L'Italia e la Germania dopo la seconda guerra mondiale


Seminar Paper, 2001
40 Pages, Grade: 1,3

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Indice Pagina

1 Introduzione

2 Germania
2. 1 Gli alleati
2. 2 Denazificazione
2. 3 Rieducazione e democratizzazione
2. 4 Smantellamento e smembramento
2. 5 Il piano Marshall
2. 6 La riforma monetaria e il blocco di Berlino
2. 7 La creazione dei Länder
2. 8 La creazione della Repubblica Federale Tedesca e il primo governo
2. 9 La ripresa economica
2. 10 La creazione della Repubblica Democratica Tedesca

3 Italia
3. 1 La liberazione dell’Italia
3. 2 L’Italia del dopoguerra
3. 3 Il ruolo della Chiesa Cattolica
3. 4 L’epurazione
3. 5 Il referendum e l’elezione dell’Assemblea Costituente
3. 6 I governi di coalizione
3. 7 Il piano Marshall
3. 8 Il quarto governo De Gasperi
3. 9 La ripresa economica
3. 10 La Democrazia Cristiana e l’inizio del centrismo
3. 11 Tendenze separatiste

4 Verso la Legge Fondamentale Tedesca e la Costituzione Italiana
4. 1 Il lavoro del Parlamentarischer Rat
4. 1. 2 La Grundgesetz
4. 2 Il lavoro dell’Assemblea Costituente
4. 2. 1 La Costituzione Italiana
4. 3 Confronto tra la Legge Fondamentale tedesca e la Costituzione Italiana
4. 3. 1 Osservazioni generali
4. 3. 2 Origini dei testi costituzionali
4. 3. 3 I diritti fondamentali
4. 3. 4 Le regioni e i Länder
4. 3. 5 Le strutture dei nuovi parlamenti democratici bicamerali
4. 3. 6 Il Presidente della Repubblica
4. 3. 7 Il Governo
4. 3. 8 Corti Costituzionali

5 Considerazioni conclusive

6 Bibliografia

1 Introduzione

Questa tesina ha lo scopo di descrivere il percorso storico e politico che ha portato alla nascita delle moderne Germania e Italia. Il contesto storico è quello degli anni tra il 1943 e il 1950, dal termine della guerra da cui i due paesi sono usciti sconfitti, fino agli inizi della ripresa economica che ha interessato entrambe le nazioni. E’ stato esaminato il diverso modo in cui i due paesi hanno vissuto la “guerra fredda”. E per ciascun paese sono stati quindi analizzati i fattori storici che più li hanno caratterizzati e che più hanno influenzato le scelte politiche in quel periodo.

Nei primi due capitoli si è posto l’accento sulla storia e sul contesto politico, economico e sociale dei due paesi cercando di seguire gli eventi di quell’epoca in ordine cronologico. Nel capitolo successivo si seguono i passi e le scelte che hanno portato alla stesura della Legge Fondamentale tedesca e della Costituzione Italiana. Si descrivono e confrontano quindi i punti di maggiore novità e importanza dei due testi costituzionali.

2 Germania

Nel febbraio del 1945 gli alleati varcarono la frontiera occidentale della Germania, mentre da est penetrava l’armata sovietica. I due eserciti si incontrarono in un clima di grande euforia sull’Elba il 25 aprile 1945. Hitler si uccise il 1° maggio e il 7 il comando militare tedesco firmò a Reims la capitolazione senza condizioni. L’8 maggio fu annunciata la fine della guerra in Europa[1].

