo e scuro in cui ci si sente chiusi dentro. Inoltre, sembra un posto del quale è difficile scappare o meglio impossibile andarsene. Nella seconda parte della canzone, vi è un’osservazione che riguarda di nuovo il Mezzogiorno d’Italia. Un’altra volta la popolazione italiana del sud viene personalizzata con la sua terra parlando del meraviglioso “golfo” (Venditti, 1982, v.8) italiano. La metafora dichiara il nord del paese un posto sgradevole mentre il Mezzogiorno viene descritto come la parte migliore della terra italiana. In questo modo, lo scrittore considera la situazione della migrazione all’interno d’Italia. Descrive i problemi che affrontarono i meridionali quando arrivarono nelle regioni del nord. Non si sentivano graditi in un posto poco piacevole. Dovevano andare a vivere in alloggi affollati con molte persone, cosicché rimase poco spazio privato da vivere. Provavano molta nostalgia per la loro terra visto che venivano da città poco lontano dal mare. Con l’espressione “questa Italia bella del golfo” (Venditti, 1982, v.8) ci si può rendere conto del fatto che Venditti scrive con la prospettiva di un italiano del sud essendo nato a Roma. Con “questa” (ibd. v.8) Venditti sembra parlare di un posto vicino a lui, sia geograficamente sia con il cuore. Inizialmente, nella canzone richiama l’attenzione sulla città di Napoli. Il golfo di Napoli è un terreno molto conosciuto del meridione italiano. La zona del golfo italiano viene idealizzata come un posto di maestosa bellezza. A Torino questa bellezza e ricchezza naturale del sud veniva rinchiusa come in un carcere. Per di più, l’espressione del carcere ha una connotazione di un posto che contiene criminali che hanno commesso un delitto. Crea l’impressione che il meridionale viene considerato un delinquente. Quest’immagine armonizza con il fatto che l’italiano del sud non era benvenuto o non visto con molto piacere dai suoi compaesani del nord.

Nel verso seguente, il cantautore si serve di pronomi personali. Si mette nei panni di una persona che ha trovato solo delusione e sconforto a Torino (cf. Venditti, 1982, v. 9s). Con l’espressione di “due come noi” (Venditti, v.9s) si può creare una situazione di dialogo tra Venditti e l’ascoltatore. Il collettivismo è usato per costruire l’idea che il cantante si può identificare con i destini della gente emigrata a Torino ma invita il pubblico anche di sentirsi nella stessa barca. Il pronome costruisce vicinanza tra la situazione e colui che ascolta. Venditti dice di sapere come ci si sente all’arrivo in un posto sconosciuto e descrive il cambiamento dall’amore all’afflizione. Prima del viaggio a Torino ci si stava bene e pieni di affetto. Dopo l’arrivo invece l’unica cosa che rimase fu la tristezza e la mancanza di via d’uscita. La città era un “mare nero per i figli” (Venditti, 1982, v.9s) suoi. L’immagine del mare raccoglie un aspetto caratteristico delle coste meridionali del paese. Il sud d’Italia è famoso per spiagge preziose e acque azzurre. Venditti riprende questo aspetto del mare per dargli un soprannome sfavorevole con l’aggettivo “nero” (v. 10) creando una relazione con Torino. Il colore nero ha molti significati. Potrebbe significare una città scura con uno spirito difficile da svelare o da comprendere, o potrebbe essere il lutto svelando tristezza o mancanza di speranza. Tutti coloro che si trovano vivendo sotto le condizioni della città non vedono prospettive e la lotta sembra un camino inutile e difficoltoso perché Torino è forte e potente come il mare in tempesta. Questa situazione non vale solo per migranti ma soprattutto per coloro che ci sono cresciuti come “figli” (Venditti, 1982, v. 10). L’espressione dà l’impressione che ogni persona che nasce a Torino entra direttamente in un circolo vizioso di pessime condizioni di vita come in un mare che divora tutti.

