L’importanza del rapporto umano valido nell’improvvisazione teatrale


Master's Thesis, 2017
35 Pages, Grade: sehr gut

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Sommario

Introduzione

CAPITOLO I
1. Il rapporto umano valido
1.1 Comunicazione verbale e non verbale
1.2 Comunicazione ed empatia
1.3 Comunicazione e Ascolto attivo
1.4 La capacità di un rapporto umano valido
1.5 L’importanza del rapporto umano valido nell’improvvisazione teatrale

CAPITOLO 2
2. Progetto d’improvvisazione teatrale: la Maschera Neutra smaschera
2.1 L'accettazione positiva e incondizionata
2.3 Vedere, ascoltare e comunicare
2.4 Feedback sull’esperienza

Conclusioni

Bibliografia

Introduzione

Questa tesi - incentrata sull’importanza dei rapporti umani nell’ambito dell’improvvisazione teatrale. L’idea di sviluppare questo argomento nasce dal mio desiderio di migliorare la capacità di comunicare nei rapporti umani, in particolare con i partecipanti ai gruppi d’improvvisazione teatrale che gestisco da quasi vent’anni.

Già da bambina adoravo recitare davanti ai miei fratelli. Mettermi in scena imitando persone e situazioni strane della vita era uno dei miei passatempi preferiti. Questo argomento mi affascinava ancora nell’età dell’adolescenza: spesso mi sedevo su una panchina osservando le persone che passavano e scrivevo le emozioni che mi trasmettevano. Cercavo di leggere nei loro volti i loro pensieri. Intuitivamente e spontaneamente scrivevo sul mio quaderno tutto ciò che mi veniva in mente. Mi resi conto da subito che vedevo tante maschere che interagivano tra di loro. Mi trasmettevano spesso tristezza e angoscia. Non so se era un mio vissuto o erano veramente così. Probabilmente entrambe le cose.

Solo a 28 anni, dopo il mio divorzio, si risvegliò in me di nuovo la grande passione per il teatro e per l’essere umano. In questo triste momento della mia vita avevo deciso di seguire una formazione teatrale che mi obbligava a lavorare su me stessa. La vita famigliare mi aveva resa molto chiusa e timida e il divorzio mi aveva lasciato dei segni. L’esperienza teatrale mi aiutò ad espormi di nuovo in modo costruttivo e senza paura. Imparavo a usare in modo giocoso e consapevole diverse maschere che mi aiutavano nel contatto umano. Le maschere mi proteggevano e rendevano più semplice affrontare la nuova dura realtà. Mi sentivo molto attratta dal gioco e dalla spontaneità dell’improvvisazione teatrale.

Pitruzzella descrive molto bene che cos’- l’improvvisazione teatrale:[1]L’improvvisatore deve saper improvvisare: deve quindi sviluppare qualità d’inventiva, spontaneità, immaginazione che gli consentono di dare corpo alle storie che nascono dalle interazioni collettive in scena, e qualità di attenzione, intuizione ed empatia che gli consentano di partecipare produttivamente al processo creativo di gruppo. Deve saper correre il rischio di avventurarsi in un’azione senza poterne anticipare gli svolgimenti, il rischio di sbagliare e andare oltre i propri errori.”

Così ho deciso di approfondire questa tecnica e a 35 anni iniziai a proporre dei corsi. Notavo però con il tempo che questo metodo aveva anche dei limiti. All’interno dei miei gruppi mi confrontavo con persone in difficoltà che rendevano complesse le relazioni. Essendo una persona responsabile, sensibile e molto curiosa avevo perciò deciso di studiare una nuova forma di teatro, più “terapeutica”: la drammaterapia. Questa formazione mi dava gli strumenti giusti per gestire meglio certe problematicità nei gruppi. Ho colto in me stessa la forza e la potenza dei cambiamenti relazionali che mi aveva offerto la drammaterapia. Attraverso l’esecuzione di esercizi concreti legati all’espressione libera e spontanea della drammaterapia riacquisii finalmente più sicurezza nel lavoro.

