Il tema del "doppio" nel romanzo di A. Skaldin "Stranstvija i priključenija Nikodima Staršego"


Essay, 2012
32 Pages, Grade: none

Excerpt

1. Doppio, letterarietà e autobiografismo

L’«inspiegabile divisione» (неизъяснимое разделение) psicofisica della

personalità sperimentata dal giovane barin Nikodim Michajlovič Ipat’ev, protagonista del romanzo filosofico di Aleksej Skaldin Stranstvija i priključenija Nikodima Staršego [Peregrinazioni e avventure di Nikodim il Vecchio][1], va certamente letta come un tributo dell’ultimo (in ordine cronologico) dei simbolisti russi ad un tema di antica memoria, caro alla mitologia e alla classicità – quello del “doppio” –, che, a partire da Pogorel’skij, passando per Puškin, Odoevskij, Gogol’ e

Dostoevskij, aveva imperversato nell’Ottocento russo[2] e, prima ancora, nell’ambiente letterario europeo barocco e romantico, confermandosi nel Novecento,

secolo del relativismo e della crisi dell’io, come il tratto distintivo della modernità[3].

Eppure lo sdoppiamento, a detta di Pasolini «la più grande delle invenzioni letterarie», se ricollega Skaldin alla grande tradizione culturale otto-novecentesca, è un Leitmotiv che l’autore desume non da fonti esterne ma dall’intimo della propria esperienza personale. La mia analisi della scissione identitaria del Nikodim skaldiniano si basa appunto sull’ipotesi di una totale o parziale identificazione dello scrittore con il suo personaggio, nella convinzione che solo un accurato esame del substratum autobiografico dell’opera ci possa restituire il significato e la funzione che in essa riveste il topos della destrutturazione e moltiplicazione dell’io[4].

Scrive Skaldin all’amico e mecenate Vjač. Ivanov in data 29 maggio 1912:

Caro Vjačeslav Ivanovič,

negli ultimi giorni la mia condizione è peggiorata: benché non sia sconfortato, non ho però

voglia di lavorare e nutro indifferenza nei confronti dei miei versi, che pertanto sono come diventati peggiori [...]. [...].

Che cosa mi tormenta ? Non solo quello che c’è stato fra noi, e forse questo non mi tormenta

affatto (si fa solo sentire il distacco), ma una coscienza molto acuta e dolorosa di una qualche divisibilità di me stesso fra alcune persone e il timore che la divisione non cessi al momento attuale. Sono frantumato in tre parti: sarò frantumato in cinque, poi in dieci e alla fine non mi basteranno le forze. Il sentimento di essere dato in pasto. [...].

Per questo vado in giro come un pazzo e penso di essere forse impazzito davvero. Ci sono

due generi di folli: i primi, ben conoscendo la propria follia, la nascondono e dominano la loro scorza; i secondi, che conoscono non meno bene la propria follia, non riescono a dominarsi e si tradiscono del tutto di fronte a quanti li circondano. Io appartengo, s’intende, alla prima tipologia. Del resto,

ripeto, non sono sconfortato, e Dio mi restituirà la ragione[5].

L’apatia, la mancanza di volontà, la «riluttanza» (нежелание) e

«indifferenza» (безразличие) nei confronti del proprio lavoro e delle proprie attività; il senso di «tormento» (томление) derivato dalla percezione della «divisione» (разделение) e del «frazionamento» (раздробление) dell’io; la «follia» (безумиe) – manifesta o celata –; la mania di persecuzione e il vittimismo (il timore di «essere dato in pasto», ovvero отданность на растерзание): tali elementi, individuabili in questa lettera di Skaldin a Ivanov, e che confluiranno poi nella trattazione romanzesca skaldiniana del motivo del doppio, dimostrano come, prima che una materia letteraria, la questione della duplicazione del soggetto costituisca per Skaldin un argomento “privato”, strettamente legato alla storia personale dell’autore. In particolare, sono due le vicende biografiche di cui tener conto per ripercorrere la genesi del doppio skaldiniano: la prima riguarda il rapporto tra

Skaldin e Ivanov, mentre la seconda concerne le travagliate nozze di Skaldin.