Durante la guerra erano morti circa cinque milioni di persone ed essa coinvolse soprattutto le popolazioni civili, sia con bombardamenti, sia con lo spostamento dei fronti, sia nei campi di concentramento, sia infine nelle lotte di resistenza. La Germania aveva subito delle ingenti perdite e tutte le grandi città alla fine del conflitto si presentavano come distese di rovine[2]. Vi erano circa sette milioni di senza tetto. Le distruzioni più gravi erano inoltre quelle invisibili: le ferite psicologiche di una popolazione per anni adulata dal regime nazionalsocialista in quanto destinata a dominare il mondo, che di colpo venne posta di fronte ad una dura sconfitta, oltreché allo spettacolo dei terribili crimini commessi
da tedeschi in nome del popolo tedesco. Secondo l’analisi di un politologo, “nel 1945 non si poteva parlare dei tedeschi come di “popolo tedesco”. Ciò che rimaneva erano le parti residue della disgregata popolazione dello stato tedesco”. Nel paese regnava un’atmosfera di pessimismo e di stanchezza. Una reazione diffusa fu quella di cercare di dimenticare il passato, abbandonando qualsiasi impegno e chiudendosi nel privato. Un egoismo dettato dalle impellenti necessità quotidiane: procurarsi l’indispensabile per vivere, un’abitazione, del combustibile. Le forniture alimentari erano molto scarse, la dieta quotidiana media della popolazione tedesca era in quel momento una delle più basse a livello europeo. Una delle conseguenze di questa difficile situazione alimentare fu inoltre l’allarmante diffusione di malattie quali tifo, tubercolosi e difterite. Il mercato nero divenne uno degli elementi fondamentali della vita quotidiana nella Germania del dopoguerra. La criminalità, denominata “delle macerie”, assunse un rilievo preoccupante soprattutto per quanto riguarda i giovani che, trovandosi spesso senza riferimenti a livello familiare, erano lasciati un po’ a se stessi. Il loro contatto con le truppe d’occupazione soprattutto statunitensi, portatrici di modelli di vita più liberi, era ritenuto dannoso. Un ulteriore fattore di grande instabilità nella società tedesca del dopoguerra fu rappresentato dai profughi[3]. Si verificarono infatti importanti mutamenti di frontiera fra Germania, Polonia e URSS. L’Unione Sovietica, che mantenne il possesso di Estonia, Lituania e Lettonia, ottenne anche dalla Polonia le regioni della Bielorussia, dell’Ucraina e una parte della Prussia orientale. La Polonia ebbe le regioni già tedesche della Pomerania, della Slesia e parte della Prussia orientale, giungendo così con la sua frontiera occidentale fino alla linea dei fiumi Oder e Neisse[4]. Arrivarono così in Germania circa 12-13 milioni di persone di cui la metà proveniva dalle ex province orientali cedute alla Polonia. Il problema dei profughi venne inizialmente sottovalutato dalle autorità d’occupazione, le quali ne attribuirono la gestione alle amministrazioni locali tedesche, che erano inadeguate ad affrontarlo. Uno dei problemi centrali era quello della distribuzione dei profughi sul territorio, c’erano un po’ dappertutto ridotte disponibilità abitative e alimentari. Molti profughi dovettero subire umiliazioni e furono visti spesso come “nemici”, che insidiavano le modeste risorse locali. A rendere ancora più complessa la situazione sociale nella Germania dell’immediato dopoguerra contribuirono anche svariati milioni di stranieri, che al momento della conclusione del conflitto si trovavano in territorio tedesco. Si trattava in gran parte di prigionieri, lavoratori di cui alcuni anche trasferiti in Germania con la forza, che erano stati impiegati nell’economia di guerra del Terzo Reich[5].

Sul piano internazionale, nel 1945 fu chiaro che erano rimaste soltanto due grandi potenze: gli USA e l’URSS. Gli anni del secondo dopoguerra segnarono la fine sempre più rapida delle speranze di cooperare fra sovietici e occidentali dopo la sconfitta del nazismo e del Giappone. L’Europa e l’Asia diventarono il campo dello scontro ideologico, politico e sociale fra i due “sistemi”. Si giunse alla cosiddetta “guerra fredda”. Il conflitto fra fascismo e antifascismo si sostituì rapidamente con quello fra Occidente e Oriente[6].

