Il "liber de spectaculis" di Marziale - Adulazione del sovrano oppure riferimento attendibile per l’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio?


Term Paper (Advanced seminar), 2011

18 Pages, Grade: 1,0


Excerpt

Indice

Introduzione

1. Discorso preliminare sulle fonti letterarie

2. Marziale e il suo rapporto con i Flavi, l’anfiteatro e gli spettacoli

3. Sul liber de spectaculis

4. Il libro e l’inaugurazione dell’anfiteatro sotto Tito (80 d.C.)
4.1. Solo un panegirico al sovrano…
4.2. … ossia furba ostentazione delle proprie facoltà?

5. quidquid fama canit, praestat harena tibi – descrizioni degli spettacoli

6. La fonte delle fonti: l’Amphitheatrum Flavium

Conclusioni

Bibliografia

Appendice

Introduzione

Il celebre Colosseo1 è una delle attrazioni obbligatorie da visitare per ogni turista a Roma: associamo comunemente all’edificio gladiatori, folle di uomini, spettacoli crudeli. Ma dato che nessuno li ha visti con i propri occhi, da dove vengono questi nostri concetti degli spettacoli avvenuti duemila anni fa? Noi, gente di oggi abbiamo varie fonti che ci permettono di cogliere una certa idea dell’anfiteatro e dei suoi frequentatori in quell’epoca: in primo luogo, i resti materiali giunti fino a noi – l’edificio dell’anfiteatro in sé, gli scavi archeologici e tutte le fonti iconografiche, sono molto importanti per la comprensione ma non ci rendono un’immagine abbastanza complessa, perché non hanno attraversato i secoli senza cambiamenti e senza danni. Queste fonti sarebbero mute, se non ci sforzassimo di elaborare le informazioni. In secondo luogo ci sono dei testi scritti da autori contemporanei che invece ci danno facilmente delle informazioni: gli scrittori di allora (come gli scrittori moderni) descrivono sempre quello che vedono. Non c’è quindi mai un testo assolutamente neutrale e oggettivo che contenga tutto senza omettere qualcosa oppure senza modificare niente. Un testo è dunque sempre il prodotto di una sorta di filtrazione. Perciò, ogni testo richiede di essere esaminato con accuratezza e non si deve mai credere a tutto senza metterlo in dubbio prima.

In considerazione dell’ampiezza delle fonti non-letterarie, che non si possono analizzare in modo esaustivo, e viste le limitazioni di questo lavoro bisogna concentrasi su un punto di vista strettamente filologico; l’argomento della mia tesina tratta in primo luogo delle fonti testuali, cioè degli epigrammi scritti in occasione dell’inaugurazione dell’ Amphiteatrum Flavium dal poeta Marziale nell’80 d.C. Che cosa è trattato, e cosa si può prendere sul serio e cosa invece no? C’è una ragione per cui lo abbia scritto così?

Si tratta quindi di un’analisi sulla credibilità degli epigrammi come fonte storica attendibile e di una discussione sulla veridicità di Marziale.

Senza dubbio, i testi scritti sono sempre documenti che trasportano informazioni storiche nonché monumenti: “Il documento è monumento. È il risultato dello sforzo compiuto dalle società storiche per imporre al futuro, volenti o nolenti, quella data immagine di se stesse” (LE GOFF nell’ Enciclopedia Einaudi IV, p. 46).

Lo scopo del mio lavoro è quindi di mostrare qual’immagine Marziale ci abbia imposto del suo tempo – il tempo degli spettacoli nel Colosseo e della dinastia dei Flavi.

