Gilles de Rais

Una vicenda storiografic


Essay, 2011
14 Pages

Excerpt

1. Gilles de Rais: la vita.

Non è facile ripercorrere in poche righe la vicenda biografica di Gilles de Rais senza correre il rischio di cadere in una vuota e voyeuristica ripetizione di date ed eventi. Le caratteristiche del personaggio infatti, lo rendono talmente complesso, paradossalmente, da farci correre il rischio di ridurlo ad un cliché psichiatrico, un matto, un sadico squilibrato o un frutto particolarmente marcio di un’epoca segnata da profondi mutamenti sociali, culturali e politici, generalmente considerata il tramonto del medioevo, pervaso da un sottile e apocalittico senso di caducità ed eccesso, violenza e smarrimento.

1.1 L’INFANZIA:

E’giusto però fare un tentativo, per permettere di comprendere meglio quello che cercherò di spiegare successivamente. Gilles de Rais nacque verso la fine dell'anno 1404, non si conosce la data esatta, nel castello di Champtocé, sulle rive della Loira. Il matrimonio dei genitori di Gilles era stato celebrato il 5 febbraio di quello stesso anno, al termine di lunghe trattative e contenziosi giudiziari fra tre ricchissime famiglie: quella del padre, un Laval-Montmorency; quella del nonno materno, Jean de Craon; e quella dei Rais, che si estinse nel 1407 nella persona di Jeanne Chabot, detta Jeanne la Sage. Il contesto è quello sanguinoso della guerra dei cento anni, il tramonto della feudalità medievale. Nel 1415 muoiono il padre, Guy de Laval, sventrato da un cinghiale, e la madre, Marie. Morto nel 1415 anche l’unico figlio del Craon, Amaury, nella battaglia di Azincourt, Gilles divenne l’unico erede dell’immenso patrimonio del nonno.

1.2 PRIMA ETA’ADULTA:

Introdotto da Jean de Craon alla vita di corte, protetto dal parente La Trémoille che voleva servirsene come pedina politica per scopi personali, Gilles assurse agli allori della gloria militare con l’eroica condotta nella difesa della città di Orléans al fianco della pulzella Giovanna d’Arco, meritandosi successivamente il prestigioso titolo di maresciallo di Francia con la vittoria ottenuta nella battaglia di Patay, nel 1429, fase conclusiva della campagna della Loira. Egli fu al fianco di Giovanna e del delfino Carlo VII al momento della incoronazione di quest’ultimo nella cattedrale di Reims. Questo momento rappresentò per Gilles de Rais l’apice della gloria “alla luce del sole”. Altri due momenti decisivi furono la morte del nonno, suo unico confine alla libertà completa, e la caduta in disgrazia del suo protettore di corte La Trémoille. Il nobile guerriero è in procinto in questi anni, fino alla fine della sua vita, di dare sfogo ai più inenarrabili impulsi del suo animo.

1.3 CRIMINI E STRAVAGANZE:

Tra il 1432 e il 1440 il signore di Rais fece rapire un numero di bambini valutabile nell’ordine delle due centinaia, tra i 6 e i 15 anni, al fine di violentarli, torturarli e in molti casi farli a pezzi. La passione di Gilles era il veder morire la sue giovani vittime, aprirle, vederne il sangue, godere dell’analisi dei loro organi interni, coglierne l’esalazione dell’ultimo respiro. Gilles usava masturbarsi sui loro corpi morenti e successivamente giocare con i pezzi mutilati, fare a gara di quali fossero le teste più belle con l’aiuto dei pochi complici che ammetteva al macello, Gilles de Sillé, Roger de Briqueville e i due valletti Henriet e Poitou, i quali al termine di ogni macello si adoperavano al riordino e alla pulitura della scena del delitto. Altro crimine commesso dal signore di Rais furono i tentativi di evocazione demoniaca, in particolare quelli eseguiti col chierico italiano Francesco Prelati, individuato e portato al servizio di Gilles, da un altro suo fedele, il prete Esutache Blanchet. Le evocazioni demoniache si protrassero a partire dal suo arrivo nel castello di Tiffauges, il 14 maggio 1439, fino al tragico epilogo di Gilles. Il demone invocato si chiamava Barron, ma per tutto il tempo che si tentò di evocarlo, questo si rivelò piuttosto reticente a venire in aiuto di Gilles, il quale comunque non perse la fede di poterlo incontrare. Tutto questo, commesso in un’atmosfera di lusso sfrenato, pantagruelici banchetti, ubriachezza, stordimento e un gusto dell’eccesso e dell’ostentazione che costarono a Gilles de Rais la rovina finanziaria. Gilles spostandosi da un castello all’altro mietendo le sue giovani vittime, era solito tenere un seguito di duecento individui: armati, valletti, un coro di voci bianche, uno pseudo-vescovo oltre che alchimisti, maghi ed evocatori del demonio. E’rimasta famosa la celebrazione che finanziò nel 1434 a Orléans, per commemorare la sua grande vittoria contro gli inglesi. Fu un evento teatrale e di rievocazione dal fasto e dalla grandiosità senza precedenti. Un modo per far rivivere il sè stesso della gloria passata, ma fu anche un durissimo colpo alle sue finanze. Per permettersi i suoi eccessi, Gilles, dovette svendere il suo patrimonio, i suoi castelli, le sue terre. Saranno proprio i suoi sperperi e le sue vendite per poter far fronte a questo stile di vita che lo porteranno alla rovina definitiva e al processo.