Con Ivanov, conosciuto nel 1908-1909[6], Skaldin avvia un sodalizio

professionale ma soprattutto umano, curando in sua vece la pubblicazione di Nežnaja tajna [Tenero segreto] (1912)[7] e riuscendo parallelamente, grazie a Ivanov, a stampare la propria raccolta poetica Stichotvorenija [Poesie] (1912)[8]. La vicinanza al maître à penser del simbolismo russo, l’affetto e la stima per Ivanov degenerano tuttavia nell’immedesimazione inconscia con la sua vita privata, nel desiderio recondito di appropriazione dei suoi affetti più profondi. È così che Skaldin coltiva un amore platonico per la figliastra e seconda moglie di Ivanov, Vera Konstantinovna Švarsalon (1890-1920)[9], a cui dedica la poesia «Kak dolgo bolel ja…» [Quanto a lungo sono stato malato…] (1912). Allorché, nella primavera del 1912, la coppia, in attesa di un figlio, parte per la Svizzera, Skaldin sembra precipitare nel baratro della follia, si sente smembrato, scisso, diviso in più parti, come abbiamo visto nel passo sopraccitato. La “disavventura” dell’alienazione

mentale e della dispersione dell’io è destinata purtroppo a ripetersi.

Sempre in quell’anno, infatti, Skaldin si innamora di Elizaveta

Konstantinovna Bauman (1884-1933), traduttrice dalle radici tedesco-russe amica della moglie di Blok, Ljubov’ Dmitrievna. Peccato, però, che la donna sia già sposata e che suo marito sia un amico e collega di Skaldin, il poeta e traduttore tedesco Reinhold von Walter (1882-1965). Il triangolo amoroso che coinvolge i tre causa il deterioramento dei rapporti fra Walter e Skaldin, fino alla completa rottura[10]. Si innesca perfino in Skaldin – lo testimoniano le lettere a Ivanov[11] – un meccanismo patologico di “rimozione” dell’amico-nemico, tramutato in una sorta di “tabù lessicale”. La confusione della Bauman, oppressa dal proprio passato e quasi incapace di pensare al futuro[12], non è certo d’aiuto e non impedisce allo scrittore di ritrovarsi, in questo nuovo ménage à trois, in un contesto di dissociazione da sé e di disturbi di personalità analogo – se non più grave – al triangolo amoroso Skaldin - Švarsalon - Ivanov. Per tre anni, fino al tanto sospirato matrimonio con la donna amata, che verrà celebrato nel gennaio 1915[13], Skaldin è dilaniato dai rimorsi e ferito dalle accuse di chi gli attribuisce delle colpe non sue, vedendo in lui un “doppio” millantatore e cattivo e negandogli la sua vera, più umile identità.

Volevo davvero aiutarla [Elizaveta Konstantinovna] e, lo dico adesso, se avessi visto di

averla aiutata e di averla aiutata così come lei voleva, mi rallegrerei maggiormente. Macché, non maggiormente, ma semplicemente mi rallegrerei, perché ora non mi rallegro. Molti mi ritengono presuntuoso e vanaglorioso, ma io sono sempre stato e sempre ho voluto essere solo il servo di tutti, e quando mi sono ritrovato mezzo vincitore, mi sono sempre vergognato di questa mezza felicità, come se ad essa non avessi diritto. Non si farà sentire il sangue del contadino schiavo? E devo fare io il

paladino?[14]

Il saggio di Otto Rank Der Doppelgänger (1914) sottolinea il legame tra le

patologie degli autori e l’elaborazione del concetto di doppio:

Balza agli occhi innanzi tutto che questi autori – come altri a essi affini – avevano

personalità decisamente patologiche, che superavano sotto molteplici aspetti il grado di nevrosi generalmente riscontrabile negli artisti. Infatti non solo soffrivano di evidenti disturbi psichici o di malattie nervose e mentali, ma ebbero, anche nella vita quotidiana, un comportamento chiaramente eccentrico, eccedendo nel bere, nell’uso di oppiacei e nella vita sessuale, soprattutto nei suoi aspetti

anomali[15].