2. 1 Gli alleati

Nel giugno 1945 un comitato di controllo interalleato assunse il controllo del paese che venne diviso in quattro zone affidate alle amministrazioni militari americana, francese, inglese e russa[7]. Fu disposta inoltre la spartizione di Berlino, che pur trovandosi nel cuore del settore sovietico, fu divisa anch’essa in quattro zone[8]. Nei confronti della Germania, i governi alleati avevano elaborato programmi molto vaghi e contraddittori. Un punto fermo sembrava essere che il paese doveva essere gestito in modo unitario e senza frantumarlo[9]. La Germania era il paese dove le potenze occidentali e sovietiche si trovavano direttamente di fronte e ben presto i rapporti tra i due blocchi peggiorarono[10]. Il governo statunitense, già nella Carta atlantica, sottoscritta assieme a Churchill nell’agosto 1941, aveva enunciato il seguente principio: nel dopoguerra si sarebbero dovute salvaguardare a tutti i costi le libertà commerciali ed economiche, nonché l’accessibilità a tutte le materie prime disponibili. D’altro canto, giocava anche un ruolo notevole nella politica alleata il principio punitivo, fondato sulla profonda esecrazione per la tendenza autoritaria e antidemocratica, che si riteneva insita nel carattere dei tedeschi e nella loro storia[11].

Su di un punto gli alleati erano d’accordo: la Germania avrebbe dovuto essere messa in condizione di non intraprendere più una guerra offensiva e lo spirito del militarismo e del nazionalsocialismo avrebbe dovuto essere estirpato.

Negli incontri dei “tre grandi” a Potsdam nel luglio-agosto 1945 si decise che ciascuna grande potenza avrebbe tratto le proprie riparazioni dalla rispettiva zona d’occupazione, salvo un’aggiunta a favore dell’Unione Sovietica, perché durante la guerra aveva subito i danni materiali più gravi. Gli alleati avevano anche stabilito che le riparazioni fossero pagate in merci, e non in denaro, per evitare il rischio dell’inflazione, che si era verificata nel primo dopoguerra[12].

2. 2 Denazificazione

In base agli accordi fra le potenze la Germania avrebbe dovuto essere denazificata, demilitarizzata, democratizzata e sottoposta a un processo di distruzione delle grandi concentrazioni monopolistiche, che avevano costituito il sostegno della potenza nazista. Di fatto, l’unica importante manifestazione di collaborazione fra occidentali e sovietici fu la celebrazione del processo di Norimberga a carico dei criminali nazisti (14 novembre 1945 – 1° ottobre 1946)[13]. Impostato secondo una procedura giuridicamente molto rigorosa, che si rifaceva in larga misura al diritto anglosassone, il processo mise sul banco degli imputati una serie di personaggi di primo piano del regime, anche se i suoi esponenti più prestigiosi, a iniziare da Hitler, si erano sottratti con il suicidio a qualsiasi giudizio. Tuttavia, non sembrava che l’opinione pubblica tedesca fosse stata influenzata positivamente dal processo, che fu visto da molti come una vendetta compiuta dai vincitori.

Anche se i principi di base erano i medesimi, la denazificazione fu però attuata in ciascuna zona in modo differente. Nella zona di occupazione occidentale milioni di cittadini dovevano compilare dei questionari in cui dichiaravano a quale organizzazione di partito o del regime avevano aderito e che ruolo vi avevano svolto. A causa dell’eccessivo numero dei casi da esaminare, le autorità d’occupazione cedettero questo compito alle autorità civili (legge del 5 marzo 1946). Si istituirono così dei tribunali speciali (Spruchkammern), che si trasformarono ben presto da accusatori in sanzionatori dell’innocenza della gran parte degli accusati. La denazificazione così si insabbiò lentamente.

Nella zona d’occupazione sovietica invece la denazificazione perseguì con maggiore severità. L’obiettivo delle autorità sovietiche era evidente: creare un consenso diffuso per le radicali riforme sociali. I tribunali erano formati da persone fedeli al partito comunista[14]. Comunque intorno al 1949-50, quasi in sordina, l’attività dei tribunali di denazificazione venne fatta cessare dovunque.

2. 3 Rieducazione e democratizzazione

Fu adottata inoltre una politica di “re-education”, giudicata nei documenti ufficiali dell’autorità di occupazione “uno dei mezzi primari, per creare una Germania democratica e pacifica”. Ci si sforzò soprattutto di rieducare gli educatori e di introdurre programmi d’insegnamento ritenuti più adatti al nuovo clima di democrazia. Ma non potendo né volendo rinnovare il personale docente, le autorità alleate non erano in grado di realizzare riforme davvero incisive. Indubbiamente, maggiore efficacia ebbero gli interventi nel settore dei mass media. Sul modello britannico vennero creati una serie di enti radiofonici regionali, indipendenti dal potere politico anche se finanziati con fondi pubblici. Anche nel settore della stampa, l’introduzione dei metodi statunitensi e dei principi di libertà d’espressione produsse effetti benefici e duraturi. Va anche ricordato che gli alleati usarono ampiamente la censura, per influenzare la fondazione di giornali e riviste a loro graditi[15].

