Jean-Paul Sartre: ebraismo e antisemitismo in letteratura e filosofia


Seminar Paper, 2008
28 Pages, Grade: Sehr gut

Excerpt

Table of contents

1 Introduzione

2 Jean-Paul Sartre scrittore impegnato

3 L’antisemitismo come passione e inautenticità

4 L’ebraismo in situazione

5 L’antisemitismo: un problema letterario reale

6 Sartre, Kafka, Svevo: situazione e letteratura

7 Sartre e una possibile soluzione all’antisemitismo

8 Conclusione

9 Bibliografia

1 INTRODUZIONE

Con il presente lavoro si intende contribuire al corso di Sociologia della Letteratura, svoltosi presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento, con un’analisi della figura dell’ebreo in letteratura e filosofia. I testi sui quali ci baseremo sono: L’antisemitismo. Riflessioni sulla questione ebraica1 di Jean- Paul Sartre, Qualcosa di più intimo. Aspetti della scrittura ebraica del Novecento italiano: da Svevo a Bassani2 di Luca De Angelis e il saggio La reticenza di Aron. Letteratura e antisemitismo in Italo Svevo, tratto da L’ebraismo nella letteratura italiana del Novecento3 di Amsallem, Cavaglion, De Angelis, Fölkel, Lopez, Geiger, Puppa e Valabrega.

Il primo capitolo del presente lavoro è dedicato all’analisi delle ragioni che hanno indotto Sartre a riflettere sulla questione ebraica, mentre nel corso del secondo capitolo si passerà ad illustrare i punti più significativi dell’opera sartriana in oggetto. Il filosofo francese, analizzando il fenomeno dell’antisemitismo e servendosi dei concetti propri all’esistenzialismo, è in grado di offrire un’accurata definizione dell’antisemita e della sua situazione. Seguiranno alcuni brevi accenni alle opere letterarie sartriane in cui il filosofo tratta la questione ebraica. La parte principale della tesina si occuperà di operare una definizione letteraria e filosofica della situazione dell’ebreo. Gettando uno sguardo più “intimo” su una realtà (l’esistenza dell’ebreo) sconosciuta ai più, gli scritti di Luca de Angelis e di Jean-Paul Sartre portano alla luce il legame letterario e filosofico tra Sartre, Kafka e Svevo. Nella parte conclusiva seguirà un’analisi del concetto di ebraicità nonché l’esposizione di una possibile soluzione all’antisemitismo.

