Eduard Spranger e la sua pedagogia: alcune riflessioni ed alcuni spunti per riproporre oggi la sua filosofia dell’educazione


Essay, 1995
52 Pages, Grade: 1

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INDICE DEL SAGGIO

Dedica

Indice

1. Introduzione generale sul pedagogista e filosofo Eduard Spranger con la presentazione sommaria delle sue opere e idee principali

2. Alcuni spunti tratti dall’operetta „ Die Idee einer Hochschule f ür Frauen und die Frauenbewegung” sull’educazione femminile

3. Bibliografia generale

DEDICA

Dedico il presente saggio alla mia famiglia, ai miei adorabili bambini e al mio amatissimo marito.

1. Introduzione generale sul pedagogista e filosofo Eduard Spranger con la presentazione sommaria delle sue opere e idee principali

In questo breve saggio, vorremmo riproporre oggi alcune idee e considerazioni pedagogiche e filosofiche fondamentali del grande pedagogista e filosofo tedesco Eduard Spranger (Groß-Lichterfelde 1882 - Tubinga 1963) nel cinquantesimo anniversario della sua morte. In questa sede, vorremmo innanzitutto richiamare l’attenzione sulle sue concezioni filosofiche e pedagogiche fondamentali proprio per riaprire il discorso ermeneutico, al fine di ricomprendere in una chiave di lettura contemporanea, il nucleo della sua filosofia dell’educazione, che, a nostro parere, conserva ancora oggi a propria attualità e potenzialità applicativa.

Per noi, infatti, pensare in modo ermeneutico significa innanzitutto collocare il discorso filosofico e pedagogico dell’autore nel rispettivo contesto storico e culturale di chi scrive e di chi legge, superando il discorso normativo ed astorico, tipico dell’epoca anteriore a quella della pedagogia umanistica di Eduard Spranger e anticipata in parte dal suo grande maestro Wilhelm Dilthey (Wiesbaden-Bieberich 1833 - Siusi-Bolzano 1911), padre dello storicismo contemporaneo.

Per dirla con le parole del pedagogista umanistico tedesco Wilhelm Flitner (Berka 1889 - Tubinga 1990),1 contemporaneo di Spranger:

„ Alles Geistige also wird geschichtlich - es lebt mit Hilfe der Erinnerung und Ü berlieferung, es baut fort auf dem Gewesenen, ist unverständlich ohne das Vergangene, wandelt seine Gestalt, weil das Neuerlebte das Vergangene in der Erinnerung aufbewahrt, zugleich verändert und sich in der vorher nie bestimmbaren Art als Folge des Vorhandenen erweist. ”

Partiamo dunque dal presupposto che il rinnovato interesse per il filosofo, pedagogista e psicologo tedesco Eduard Spranger oggi si giustifichi non solo perché il nostro autore fu uno studioso molto appassionato e un interprete intelligente della psicologia della gioventù, più che altro espressa nella sua opera principale del 1914 intitolata „ Lebensformen,

Geisteswissenschaftliche Psychologie und Ethik der Pers ö nlichkeit “ (traduzione italiana del titolo: Forme di vita, psicologia delle scienze umane ed etica della personalità)2, riedita e rielaborata nel 1921, ma anche e soprattutto perché, nel suo discorso pedagogico e filosofico, teso ad offrire la prospettiva di una ricerca rigorosa e consapevole del travaglio della civiltà del nostro tempo, è possibile reperire taluni concetti di base e criteri di interpretazione storica e costruttiva dei fenomeni odierni anche più esplosivi; criteri che assumono, a nostro avviso, una sorprendente attualità e vanno dunque ripresi nel discorso culturale contemporaneo ed inseriti in esso quali componenti essenziali per il rinnovamento della pedagogia odierna. Si pensi, ad esempio, al discorso concernente l’educazione femminile e alla sua realizzazione a livello globale nelle società di oggi.

Nel caso di Eduard Spranger, si tratta infatti di un pedagogista che nel corso della sua carriera universitaria pluridecennale e nella sua attività di ricercatore per la rivista pedagogica „ Die Erziehung” (traduzione italiana del titolo: L ’ educazione) dal 1925-43 influenzò notevolmente lo sviluppo della pedagogia e della filosofia del Novecento a livello europeo, partendo dalla sua tesi centrale dell’obiettivo ultimo dell’educazione, quale formazione spirituale interiore dell’essere umano nella sua interezza, attualizzando le sue potenzialità intrinseche.

E’ anche molto interessante analizzare, da una parte, il suo conservatorismo politico e la sua Weltanschauung tradizionale e, dall’altra, la sua opposizione molto rapida al nazionalsocialismo e all’autoritarismo imperante nell’educazione che il nostro autore attacca criticamente definendo, il primo, un movimento privo d’intelligenza, come scrive in una delle sue lettere alla sua migliore amica platonica e confidente Käthe Hadlich3 ed il secondo, un metodo pedagogico e didattico da superare con un metodo all’insegna della fiducia e dell’amore pedagogico, come vedremo qui di seguito.

Nel 1933, a causa del suo profondo conflitto interiore con il regime di Adolf Hitler, il nostro autore diede le dimissioni dalla sua cattedra all’università di Berlino4, dimissioni che poi ritirò, seguendo il consiglio di un collega. Rimase dunque professore a Berlino fino al 1945 prima del suo trasferimento a Tubinga nel corso dell’anno seguente in seguito ad un conflitto con il potere alleato russo nel settore berlinese. A Tubinga rimase poi fino alla sua morte nel 1963, insegnandovi per molti anni filosofia all’università.