2. 4 Smantellamento e smembramento

Nella loro politica di occupazione gli alleati, e in particolare gli Stati Uniti, puntavano a due obiettivi principali in parte divergenti: ridimensionare la capacità produttiva delle grandi imprese tedesche e rimettere in moto nel più breve tempo possibile l’economia. Occorreva ridurre il potenziale economico tedesco, in modo da renderlo inoffensivo dal punto di vista militare. Infatti nonostante le grandi perdite subite, la grande industria, almeno nelle zone occidentali, era rimasta ad un grado di efficienza notevole. Le smobilitazioni effettivamente attuate nei settori occidentali colpirono soprattutto il settore siderurgico, quello chimico e quello bancario. Accanto ai veri e propri smantellamenti (Demontagen) furono effettuate anche una serie di operazioni di smembramento societario. Per esempio le industrie siderurgiche (Krupp in testa), il colosso IG Farben e le tre principali banche tedesche (Commerzbank, Dresdner Bank e Deutsche Bank) furono smembrati in una serie di aziende minori. Ma in generale questi smembramenti rimasero isolati ed ebbero un effetto limitato; sia la Krupp che i tre istituti bancari dopo qualche anno poterono ricostituirsi come imprese unitarie.

Nella zona sovietica la politica di smantellamento fu molto più incisiva. Furono massicciamente colpiti i settori nevralgici della siderurgia, della meccanica e della chimica. Svariate migliaia di tecnici e scienziati furono costretti a spostarsi in URSS per lavorare in impianti sovietici ad alto livello tecnologico, soprattutto nell’ambito militare. Lo smantellamento in campo industriale fu accompagnato dall’espropriazione senza indennizzo di oltre tre milioni di ettari, appartenenti agli Junker (latifondisti) orientali[16]. Su una parte di queste terre furono costituite aziende statali. L’industria pesante e anche le banche vennero nazionalizzate. Per quanto riguarda le industrie, in parte vennero trasferite nell’URSS in conto riparazione; in parte vennero gestite direttamente dai sovietici e fatte lavorare per loro sempre in conto riparazioni. I sovietici smantellarono infine persino le linee ferroviarie, i cui materiali furono trasferiti nel loro paese[17].

In ogni caso, è plausibile ritenere che le autorità sovietiche abbiano smantellato l’industria della propria zona almeno in misura tripla rispetto alle zone occidentali. Le dimensioni stesse degli smantellamenti fanno supporre che inizialmente Stalin non prevedesse di insediarsi stabilmente nella zona d’occupazione orientale[18].

2. 5 Il piano Marshall

Ben presto la politica distruttrice attuata nei confronti dell’economia tedesca non rispondeva più agli interessi delle potenze alleate. Francia e Gran Bretagna avevano interesse a una ripresa economica tedesca per ridurre i costi dell’occupazione. La principale preoccupazione degli americani era quella di rimettere in moto l’economia internazionale[19]. Il loro scopo era anche quello di ridare la speranza ai tedeschi e di distoglierli dalla tentazione del comunismo[20].

La ricostruzione venne avviata rapidamente, tanto più che gli alleati rinunciarono ben presto alla loro quota di riparazioni[21].

Il 5 giugno 1947 il segretario di Stato americano, George Marshall, in un discorso alla cerimonia per la consegna delle lauree a Harvard, lanciò un programma per la ripresa economica europea (European Recovery Program)[22]. Il piano Marshall prevedeva, nell’arco degli anni 1948-52, la concessione di aiuti ai Paesi europei essenzialmente sotto forma di beni gratuiti che, venduti successivamente ad operatori economici interni, permettessero il finanziamento e la creazione di infrastrutture, nonché il risanamento dei bilanci statali. Il piano fu concepito anche per i paesi dell’Europa orientale[23], ma fu respinto nel luglio 1947 dall’URSS e quindi anche dagli stati europei dell’Est, perché formulato in base ad un’economia di mercato per avvantaggiare le esportazioni americane[24]. Marshall aveva infatti strettamente legato le riforme politiche interne alla concessione dei sussidi statunitensi. Il piano fu così riservato ai paesi occidentali e anzi divenne il simbolo dell’alleanza politica fra Stati Uniti ed Europa occidentale[25].