2 JEAN-PAUL SARTRE SCRITTORE IMPEGNATO

Ne La mia autobiografia in un film. Una confessione,4 Jean-Paul Sartre (1905- 1980) parla della propria infanzia. La madre Anne-Marie Schweitzer (1882-1969), figlia di Charles Schweitzer (1844-1935) e Louise Guillemin, perse il marito Jean- Baptiste Sartre (1874-1906) nel 1906. Nel 1916 Anne-Marie si risposò con l’ingegnere navale Joseph Mancy e Sartre, rimasto dai nonni materni, si riunirà alla madre solamente nel 1917.5 Sartre trascorse il periodo della Prima Guerra Mondiale a La Rochelle,6 dove si ritrovò gettato in una realtà completamente nuova: quella di una piccola città di provincia durante il primo conflitto mondiale. Durante gli anni trascorsi dai nonni Sartre non venne mai a contatto con la guerra, né in modo diretto (tramite immagini o notizie), né in modo indiretto (ossia subendo la violenza e la paura che un tale conflitto faceva nascere tra la popolazione civile). Il filosofo francese riprese il discorso sulla guerra solo molti anni dopo, quando nel 1938 incontrò Paul Nizan.7 Nizan era convinto che Parigi si trovasse nello stesso stato del 1914 e che la guerra fosse imminente. Sartre non gli volle dare retta, in quanto nel periodo che precedette il secondo conflitto mondiale per lui e per Simone de Beauvoir8 erano i libri e gli spettacoli teatrali a contare più degli avvenimenti politici e sociali. Tutto ciò che si trovava all’ordine del giorno nella politica francese non li toccava e non li scandalizzava minimamente: le loro discussioni vertevano prevalentemente su argomenti filosofici.9 Nel 1939 Sartre fu richiamato alle armi e inviato nelle vicinanze di Nancy,10 località abbastanza lontana dal fronte nemico. Il presentimento di una vita noiosa da piccolo impiegato, con sufficiente tempo libero da investire nel suo lavoro di scrittore, divenne realtà. Jean-Paul Sartre era certo che, anche se il conflitto mondiale fosse esploso, non sarebbe venuto a mancare né un prima né un dopo: la vita sarebbe continuata. Fu durante queste interminabili attese, dovute allo stazionamento in luoghi dispersi e all’assenza di compiti precisi per lui e per i suoi compagni, che Sartre si dovette rendere conto - forse per la prima volta - del suo essere sociale e dell’esistenza di reciproci legami tra sé e gli altri.11 Il filosofo francese notò che, oltre al cambiamento di stile di vita dovuto alla rigida vita militare, trovava assai strano l’essere obbligato a vivere sempre ed esclusivamente in compagnia di uomini che trovava incredibilmente ottusi.12 Sartre, infatti, preferì sempre la compagnia femminile a quella maschile.13 Nel 1939 per Sartre la guerra era ancora una guerra fantasma: trascorreva i giorni guardando in retrospettiva, come se stesse scrivendo un romanzo storico.14 Non trovandosi coinvolto in prima persona nei combattimenti, il filosofo francese assunse il ruolo di spettatore e di cronista, rifiutando quello di soldato e protagonista. Durante il suddetto periodo Sartre scrisse in continuazione: lettere, romanzi, trattati, taccuini, la sua operosità superò persino quella dei periodi di pace.15

Nel 1940, dopo la disfatta francese, Sartre fu fatto prigioniero e trasferito prima in Francia e poi in Germania;16 fu solo a questo punto che la sua produzione letteraria subì un lieve rallentamento. Fino ad allora Sartre aveva trascorso la guerra da «benedettino» (come lui stesso definì questa condizione di ritiro dalla quotidianità della vita), chiuso nella sua cella con la sola e per lui più importante libertà: quella di scrivere.17 Fu durante la prigionia nel campo tedesco di Trier18 che egli per la prima volta, iniziò a condividere con gli altri l’esperienza della guerra. Trovò comunque il tempo per leggere numerose opere letterarie e filosofiche,19 che Simone de Beauvoir - sfidando gli imprevisti e le difficoltà ai quali erano soggetti i servizi postali in tempo di guerra - riuscì a spedirgli. Dopo nove mesi, all’inizio del 1941, Sartre falsificò il libretto militare e riuscì a fuggire da Trier.20 Rientrato a Parigi avrebbe potuto riprendere esattamente la vita di prima dello scoppio della guerra, ma la sua nuova morale (quella della ragione e della politica, formatasi a stretto contatto con i compagni di cammino - amici, soldati e prigionieri) lo spinse ad agire. Fu per questa ragione che nel marzo del 1941, dopo il rientro in una Parigi occupata dalle truppe tedesche, Sartre fondò il gruppo di resistenza Socialismo e libertà,21 che si sciolse alla fine dello stesso anno. Indipendentemente dalla modestia dell’attività di resistenza, senz’ombra di dubbio essa comportò dei rischi, in quanto condotta da un gruppetto di giovani arditi, ingenui e irresponsabili.22 In coincidenza con lo scioglimento di Socialismo e Libertà, la resistenza interna francese si divise in Gaullisti e comunisti. Dovendo scegliere di schierarsi con una delle due parti, Sartre, che non fu mai seguace di De Gaulle,23 si sentì più vicino, o meno lontano, dai comunisti. Fu così che nel 1942 si instaurarono i primi rapporti che portarono Sartre a collaborare alla rivista Les Lettres françaises24 e a partecipare al comitato nazionale degli scrittori comunisti.25 Durante il secondo periodo della guerra il filosofo si limitò a portare avanti le proprie attività,26 arrivando ad autodefinirsi “uno scrittore che resisteva, non un resistente che scriveva”.27