Ora, Skaldin non soffre di alcuna anomalia psichica documentata, ma i

turbolenti e drammatici fatti sentimentali in cui si trova implicato e che minacciano l’integrità del suo io, come avviene per tutte le esperienze traumatiche di una certa gravità, non vengono somatizzati. Solo la scrittura può esorcizzare i fantasmi della

mente, ed è per questo che la crisi identitaria diventa un argomento letterario,

trasferendosi dal vissuto autoriale alla creazione artistica[16].

Il concetto di двойничество o «sdoppiamento» è in effetti uno dei temi

centrali affrontati da Skaldin nel suo romanzo. Nella Russia prerivoluzionaria che di lì a poco verrà sconvolta e trasformata dagli eventi del 1917, il protagonista delle Stranstvija i priključenija, un proprietario terriero sui venticinque anni[17] alla disperata ricerca della madre (Evgenija Aleksandrovna), misteriosamente scomparsa, ha ben sei incontri con un enigmatico e ambiguo interlocutore

immaginario che si presenta come il suo двойник («doppio»)[18].

2. L’ipercoscienza di Nikodim e il dilemma edipico

Il primo incontro di Nikodim con il suo doppio si verifica in circostanze

particolari, in seguito alla conversazione con l’ex servo della gleba e cameriere Pavel Erofeič, al quale il barin all’inizio del capitolo XVI aveva confessato il proprio amore per la signora N. N. e dal quale aveva appreso delle misteriose visite tributate da Lobačëv, mercante e proprietario di una fabbrica di «mostri» o uomini artificiali (nonché, assieme all’inglese Uoker, rivale in amore di Nikodim), a suo padre undici anni addietro. L’“antieroe” skaldiniano è in preda all’incertezza e alla confusione, incline ad interpretare i silenzi del padre – che gli ha celato i colloqui con Lobačëv – come un tradimento e ad avvertire su di sé tutto il peso della presunta

persecuzione operata ai suoi danni dalla coalizione Lobačëv - Uoker - signora N. N.

Le avvisaglie preliminari dello sdoppiamento schizofrenico di Nikodim[19]

sono date dal senso di de-localizzazione e ubiquità spaziale del protagonista, diviso tra un “sopra” (под потолком) e un “sotto” (в постели; внизу)[20]. Il tutto avviene nel luogo più usuale e prosaico, per così dire “antiprodigioso”, che si possa concepire – il proprio letto –[21], al momento del risveglio, intervallo temporale presocché istantaneo e inafferrabile prediletto dalla letteratura fantastica che ha come oggetto il problema della perdità d’identità da parte dell’“uomo integrale”, la disgregazione dell’io e la sua moltiplicazione in microentità psichiche differenziate[22].

[...]


[1] Concepito nel 1916 e realizzato nell’arco di soli quattro mesi, da gennaio a maggio, il romanzo skaldiniano – prima parte di un’ambiziosa trilogia dal titolo Povestvovanie o Zemle [Narrazione sulla Terra], perduta negli anni Venti dopo la spedizione all’estero – viene pubblicato con una modesta tiratura dalla casa editrice pietroburghese Felana nel novembre 1917, alla vigilia della Rivoluzione d’ottobre (cfr. CAR’KOVA 2004: 12; GIMPELEVIČ 2003: 34; KREJD 19902: I-II; SAVEL’EVA 1993; SKALDIN 2004: 485, 489).

[2] A. Pogorel’skij con Dvojnik, ili moi večera v Malorossii [Il sosia, ovvero le mie serate nella Piccola Russia] (1828) introduce nel panorama letterario russo il tema dello sdoppiamento della personalità che, grazie soprattutto alla forte influenza dei racconti di E. T. A. Hoffmann, produce, tra la metà degli anni Venti e Quaranta del XIX secolo, tutta una serie di romanzi e povest’ sul motivo del sosia, quali Pikovaja dama [La donna di picche] (1833) di A. Puškin, Uedinënnyj domik na Vasil’evskom ostrove [La solitaria casetta sull’isola di Vasilij] (1828), scritta da V. Titov su soggetto di A. Puškin, le Pëstrye skazki [Fiabe variopinte] (1833) di V. Odoevskij, il ciclo Peterburgskie povesti [I racconti di Pietroburgo] (1835-1842) di N. Gogol’ e Dvojnik [Il sosia] (1846) di F. Dostoevskij.

