Economia dell'ambiente ed energia nucleare

Il caso italiano


Textbook, 2014
52 Pages
Giovanni Capulli (Author)

Excerpt

Introduzione

Nel 2011, il dibattito sull'energia nucleare per scopi civili è tornato prepotentemente ad alimentare la già accesa litigiosità della vita politica nazionale. Sarebbe tuttavia un errore focalizzare l'analisi verso la mera sfera politica, sottovalutando così un processo che ha nella sua parte sociale elementi importanti che sottolineano la trasformazione culturale della popolazione italiana nell'ultimo ventennio. Da quando il governo Berlusconi ha tentato già dal 2009, di reintrodurre il nucleare civile, le tesi favorevoli e contrarie riguardo il rientro dell'Italia nel panorama dell'energia nucleare si sono moltiplicate a dismisura, toccando sia tematiche fondamentali e concrete come l'ambiente, l'autonomia politica energetica nazionale, la crisi economica, ma anche cercando di analizzare da un punto di vista socio-culturale i motivi di un bisogno sempre più sfrenato di energia elettrica. Tale dibattito è arrivato così a coinvolgere politici, economisti, scienziati, giornalisti, filosofi, ognuno dei quali si è sempre fatto trovare pronto a esprimere la sua personalissima opinione, spesso tra l'altro basata su luoghi comuni. Tra questi sono menzionate l'incapacità di produrre energia elettrica sufficiente a soddisfare la domanda energetica nazionale, che in percentuali variabili tra il 10 e il 25% dipende da un approvvigionamento estero; l'esigenza di diversificare le fonti di produzione elettrica, sull'incapacità delle troppo nuove energie rinnovabili e in particolare del solare e dell'eolico di facilitare il raggiungimento dell'ambito traguardo della reale indipendenza energetica del paese. In aggiunta si è utilizzata anche la tematica dell'ambientalismo e abbiamo potuto assistere a decisi cambi di rotta. Basti pensare a Chicco Testa che nel 1987 si trovò in prima linea tra gli ambientalisti nella battaglia referendaria del 1987 contro il nucleare e invece 23 anni dopo si ritrovò ad affermare l'esatto opposto. Ma anche l'americano Democratic Party che negli anni '80 e '90 si batté ardentemente per fermare per lo meno l'espansione del nucleare sul suolo USA, in questi anni ha optato per una virata decisa e a tal proposito è stato proprio il presidente Obama a prendere una posizione netta conferendo pubblicamente nuova linfa ad un ricorso all'energia atomica giustificato in chiave green. Si è così diffuso un sentimento, una nuova voglia di nucleare, tanto che a livello globale i fautori dell’atomo hanno parlato esplicitamente di “renaissance” nucleare. In Italia, come abbiamo visto, il centro-destra si è fatto bandiera di questo movimento ma anche la fazione opposta non si è fatta trovare impreparata organizzando sit-in, cortei e raccolte di firme. Si è così ricreato un clima molto simile a quello del 1987. L’impatto del disastro di Fukushima è stato devastante e così nei referendum abrogativi del 2011 si è immediatamente chiuso il tentativo di riportare l’Italia tra i produttori di energia elettrica da nucleare. Questo dramma ha un’opinione pubblica notoriamente influenzata dai mass-media, che ancora una volta si è ritrovata impreparata ad affrontare l’ennesimo bombardamento mediatico polarizzato in cui l'atomo è stato o demonizzato o descritto come la soluzione a tutti i mali.

Per queste ragioni l'obiettivo di questo lavoro è valutare sotto ogni profilo l'intera questione di un eventuale ritorno dell'Italia al nucleare civile per capire se i referendum del 2011 abbiano definitivamente chiuso la porta a questa eventualità. I quesiti a cui si cerca di rispondere sono i seguenti:

- Può l'energia nucleare effettivamente garantirci una minore spesa energetica?
- Il nucleare è la soluzione per arrivare realmente ad una maggiore indipendenza sia dai paesi fornitori diretti di energia elettrica sia dai paesi fornitori di fonti per produrla successivamente in loco?
- Quali sarebbero gli impatti di un eventuale ritorno dell'Italia al nucleare su una sfera così importante quanto delicata quale è il mercato del lavoro?
- A quasi tre decadi da Chernobyl le centrali di terza generazione hanno raggiunto standard di sicurezza tali da garantire la sicurezza sia in termini umani che in termini ambientali?
- Il ricorso al nucleare è veramente utile per contrastare l'emissione di gas serra e quindi combattere il riscaldamento globale?
- Un paese come l'Italia è in grado di affrontare la difficile gestione delle scorie?