3 L’ANTISEMITISMO COME PASSIONE E INAUTENTICITÁ

Nel novembre del 1946 Jean-Paul Sartre pubblicò L’antisemitismo. Riflessioni sulla questione ebraica. Come sopra accennato, tra il 1945 e il 1949 Sartre scrisse numerose opere filosofiche e letterarie. Nell’introduzione a L’antisemitismo, Filippo Gentilini nota che tale periodo fu:

“Uno dei periodi più felici, oltre che fecondi, dell’intera produzione sartriana. Filosofia, teatro, critica letteraria, articoli di giornali, sceneggiature per film, il catalogo delle opere di questo periodo abbraccia un campo sconfinato di indagine.”28

Per una migliore comprensione della suddetta opera, Gentilini consiglia di tenere presente quanto segue:

“La multiformità degli interessi, in Sartre, non si manifesta infatti solo esteriormente, ovvero nel fatto che egli scrisse dei più svariati argomenti, ma essa agisce anche all’interno di ciascun testo, che diviene così il punto in cui confluiscono diversi correnti di pensiero.”29

In questo specifico caso, Sartre, instancabile critico della borghesia, si dedicò anima e corpo ad una problematica ai suoi occhi correlata: la questione ebraica nel dopoguerra francese.30 Jean-Paul Sartre ha sempre ritenuto l’antisemitismo un fenomeno assai vasto. Conscio del fatto che la questione dell’antisemitismo non può esaurirsi nell’analisi che egli gli dedica, il filosofo francese decide di circoscrivere il campo d’indagine al problema dell’antisemitismo francese, e più precisamente alla sua forma più recente.31 In questo modo Sartre assume il ruolo seguente: “Dolorosa autocoscienza di una nazione la cui storia è stata segnata da una triste tradizione di antisemitismo latente o manifesto.”32 Queste parole trovano riscontro nella frase di Ludwig Wittgenstein (1889-1951) che Luca De Angelis cita in Qualcosa di più intimo: “La storia degli ebrei - avvertiva intanto Wittgenstein - non riceve nella storia dei popoli europei la trattazione dettagliata che meriterebbe la sua reale incidenza sugli avvenimenti europei.”33 E la ragione è la seguente: “Perché la storia degli ebrei è recepita come una sorta di malattia e di anomalia […] e nessuno pone volentieri sullo stesso piano una malattia e la vita normale.”34

In riferimento al concetto di antisemitismo sartriano è fondamentale tenere presente che il filosofo francese rifiuta categoricamente di definire “teoria” o “opinione” un atteggiamento - in questo caso l’antisemitismo - che prende di mira determinate persone sopprimendone i diritti. Per Sartre l’antisemitismo non è un pensiero ma una passione.35 L’antisemita infatti, scegliendo di vivere in modo passionale, predilige una vita passionale ad una vita ragionevole:36

“L’uomo sensato cerca penosamente, egli sa che i suoi ragionamenti sono soltanto probabili, che altre considerazioni subentrano a metterli in dubbio; non sa mai molto bene dove va; q “aperto”, può passare per esitante. Ma ci sono invece alcuni che sono attratti dalla stabilità della pietra. [«] Si tratta di una originaria paura di se stessi e di una paura della verità. E ciò che li spaventa non è il contenuto della verità, che essi nemmeno sospettano, ma la forma stessa del vero, questo oggetto di approssimazione indefinita [«] Non ne vogliono sapere di opinioni acquisite, le desiderano innate; poiché hanno paura del ragionamento [«] Non resta che la passione [«] Può dare una certezza folgorante, solo essa può tenere il ragionamento al margine, solo essa può rimanere impermeabile all’esperienza e sussistere per tutta una vita.”37