La canzone prosegue con un’illustrazione dell’infrastruttura di Torino parlando delle vie costruite accuratamente e in modo geometrico, si afferma che ci si perde nella città. Nonostante un’atmosfera dell’ordine che viene creata con una struttura precisa, si trasmette il sentimento del perdersi in un posto poco conosciuto. Questo aspetto sottolinea di nuovo il problema dell’organizzazione della metropoli che sembra inesplicabile e incomprensibile per un estraneo che arriva a Torino. La mancanza di prospettive e d’aiuto è presente come un filo conduttore in tutti i versi. Viene formata un'altra visualizzazione delle emozioni che potrebbero aver provato gli immigranti all’arrivo nella città. Dopo la ripetizione del simbolo del coro Venditti confronta Torino con Roma dicendo che era la sua “altra faccia” (Venditti, 1982, v.16). Torino era la prima capitale del Regno d’Italia e perciò rappresenta un predecessore di Roma, la capitale attuale. A Torino cominciò la era della liberazione. Così nacque il precursore del parlamento a Roma. Successivamente, l’opera definisce Torino un “pugno al cielo” (Venditti, 1982, v.17). Il pugno può avere il significato della vittoria e dei successi dopo una lunga lotta. La città illustra un passo importante per un cambiamento politico con l’inaugurazione del primo parlamento italiano. Dopo Venditti riprende ancora una volta il concetto della disgrazia e della pena che si prova quando si arriva nella città (cf. Venditti, v.18s). Sottolinea di nuovo che la città per persone che la collegano con afflizione e dispiacere significa un “mare nero” (Venditti, v.20). Inoltre, il mare non sembra di finire mai essendo totalmente incalcolabile. Torino viene messa allo stesso livello di un fenomeno naturale di un’ampiezza immensa. Poi la forma d’esso viene cambiata e descritta come qualcosa di grande ma allo stesso tempo qualcosa di scuro che divora gli operai facendoli lavorare molto e con pochi diritti. In questo modo si crea l’impressione di un posto di grande forza che può provocare sentimenti di intimidazione e timore. A parte questo il nero potrebbe essere anche un simbolo per l’industria presente nella città che provoca inquinamento e un’atmosfera di lavoro con l’unico scopo di profitto.

Nella frase seguente Venditti spiega continuamente che la città lo “perder[à]” (Venditti, v.22). La ragione di questa perdita era la struttura stradale della metropoli. Dall’uso del tempo verbale del futuro si può notare che Torino non potrà mai accoglierlo. L’avrà perso per sempre. Non viene suggerito solo un sentimento di mancanza d’orientamento ma anche di una costruzione o meglio una frattura che non sarà mai capace di creare un buon rapporto tra sé stessa e coloro che ci vivono. Può fare un collegamento con coloro che sono nati a Torino e che esprimono il loro disprezzo verso la gente arrivata dal sud. La loro freddezza non sarà in grado di dare il benvenuto ai migranti. La canzone finisce con una richiesta da parte del cantante. Chiede all’ascoltatore come si sente nella “città malata di malinconia” (Venditti, v.23). Con questa ultima affermazione formula un pensiero importante. Viene trasportata l’idea di un luogo conosciuto per emozioni tristi e sentimenti di sconforto. Per di più, esprime che quest’atmosfera è di un carattere nocivo e malsano. In questo modo il cantante dichiara la sua opinione sulla città che per lui rimarrà un posto di tristezza o meglio un posto nel quale la tristezza formava un’abitudine come una malattia che deve essere curata. Ma la domanda all’ascoltatore invita anche a pensarci da solo e ad interpretare la città a suo modo.