Per rispondere a queste domande si è deciso di analizzare le principali tesi del partito dei favorevoli e di quello dei contrari basandomi su fonti sicuramente autorevoli, possibilmente attendibili, anche se in una lotta serrata come questa, la guerra dei numeri è già iniziata da qualche anno. Allo scopo di rispondere a questi quesiti si è reso necessario anche approfondire le principali caratteristiche delle fonti di energia alternative al nucleare. Sinteticamente si sono analizzati in dettaglio dapprima i punti di vista favorevoli con gli argomenti e i dati a sostegno di quelle tesi, in seguito le tematiche e le proposte degli oppositori.

Pur non potendo prescindere da alcuni dati scientifici in questo elaborato l’argomento verrà trattato toccando tematiche ben definite soprattutto di carattere economico-ambientale. In particolare sono tre gli ambiti che verranno affrontati e il primo riguarda gli effetti sull'economia e sul mercato del lavoro: i fautori dell'atomo in questo campo insistono molto sull'importanza degli effetti positivi sul PIL in quanto si riavvierebbe una filiera del nucleare ormai decaduta da molti anni, ricreando un mercato da decine di miliardi di Euro. Si creerebbero inoltre 9mila posti di lavoro per centrale elettronucleare tra diretti e indiretti ovvero legati all'indotto. Infine, diminuirebbe l'importazione di energia elettrica dall'estero, con un conseguente risparmio sulla bolletta energetica nazionale. Gli oppositori contrastano queste tesi affermando che la filiera nucleare ha costi enormi, impossibili da sostenere per i privati e quindi la spesa graverebbe sui contribuenti. Essendo inoltre l'energia elettrica prodotta dal nucleare la più costosa in assoluto non si capisce come sia possibile che ciò comporti un risparmio, considerando anche il fatto che dovremmo comunque utilizzare tecnologie straniere e importare risorse dall'estero. Riguardo il mercato del lavoro, i grandi numeri del nucleare sono in realtà poca cosa rispetto agli oltre 100 mila posti di lavoro con trend positivo creati dall'esplosione delle energie rinnovabili.

Un secondo ambito riguarda gli effetti sull'ambiente: anche in questo caso le argomentazioni usate sono varie, in quanto secondo i favorevoli non solo ormai si è in grado di gestire le scorie, essendo ormai aumentata l'efficienza degli impianti che ne generano così in quantità notevolmente inferiori al passato, ma le centrali nucleari sono addirittura green in quanto non emettono CO2 e quindi contribuirebbero in maniera significativa a combattere il riscaldamento globale. I contrari rigettano queste affermazioni anche dal punto di vista tecnologico in quanto parlare di efficienza e di centrali nucleari è quasi un ossimoro visto che si sta parlando semplicemente di caldaie a uranio con una percentuale di efficienza notevolmente inferiore rispetto ad altre “caldaie” quali le centrali termoelettriche e le centrali turbogas. Sottolineano inoltre che l'impatto ambientale delle centrali non si può assolutamente sottovalutare per le gravi conseguenze sulla fauna e sulla flora nei pressi degli impianti e per la partecipazione tutt'altro che secondaria del nucleare al riscaldamento globale.

Infine un terzo ambito riguarda i rischi per la salute: ovviamente questa tematica è importantissima e viene approfondita notevolmente da entrambi i “partiti”. Per i favorevoli di un eventuale ritorno al nucleare l'emissione di radiazioni delle centrali in attività è banale e non è assolutamente da considerarsi dannosa per la salute. Il rischio di incidenti inoltre può essere usato solo per destare emotività, in quanto il numero di incidenti che si sono verificati nelle centrali e il numero di ore totale di operatività di tutti i reattori al mondo, tenendo anche in considerazione i continui miglioramenti in materia di sicurezza, induce a ritenere molto basso il livello di rischio. Viceversa i contrari ritengono che ci siano concreti rischi per la salute sia a causa degli incidenti la cui probabilità di verificarsi appare alla luce degli eventi recenti assai più considerevole, sia anche durante il normale funzionamento degli impianti. Sono molti gli studi infatti che documentano i legami tra malattie come la leucemia infantile e gli isotopi radioattivi emessi assieme al vapore acqueo nel normale ciclo di produzione elettrica da termonucleare.