Una breve interruzione della sua carriera da docente a Berlino fu rappresentata dal suo anno trascorso in Giappone nel 1936-37, ove diresse l’istituto culturale tedesco-giapponese. L’esperienza giapponese di Eduard Spranger da lui elaborata nel suo scritto inedito intitolato „ Tagebuch der Japanreise 1936-37” (traduzione italiana del titolo: Diario del viaggio in Giappone nel 1936-37), ci fa ricordare anche il soggiorno del filosofo ebreo Karl Löwith (Monaco di Baviera 1897 - Heidelberg 1973) in Giappone insieme alla moglie durante il periodo nazionalsocialista (1936-1941)5, al quale però possiamo solo accennare in questa sede, viste anche le diversissime motivazioni del soggiorno dei due filosofi, uno tedesco ospite per un anno, l’altro ebreo, in fuga dalla Germania nazista.

Possiamo dire come, per quanto riguarda il rapporto con il nazionalsocialismo, Spranger, nonostante le differenze iniziali, rappresenti, in fin dei conti, un caso simile a quello del grande filosofo esistenzialista Martin Heidegger (Meßkirch 1889 - Freiburg im Breisgau 1976), se diamo ascolto al commento del pedagogista tedesco contemporaneo Benjamin Ortmeyer (nato a Kiel nel 1952), il quale attacca la sua posizione comunque a sostegno del nazionalsocialismo imperante della sua epoca6, in quanto, in qualità di docente faceva in ogni caso parte di un sistema politico ben definito al quale non ci si poteva sottrarre facilmente se non abbandonandolo con determinazione7 o attaccando direttamente il sistema come il filosofo sociale e pedagogista Theodor Litt (Düsseldorf 1880 - Bonn 1962)8.

A favore della posizione critica di Eduard Spranger nei confronti del nazionalsocialismo vi sono, comunque, due dati di fatto da prendere in considerazione indipendentemente dalla posizione politica che si sposa a livello personale: da una parte la sua partecipazione alla „ Mittwochsgesellschaft” (traduzione italiana: società del mercoledì)9, un gruppo di intellettuali che sosteneva la libertà delle scienze contro l’ingerenza politica dello stato e dall’altra il suo sostegno agli ebrei dopo il 1940, cosa che fece anche insinuare il sospetto che l’autore facesse parte del gruppo degli attentatori di Adolf Hitler intorno al conte Claus Graf Schenk von Stauffenberg (1907-1944)10 nel 1944, motivo per cui Spranger fu incarcerato a Berlino per alcune settimane11. Fu grazie all’intervento dell’ambasciatore prima e all’indomani del 1933 contengono un accordo relativo all’unione del partito NSDAP con i nazionalisti tedeschi di Hitler e Hindenburg… Indipendentemente dal fatto se ne fosse convinto o meno: Spranger sostenne giapponese che Eduard Spranger fu liberato dopo dieci settimane di detenzione nella prigione berlinese di Moabit.

Nonostante la sua opposizione alla deportazione e uccisione degli ebrei da parte del regime del Terzo Reich, durante la seconda guerra mondiale, nelle opere di Eduard Spranger si ritrovano comunque diverse affermazioni negative e fortemente antisemite riguardanti gli ebrei in generale e lo spirito e/o la razza ebraica in particolare. Anche in una lettera all’amica pluriennale Käthe Hadlich il nostro filosofo si lamenta dell’onnipresenza ebraica che, secondo la sua opinione, costituirebbe un motivo valido per piangere e disperarsi12. Si tratta, secondo noi, di opinioni che non possiamo semplicemente giustificare in modo superficiale o rimuovere dalla biografia del filosofo, ma che vanno sempre tenute presenti durante l’analisi delle sue opere pedagogiche e filosofiche.

Rivolgiamoci ora all’aspetto spirituale positivo e a nostro avviso molto meritevole e degno di attenzione della filosofia e della pedagogia di Eduard Spranger, che alla tradizione della storia e delle civiltà europee greca e latina e cristiano-germanica rivendica la scoperta della spiritualità come attributo peculiarmente umano, come luogo strutturale in cui vive e rinasce continuamente il senso della vita.

Questo senso della vita, ricercato nel periodo medievale nella vita religiosa e mistica, nata da crisi profonde di asocialità, quale reazione a rapporti sociali, politici ed economici percepiti come oppressivi, perché contrastanti con l’ansia di realizzazione dei valori religiosi e morali assoluti, viene superata in parte dal nostro filosofo, se analizziamo la dialettica reale dell’esistenza umana, vista come dualità tra lo spirito e la natura, l’io e il mondo, il singolo e la società, la cultura e la storia.

Va comunque rilevato con Otto Friedrich Bollnow13 (Stettin 1913 - Tubinga 1991), il successore di Spranger, che la comprensione in Eduard Spranger non veniva elevata ad un livello filosofico, collocandola nell’ambito delle scienze umane, in quanto per lui rappresentava „ eine elementare Bestimmung des menschlichen Lebens und darum auch der Philosophie”, un approccio che ci piace moltissimo, perché unisce la filosofia e la pedagogia alla vita di tutti i giorni, integrando la comprensione intellettuale del discorso pedagogico nella vita dell’educando e dell’educatore, non solo, ma di tutta l’umanità in senso globale, superando anche la mera spiegazione scientifica.