III. Riassunto

Concludendo si può notare che la canzone è stata elaborata con molte immagini e figure retoriche che fanno riferimenti a diversi avvenimenti nella storia di Torino. La tematica più significante che viene ripresa nella maggior parte dei versi di Torino è il conflitto tra sud e nord d’Italia soprattutto per eventi del passato. Già nelle prime righe introduce il confronto tra Torino e Napoli. L’intenzione dell’uso di queste due città è paragonare il carattere aperto del meridione con quello più chiuso e riservato del settentrione. Vi sono altri paragoni come i paesaggi naturali e intatti con il mare del sud da una parte e una città industriale come un posto che provoca sentimenti negativi a causa del fallimento di accogliere i nuovi arrivati con gentilezza. Invece di un mare chiaro e pura natura come si trova nelle zone meridionali come Napoli si tratta con Torino, metropoli scura famosa per il suo reddito prodotto dall’industria, pessime condizioni di vita e di lavoro, discriminazione degli operai meridionali e la struttura industriale. In questo discorso viene sempre sottolineato il doppio senso delle città da un lato e le città come sinonimi per i loro abitanti dall’altro. Venditti sottolinea di continuo la pena e il dolore mentale che sono collegati alla città descritta. In quest’occasione lo scrittore romano si mette nei panni di un migrante e si identifica chiaramente uno del sud del paese. Dall’altra parte pone l’accento sul fatto che la città perderà per sempre la sua simpatia. Il cantante descrive in modo figurativo usando parole ed espressioni di campi semantici con associazioni negative quando parla della città.

Alla fine il cantante vuole sapere dall’ascoltare come si sente a Torino. Si crea un dialogo tra scrittore e pubblico. Con questo atteggiamento Venditti induce gli ascoltatori a costruirsi una propria opinione della città sempre tenendo in mente i punti di vista descritti nella canzone. A parte questo, l’opera può anche provocare un cambiamento dei pensieri, chi ha pensato in un modo o ha avuto un certo parere prima di leggere può cambiare idea.

La canzone potrebbe essere capita anche come un appello ai torinesi spiegandogli che la situazione dell’immigrazione meridionale fa parte della storia torinese e ricordandogli che Torino è anche questo. Potrebbe essere intesa come parole che hanno lo scopo di aprire gli occhi di tutti quelli che hanno paura dell’estraneo. Venditti fa venire in mente le ondate di migranti da un lato per informare sugli eventi ma anche per richiamare l’attenzione a ciò che è passato.

Oltre a ciò, Venditti si serve di immagini artistiche nell’elaborazione del testo. Molte delle immagini servono per esplicare il modo in cui la città è fatta geograficamente. Così, grazie alla canzone si scopre che le reti stradali di Torino sembrano un aeroplano che punta verso le coste mediterranee della Spagna. Inoltre, nomina indirettamente emblemi importanti di Torino come la costruzione della Mole Antonelliana come un monumento che si può ammirare da ogni angelo della città con una piccola stella sulla punta. Questa iconicità porta ad un problema centrale dell’analisi del testo. Venditti non dà spiegazioni precise da nessuna parte e non racconta che cosa intende e quali sono i significati di alcune affermazioni. Sebbene sia famoso per testi problematici su eventi contemporanei, alcuni versi non hanno un senso chiaro. Le immagini sono di una forma molto astratta in tal modo che la esaminazione del vero scopo viene resa più complicata e difficile da comprendere. L’intenzione di Venditti potrebbe essere che vorrebbe che la gente ci pensasse e che si mettesse a esaminare e a risolvere gli indovinelli e misteri che ha incorporato nel testo. Perciò la tesi presenta una forma di lettura del testo in base a vicende del passato torinese e della storia dell’immigrazione.

L’analisi invita a eseguire studi approfonditi. Ci si può chiedere se i risultati presentati si trovano in altri lavori di Venditti. Inoltre, si possono cercare collegamenti con altre canzoni dell’album. Vengono descritti problemi simili in altre opere dell’disco? Per di più, si possono fare ricerche su altre canzoni scritte sulla città di Torino. Come vedono esse e i suoi cantanti la metropoli piemontese e che cosa rappresenta la città per loro? In questo contesto è importante esaminare le origini familiari e educativi per scoprire dove gli altri cantanti sono cresciuti e quanto influsso può avere il loro luogo di provenienza sulla loro idea della città. Si tratta di un meridionale con una storia di famiglia essenziale per la migrazione italiana interna? La canzone è scritta da un torinese che ha vissuto la situazione partendo dalla prospettiva di uno che è nato nella città?