Per fare teatro ed esprimere il bello ed il vero del sentire - necessario utilizzare sia la tecnica d’improvvisazione teatrale che le competenze del Counseling relazionale. Il Counseling rappresenta oggi una tematica di grande interesse nelle professioni d’aiuto. La professione di counseling offre la possibilità di aiuto all’interno di un percorso individuale o di gruppo, sviluppando una crescita che permetta di riscoprire le proprie risorse. La relazione di aiuto si basa soprattutto sull’empatia, l’ascolto attivo e l’accettazione positiva e incondizionata del cliente e tende al miglioramento dei rapporti umani.

Con le nuove competenze e abilità (skill) acquisite nel Master in Counseling Relazionale (empatia e ascolto attivo) ho potuto migliorare le relazioni in vari campi: lavoro, famiglia, coppia e quotidianità. In questo percorso ho potuto ampliare la mia capacità di vedere me stessa e la realtà che mi circonda come se indossassi degli occhiali multifocali per guardare. Con un nuovo bagaglio di conoscenze acquisite riesco ad aiutare gli altri mettendomi sempre di più nei loro panni, ascoltando attentamente con curiosità e interesse le loro difficoltà.

L’improvvisazione teatrale con le nuove conoscenze acquisite nel Master in Counseling relazionale può divenire quello spazio e quel tempo in cui incontrare noi stessi, esprimere le nostre emozioni, confrontarci e rapportarci con gli altri membri del gruppo, al fine di ritrovare un nuovo equilibrio attraverso dei rapporti umani.

Nella prima parte di questa tesi approfondirò il tema del rapporto umano valido, delle sue origini e del suo sviluppo e nel passarne in rassegna gli aspetti teorici e pratici, mi soffermerò in particolare sulla comunicazione verbale e non verbale, l’empatia, l’ascolto attivo e la capacità di relazionarsi con gli altri nell’ambito dell’improvvisazione teatrale quale luogo protetto che fa da trampolino verso il mondo esterno.

Nella seconda parte affronterò l’esperienza pratica con le maschere neutre nell’improvvisazione teatrale attuata con un piccolo gruppo nel maggio del 2017. In questo contesto ognuno ha sviluppato liberamente il tema della maschera interagendo con gli altri attraverso la sua visione del mondo ed imparando a gestire il corpo nello spazio in modo spontaneo e libero. È mia intenzione infine esplorare le connessioni tra processo creativo e gruppo per comprendere meglio gli altri e migliorare la comunicazione all’interno del gruppo.

Mi concentrerò, quindi, sull’importanza del rapporto umano valido nell’improvvisazione teatrale.

CAPITOLO I 1. Il rapporto umano valido

È importante coltivare le relazioni interpersonali e la capacità di comunicare con gli altri: la varietà dei contatti, ma soprattutto la qualità delle relazioni - di fondamentale importanza per crescere con un bagaglio ampio di possibilità. L’essere umano, nascendo da un rapporto di desiderio, tende naturalmente a entrare in relazione; nella società moderna, però, stiamo assistendo ad una sempre crescente difficoltà ad instaurare rapporti non conflittuali. Questo indica quanto siano importanti spazi di condivisione e di scambio come ad esempio un corso d’improvvisazione teatrale.

Gli esseri umani, infatti, ricercano rapporti e realtà corrispondenti ai propri bisogni, desideri ed esigenze. Per rapporto valido s’intende una relazione non conflittuale che - basata su uno scambio di affetti e sulla capacità di ascoltare e comunicare empaticamente, qualità umane che tutti possediamo fin dalla nascita. Vivere un rapporto non conflittuale significa arrivare a vivere se stessi come realtà materiale e non materiale. Il riconoscimento di noi stessi oltre il materiale, cio- affetti, desideri e qualità, ci consente di esprimerci al meglio in tutti gli ambiti della vita, ci aiuta a togliere le distanze che ci allontanano dagli altri e che non ci rendono empatici.