In Eduard Spranger sono proprio i valori etici, morali e culturali del mondo occidentale derivati dall’antichità greca e poi dal patrimonio cristiano ad assumere un ruolo di fondamentale importanza nella sua concezione pedagogica e didattica. Come afferma la studiosa tedesca Ute Waschulewski, il nostro autore è poi entrato a far parte, come personaggio chiave, della storia della psicologia dei valori del Novecento14 grazie alla sua integrazione nella sua opera „ Lebensformen” di tre direzioni di pensiero nell’ambito della ricerca sui valori della sua epoca: quella fenomenologica, quella della filosofia della vita e quella neo-kantiana, da cui deriva poi la calzante definizione delle forme di vita quale „ sinnhafte Struktur bzw. eine Art allgemeines Regelsystem, welches das Handeln und Erleben eines Menschen bestimmt.15

Rimane tuttavia pur sempre in Spranger l’eredità greca, raccolta attraverso il cristianesimo e la mistica medievale e soprattutto dall’idealismo classico tedesco e dallo storicismo contemporaneo (cosa che rileveremo nell’influenza dello stesso Wilhelm Dilthey16, suo professore alla facoltà di filosofia dell’università Friedrich-Wilhelm di Berlino e fondatore dello storicismo contemporaneo), anche se il nostro filosofo va collocato all’interno del dibattito del suo tempo incentrato sulla filosofia dei valori.

Di conseguenza Spranger, anche nel periodo nazionalsocialista, rimane un pensatore fortemente spirituale e religioso, che sviluppa un pensiero successivamente approfondito nel dopoguerra, all’insegna della democrazia e della libertà vissuta come esperienza spirituale del singolo all’interno della società alla quale deve attivamente partecipare al fine di un miglioramento etico del mondo globale.

Invece del principio dell’autorità, il nostro autore rivendica infatti la fiducia e la libertà come principi di base dell’educazione, come vedremo in seguito quando descriveremo i tipi di educatori, tra cui anche quello dell’uomo politico e/o di potere autoritario.17

Questa posizione politica democratica rivolta al futuro e caratterizzata da un certo ottimismo filosofico si palesa soprattutto nel periodo in cui Eduard Spranger insegnerà a Tubinga dal 1946, dove fu nominato professore ordinario di filosofia, anche se nel suo animo, pure nel dopoguerra, rimane sempre un pessimismo di fondo, in quanto l’autore ha sempre in mente la profonda crisi culturale del Novecento e il dopoguerra non equivale alla Repubblica di Weimar, considerata la profonda incidenza dell’era nazista nell’animo del nostro filosofo.

La dialettica tra l’io e il mondo, evidenziata poc’anzi, in questo contesto storico diviene per il nostro filosofo e pedagogista l’elemento spirituale (ciò che egli chiama „ das Geistige” (“lo spirituale”)) che, vietando la totale riducibilità dell’uomo alla sfera della pura necessità („ das M üssen” nel senso di “dovere assoluto”), configura l’esistenza come coscienza di un disegno, cioè di un „ Sollen” (ovvero di un dover essere ormai al di fuori della pura necessità) nella libertà che scaturisce da una normatività originale di ognuno, che proviene dall’interno, cioè da potenzialità intrinseche del soggetto che Spranger chiama „ Eigengesetzlichkeit” (un termine traducibile in italiano con normatività propria, intrinseca e/o interna).

Così, nella visione di Eduard Spranger si distingue, da una parte, un mondo indipendente dalla volontà e dall’altra, un mondo retto da un “interno regolatore”. Comunque, va ribadito che nel nostro filosofo è la religione a costituire la normatività interna suprema rispetto agli altri ambiti di valore, come sottolinea il critico David Käbisch nel suo saggio18 in cui afferma:

„ Spranger beschäftigt auch die Frage, ob sich unabhängig vom subjektiven Erleben eine Randordnung der Werte festlegen lässt. Er kommt zu dem formal begr ündeten Ergebnis, dass der Religion ein H ö chstwert zukommen k ö nne, weil es zu ihrer Eigengesetzlichkeit geh ö re, andere Wertgebiete zu bestimmen. Am anderen Ende der Randordnung lokalisiert Spranger den wirtschaftlichen Wert der N ützlichkeit, der keinen Selbstwert besitze, sondern immer auf andere Werte bezogen sei. ”

Questa dialettica tra l’io e il mondo accennata poc’anzi, si configura per Spranger come la nota tipica della cultura occidentale, caratterizzata dall’opposizione tra economia e religione di cui, per usare le parole di David Käbisch, il filosofo e pedagogista tedesco si fa interprete. Lo sviluppo tecnologico crea una prospettiva di calcolo che porta all’annientamento della dialettica tra il mondo e l’io. Di conseguenza Spranger crea un’opposizione dialettica molto forte tra la normatività autonoma dell’educazione e la scienza e la tecnica. La formazione denominata Bildung si eleva dunque al di sopra della scienza e della tecnica in quanto dipende da un valore di ordine superiore. Infatti, come evidenzia Broermann19:

„ Spranger versuchte, den Eigenwert und die Eigengesetzlichkeit der Bildung, auch durch Gegen überstellung mit Wissenschaft und Technik, herauszuarbeiten. Bildung (als Tätigkeit) sei die Entbindung aller Wertungsrichtungen im Erleben, in der Gesinnung und dem praktischen Verhalten einer sich entwickelnden Einzelseele gemäß der Norm ihrer objektiv wertvollen Gestaltung. Wissenschaft sei vom Erkenntniswert, Technik vom N ützlichkeitswert geleitet. Zwar sei auch die Wissenschaft eine der Voraussetzungen und der Inhalt der Bildung, aber: ' Sie vertieft den Erzieher, macht ihn aber nicht '. “

I maggiori spunti arrivano a Spranger da due grandi filosofi, anch’essi interpreti del loro tempo e della storia, cioè dallo statista, filologo e scrittore tedesco Wilhelm von Humboldt (Potsdam 1767 - Tegel, Berlino 1835), su cui scrisse la sua tesi per l’abilitazione alla libera docenza all’università di Berlino e dal pensatore tedesco Wilhelm Dilthey (Biebrich, Renania 1833 - Siusi, Bolzano 1911), l’iniziatore dello storicismo contemporaneo e suo docente a Berlino.

Altri due grandi modelli per Spranger furono anche, come vedremo brevemente in seguito, il grande pedagogista svizzero Johann Heinrich Pestalozzi (Zurigo 1746 - Brugg 1827) e il sommo poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno 1749 - Weimar 1832), entrambi, se anche in diverso modo, convinti della spiritualità dell’uomo, della sua storicità e dell’importanza del compito pedagogico al servizio dello sviluppo dell’umanità nella sua interezza.

A Wilhelm von Humboldt20, Spranger rivendica il merito di aver ripristinato il concetto dell’educazione umanistica universale, all’insegna di un certo liberalismo pedagogico, che favorisce lo sviluppo dell’individuo rispetto a quello del cittadino, limitando dunque anche l’ingerenza statale nel settore dell’educazione. Lo studio di von Humboldt e della sua concezione della formazione all’insegna del neo-umanesimo, serve al nostro autore per enunciare uno dei concetti fondamentali della sua pedagogia che consiste nella definizione dell’educazione come “immanente sviluppo della vita concreta dello spirito nella storia”, rappresenterebbe uno dei presupposti e un contenuto della formazione, anche se 'offre un approfondimento all’educatore, ma non lo fa'.” come “processo di determinazione individuale di un mondo interiore, dalle cui strutture emergono le potenze vitali delle oggettivazioni storiche della cultura e della civiltà”, come afferma il pedagogista italiano Leone Agnello.21

In questo contesto sono fondamentali, da una parte, i valori culturali e, dall’altra, l’intrinseca spiritualità umana su cui fa leva l’educazione all’insegna dei valori umanistici. L’educazione in von Humboldt si eleva ad un livello universale e complessivo. Essa attiva tutte le forze intrinseche dell’essere umano sviluppandole nella loro interezza e in modo unitario e onnicomprensivo.

Infatti von Humboldt scrive22:

„ Der wahre Zweck des Menschen … ist die h ö chste und proportionierlichste Bildung seiner Kräfte zu einem Ganzen. ”

Secondo noi, in relazione a quanto affermato poc’anzi, è fondamentale porsi due quesiti: il primo, su come si possa circoscrivere il concetto di “educazione”, facendo notare la differenza rispetto al termine “pedagogia” e il secondo, sul modo in cui spiegare le linee essenziali della filosofia humboldtiana e diltheiana, per riprendere in ultima analisi riassuntiva l’influenza esercitata dai due autori su Spranger da un lato, e di intravvedere le differenze dall’altro, proprio per affermare l’originalità della pedagogia sprangeriana che, accostandosi e discostandosi allo stesso tempo dai due filosofi, si articola e si evolve, superando, a nostro avviso, sia le prospettive di von Humboldt che quelle di Dilthey.

Tentando di rispondere al primo quesito, vorremmo definire l’educazione come la capacità a disposizione di un soggetto (durante tutto l’arco della sua vita) per prestarsi all’attività educativa; ciò indica una continua rinascita nei valori che sono oggettivamente validi e allo stesso tempo interiorizzati dal soggetto coinvolto in un determinato momento storico e situazionale-culturale. E’ fondamentale capire, in questo contesto, come il soggetto sia attivo nel proprio processo educativo e non vada ridotto a un semplice recipiente passivo del sapere impartitogli da altri.

Vediamo, di conseguenza, come l’educazione rappresenti innanzitutto un atto di ordine pratico, guidato da un’intenzione ovvero intenzionalità finalizzata al raggiungimento di uno scopo ben determinato, mentre la pedagogia si configura a sua volta come il discorso teorico sull’educazione, un discorso che fornisce all’educazione quella base teorica che le permette di evolversi nel tempo e di raggiungere mete e obiettivi sempre più elevati nel percorso storico dell’umanità.

Per rispondere al secondo quesito vorremmo delineare a grandi linee l’impianto filosofico di Wilhelm von Humboldt e Wilhelm Dilthey.