Jean-Paul Sartre, affrontando l’antisemitismo su di un piano filosofico, giunge alla seguente conclusione:

“L’antisemitismo non q un’opinione tra le altre [«] Esso è piuttosto, una passione, un’idea preconcetta che guida la nostra interpretazione della realtà circostante, al fine di trovare delle giustificazioni al proprio operato. [«] L’antisemitismo cessa di essere, come lo intendono i più, un comportamento circoscritto adottato in particolari circostanze (la presenza di un ebreo), per divenire un modo di essere globale, che anima tacitamente tutti gli atti e i pensieri dell’individuo, indipendentemente dalle circostanze in cui egli si trova.”38

Il filosofo francese pone il concetto di antisemitismo sullo stesso piano di uno dei suoi concetti filosofici più interessanti: quello di inautenticità. Nella filosofia esistenzialista sartriana l’inautenticità è data nel momento in cui l’uomo, rapportandosi al proprio essere, lo rifiuta sino a fuggirlo. Per Sartre ogni individuo è assoluta libertà. Ne “L’esistenzialismo è un umanismo” di Sartre: Il testo e il dibattito,39 Mario Quaranta offre un’interessante sintesi della definizione sartriana di libertà:

“La libertà non può essere definita per Sartre in modo univoco, perché «non ha essenza»: è semplicemente la condizione di tutti gli atti umani. «Sono condannato a vivere sempre al di là della mia essenza, al di là dei moventi del mio atto; sono condannato ad essere libero». Nell’uomo c’q dunque una permanente, la tensione ad andare oltre se stesso e oltre la situazione in cui si trova. [«] L’uomo non q pertanto predeterminato né dalla sua natura (determinismo), né dal suo inconscio (psicoanalisi), né dalla società e dalla struttura economica (economicismo). L’uomo si fa progettandosi, ossia costruendo via via la sua esistenza. Ma proprio perché la libertà è assoluta, proprio perché è un fascio infinito e indeterminato di possibilità lasciato alla responsabilità dell’uomo, genera angoscia e si mostra priva di fondamento: non esiste alcuna garanzia metafisica per l’azione umana, e la responsabilità rimane integralmente affidata all’uomo. Libertà non significa dunque gratuità dell’azione, perché q possibile individuare una logica nel comportamento di un individuo, sia pure una logica del possibile e non del necessario, ossia una logica a posteriori e non a priori.”40

Sartre nega ogni teoria o filosofia secondo le quali l’uomo q costituito da un insieme di caratteristiche immutabili. Per questa ragione, tutti gli esseri umani sono costretti a progettare la propria esistenza, scegliendo tra un’infinita varietà di possibilità. Spesso la responsabilità di queste scelte continue viene sentita come un peso e l’uomo, rifiutando di accettare completamente il proprio essere, tenta di sottrarvisi.

Sartre identifica il modello comportamentale dell’essere inautentico con la figura dell’antisemita. Il mondo degli antisemiti, infatti, è costituito da assolute certezze che non lasciano spazio al dubbio.

[...]


1 Jean-Paul Sartre: L’antisemitismo. Riflessioni sulla questione ebraica. Cles: Mondadori, 1990.

2 Luca De Angelis: Qualcosa di più intimo. Aspetti della scrittura ebraica del Novecento italiano: da Svevo a Bassani. Firenze: La Giuntina, 2006.

3 Amsallem, Cavaglion, De Angelis, Fölkel, Lopez, Neiger, Puppa. Valbrega: L’ebraismo nella letteratura italiana del Novecento. Firenze: Palumbo, 1995.

4 Sartre, La mia autobiografia in un film. Una confessione. Milano: Christian Marinotti, 2004. Il testo q tratto da un’intervista rilasciata da Sartre a Michel Contat, filosofo e giornalista francese nato nel 1938 a Berna (Svizzera).