1.4 L’EPILOGO:

Furono i suoi creditori che, approfittando di un suo atto di violazione dell’immunità ecclesiastica nel tentativo di riconquistare manu militari la sua fortezza di Saint-Etienne de Mermorte, tenuta in quel momento dal chierico Jean le Ferron (fratello dell’acquirente del castello, il tesoriere di Bretagna, probabile prestanome del duca di Bretagna, ultimo alleato rimasto a Gilles), lo portarono in tribunale sperando di far man bassa dei suoi restanti possedimenti. Le voci sui suoi presunti crimini erano note da tempo, ma non si immaginava fossero di una tale portata, benché la linea accusatoria vertesse specificamente sui quei sospetti, oltre che sulla violazione dell’immunità ecclesiastica. Gilles de Rais volle vivere il processo, ultimo atto di una vita smisurata, in modo smisurato. Iniziò le procedure con un atteggiamento sprezzante ed orgoglioso, affermando l’illegittimità giuridica davanti alla sua persona dei magistrati che lo accusavano. L’evoluzione del procedimento assunse però una dinamica inaspettata. Da mostro esecrando divenne pentito acceso dalla fede. Ammettendo tutti i suoi crimini, si dilungò a raccomandare ai genitori di esser vigilanti sui loro figli, perché crescessero nella Fede, senza indulgere alle mollezze e ai vizi. Una sola cosa chiese in ginocchio, con umiltà e lacrime ai suoi giudici: che gli venisse ritirata la scomunica, perché egli, nel suo vagare confuso tra fiumi di sangue ed evocazioni diaboliche, mai aveva perso nozione del fatto che la Salvezza é solo in nostro Signore e nella sua Chiesa. I giudici gli ritirarono la scomunica. Non solo. Quando il suo corpo si distese nell'immobilità, dopo i fremiti dell' impiccagione, venne adagiato in una bara e accudito da damigelle di alta condizione. Venne portato nella chiesa dei carmelitani, per l'ufficio religioso, e poi sepolto nella Chiesa di Notre Dame des Carmes, a Nantes.

2. Passato e futuro di Gilles/Barbabl ù

La vicenda di Gilles comincia laddove finisce, col processo e la sua esecuzione. La fine del signore di Rais, è trasfigurazione salvifica e mitizzante, sia sul piano storico, in quanto ci riconsegna un personaggio passato rapidamente da eroe nazionale a nullità politica, strumento delle strategie di potere di uomini più scaltri e politicamente spietati di lui, e che certamente non sarebbe “passato alla storia” senza tutto il peso dei suoi efferati crimini trasformati nel più eccezionale e patetico dei pentimenti che memoria ricordi; sia sul piano leggendario, poiché l’incredibile dinamica del suo pentimento colpì a tal punto la mentalità dei contemporanei, da passare immediatamente all’interno dell’immaginario collettivo a cavallo tra storia e mito.