Wilhelm von Humboldt si ispira all’ideale umanistico del poeta tedesco Johann Christoph Friedrich Schiller (Marbach, Württemburg 1759 - Weimar 1805) e al critico e filosofo tedesco Johann Gottfried Herder (Mohrungen, Prussia Orientale 1774 - Weimar 1803), contemporaneo di Friedrich Schiller, e partendo da queste prospettive, crea la scienza moderna del linguaggio.

Il principio fondamentale dal quale parte von Humboldt consiste nella tesi di base secondo la quale negli esseri umani e nella storia viva, agisce e si realizza gradualmente lo spirito dell’umanità. Così la storia si eleva a una dimensione antropologica e allo stesso tempo ideale e spirituale e soprattutto globale, in quanto l’educazione dell’essere umano coinvolge tutti i ceti sociali e tutti i paesi del mondo. L’idea si manifesta nella storia in tutti gli elementi determinanti; a quest’idea dell’umanità inerente al processo storico si ricollega poi anche il linguaggio, il quale viene identificandosi con l’attività stessa delle forze spirituali dell’essere umano operante nel processo storico.

Nei suoi scritti politici von Humboldt restringe il compito positivo dello stato alla garanzia della sicurezza interna ed esterna, ma esclude ogni azione positiva diretta a promuovere il benessere e la vita morale, religiosa e anche educativa dei cittadini.

[...]


1 Cfr. Flitner W., Allgemeine Pädagogik (traduzione italiana del titolo: Pedagogia generale), Klett editore, Stoccarda 1974, p. 34 (traduzione del passo in italiano: “Tutto ciò che è spirituale diviene dunque storico in quanto vive mediante la memoria e la trasmissione, viene costruito sulla base del passato, diviene incomprensibile senza il passato, muta la propria forma visto che il nuovo vissuto mantiene il passato nella memoria e allo stesso tempo lo modifica, dimostrandosi quale conseguenza dell’esistenza secondo una modalità mai determinabile aprioristicamente.”)

2 Cfr. Spranger E., Lebensformen, Geisteswissenschaftliche Psychologie und Ethik der Pers ö nlichkeit (traduzione italiana del titolo: Forme di vita, psicologia delle scienze umane ed etica della personalit à), Niemeyer editore, Halle 1921, seconda edizione.

3 Cfr. Martinsen S. e Sacher W. (editori): Eduard Spranger und Käthe Hadlich. Eine Auswahl aus den Briefen der Jahre 1903-1960 (traduzione italiana del titolo: Eduard Spranger e Käthe Hadlich. Lettere scelte dal 1903 fino al 1960) , Julius Klinkhardt editore, Bad Heilbrunn 2002, p. 285, ove Spranger scrive (nostra traduzione italiana): ”Carissima, è ora che tu dica addio ai nazionalsocialisti. Non solo si sono affermati, ma sono diventati una società pericolosa per lo stato. Peccato se consideriamo la volontà originaria pura. Ma senza intelligenza non si può.“

4 Vedi il seguente articolo in cui si descrive questo conflitto di Eduard Spranger con il nazionalsocialismo imperante: Tenorth H.E., „Eduard Sprangers hochschulpolitischer Konflikt 1933. Politisches Handeln eines preußischen Gelehrten“ (traduzione italiana del titolo: Il conflitto politico-universitario di Eduard Spranger nel 1933. L’agire politico di uno studioso prussiano), in: Zeitschrift f ür Pädagogik, volume 36, numero 4, 1990, p. 573-596. Cfr. tra l’altro: Henning U. e Leschinsky A., „Unterstützung, Anpassung, Protest, Widerstand. Analyse zeitgenössischer Pressereaktionen auf Eduard Sprangers Rücktrittsaktion vom Frühsommer 1933” (traduzione italiana del titolo: Supporto, adattamento, protesta, resistenza. Analisi di reazioni contemporanee della stampa alle dimissioni di Eduard Spranger in epoca nazionalsocialista), in: Henning U. e Leschinsky A. (curatori), Enttäuschung und Widerspruch. Die konservative Position Eduard Sprangers im Nationalsozialismus (traduzione italiana del titolo: Delusione e antinomia. La posizione conservatrice di Eduard Spranger in epoca nazionalsocialista) , Deutscher Studienverlag editore, Weinheim 1991, p. 3-48.

5 Cfr. su questo tema: Löwith K., Der japanische Geist ( traduzione italiana del titolo : Lo spirito giapponese), Matthes & Seitz editore, Berlino 2013 e il saggio di Pansa B., Juden unter japanischer Herrschaft, J üdische Exilerfahrungen und der Sonderfall Karl L ö with (traduzione italiana del titolo: Gli ebrei sotto il dominio giapponese, Esperienze ebraiche in esilio e il caso particolare di Karl L ö with) , Iudicium editore, Monaco di Baviera 1999.