1. Discorso preliminare sulle fonti letterarie

Dal primo secolo dopo Cristo, ci sono rimaste varie fonti letterarie, che ci insegnano dettagli su come i Romani abbiano vissuto, quali tradizioni avessero e di qual tipo fosse la loro mentalità. Gli autori di madrelingua latina, vissuti in quell’epoca che hanno descritto i loro tempi, e i cui testi non sono andati persi attraverso i secoli, sono in particolare Publius Cornelius Tacitus (ca. 58-ca. 120 d.C.) e Gaius Suetonius Tranquillus (ca. 70-ca. 130/40 d.C.). Fra varie altre piccole opere, Tacito ha scritto gli Annales e le Historiae. Tutti e due sono lavori storiografici in cui descrive la storia romana dalla morte dell’imperatore Augustus nel 14 d.C. fino all’anno 96 d.C., cioè la fine del regno di Domitianus, l’ultimo sovrano della dinastia dei Flavii.1 2 Svetonio invece ci racconta, nella sua opera De vita duodecim Caesarum libri VIII, la storia di quegli anni tramite dodici singole biografie degli imperatori a partire dal primo, Gaius Iulius Caesar 3, fino a Domiziano. Un’altra fonte di un contemporaneo del primo secolo d.C. – non in prosa, ma in versi sulla forma di epigramma – sono le poesie del poeta Marcus Valerius Martialis (40-102/04 d.C.) di cui si tratta particolarmente in questo lavoro. Un’ultima fonte importante per le nostre conoscenze su questo secolo nell’ imperum Romanum, sebbene sia stato scritto molti anni dopo, non è scritto in latino, ma in greco: La Ῥωμαϊκὴ ἱστορία (Storia Romana) dello scrittore e politico Lucius Cassius Dio (ca. 163-dopo 229 d.C.).4 Ovviamente, si possono trovare altri scrittori antichi che ci danno informazioni sul mondo e sulla vita nel primo secolo, come p.es. Tertulliano5 nel suo libro De spectaculis o Seneca (1-65 d.C.) nelle sue Epistulae morales ad Lucillium, ma i quattro su menzionati sono i più importanti. Per mezzo di questi testi e delle fonti non testuali, siamo in grado di immaginare su come fosse quest’epoca dei Flavi e l’evento dell’inaugurazione dell’Anfiteatro. Anche se l’edificio del Colosseo è rimasto per noi percettibile come monumento fino a oggi, tanto non basta solamente andare a visitarlo per comprenderlo in modo complessivo e non basta neanche affidarsi alla lettura dei documenti, soprattutto quando non si riflette su quello che c’è scritto. Infine soprattutto ci vuole sempre lo studio di tutti i monumenti, sia scritti che non scritti. Questo sarà fatto anche in questa tesina nei limiti del possibile aggiungendo per l’illustrazione fonti non letterarie all’argomentazione.

2. Marziale e il suo rapporto con i Flavi, l’anfiteatro e gli spettacoli

Marziale, nato nella provincia Hispania Tarraconensis, venne a Roma nel 64 per studiare. Non avendo soldi dopo aver finito era dipendente di patroni e cercava di gua- dagnare un po’ come scrittore di poesie. All’inizio Marziale, nonostante le sue capacità letterarie, non riuscì a diventare noto, ma quando l’imperatore Vespasiano cominciò la costruzione del nuovo anfiteatro6, Marziale stesso vi vide un’occasione per mostrare il suo talento e ottenere la benevolenza imperiale7. Scrisse il liber de spectaculis: Ter gelegenheid van de opening van het Colosseum te Rome in 80 na Chr. schreef de later beroemde dichter Martialis een bundeltje gelegenheidsgedichten, het Liber Spectaculorum (Boek van de Spelen). In deze bundel, waarschijnlijk het vroegste bewaarde werk van Martialis, zien we reeds zijn scherpe pen, maar ook een treffende illustratie van de typisch Romeinse mentaliteit. Plezier in wrede executies, grappen over wilde dierengevechten, uitvoerige lof van de keizer, grollen en grappen, puzzeltjes en variaties op een thema: alles is in deze bundel voorhanden.8

Questo lavoro lo rese conosciuto e apprezzato dall’imperatore Tito, figlio di Vespasiano che ascese al trono nel 79 e inaugurò l’anfiteatro l’anno successivo. Morì dopo solo 26 mesi di regno e cedette così il potere all’ultimo rappresentante dei Flavi, suo fratello: Domiziano diventò da quel momento il mecenate9 di Marziale, ormai celebre. Il poeta si dedicò esclusivamente all’epigramma, fino ad allora considerato non degno di essere annoverato tra la letteratura ma soltanto come passatempo giocoso. Questo genere di origine ellenistico10 raggiunse così l’apogeo assoluto. Marziale, che non ha niente da rimproverare agli spettacoli che oggi ci sembrano così vili e inumani, in un secondo momento giudicherà i suoi contemporanei negli altri libri. Nel suo libro, si può facilmente individuare un evidente motivo conduttore: “ Der Dichter ist mit allem völlig einverstanden. […] Es wird betont, wie sehr das in der Arena Präsentierte 'besser ist als alles, was es im Altertum je gegeben hat'.“11 L’edificio per lui è l’incarnazione della superiorità romana su tutti i popoli (cf. Omnis Caesareo cedit labor Amphitheatro.).

