Il labile discrimine tra spazio urbano e spazio linguistico

La città come dimensione spaziale costitutiva della variazione,del contatto e dell'innovazione linguistica. Il ruolo del graffitismo, del muralismo e dello stickerismo.


Research Paper (undergraduate), 2012
12 Pages, Grade: none

Excerpt

1. Spazio urbano e linguistico

Lo spazio pubblico urbano è il luogo fisico delle nostre città caratterizzato da un uso sociale collettivo, nel quale chiunque ha il diritto di circolare o dia- logare e che, in quanto tale, si distingue dallo spazio privato riservato alla vita personale e intima. Lo spazio pubblico consiste di tutti gli spazi di pas- saggio e d'incontro d’uso collettivo, come strade, piazze, parchi, edifici pub- blici (Rotenberg & McDonogh 1993). Tra le molte nozioni esistenti di spazio, un’altra è quella, adoperata negli studi linguistici, di spazio semantico. Tale nozione si basa su una analogia con lo spazio geometrico. Come ciascun pun- to dello spazio è definito da un vettore di n numeri che rappresentano le sue coordinate rispetto a n assi cartesiani (le dimensioni dello spazio), così il contenuto semantico di una parola è rappresentato dalla sua posizione in uno spazio definito da un sistema di coordinate, determinato dai contesti linguistici in cui la parola può ricorrere (Sahlgren 2006). È utile, a questo punto, porci un quesito importante: qual è il rapporto tra spazio urbano e spazio linguistico?

1.1. L’Agorà e la città

Agorà è il termine con il quale nella Grecia antica viene indicata la piazza principale della polis. L'agorà rappresenta il centro della polis dal punto di vista economico, in quanto è sede del mercato, da quello religioso, poiché spazio in cui si trovavano i luoghi di culto, ed anche da quello politico, in quanto luogo della democrazia, sede delle assemblee di cittadini che discuto- no i problemi della comunità e decidono delle leggi. È pertanto al tempo stesso sia spazio linguistico, con le contrattazioni del mercato e le discussioni politiche, sia spazio urbano nel quale sorgono gli edifici pubblici, gli uffici, i teatri. Spazio urbano e spazio linguistico coincidono indubbiamente nell’agorà. Lo spazio pubblico urbano è, dunque, luogo fisico, virtuale e so- ciale nel quale chiunque ha il diritto di circolare e dialogare e la storia urbana diviene, pertanto, storia dei mutamenti dello spazio fisico pubblico e di quel- lo linguistico in esso e con esso esercitato. È possibile perciò asserire che la città, coi suoi spazi pubblici, è luogo di discorsi, costruita con la lingua e da essa tenuta insieme, perché non vi è città senza discorso, non vi è città che sia mero spazio fisico (Halliday 1978; Shohamy, Ben-Rafael & Barni 2010).

L’insieme dei discorsi che avvengono quotidianamente nello spazio urba- no presenta tutte le dimensioni della variazione linguistica. Attraverso lo spazio, come ad esempio nel caso delle diverse voci dei differenti quartieri della città, attraverso gli strati sociali, come nel caso delle chiacchiere tra professori universitari nel piazzale della facoltà e quelle dei venditori ambu- lanti del vicino mercato rionale, attraverso le situazioni comunicative, nei discorsi tra cari amici e in quelli tra uomini d’affari coinvolti in un pranzo di lavoro, e attraverso il tempo, come ad esempio nelle conversazioni sui vecchi modi del dire e del fare che vanno scomparendo. Se, dunque, per variazione linguistica si intende l’importante caratteristica della lingua di essere mute- vole e presentarsi sotto forme diverse nei comportamenti dei parlanti, la città è luogo per eccellenza della variazione. Ma è anche regno del contatto lingui- stico con la compresenza di più lingue all’interno della comunità cittadina osservata e ascoltata nel suo insieme. Si tratta di un contatto attuato spesso sia a livello collettivo, tutte le voci e scritte della città osservate in un insie- me, sia a livello del singolo cittadino che alterna più lingue.

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Figura 1. Verona 19 Novembre 2011, esempio di contatto linguistico nel “graffitismo amoroso” presso l’abitazione di Giulietta e Romeo (Autore della fotografia: Nicola Guerra).

Inoltre, ogni cambiamento di tipo fonetico, morfologico, lessicale e sintat- tico, che comporta l’innovazione linguistica, a partire da una determinata area linguistica si irradia in altre parti, in aree vicine, contrastando la situa- zione precedente e superandola all’interno della città ed oltre essa. È utile specificare anche come il caleidoscopio linguistico della città diventi spazio della varietà all’interno del quale coabitano l’italiano standard, neostandard, regionale (specie nelle città di grande dimensione) e popolare. La città è per- tanto indubbiamente il luogo privilegiato dell’osservazione e dello studio del- le dinamiche linguistiche (Halliday 1978; Donald 1992).