2.1 UN PROCESSO D’ANTICO REGIME:

Violando l’immunità ecclesiastica, Gilles de Rais cadde direttamente sotto l’autorità di giudizio della Chiesa. Il vescovo di Nantes, Jean de Malestroit, ebbe così facoltà di convocare Gilles in giudizio e dare avvio alla procedura che costituì per il signore di Rais l’inizio della fine. L’arresto di Gilles fu comunque demandato all’autorità laica. Fu il capitano Jean Labbé ad eseguire materialmente l’atto della cattura che si svolse senza incidenti nella fortezza di Machecoul. Gilles in quel momento era ancora convinto della reversibilità della sua situazione e non oppose resistenza. Insieme a lui furono arrestati i valletti Henriet e Poitou, Blanchet e Prelati. Evidentemente Gilles non si domandò perché, se l’accusa riguardava solo la violazione dell’immunità ecclesiastica, fossero condotti insieme a lui anche gli uomini della sua corte. Portato a Nantes, la sera del 15 settembre 1440, Gilles, in virtù del suo status nobiliare fu “ospitato” nella sala alta della Tour Neuve. La mattina del 19 settembre ebbe luogo la prima udienza. La dinamica con cui si aprì il processo risponde pienamente al canone giudiziario d’antico regime. Il primo passo della corte fu tentare di risolvere lo spinoso problema della legittimità di quel tribunale a procedere contro un signore di così alto lignaggio, cosa non facile e in una certa misura anche rischiosa. Le istanze giudicanti in antico regime, erano ancora molto frammentate e in potenziale conflitto tra loro, in un’epoca come il tardo medioevo in cui il processo di centralizzazione dei poteri era solo allo stadio embrionale. I processi in ancien r é gime, infatti, ricalcano la dinamica del duello, della tenzone. Quasi come un retaggio dell’antica ordalia vi era uno scontro tra l’istanza giudicante e quelle giudicata che avrebbe visto emergere la verità di colui che fosse riuscito a resistere nella propria versione dei fatti. Nonostante la disparità di forze tra le due parti, potendo l’accusa disporre di strumenti di tortura ( i quali non vanno giudicati in senso morale, bensì come strumento all’epoca accettato in quanto produttore di verità), l’esito non era sempre scontato e nel caso che l’accusa non riuscisse a produrre quella verità da cui si partiva, questa poteva anche uscirne sconfitta. Gilles era ancora un grande signore, un barone, sovrano nei suoi domini personali e in essi anch’egli istanza giudicante. In più egli poteva rivelare quali interessi economici intercorrevano tra lui e i suoi giudici, col rischio di mettere questi in una pubblica situazione di conflitto di interessi. Per tali motivi la fase iniziale del processo si svolse nel modo più evidente come una tenzone il cui esito non era affatto certo. Furono momenti paradossali per la corte, che doveva elaborare una linea d’accusa contro un uomo, sì compromesso, ma con ancora dei privilegi e un’autorità morale derivante dal suo status sia di eroe nazionale che di grande signore, in grado di far vacillare i suoi “sfidanti”. Lo stratagemma con cui Malestroit aprì la prima udienza nel tentativo di aggirare l’ostacolo rappresentato dall’ottenere il riconoscimento di Gilles della sua autorità, rispecchia un altro elemento tipico del processo d’antico regime: non rivelare subito tutti i capi d’accusa. La sola imputazione che venne rivolta a Gilles quel giorno fu di eresia dottrinale. Accusa di modesta importanza; Gilles accettò la potestà dei suoi giudici a procedere nei suoi confronti, per poi ricusarli fermamente una volta compreso il tranello. Egli oppose nei giorni seguenti uno sprezzo e una tale scostante alterigia nei confronti della corte da rasentare l’insolenza. Ma ormai era troppo tardi. Parallelamente al procedimento ecclesiastico era stato avviato quello civile, presieduto da Pierre de L’Hôpital, presidente della corte secolare di Nantes e giudice universale di Bretagna, il quale avrebbe operato insieme e a sostegno del tribunale ecclesiastico. Intanto le indagini riguardo alle carneficine di Gilles continuavano, e i sospetti venivano confermati ripetutamente dalle famiglie interrogate. Erano fatte pervenire anche le confessioni dei valletti, che sentendosi messi al muro non risparmiarono i dettagli, al punto che Gilles si convinse che per farli parlare fosse stata loro concessa l’assoluzione. A Gilles fu inoltre comminata la scomunica, fattore che evidentemente esercitò un ruolo primario nell’assedio che le forze in gioco avevano posto alla sua capacità di resistenza. Fu il momento della svolta. Lo studioso francese Michel Foucault, nella sua opera Sorvegliare e punire, spiega come il processo di antico regime rispondesse a una logica di tipo teatrale come spettacolo di produzione della verità, all’interno del quale l’accusato era l’attore principale. Questo aveva in carico di produrre la verità del suo crimine, essere il segno carnale della sua stessa colpa e dispiegare questa agli occhi delle folle, diventando exemplum e manifestazione fisica del male e della propria redenzione tramite la pena subita. In questo senso, Gilles de Rais fu uno dei più grandi attori che la storia giudiziaria d’antico regime ricordi. Egli non solo diventò attore del suo processo, ma fu attore appassionato e patetico, acceso penitente e soprattutto narratore nel dettaglio della sua mattanza. Rivelò tutto, pianse, si disperò, raccomandò le famiglie riguardo all’educazione da dare ai figli, non trascurò nessun dettaglio riguardante anche indirettamente la sua follia. Il processo nel suo svolgimento aveva richiamato una folla immensa, affascinata, questa, da una simile drammatizzazione, con protagonista l’ultimo uomo che si sarebbe attesa di trovare in tale situazione. Durante l’ultima udienza, il 25 ottobre 1440, Gilles fece l’ultima e definitiva confessione, con annesse raccomandazioni alle famiglie. La Chiesa demandava al tribunale laico l’emanazione della condanna. Prima di consegnare l’imputato alla corte secolare, però, il tribunale ecclesiastico concedeva a Gilles la reincorporazione all’interno della Chiesa e la revoca della scomunica. Gli fu inoltra accordato il perdono ‹‹ per l’amore di Dio ››. La condanna emessa fu: morte per impiccagione e poi rogo. Gilles ottenne che fosse eseguita per lui da parte delle famiglie delle vittime una processione e che la sua esecuzione fosse attuata prima di quella dei valletti Henriet e Poitou anch’essi condannati a morte. Il processo, costituì per Gilles la possibilità di fissare il canone e la fortuna della sua vita, rivelando anche a noi la sua verità, riconducendoci in quell’epoca fatta di stupori e spaventi e rendendoci ancora testimoni stupefatti di tali mirabili eventi.