Un altro aspetto interessante potrebbe essere la realizzazione di interviste. Si potrebbe chiedere a soggetti d’esperimento differenti come hanno vissuto gli anni del miracolo economico a Torino o che cosa pensano della città e della sua atmosfera in generale. Per ricevere risultati precisi servirebbero volontari di origini familiari differenti. Si potrebbero paragonare sentimenti e pensieri di torinesi con emozioni e esperienze di meridionali. Sarebbe anche curioso sapere se e come il disprezzo tra italiani del sud e del nord è cambiato e che età hanno le persone con più pregiudizi. Si potrebbe fare anche un sondaggio per analizzare le idee di giovani italiani di sud e nord per confrontare generazioni diverse. La tematica del conflitto tra settentrione e meridione forma un campo ampio che invita a esaminare aspetti diversi.

IV. Bibliografia

Assante, Ernesto (2009): <<Antonello Venditti>>, La Repubblica, <https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/29/antonellovenditti.html?refresh_ce>, (03.10.2019)

Capra, Fabrizio (2017): <<Torino misteriosa: i poteri energetici della Mole Antonelliana>>,Modernews,<https://www.modernews.online/contatti> (03.10.2019)

Cimpanelli, Giulia (2018): <<Dal fondatore Giovanni Agnelli a Mike Manley tutti gli uomini ai vertici della FIAT>>, Corriere della Sera, <https://www.corriere.it/economia/cards/dal-fondatore-giovanni-agnelli-mikemanley-tutti-uomini-vertici-fiat/giovanni-agnelli-fondatore_principale.shtml> (04.10.2019)

Filippa, Marcella (1998): Discrimini. Profili dell’intolleranza e del razzismo. Torino: SEI.

Fofi, Goffredo (1975): L’immigrazione meridionale a Torino. Milano: Feltrinelli.

Fontanelli, Guido (2019): <<Cinquant’anni fa scoppiava l’autunno caldo. E finiva il Miracolo economico, Panorama, https://www.panorama.it/economia/cinquantanniscoppiava-lautunno-caldo-finiva-miracolo-economico/ (03.10.2019)

Musso, Stefano (2002): <<Lo sviluppo e le sue immagini. Un'analisi quantitativa. Torino 1945-1970>>, In: Angeli, Franco La città e lo sviluppo. Crescita e disordine a Torino 1945-1970, Milano: Franco Angeli, 39-70

Zizi, Margherita (2006): <<Enciclopedia dei ragazzi>>, In: Treccani Enciclopedia, <http://www.treccani.it/enciclopedia/torino_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/> (03.10.2019)

Rausa, Paolo (2012): <<L’emigrazione italiana interna negli anni ’50 e ‘60>>, Italia- Express, <https://italiaexpress.wordpress.com/2012/07/20/lemigrazione-italianainterna-negli-anni-50-e-60/> (03.10.2019)

Tosco, C. (2000): <<Enciclopedia dell’arte medievale>>, In: Treccani Enciclopedia, http://www.treccani.it/enciclopedia/torino_%28Enciclopedia-dell%27-ArteMedievale%29/ (03.10.2019)

Venditti, Antonello (1987): <<Torino>>, Sotto La Pioggia, Heinz Music

[...]

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Title: Storia e cultura torinese in

Term Paper , 2019 , 15 Pages , Grade: 1,3

Autor:in: Lina Gertzmann (Author)

Romance Studies - Italian and Sardinian Studies
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Details

Title
Storia e cultura torinese in "Torino" di Antonello Venditti
College
Ruhr-University of Bochum
Grade
1,3
Author
Lina Gertzmann (Author)
Publication Year
2019
Pages
15
Catalog Number
V1756759
ISBN (PDF)
9783389203002
ISBN (Book)
9783389203019
Language
Italian
Tags
Italienische Musik Turin Piemont Italienische Kultur
Product Safety
GRIN Publishing GmbH
Quote paper
Lina Gertzmann (Author), 2019, Storia e cultura torinese in "Torino" di Antonello Venditti, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/1756759
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