2. Cade l’opposizione diamesica parlato/scritto

Ogni lingua varia in rapporto alla diamesia, ossia a seconda del canale di comunicazione che viene scelto per trasmettere un dato messaggio: la lingua scritta, ad esempio, presenta caratteristiche diverse rispetto alla lingua che si parla avendo di fronte un interlocutore. Si è soliti affermare che scritto e par- lato sono due varietà distinte, le cui caratteristiche sono dovute alla diversa natura semiotica del mezzo di trasmissione, alle condizioni situazionali di trasmissione, all'architettura della lingua. Tanto che si parla di opposizione diamesica parlato/scritto. Ma la città è anche luogo in cui la lingua parlata e scritta convivono in un caleidoscopio di suoni, segni e colori. Ed è proprio sulla città come spazio linguistico che occorre avanzare una riflessione. La città unisce le voci dei parlanti alla scrittura pubblica di uso sociale, com- merciale, politico, privato: si mescolano annunci di case in vendita e in affit- to, con campagne di sensibilizzazione sanitaria e sociale, con insegne e slo- gan pubblicitari ed anche con messaggi di natura politica affidati alle affis- sioni legali e abusive o al graffitismo.

2.1. Il ruolo del graffitismo

Questa commistione tra oralità e scrittura che caratterizza lo spazio urba- no è evidente in una particolare forma di comunicazione che si esercita in esso: il graffitismo. Come ho avuto modo di prendere in esame in un mio precedente studio sul graffitismo Nordirlandese (Guerra 2011), tale forma di scrittura interviene direttamente sul tessuto urbano con elementi semiotici e semantici che modificano sia il paesaggio urbano sia quello linguistico. Il graffitismo modula il suo registro linguistico a seconda dei propri obiettivi, ad esempio il graffitismo degli ultras o quello dei gruppi del radicalismo poli- tico, dell’occasione in cui trova realizzazione, ad esempio durante una mani- festazione politica o un concerto, o della superficie sulla quale è realizzato. In ogni caso questa forma di scrittura deve molto all’oralità e talvolta assume la natura del grido scritto, divenendo ciò che potremmo definire una forma di scrittura-orale. Proprio per questa sua natura di scrittura-orale, ossia di scrittura che presenta svariate caratteristiche dell’oralità, è necessario guar- dare con grande attenzione al graffitismo. Registrare tutte le simultanee con- versazioni che avvengono quotidianamente nello spazio urbano sarebbe as- sai utile per lo studio della lingua parlata, ma è un compito di estrema diffi- coltà se non di chiara impossibilità, mentre documentare le opere di graffiti- smo è un impegno più agevole per lo studioso. Dunque i graffiti, col loro pre- gio di cristallizzare l’oralità nella scrittura murale, assumono anche indub- bia, ma sinora trascurata, importanza nello studio della lingua non solo scrit- ta ma anche parlata. Documentare e studiare i graffiti presenti nello spazio urbano diviene dunque mezzo per studiare non solo un linguaggio di per sé interessante, ma anche per avvicinarsi alle dimensioni e alle dinamiche della variazione linguistica che anima lo spazio cittadino in senso lato, nella scrit- tura e nell’oralità.

Il graffitismo può essere considerato il fenomeno nel quale maggiormente si incontrano e fondono lo spazio linguistico e quello urbano. Fatto che viene in alcuni casi rivendicato dal messaggio dei graffiti stessi, come ad esempio per i due rinvenuti a Roma nell’aprile 2012, il primo in Via Donna Olimpia nel quartiere di Monteverde e il secondo presso la stazione ferroviaria di Termini, che recitano: «Donna Olimpia non applaude» e «muri puliti - po- poli muti». Nel primo il graffito vuole rappresentare il dissenso verso tutti e tutto, e quindi il mancato applauso, degli abitanti della Via Donna Olimpia, storica strada popolare romana.

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Title
Il labile discrimine tra spazio urbano e spazio linguistico
Subtitle
La città come dimensione spaziale costitutiva della variazione,del contatto e dell'innovazione linguistica. Il ruolo del graffitismo, del muralismo e dello stickerismo.
College
Turku University of Applied Sciences
Course
Italian Studies
Grade
none
Author
Year
2012
Pages
12
Catalog Number
V205017
ISBN (eBook)
9783656321897
ISBN (Book)
9783656322740
File size
4019 KB
Language
Italian
Tags
linguistics
Quote paper
Nicola Guerra (Author), 2012, Il labile discrimine tra spazio urbano e spazio linguistico, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/205017

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