2.2 LA LEGGENDA:

Forse inserendosi all’interno di una lunga tradizione di pentimenti edificanti la vicenda di Gilles de Rais risponde a molteplici potenziali piani di lettura, piatto succulento per la letteratura e per la storia, come per la psicologia e l’antropologia. Sul finire del XIX secolo un religioso francese, l'abate Eugène Bossard, si recò a Nantes per prendere conoscenza dei documenti e perlustrare i luoghi storici in cui era vissuto Gilles de Rais. Intenzionato a scriverne una biografia, l'abate visitò meticolosamente le terre che furono un tempo il dominio del sire di Rais. Si andava dal sud della Bretagna, a cavallo dell'estuario della Loira a Nantes, al Poitou e all'Anjou. In questi vasti domini, dove restano tuttora le rovine dei castelli di Tiffauges, Champtocé, Pouzauges, Machecoul, l'abate fece una scoperta: nella fantasia popolare il ricordo di Gilles de Rais si era confuso e poi sovrapposto con quello del Barbablù di Perrault. La storia del conte sadico uxoricida é molto antica e faceva parte della tradizione orale ben prima che Perrault, due secoli dopo i misfatti di Gilles de Rais, scrivesse la sua nota fiaba. Gilles de Rais si sposò una sola volta, e il suo matrimonio fu un avvenimento del tutto marginale nella sua vita. La sua furia sadica fu di tipo soprattutto omosessuale e pedofilico, mentre il personaggio della fiaba rivolge alle mogli i suoi istinti omicidi (uccidendone sette, numero biblico che indica una gran quantità). Ma, come ci dice l'abate Bossard ‹‹...non v’è madre o balia che nei propri racconti si sbagli a proposito dei luoghi in cui viveva Barbablù: le rovine dei castelli di Tiffauges, Champtocé, La Verrière, Pornic (..) che furono di Gilles de Rais (...).

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Details

Title
Gilles de Rais
Subtitle
Una vicenda storiografic
Course
Storia Moderna.
Author
Year
2011
Pages
14
Catalog Number
V182403
ISBN (eBook)
9783656067818
ISBN (Book)
9783656067894
File size
480 KB
Language
Italian
Tags
gilles, rais
Quote paper
David Salomoni (Author), 2011, Gilles de Rais, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/182403

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