[3] Per la storia e l’evoluzione del motivo del doppio si vedano gli studi ricchi ed esaustivi di JOURDE - TORTONESE 1996 e FUSILLO 1998.

[4] Del resto, l’autore “si sdoppia” sempre nel momento in cui scrive, perché affida alla sua opera – in un contesto fictionale ludico – un’altra immagine di sé (v. BERTONI 1996: 188-197).

[5] Cit. SKALDIN 1998b: 164, lettera n. 18: «Дорогой Вячеслав Иванович! Мое состояние за последние дни как-то ухудшилось: хотя уныния нет, но зато есть нежелание работать и безразличие к своим стихам. Стихи от этого как будто стали хуже [...]. [...]. Что меня томит ? Не только то, что было между нами и, пожалуй, это вовсе не томит (разлука лишь дает себя знать), но очень острое и мучительное сознание какой-то своей разделенности между несколькими лицами и опасения, что разделение не прекратится на сегодняшнем. Раздроблен нa три части – буду раздроблен на пять, потом на десять и в конце не хватит сил. Чувство отданности на растерзание. [...]. От этого я хожу как помешанный и думаю, что, быть может, действительно сошел с ума. Бывают сумасшедшие двух родов: первые, хорошо зная о своем безумии, прячут его, справляются со своей оболочкой; вторые, не менее хорошо зная о безумии, справиться с собой не могут и выдают себя окружающим с головой. Я принадлежу, разумеется, к первому типу. Впрочем, повторяю, уныния нет, и Бог вернет мне разум» (corsivi miei). Le traduzioni sono mie, salvo diversa indicazione.

[6] Cfr. ACKERMANN 2001: 6-7 e nota 8 a p. 7.

[7] Cfr. WACHTEL 1992: 123.

[8] Cfr. CAR’KOVA 2004: 10.

[9] Cfr. Ivi: 12.

[10] Cfr. ACKERMANN 2001: 8.

[11] La corrispondenza fra Skaldin e Ivanov si può leggere in SKALDIN 1998b.

[12] «Dice che vorrebbe dimenticare 7 anni di vita coniugale, pensare e sentire che non sono mai esistiti. Allora potrebbe diventare mia moglie. Ma ora, non avendo la forza di dimenticare, non può esserlo. Dice di essere pronta a concedersi a me… ma non sa a che scopo… poiché, infatti, non sarà mai mia moglie» (cit. Ivi: 185, lettera 34 del 4 dicembre 1913: «Она говорит, что ей хотелось бы забыть 7 лет совместной жизни, думать и чувствовать, что их никогда не было. Тогда она могла бы стать моей женой. А теперь, не будучи в силах забыть, не может быть ею. Она говорит, что готова отдаться мне... но не знает, зачем это... так как ведь женой-то никогда не будет»).

[13] Cfr. ACKERMANN 2001, p. cit.

[14] Cit. SKALDIN 1998b, p. cit. (si tratta sempre della lettera 34 del 4 dicembre 1913): «Я именно хотел помочь и сейчас говорю – если бы видел, что помог и помог так, как хотелось ей – больше бы радовался. Да нет, что больше – просто радовался бы, потому, что сейчас не радуюсь. Меня гордецом и превозносящимся многие считают, но я просто всегда был и хотел быть только слугою всем, и когда оказался каким-то полупобедителем, то мне стыдно этого полусчастья, как будто я на него не имею права. Не кровь ли мужицкая рабья сказывается? И мне ли быть паладином?». Il «sangue del contadino schiavo» e il sangue del «paladino»: la compresenza, in Skaldin, di modeste origini contadine (era figlio di un carpentiere di villaggio; cfr. CAR’KOVA 2004: 6) e di un animo dall’aristocratico orgoglio farebbero pensare ad una predisposizione innata dell’autore all’esperienza della scissione schizofrenica.

[15] Cit. RANK 2001: 47.

[16] Che lo sdoppiamento sia, nella scrittura skaldiniana, un «tema psicologico» autobiografico, rispecchiante i triangoli amorosi Skaldin - Švarsalon - Ivanov e Skaldin - Bauman - Walter, è quanto sostenuto da KREJD 2004: 187. D’altronde, il ménage à trois e il doppio sono associati dalla teoria di René Girard sul «desiderio triangolare» o «mimetico», per cui l’“altro” non sarebbe che la proiezione dell’uguaglianza di due soggetti che desiderano lo stesso oggetto (v. GIRARD 1961 e 1972: cap. 6).