3. Sul liber de spectaculis

Dal momento che il liber de spectaculis12 era l’esordio di Marziale a cui sono seguiti altri 14, il primo rimane relativamente sconosciuto e isolato.13 Riguardo alla tradizione testuale, questo testo assume anche una posizione particolare, considerando che c’è n’è soltanto un archetipo di manoscritti, mentre gli altri libri ne hanno tre.14 Di conseguenza, per la ricostituzione testuale si doveva inevitabilmente ricorrere più spesso a emendazioni e congetture nel testo che altrove. Nelle edizioni critiche il libro viene perlopiù anteposto ai dodici numerati e le Xenia e gli Apophoreta (spesso chiamati tredicesimo e quattordicesimo libro).15 Di solito, è considerato come la prima opera che il poeta pubblicò. Anche se questa communis opinio è molto plausibile, ci rimangono però dei dubbi, perché mancano delle testimonianze inequivocabili sul momento in cui le poesie di questo libro furono pubblicate (cf. COLEMAN 2006, p. xlvi / HOLZBERG 2002, p. 40). Bisogna quindi accontentarsi delle informazioni date dal testo stesso. Non sappiamo neanche con assoluta certezza se il lavoro fosse stato ordinato dal principe oppure no, ma visto che il poeta non fu celebre a Roma prima dell’80 (secondo quanto ci è noto), un incarico cesareo non sembra verosimile:

Whether Martial composed the original collection in honor of a single emperor (which seems highly unlikely; […]), or put it together from several series of epigrams celebrating events that spanned more than one reign, it may be too blunt to imagine the circumstances of composition as imperial commission.16 (COLEMAN 2006, p. lxxxiii).

In ogni caso, questo libro contiene solamente all’incirca trenta brevi epigrammi17, sempre scritti nel tradizionale piede del distico, che esaltano il sovrano chicchessia. Avendo il testo lo scopo di produrre una captatio benevolentiae, l’adulazione dell’imperatore è ovvia dappertutto – anche qui il libro si distingue dagli altri18.

Siccome questo libro è completamente diverso dai 14 altri libri di epigrammi sia per il contenuto che per lo scopo, ci vuole anche un’interpretazione ben diversa.

[...]


1 Questo nome moderno dell’edificio è l’esempio per eccellenza di una fallita damnatio memoriae. (Cf. la prima immagine nell’appendice, p. 18 e COARELLI 1975, p. 174). Vespasiano tentò invano di cancellare il ricordo all’odiato despota Nerone che voleva farsi dio tramite monumentali costruzioni edili.

2 Gli Annales contengono il periodo ab excessu divi Augusti fino al suicidio di Nero Claudius Caesar Augustus Germanicus, l’ultimo della dinastia dei Claudii, nel 69 d.C., mentre le Historiae cominciano nello stesso 69, l’anno della guerra civile romana con i tre imperatori Galba, Otho e Vitellius e ci conducono d’ora in poi attraverso l’epoca dei tre Flavi.

3 Anche se, dal punto di vista storiografico odierno, Cesare non era ancora un imperatore.

4 “[…] nothing that is described in the Liber spectaculorum contradicts the reports of Suetonius and Dio, nor do Suetonius and Dio contradict one another.” (COLEMAN 2006, p. xlvii)

5 Quintus Septimius Florens Tertullianus (ca. 150-ca. 230 d.C.), uno dei primi scrittori cristiani.

6 È necessario menzionare qui che il progetto dell’anfiteatro non fosse l’invenzione di Vespasiano. Riprese un progetto già elaborato da Augusto come ci dice Svetonio: “Fecit […] amphitheatrum urbe media, ut destinasse compererat Augustum” (Vesp. IX; cf. COLEMAN 2006, p. lxv).

7 “Despite his alleged meanness, Vespasian was the first emperor to reward poets and artists out of imperial purse (Suet. Vesp. 18: ‘praestantis poetas, nec non et artifices, Coae Veneris, item Colossi refectorem, insigni congiario magnaque mercede donauit’” (COLEMAN 2006, p. lxxxiv).

8 http://www.let.ru.nl/V.Hunink/martial.htm (ultimo accesso: 28.01.2011). Per i dati biografici cf. anche VON ALBRECHT 2003, pp. 821s.