6 Cfr. Ortmeyer B., Mythos und Pathos statt Logos und Ethos (traduzione italiana del titolo: Mito e pathos invece di logos ed ethos) , Beltz editore, Weinheim 2009, p. 303 (nostra traduzione italiana): “Il riassunto delle sue posizioni politiche costantemente reazionarie prima del 1933 nel suo volume raccolta intitolato „Volk, Staat, Erziehung“ (traduzione italiana del titolo: Popolo, stato, educazione) mette in luce le difficoltà teoriche di delimitare l‘“ideologia tedesca“ rispetto all’ideologia nazionalsocialista. (…) Le opinioni politiche di Spranger prima e all’indomani del 1933 contengono un accordo relativo all’unione del partito NSDAP con i nazionalistitedeschi di Hitler e Hindenburg… Indipendentemente dal fatto se ne fosse convinto o meno: Spranger sostenne(…)il nazionalsocialismo a livello terminologico“

7 Per approfondire la tematica del rapporto tra la pedagogia umanistica e il nazionalsocialismo, cfr. l’interessante articolo di Wolfgang Klafki: Klafki W., „Die gegenwärtigen Kontroversen in der deutschen Erziehungswissenschaft über das Verhältnis der Geisteswissenschaftlichen Pädagogik zum Nationalsozialismus“ (traduzione italiana del titolo: Le controversie contemporanee nella scienza dell’educazione tedesca relative al rapporto tra la pedagogia umanistica e il nazionalsocialismo), in: http://archiv.ub.uni- marburg.de/sonst/1998/0003/k10.html, Università di Marburgo, Marburgo 1998.

8 Cfr. in questo contesto: Reble A., Theodor Litt. Eine einf ührende Ü berschau (traduzione italiana del titolo: Theodor Litt. Un sommario introduttivo), Klinkhardt editore, Bad Heilbrunn 1996, cfr. in particolare le p. 179- 189 sul rapporto di opposizione tra Theodor Litt e il nazionalsocialismo.

9 Per approfondire questa tematica cfr. Scholder K., Die Mittwochsgesellschaft. Protokolle aus dem geistigen Deutschland 1932-1944 (traduzione italiana del titolo: La societ à del mercoled ì . Verbali di una Germania spirituale 1932-1944) , Severin und Siedler editore, Berlino 1982, 2. edizione. Vedi anche Gerhardt V., Mehring R. e Rindert J., Berliner Geist: eine Geschichte der Berliner Universitätsphilosophie (traduzione italiana del titolo: Lo spirito berlinese: una storia della filosofia universitaria berlinese), Akademie Verlag editore, Berlino 1999, p. 235: „Als Mitglied der Berliner Mittwochs-Gesellschaft, der u.a. die Widerstandskämpfer Generaloberst Ludwig Beck (1880-1944) und Johann Popitz (1884-1944) angehören, wird Spranger nach dem 20. Juli 1944 einige Wochen im Gefängnis Moabit inhaftiert und verhört” (traduzione del passo in italiano: “Quale membro della società berlinese del mercoledì, della quale tra l’altro facevano parte i combattenti della resistenza, colonnello generale Ludwig Beck (1880-1944) e Johann Popitz (1884-1944), Spranger all’indomani del 20 luglio 1944 fu detenuto e interrogato per alcune settimane nella prigione di Moabit.”)

10 Riguardo al suo arresto, cfr. il passaggio del critico tedesco Fromm Eberhard nel suo articolo intitolato „Künder einer Kulturkrise, Eduard Spranger” (traduzione italiana del titolo: Eduard Spranger, l’annunciatore di una crisi culturale), in: Deutsche Denker (traduzione italiana del titolo: Pensatori tedeschi) , Luisenstadt editore, Berlino 1997, p. 51: „Im Zusammenhang mit dem Attentat vom 20. Juli 1944 wurden Beck und Popitz hingerichtet. Auch Spranger, der 1943 und 1944 zu Gast auf Neuhardenberg war, wo er Claus Graf Schenk von Stauffenberg (1907-1944) und Werner Karl von Haeften (1908-1944) kennenlernte, wurde im September 1944 für einige Zeit in Moabit inhaftiert“ (traduzione del passo in lingua italiana: ”In collegamento con l’attentato del 20 luglio 1944 Beck e Popitz furono giustiziati. Anche Spranger che nel 1943 e 1944 era stato ospite a Neuhardenberg, ove conobbe il conte Claus Graf Schenk von Stauffenberg (1907-1944) e Werner Karl von Haeften (1908-1944) nel settembre del 1944 per un certo periodo fu incarcerato a Moabit.“)

11 Come scrive Eva Matthes nella sua monografia intitolata „ Geisteswissenschaftliche Pädagogik nach der NS- Zeit: Politische und pädagogische Verarbeitungsversuche ” (traduzione italiana del titolo: La pedagogia umanistica dopo il periodo nazionalsocialista: tentativi di elaborazione politici e pedagogici) , Klinkhardt editore, Bad Heilbrunn 1998, in cui affronta diversi pedagogisti e il loro modo di rapportarsi al passato nazionalsocialista, loda la posizione di Spranger, che non ha mai rimosso il proprio passato ma sempre fatto riferimento al suo iniziale conflitto interiore con il sistema nazionalsocialista fin dal 1933. L’autrice in questo contesto afferma, vedi op. cit., p. 84: „In nahezu allen Veröffentlichungen Sprangers nach 1945 ist die Erfahrung des Nationalsozialismus einer der direkten oder indirekten Bezugspunkte. Besonders auffällig – gerade im Vergleich mit den anderen hier behandelten Pädagogen – sind seine häufigen Lebensrückblicke, in denen er sich meist auch mit der NS-Zeit beschäftigt; in einem Beitrag macht er speziell seinen Konflikt mit der nationalsozialistischen Regierung 1933 zum Thema“ (nostra traduzione del passaggio in italiano: “In quasi tuttele pubblicazioni di Spranger dopo il 1945 l’esperienza del nazionalsocialismo costituisce uno dei punti diriferimento diretti o indiretti. In particolare, a differenza degli altri pedagogisti trattati in questa sede, ci sononumerose retrospettive notevoli, in cui l’autore si occupa spesso del periodo nazionalsocialista; in un contributotematizza anche in modo particolare il suo conflitto con il governo nazionalsocialista nel 1933.“) Un altroarticolo interessante su Spranger e il suo rapporto con il nazionalsocialismo è quello di Klaus Himmelstein. Cfr.„Eduard Spranger im Nationalsozialismus“ (traduzione italiana del titolo: Eduard Spranger nel periodo nazionalsocialista), in: Werner S. e Schraut A. (editori), Volkserzieher in dürftiger Zeit (traduzione italiana deltitolo: Educatore del popolo in un’epoca disagiata), Peter Lang editore, Francoforte sul Meno 2004, p. 105-120