2. 6 La riforma monetaria e il blocco di Berlino

Un altro presupposto essenziale per il successivo “miracolo economico” fu senz’altro rappresentato dalla riforma monetaria. Fin dal 1945 si era consapevoli della necessità di bloccare la svalutazione monetaria, che sarebbe stata inevitabilmente provocata dall’eccesso di denaro circolante stampato per coprire i costi della guerra. Tutti i depositi in contanti furono cambiati secondo un tasso molto sfavorevole; mentre i debiti vennero cambiati a dieci a uno, per favorire la ripresa economica[26]. Il nuovo Deutsche Mark (DM) svalutava il vecchio Reichsmark. Ogni cittadino ebbe la somma di 40 e in un momento successivo di ulteriori 20 marchi tedeschi[27]. I beni immobili furono lasciati intatti, così come il valore dei titoli, delle pensioni e dei salari, che vennero cambiati 1 a 1. Complessivamente è stato calcolato che oltre il 90 % del circolante sia stato ritirato, riducendo così il rischio di inflazione[28]. Pur colpendo duramente i risparmiatori e i creditori, la riforma aveva il grande merito di far scomparire il mercato nero, di favorire la vendita delle merci immagazzinate e di incoraggiare la produzione industriale che nel secondo semestre del 1948 aumentava infatti del 50%[29]. La legge della riforma monetaria entrò in vigore il 20 giugno 1948 nelle tre zone occidentali e a Berlino, nonostante le proteste delle autorità sovietiche, anche nella parte orientale. Esse furono costrette pochi giorni dopo a introdurre a loro volta una riforma valutaria simile, anche se molto meno radicale. Questo provocò un ulteriore aggravamento della già difficile situazione di Berlino[30].

La risposta sovietica alla politica degli alleati in Germania trovò espressione nel tentativo di “bloccare” Berlino occidentale fra il 24 giugno 1948 e il 12 maggio 1949, chiudendo tutte le vie d’accesso, ferroviarie e stradali, con l’intento di costringere gli alleati ad abbandonare la città[31]. Le potenze occidentali istituirono un ponte aereo per portare ai berlinesi, con i cosiddetti “bombardieri raisin”, provviste alimentari[32]. Il presidente Truman avvertì che qualsiasi tentativo di intercettare gli aerei o di penetrare nella zona occidentale di Berlino avrebbe significato la guerra[33]. Il “blocco” fallì nel maggio 1949 e spinse gli alleati a unificare politicamente la Germania Occidentale, attribuendo ad un governo tedesco i poteri civili. Questa politica fu sanzionata negli accordi di Washington dell’8 aprile 1949[34]. Il governo militare venne abolito e i comandanti in capo ebbero da quel momento in poi solo funzioni militari mentre quelle civili venivano affidate a tre alti commissari. La sovranità del nuovo stato risultò comunque limitata in molti ambiti importanti: disarmo, smilitarizzazione, denazificazione, riparazioni, regime giuridico della Ruhr, politica estera, commercio estero e moneta[35].

2. 7 La creazione dei Länder

Per riorganizzare rapidamente la vita politica su basi democratiche, gli alleati avevano creato, già nel 1945, dei Länder, e avevano indetto consultazioni elettorali municipali. Poi nella primavera del 1947 in ciascun Land furono tenute delle elezioni per eleggere le assemblee consultive. Nei Länder venivano approvati referendum per l’approvazione delle costituzioni che rendevano possibile la creazione di governi locali. Nelle zone occidentali, i Länder affermavano rapidamente la loro autonomia rispetto all’amministrazione militare[36]. I Länder avevano ciascuno un proprio parlamento, un governo e una piena autonomia per quello che attiene alla polizia, all’insegnamento, ai culti, all’informazione e alla vita municipale[37].