9 “We should not underestimate the pride of the Flavians, and indeed the whole city, in the construction of the Flavian amphitheatre and the novelty, ingenuity, and scale of its spectacles. An epigrammatist offering spontaneous commemoration might have expected appropriate recompense, not necessarily monetary. The Flavians cultivated literary figures.” (COLEMAN 2006, pp. lxxxiii. Enfatizzazione mia).

10 ἐπίγραμμα = iscrizione. L’epigramma di Marziale è caratterizzato di brevità e di arguzia pungente – soprattutto nei dodici libri che seguiranno (cf. LAUSBERG, M.: “Epigramm – Lateinisch”, DNP 3, 1997, 1112-1114.). Lui preferisce una lingua chiara e non addolcita (Ep. I Prologus: latine loqui) che descrive le cose banali (Ep. X 4,10: hominem pagina nostra sapit). La vita di ogni giorno rimane sempre il suo tema principale (Ep. X 4,8: quod possit dicere vita, meum est.) criticando così i vizi dei suoi contemporanei (Ep. X 33, 10: parcere personis, dicere de vitiis). (cf. VON ALBRECHT 2003, pp. 829s).

11 http://index.vincenthunink.nl/ (28.01.2011): articolo “Mit Martial ins Amphitheater”, p. 172s.

12 Anche il titolo esatto dato da Marziale al suo primo libro è più o meno ignoto. Si chiama Liber de Spec- taculis o Liber Spectaculorum o magari Liber Epigrammaton (= genitivo del plurale: ἐπιγραµµατῶν)?

13 Cf. http://index.vincenthunink.nl/ (28.01.2011): articolo “Mit Martial ins Amphitheater”, p. 166.

14 Cf. COLEMAN 2006, p. xxi e VON ALBRECHT 2003 p. 832.

15 Cf. http://index.vincenthunink.nl/ (28.01.2011): articolo “Mit Martial ins Amphitheater”, p. 166.

16 COLEMAN 2006 pp. xlv-lxiv ci dà tutte le possibilità su chi potesse essere il Caesar del liber spectaculorum: sia Tito sia Domiziano sia tutti e due: “The emperor who is eulogized in the epigraphs of the Liber spectaculorum is never named. Nor is this surprising: Caesar is the standard mode of address in a formal context […], and it is consistently the most frequent designation for the emperor in all the books in Martial’s corpus, […] so that the identity of ‘Caesar’ has been vigorously debated since the earliest works of humanist scholarship” (p. xlv).

17 Dipende dalla ripartizione delle poesie (lunghe tra due e dodici versi) che varia nelle diverse edizioni.

18 “The difference between the treatment of spectacle in the Liber spectaculorum and in the numbered books is most obviously that between a collection that is thematically homogeneous and those that are heterogeneous; and Martial was striving for a different effect. […] the numbered books of the Epigrams reflect the world of the private citizen, a world which the emperor shares but not monopolize. The aim of appealing to as wide a public as possible would set a natural limit on themes directed at the emperor, except in a book explicitly dedicated to him” (COLEMAN 2006, p. lxxxi).

Excerpt out of 18 pages

Details

Title
Il "liber de spectaculis" di Marziale - Adulazione del sovrano oppure riferimento attendibile per l’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio?
College
University of Florence  (Dipartimento di Storia delle Arti e dello Spettacolo)
Course
STORIA DEL TEATRO ANTICO: “Spettacoli a Roma in età imperiale: da Nerone ai Flavi”
Grade
1,0
Author
Year
2011
Pages
18
Catalog Number
V176448
ISBN (eBook)
9783640977277
ISBN (Book)
9783640977758
File size
759 KB
Language
Italian
Notes
Lo scopo del lavoro è di mostrare qual’immagine tramite il suo "liber de spectaculis" Marziale ci abbia imposto del suo tempo – il tempo degli spettacoli nel Colosseo e della dinastia dei Flavi.
Keywords
marziale, adulazione, flavio
Quote paper
Hendrik Keilhauer (Author), 2011, Il "liber de spectaculis" di Marziale - Adulazione del sovrano oppure riferimento attendibile per l’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio?, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/176448

Comments

  • No comments yet.
Read the ebook
Title: Il "liber de spectaculis" di Marziale - Adulazione del sovrano oppure riferimento attendibile per l’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio?



Upload papers

Your term paper / thesis:

- Publication as eBook and book
- High royalties for the sales
- Completely free - with ISBN
- It only takes five minutes
- Every paper finds readers

Publish now - it's free