12 Cfr. una spiegazione secondo noi molto calzante del rapporto tra Spranger e l’antisemitismo in Fontana M., „… jener pädagogische Sto ß ins Herz “ , Erziehungswissenschaftliche und biographisch-politische Kontinuitäten und Diskontinuitäten im Leben und Werk Eduard Sprangers (traduzione italiana del titolo: “… quel colpo pedagogico nel cuore “ , Continuit à e discontinuit à a livello della scienza dell ’ educazione e di ordine politico biografico nella vita e opera di Eduard Spranger) , Peter Lang editore, Francoforte sul Meno 2010, p. 46: „Frühreife Juden, die von vornherein durch die Kampfsituation ihres Stammes auf Menschenbeobachtung hingelenkt sind“, werden so von Spranger in die Richtung des „geborenen Politikers“ und Machtmenschen eingeordnet. Deutlich unterscheidet Spranger den romantischen deutschen und den jüdischen Geist. In dem noch ausführlich zu behandelnden Artikel „März 1933“ spricht Spranger von einer bloß negativen Seite eines übersteigerten Antisemitismus der Nazis. Die Formulierung legt allerdings nahe, dass ohne diese Übersteigerung der Antisemitismus für Spranger durchaus seine Berechtigung hat.“ (traduzione del passo in lingua italiana: “Gli ebrei prematuri che fin dal principio grazie alla situazione di lotta della loro tribù sono orientati verso l’osservazione delle persone“ vengono dunque classificati da Spranger come politici e uomini di potere “nati“. Spranger distingue chiaramente lo spirito romantico tedesco da quello ebraico. Nell’articolo, ancora da trattare in dettaglio, intitolato “Marzo 1933“, Spranger parla solo dell’aspetto negativo di un antisemitismo nazista esagerato. Il modo di esprimersi fa ipotizzare comunque che, senza questa esagerazione, l’antisemitismo per Spranger abbia comunque la propria giustificazione.“)

13 Cfr. Bollnow O.F., „Eduard Spranger zum hundertsten Geburtstag“ (traduzione italiana del titolo: Eduard Spranger al centesimo anniversario della sua nascita), in: Zeitschrift f ür Pädagogik, 28. anno, n. 4, 1982, p. 505- 525, vedi la nostra citazione a p. 506 (traduzione italiana del passo: “una determinazione elementare della vita umana e dunque anche della filosofia.”)

14 Cfr. Waschulewski U., Die Wertpsychologie Eduard Sprangers: eine Untersuchung zur Aktualität der Lebensformen (traduzione italiana del titolo: La psicologia dei valori di Eduard Spranger: una ricerca sull ’ attualit à delle forme di vita), Waxmann editore, Berlino 2002, p. 1.

15 Cfr. Waschulewski U., Die Wertpsychologie Eduard Sprangers: eine Untersuchung zur Aktualität der Lebensformen (traduzione italiana del titolo: La psicologia dei valori di Eduard Spranger: una ricerca sull ’ attualit à delle forme di vita), Waxmann editore, Berlino 2002, p. 3. Traduzione del passaggio in lingua italiana: “una struttura significativa e/o un tipo di sistema di regolamentazione generale che determina l’azione e l’esperienza di una persona.”

16 Per quanto riguarda il rapporto tra Spranger e Dilthey cfr. Sacher W., Eduard Spranger 1902-1933. Ein Erziehungsphilosoph zwischen Dilthey und den Neukantianern (traduzione italiana del titolo: Eduard Spranger 1902-1933. Un filosofo dell ’ educazione tra Dilthey e i neo-kantiani) , Peter Lang editore, Francoforte sul Meno 1988.