[17] È più o meno la stessa età che aveva Skaldin al tempo dei due triangoli amorosi, il che suggerisce, assieme ad altri piccoli indizi scoperti dalla critica, la natura autobiografica della figura di Nikodim.

[18] Sei è anche il numero delle serate invernali che il proprietario terriero narratore del Dvojnik di Pogorel’skij e alter ego dell’autore passa in compagnia del suo sosia.

[19] Per Kjell Johansson l’intero romanzo di Skaldin è «un emozionante e mistico studio a più strati» della «schizofrenia» di massa (cfr. SKALDIN 1994: 234-235). Mentre al bulgakoviano Ivan Bezdomnyj la schizofrenia viene diagnosticata “veramente” dal dottor Stravinskij, quella di Nikodim non ha caratteristiche clinicamente rilevanti, ma è di natura squisitamente psichica (cfr. ACKERMANN 2001: 231). Su questo, comunque, torneremo più avanti.

[20] Secondo Ivi: 86-87 le coppie contrapposte “sotto vs sopra”, “letto vs soffitto” corrispondono all’antitesi “desiderio vs punizione”, alla base dell’«innerpsychische Spaltung» di Nikodim.

[21] Il precedente è Goljadkin, che trova il sosia seduto sul suo letto (cfr. DOSTOEVSKIJ 20012: 51).

[22] Il topos del risveglio mattutino del personaggio da un sonno pesante, molto spesso popolato di incubi, con la successiva irruzione dell’assurdo e del grottesco nella vita di tutti i giorni, è un procedimento tipico della letteratura fantastica. Si pensi, ad esempio, all’ incipit della Verwandlung [Metamorfosi] (1915) di Kafka, che citiamo da KAFKA 20055: 47: «Quando Gregor Samsa si risvegliò [erwachte] una mattina da sogni tormentosi [aus unruhigen Träumen] si ritrovò nel suo letto trasformato in un insetto gigantesco». Anche l’inizio del Nos [Il naso] gogoliano (1835) – per citare solo una delle opere più significative a tal riguardo – è costruito con questo procedimento narrativo: «Il 25 marzo accadde a Pietroburgo un fatto stranissimo. Il barbiere Ivan Jakovlevič [...] si svegliò [проснулся] piuttosto presto e sentì un profumo di pane caldo» (cit. GOGOL’ 2004: 117). Peccato però che, tagliando il pane appena sfornato dalla consorte per prepararsi un panino, lo sfortunato Ivan Jakovlevič trovi al suo interno il naso di un cliente, l’assessore di collegio Kovalëv, che – chissà come – si era svegliato senza naso: «L’assessore di collegio Kovalëv si svegliò [проснулся] piuttosto presto e fece con le labbra: “brr...” – come faceva sempre quando si svegliava [...]. Kovalëv si stirò e ordinò che gli portassero un piccolo specchio che stava sul tavolo. Voleva dare un’occhiata a un foruncolo che gli era spuntato sul naso la sera prima; ma con sua grandissima meraviglia vide che al posto del naso aveva una superficie perfettamente liscia! Spaventato, Kovalëv ordinò di portargli dell’acqua e si sfregò gli occhi con l’asciugamano: davvero, non c’era naso!» (cit. Ivi: 125). I corsivi sono miei. Cfr. FUSILLO 1998: 280 sul rapporto fra i due incipit e quello del Dvojnik dostoevskiano.

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Details

Title
Il tema del "doppio" nel romanzo di A. Skaldin "Stranstvija i priključenija Nikodima Staršego"
College
University of Venice
Grade
none
Author
Year
2012
Pages
32
Catalog Number
V211800
ISBN (eBook)
9783656430407
ISBN (Book)
9783656433941
File size
758 KB
Language
Italian
Tags
skaldin, stranstvija, nikodima, staršego
Quote paper
Linda Torresin (Author), 2012, Il tema del "doppio" nel romanzo di A. Skaldin "Stranstvija i priključenija Nikodima Staršego", Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/211800

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