Gli alleati desideravano sempre di meno tenere la Germania Occidentale in una condizione di soggezione mal definita. Si mise così in atto un processo di riavvicinamento delle tre zone di occupazione occidentali[38]. Nell’ottobre 1946 fu realizzata dagli americani e dagli inglesi una zona integrata, la cosiddetta Bi-Zone. La sua costituzione motivata essenzialmente da necessità economiche, fu recepita dall’URSS come una rottura molto grave dell’accordo per mantenere la Germania unita, e fu uno dei punti di scontro, che determinarono il fallimento della conferenza interalleata di Londra (novembre 1947)[39].

[...]


[1] Cfr.: Pasquale Villani: L‘età contemporanea XIX – XX secolo – La civiltà europea nella storia mondiale.
Bologna: Il mulino, 1993, Pag. 712

[2] Cfr.: Massimo L. Salvadori: Storia dell’età contemporanea: dalla restaurazione a oggi, volume terzo 1945-
1993
. Torino: Loescher Editore, 1990, Pagg. 927-928

[3] Cfr.: Gustavo Corni: Storia della Germania – Dall’unificazione alla riunificazione 1871-1990. Milano:
Il Saggiatore, 1995, Pagg. 326-329

[4] Cfr.: Salvadori: Pag. 933

[5] Cfr.: Corni: Pagg. 326-329

[6] Cfr.: Salvadori: Pagg. 929- 930

[7] Cfr.: Villani: Pag. 712

[8] Cfr.: Salvadori: Pag. 949

[9] Cfr.: Corni: Pag. 323

[10] Cfr.: Corni: Pag. 359

[11] Cfr.: Corni: Pag. 323

[12] Cfr.: Corni: Pag. 359

[13] Cfr.: Salvadori: Pag. 949

[14] Cfr.: Corni: Pagg. 330-332

[15] Cfr.: Corni: Pag. 333

[16] Cfr.: Corni: Pagg. 334-335

[17] Cfr.: Salvadori: Pag. 951

[18] Cfr.: Corni: Pag. 336

[19] Cfr.: Corni: Pag. 336

[20] Cfr.: Raymond Poidevin e Sylvain Schirmann: Storia della Germania dal Medioevo alla caduta del Muro.
Milano: Bompiani, 1996, Pag. 220

[21] Cfr.: Salvadori: Pag. 950

[22] Cfr.: Mary Fulbrook: Storia della Germania (1918-1990) - La nazione divisa. Milano: Arnoldo Mondadori
Editore, 1993, Pag. 150

[23] Cfr.: Corriere della Sera- Percorsi della Storia 3: Il `900 (1945-1973). Milano: RCS Editori S.p.A., 1998,
lemma: Politica – l’Europa del dopoguerra

[24] Cfr.: Fulbrook: Pag. 150

[25] Cfr.: Corni: Pag. 337

[26] Cfr.: Corni: Pag. 344

[27] Cfr.: Hans Georg Lehmann: Deutschland-Chronik 1945 – 1995. Schriftenreihe Band 332, Bonn:
Bund eszentrale für politische Bildung, 1996, Pag. 39

[28] Cfr.: Corni: Pag. 344

[29] Cfr.: Poidevin e Schirmann: Pag. 221

[30] Cfr.: Corni: Pagg. 344-345

[31] Cfr.: Salvadori: Pag. 950

[32] Cfr.: Fulbrook: Pag. 150

[33] Cfr.: Villani: Pag. 576

[34] Cfr.: Salvadori: Pag. 950

[35] Cfr.: Poidevin e Schirmann: Pag. 223

[36] Cfr.: Poidevin e Schirmann: Pag. 217

[37] Cfr.: Poidevin e Schirmann: Pag. 225

[38] Cfr.: Salvadori: Pag. 949

[39] Cfr.: Corni: Pag. 337

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Details

Title
L'Italia e la Germania dopo la seconda guerra mondiale
College
Milano Lingue
Grade
1,3
Author
Year
2001
Pages
40
Catalog Number
V21327
ISBN (eBook)
9783638249713
File size
764 KB
Language
Italian
Notes
Geschrieben im Auslandssemster
Tags
Italia, Germania, Italien, Deutschland, Verfassung, Grundgesetz, Nachkriegszeit
Quote paper
Diplom-Übersetzerin Karoline Ebel (Author), 2001, L'Italia e la Germania dopo la seconda guerra mondiale, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/21327

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