L'articolazione di questo elaborato è la seguente: dapprima verrà ripercorsa la storia della produzione elettrica da termonucleare in Italia, poi verranno analizzate le posizioni del “partito” dei favorevoli ricorrendo ai dati e agli argomenti da loro utilizzati. In seguito verranno analizzate le critiche e le proposte dei contrari. Il capitolo 4 offre un confronto per temi dei dati e delle argomentazioni presentate da entrambi gli schieramenti. Infine nella parte conclusiva verranno tratte alcune indicazioni anche a carattere personale emerse dall'approfondimento del tema.

CAPITOLO 1 La storia del nucleare civile in Italia

1.1 Il nucleare italiano: dalle origini fino agli eventi di Three Mile Island e Pripyat'

L'utilizzo del nucleare per scopi civili fu uno dei principali prodotti dell'euforia del secondo dopoguerra. Alla fine degli anni quaranta la conoscenza riguardo tale materia fu demilitarizzata e così enti pubblici e privati scoprirono nel ricorso all'atomo un nuovo scopo, un nuovo modo di produrre energia e quindi profitti. Non a caso il seme dell'energia atomica fu impiantato da grandi imprese italiane come FIAT, FALCK, PIRELLI e ADRIATICA. Fu quindi per iniziativa privata che si costituì nel 1946 il Centro Informazioni Studi ed Esperienze (CISE) con l'obiettivo di realizzare il primo reattore nucleare civile interamente italiano. Lo stato italiano entra a far parte del settore nel 1952 con l'istituzione del Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari (CNRN), dapprima organo promotore della diversificazione della produzione energetica, in seguito con la legge 1860/62 vero e proprio organismo regolatore del settore.

Le costruzioni delle centrali nucleari iniziarono nel 1958 con il reattore di Borgo Sabotino nei pressi di Latina che sfruttava la tecnologia inglese Magnox ed aveva una produzione energetica stimata in 210 MW. La costruzione durò circa 4 anni e fu affidata alla società SIMEA con capitale sottoscritto al 75% da Agip Nucleare e al 25% dall'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI). La sua attività iniziò nel 1964 e fino al 1986, anno della sua chiusura, ha generato circa 26 miliardi di kWh.

Nel 1959 con capitali IRI e Finmeccanica iniziarono i lavori della centrale nucleare Garigliano nel comune di Sessa Aurunca in provincia di Caserta. A differenza del reattore di Borgo Sabatino, questa si basava sulla tecnologia americana fornita dalla General Electric. La sua attività iniziò nel giugno del 1964 ed è stata chiusa definitivamente nel 1982. Nel 1978 subì un guasto ad un generatore di vapore, fatto che condizionò la sua sorte visto che la riparazione era antieconomica rispetto alla sua chiusura. Nel corso della sua attività ha generato circa 12 miliardi di kWh.

Sempre con tecnologia americana, in questo caso della Westinghouse, fu edificata a partire dal 1961 nel comune di Trino in provincia di Vercelli la centrale nucleare Enrico Fermi. Fu costruita con capitali al 50% privati e al 50% pubblici, principalmente provenienti da Edison per il privato, Iri e SIP per il pubblico. Fu chiusa nel 1990 con all'attivo una produzione totale di circa 23 miliardi di kWh. Con queste tre centrali nel 1965 l'Italia aveva raggiunto una produzione di 3,5 miliardi di kWh ed era il terzo produttore al mondo di energia elettrica di origine nucleare.

Con la legge n.48 del 27 febbraio 1967 fu creato il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) ed il settore nucleare italiano venne riorganizzato e articolato su tre società a partecipazione pubblica quali Enel, Eni e Ansaldo. Già nel 1971 con una joint venture tra Ansaldo e General Electric presero il via i lavori per la quarta centrale nucleare. La centrale di Caorso in provincia di Piacenza, fu ultimata nel 1978 e 3 anni dopo iniziò la sua attività. Fu chiusa nel 1990 quando aveva raggiunto una produzione totale di circa 29 miliardi di kWh.