17 Cfr. sull’uomo di potere in Spranger: Neubauer W. e Rosemann B., F ührung, Macht und Vertrauen in Organisationen (traduzione italiana del titolo: Guida, poter e fiducia nelle organizzazioni) , Kohlhammer editore, Stoccarda 2006, p. 83: „Dieser Typus ist derjenige, der darauf ausgeht, dass sich alle übrigen Menschen seiner Meinung und seinen Anordnungen fügen. Er postuliert einen Machtgenuss, der zur Voraussetzung hat, dass man sich selbst frei und unabhängig fühlt und zugleich weiß, dass die anderen abhängig sind“ (traduzione del passo in lingua italiana: “Questo tipo persegue l’obiettivo di sottomettere tutti gli altri alla sua opinione e alle sue istruzioni. Postula un godimento del potere che parte dal presupposto che personalmente ci si senta liberi e indipendenti sapendo allo stesso tempo che gli altri sono dipendenti.“)

18 Cfr. Religi ö se Erfahrung II. Interkulturelle Perspektiven (traduzione italiana del titolo: Esperienza religiosa II. Prospettive interculturali) , a cura di Gerd Haeffner, Kohlhammer editore, Stoccarda 2007, p. 162. Traduzione del passo in lingua italiana: “Spranger si occupa anche della questione se, indipendentemente dall’esperienza soggettiva, sia possibile determinare un ordine gerarchico dei valori. Giunge al risultato motivato, secondo cui, alla religione si potrebbe attribuire il valore supremo visto che fa parte della sua normatività interna determinare altri ambiti di valore. Dall’altra parte dell’ordine gerarchico Spranger colloca il valore economico dell’utilità che non possiede alcun valore proprio, ma solo in relazione ad altri valori.“

19 Cfr. Broermann R., Das Recht der pädagogischen Hochschulen in der Bundesrepublik Deutschland (traduzione italiana del titolo: Il diritto delle universit à pedagogiche nella Repubblica Federale Tedesca), Duncker & Humblot editore, Berlino 1961, p. 18. Traduzione del passo in lingua italiana: “Spranger ha cercato di elaborare il valore proprio, la normatività propria della formazione/educazione, anche in contrapposizione alla scienza e alla tecnica. La formazione (educazione) (quale attività) rappresenterebbe dunque la liberazione e/o implementazione di tutte le direzioni di valori nell’esperienza, nell’atteggiamento interiore e nel comportamento pratico di un’anima singola in via di sviluppo secondo la norma della sua creazione di valore oggettivo. La scienza sarebbe guidata dal valore della conoscenza e la tecnica da quello dell’utilità. Anche la scienza rappresenterebbe uno dei presupposti e un contenuto della formazione, anche se 'offre un approfondimentoall’educatore, ma non lo fa'.”

20 Vedi la monografia di Eduard Spranger su Wilhelm von Humboldt redatta dal nostro autore per il raggiungimento dell’abilitazione alla libera docenza all’università di Berlino nel 1909: Spranger E., Wilhelm von Humboldt und die Humanitätsidee (traduzione italiana del titolo: Wilhelm von Humboldt e l ’ idea umanitaria) , Reuther & Reichard editore, Berlino 1909. L’anno seguente Spranger scrisse un’altra monografia sull’amato filosofo Wilhelm von Humboldt intitolata a sua volta Wilhelm von Humboldt und die Reform des Bildungswesens (traduzione italiana del titolo: Wilhelm von Humboldt e la riforma del sistema della formazione), Max Niemeyer editore, Tubinga 1965.

21 Agnello L., Introduzione a E. Spranger, Difesa della pedagogia europea, Armando Armando editore, Roma 1972, p. 18.

22 Cfr. von Humboldt W., Ideen zu einem Versuch, die Gränzen der Wirksamkeit des Staats zu bestimmen (traduzione italiana del titolo: Idee riguardanti il tentativo di determinare i confini dell ’ effettivit à dello stato) , in: Werke in f ünf Bänden (traduzione italiana del titolo: Opere in cinque volumi), Wissenschaftliche Buchgesellschaft editore, Darmstadt 1960-1964, p. 64. In quest’operetta diviene centrale l’aspirazione umana verso la formazione complessiva delle sue forze spirituali, a scapito dell’ingerenza dello stato che viene da von von Humboldt ridotto al male minore, necessario per il mantenimento della società umana. Lo stato deve occuparsi esclusivamente della sicurezza dei cittadini, ovvero del loro benessere in senso negativo (vedi in particolare von Humboldt, op. cit., capitoli IV-VI). Vedi anche il commento in: Raithel J., Dollinger B., Hörmann G., Einf ührung Pädagogik, Begriffe, Str ö mungen, Klassiker, Fachrichtungen (traduzione italiana del titolo: Introduzione alla pedagogia, correnti, classici, orientamenti) , Verlag für Sozialwissenschaften editore, Wiesbaden, 3. edizione, p. 120: „Im Zentrum von HUMBOLDT’s Bildungsinteresse standen das Individuum und seine Möglichkeit der Selbstentfaltung, nicht staatliche Herrschaftssicherung, eine Erziehung zur sozialen Nützlichkeit oder anderes“ (traduzione del passo in lingua italiana: “Al centro degli interessi di formazione di HUMBOLDT si collocavano l’individuo e la sua possibilità di autorealizzazione e non la garanzia del potere statale, un’educazione all’utilità sociale o altro.“)

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Details

Title
Eduard Spranger e la sua pedagogia: alcune riflessioni ed alcuni spunti per riproporre oggi la sua filosofia dell’educazione
College
University of Verona  (Philosophie)
Grade
1
Author
Year
1995
Pages
52
Catalog Number
V232725
ISBN (eBook)
9783656494935
ISBN (Book)
9783656495178
File size
682 KB
Language
Italian
Tags
eduard, spranger
Quote paper
Dr. phil. Milena Rampoldi (Author), 1995, Eduard Spranger e la sua pedagogia: alcune riflessioni ed alcuni spunti per riproporre oggi la sua filosofia dell’educazione, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/232725

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