5 Id., La mia autobiografia in un film cit., p. 27.

6 La Rochelle, piccola città portuale francese situata a 480 km da Parigi sull’Oceano Atlantico.

7 Paul Nizan (1905 - 1940), giornalista, critico e romanziere, amico di Sartre fin dagli studi di filosofia all’École Normale Supérieure.

8 Simone Lucie-Ernestine-Marie-Bertrand de Beauvoir, scrittrice francese, filosofa e compagna di vita di Sartre.

9 Sartre: Lettere al Castoro e ad altre amiche. Milano: Garzanti, 1954, pp. 165-170.

10 Nancy, piccolo comune francese con ca. 100.000 abitanti nella regione della Lorena.

11 Sartre: Bariona o il figlio del tuono. Milano: Marinotti Edizioni, 2004, p. XIX.

12 Id.: Lettere al Castoro e ad altre amiche cit., pp. 262-263.

13 Bernard-Henri Lévy: Il secolo di Sartre. L’uomo, il pensiero, l’impegno. Milano: il Saggiatore, 2004,p. 21.

14 Sartre, Lettere al Castoro e ad altre amiche cit., pp. 232-233.

15 Ivi, pp. 265-267.

16 Id.: Bariona o il figlio del tuono cit., p. XV.

17 Id.: Lettere al Castoro e ad altre amiche cit., pp. 299-301.

18 Trier, città della Germania situata a 15 chilometri dal confine con il Lussemburgo.

19 Sartre: Bariona o il figlio del tuono cit., p. XVI.

20 Lévy: Il secolo di Sartre cit., p. 289.

21 Socialismo e libertà (tradotto dal francese Socialisme et Liberté) è un gruppo di resistenza intellettuale fondato da Sartre nel 1941; Simone De Beauvoir vi collaborò come una specie di cronista e il suo giovane allievo di un tempo, Jacques-Laurent Bost, diede il suo contributo come “spacciatore” di opuscoli.

22 Lévy: Il secolo di Sartre cit., p. 308.

23 Charles Andrè Joseph Marie de Gaulle (1890-1970), presidente della Quinta Repubblica Francese dal 1959 al 1969.

24 Les Lettres françaises è una pubblicazione clandestina del Comitato nazionale degli scrittori gestita da amici comunisti di Sartre.

25 Parte del testo da p. 4 a pag. 6 della presente tesina è tratto dalla Tesi di Laurea Triennale “Le figure della morte ne I cammini della libertà di Jean-Paul Sartre” dell’autrice.

26 Lévy: Il secolo di Sartre cit., p. 310.

27 Sartre: Lettere al Castoro e ad altre amiche cit., p. 732.

28 Sartre: L’antisemitismo cit., p.7.

29 Ibidem.

30 Ivi, pp. 8-9.

31 Ivi, p. 9.

32 Ibidem.

33 De Angelis: Qualcosa di più intimo cit., p. 131.

34 Ibidem.

35 Sartre: L’antisemitismo cit., pp. 22-23.

36 Ivi, p. 28.

37 Ivi, pp. 28-29.

38 Ivi, p. 12.

39 Quaranta, Mario: “L’esistenzialismo è un umanismo” di Sartre: il testo e il dibattito. Milano: Colonna, 1999.

40 Ivi, 106-107.

Excerpt out of 28 pages

Details

Title
Jean-Paul Sartre: ebraismo e antisemitismo in letteratura e filosofia
College
University of Trento  (Facoltà di Lettere e Filosofia)
Course
Sociologia della Letteratura
Grade
Sehr gut
Author
Year
2008
Pages
28
Catalog Number
V187275
ISBN (eBook)
9783656106944
ISBN (Book)
9783656106609
File size
648 KB
Language
Italian
Tags
jean-paul, sartre
Quote paper
Mag. phil. Esther Redolfi (Author), 2008, Jean-Paul Sartre: ebraismo e antisemitismo in letteratura e filosofia, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/187275

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