Fu commissionata da ENEL infine la centrale nucleare Alto Lazio, nei pressi di Montalto di Castro in provincia di Viterbo. I lavori iniziati nel 1982 ed eseguiti da Ansaldo, furono interrotti nel 1987. Il sito sfruttando i lavori già compiuti fu adattato per ospitare la centrale termoelettrica a policombustibile Alessandro Volta.

1.2 Gli eventi di Three Mile Island e Pripyat' e il referendum del 1987

Il 28 marzo 1979 la centrale nucleare di Three Mile Island, in Pennsylvania, subì il più grave incidente nucleare mai verificatosi su suolo statunitense. Si verificò il surriscaldamento del reattore che provocò una fusione parziale del nocciolo dell'unità 2 ma i sistemi di sicurezza funzionarono alla perfezione evitando la tragedia. Fu comunque rilasciata nell'ambiente una quantità significativa di radiazioni tuttavia non tale da provocare conseguenze sulla salute delle persone vicine all'impianto direttamente riconducibili all'evento. L'incidente ebbe comunque un grande impatto sull'opinione pubblica americana tale da rallentare significativamente il programma energetico nucleare statunitense. Attualmente la centrale nucleare di Three Mile Island continua a funzionare ovviamente eccezion fatta per l'unità 2, chiusa e ancora oggi sotto monitoraggio.

La centrale nucleare V.I. Lenin nei pressi di Pripyat' e Chernobyl, in territorio Ucraino al confine con la Bielorussia era una centrale composta da 4 reattori costruiti in successione. Il reattore 4 attivato nel 1983 fu l'ultimo e tre anni dopo esattamente il 26 aprile 1986 proprio questo reattore fu sottoposto a un test di sicurezza. A causa di un incontrollato aumento della potenza del nocciolo del reattore, si formò una pressione così elevata da rompere le tubazioni di raffreddamento. A causa di questo cedimento, idrogeno e grafite entrarono in contatto con l'aria cosa che provocò l'esplosione e lo scoperchiamento del reattore. La grafite emessa provocò una trentina di incendi nell'area circostante mentre i gas radioattivi che fuoriuscirono dall'impianto formarono una nube che trascinata dal vento si spostò inizialmente verso nord per poi diffondersi sul larga parte dell'Europa occidentale. Il bilancio ufficiale dell'ONU è di 65 morti direttamente riconducibili al disastro e di circa 4000 morti per tumori e leucemie provocate dall'esposizione alle radiazioni. La centrale con i suoi altri 3 reattori ha continuato a funzionare fino al 2000.

Il dibattito sulla pericolosità del nucleare civile iniziò con l'incidente di Three Mile Island ed esplose definitivamente con il disastro di Chernobyl. Il definitivo arresto delle attività nucleari fu di fatto sancito con il referendum abrogativo del 1987. Si chiedeva all'elettorato il parere sull'abrogazione della competenza del CIPE a disciplinare la localizzazione degli impianti in caso di inerzia da parte degli enti locali competenti, della concessione di compensi ai comuni che ospitavano centrali a carbone e/o nucleari, della possibilità per l'Enel di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero. Con risposte affermative rispettivamente del 80,6% del 79,7% e del 71,9% sebbene i quesiti non implicassero esplicitamente l'abolizione del nucleare, l'Italia sancì l'uscita dal settore, ultimata nel 1990. I dati riepilogativi degli anni in cui l’energia termonucleare ha supportato il fabbisogno energetico italiano rivelano quanto sia stato modesto l'apporto al totale della produzione energetica nazionale. Nel 1986 con quattro centrali all'attivo il nucleare ebbe un picco sul totale della produzione energetica di appena il 4,5% con una media dall'introduzione fino alla chiusura del 3-4 %. La dismissione del nucleare e l'aumento dei consumi hanno portato ad una rapida crescita dell'energia importata che già nel 1988 raggiungeva il 5 % sul totale [1] .

1.1 - Evoluzione della produzione di energia elettrica per fonti dal 1900 al 2010 (dati TERNA)

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CAPITOLO 2 Argomentazioni favorevoli al nucleare civile

2.1 Ritorno economico ed aumento dell'autonomia politico-economica italiana

Come abbiamo visto in precedenza negli ultimi anni si è assistito ad un forte risonanza della discussione sull’energia nucleare nel dibattito politico-economico nazionale. Bisogna però sottolineare come questa tendenza si possa riscontrare in generale sul piano internazionale. Con la risoluzione della General Assembly 55/2 del 18 settembre 2000, “United Nations Millennium Declaration”, le Nazioni Unite si sono impegnate a raggiungere a livello globale otto goals su diversi piani, salute, economia, diritti umani e ambiente. In particolare, nel settimo goal “Ensure Environmental Sustainability” ci si concentra sulla necessità di ridurre le emissioni di CO2 per abitante e per ogni dollaro di PIL. Ma già in precedenza, esattamente nella terza “Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici” (COP3) tenutasi nel dicembre del 1997 che ha dato luogo al “Protocollo di Kyoto”, luogo appunto nel quale si è tenuta tale conferenza, le emissioni di CO2 hanno assunto concretamente un valore economico divenendo così un sempre più importante bersaglio delle politiche domestiche. Dei meri aspetti ambientali ci occuperemo nel prossimo paragrafo, ma è molto importante constatare il valore economico della CO2. Lo sforamento dei tetti di emissione previsti dall'accordo, comporta multe che oramai sono croniche nella spesa annuale dell'Italia: la multa del 2009 ad esempio è stata di 555 milioni di euro secondo l'Adiconsum ha provocato un rincaro annuale delle bollette di 40 euro per ogni nucleo familiare[2]. Il rispetto dei limiti comporta vantaggi notevoli, sia per quando riguarda il risparmio di denaro pubblico, sia nell'ottica di un meccanismo perverso che si è creato con il protocollo di Kyoto. Le mancate emissioni di CO2 danno crediti e questi crediti ritoccano verso il basso l'ammontare delle emissioni del paese; il cosiddetto “Emissions Trading” permette ad un paese sviluppato di comprare crediti da un paese in via di sviluppo che ha un disavanzo notevole rispetto al tetto di emissioni imposto.

L'aspetto economico delle emissioni di CO2, che è un notevole cavallo di battaglia dei favorevoli a un eventuale ritorno del nucleare civile. Le centrali nucleari emettono notoriamente una quantità prossima allo zero di CO2, quindi permettono di ottenere, a parità di produzione elettrica, un notevole risparmio di emissioni e quindi di evitare multe e ricorsi all' “Emissions Trading”. Ma i vantaggi economici non finiscono qui. A tal proposito è illuminante il rapporto commissionato dall'ENEL e dall'EDF alla “The european house-Ambrosetti” (2010). Una qualsiasi centrale nucleare di terza generazione operativa in Europa crea durante la costruzione 9000 posti di lavoro con durata media di 5 anni, dei quali 3000 sono lavoratori diretti, 6000 indiretti e indotti, mentre durante la fase di esercizio crea circa 1100-1300 lavoratori a lungo termine, i quali sono egualmente ripartiti tra lavoro diretto ed indiretto e\o indotto. Infine, in fase di “decommisioning”, ovvero di smantellamento, crea circa 150 posti di lavoro diretti. Inoltre, il rapporto valuta tra i 16 e i 32 miliardi di euro il mercato che si verrebbe a creare commissionando la costruzione di 8 centrali nucleari sul territorio nazionale coinvolgendo aziende italiane per circa il 55-65% di questo giro d'affari.

[...]


[1] DATI TERNA: http://www.terna.it/LinkClick.aspx?fileticket=ZIzU5A%2bIX9U%3d&tabid=653

[2] AGI, 20 agosto 2009

Excerpt out of 52 pages

Details

Title
Economia dell'ambiente ed energia nucleare
Subtitle
Il caso italiano
Author
Year
2014
Pages
52
Catalog Number
V282626
ISBN (eBook)
9783656818106
ISBN (Book)
9783656818120
File size
1048 KB
Language
Italian
Tags
economia
Quote paper
Giovanni Capulli (Author), 2014, Economia dell'ambiente ed energia nucleare, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/282626

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