L’espressione del proprio mondo affettivo e l’accettazione di quello altrui porta le persone ad esprimere se stesse e la propria creatività, porta a proporre rapporti umani validi ed a crescere al loro interno. Un rapporto empatico e una comunicazione vera sono il frutto di una comprensione totale che porta chi ascolta verso il mondo di chi parla ed allo stesso tempo avvicina chi parla al mondo di chi ascolta.

1.1 Comunicazione verbale e non verbale

Quello della comunicazione può essere definito l’elemento originario della coesistenza, delle relazioni e delle interazioni umane ed - quindi antico quanto la civiltà. Il termine comunicazione deriva dal latino cum = con, e munire = legare, costruire, e da communico = mettere in comune, far partecipare. Comunicare significa condividere, “mettere qualcosa in comune con gli altri”, “far conoscere”. La comunicazione può essere verbale (che usa le parole) o non verbale (che usa gesti, espressioni, immagini, suoni, colori…). C’- un rapporto molto stretto tra comunicazione e relazioni umane. Una delle teorie più notevoli in merito, fu elaborata dalla Scuola di Palo Alto: “Ogni comunicazione ha un aspetto informativo, di contenuto e un aspetto di “comando”, di relazione. Ed - questo secondo aspetto che imprime una forma al contenuto, che ne definisce il significato metacomunicazione”[2]. Qualsiasi comunicazione presenta questo doppio aspetto di contenuto e di relazione. Un esempio di comunicazione e metacomunicazione - quello in cui un’affermazione verbale - contraddetta da un non verbale, che - la metacomunicazione. In questo caso si ha una comunicazione nella comunicazione. Il carattere metacomunicativo del piano della relazione - dovuto al fatto che la relazione che c’- tra due interlocutori ci fa capire se la frase “sei bravissima” - un complimento o sarcastica. Questo assioma suggerisce che in ogni atto comunicativo vi sia un’informazione che viene trasmessa, ovvero un messaggio ed un comportamento, quindi il modo in cui il messaggio viene comunicato che definisce la relazione tra i comunicanti.

Secondo Claude Shannon e Warren Weaver[3] (la loro teoria fu elaborata nel 1949) la comunicazione - trasmissione d’informazioni. Il loro schema prevede: fonte - codifica - canale - decodifica - destinazione.

Dobbiamo a Roman Jakobson[4] la teoria delle funzioni del linguaggio verbale dei 6 elementi fondamentali. Jakobson assegna a ciascun elemento del processo comunicativo una particolare funzione comunicativa che si manifesta nelle forme e nei contenuti del messaggio secondo questo schema:

Mittente - Funzione Emotiva

Contesto - Funzione Referenziale

Messaggio - Funzione Poetica

Contatto - Funzione Fàtica

Codice - Funzione Metalinguistica

Destinatario - Funzione Conativa

La funzione emotiva corrisponde all’atteggiamento dell’emittente riguardo ciò di cui sta parlando. La funzione referenziale concerne il rapporto tra il messaggio ed il mondo, e indica che un messaggio parla di qualche cosa. La funzione poetica concerne l’organizzazione interna, e riguarda il modo in cui esso - realizzato e strutturato. La funzione fàtica riguarda quella parte della comunicazione che controlla il contatto (canale) attraverso cui si stabilisce la comunicazione. La funzione metalinguistica consiste nel parlare del codice in comune durante la comunicazione tra mittente e destinatario nella grammatica di una lingua. La funzione conativa, infine, esprime in messaggio la tendenza ad avere degli effetti che non si limitano alla pura comprensione linguistica sull’emittente.

La comunicazione, però, non - solo il passaggio di un messaggio da un emittente a un ricevente, ma lo scambio di un rapporto umano. L’uomo si realizza quando può rapportarsi liberamente, ed espandere così la propria creatività a seconda del grado di spontaneità che può esprimere.

Il linguaggio verbale rappresenta il canale con il quale riusciamo a comunicare in modo più rapido per sapere l’altro cosa pensa, immagina o percepisce. Ogni comportamento verbale e non esprime qualcosa e, quindi, non - possibile non comunicare. La comunicazione - la somma delle due componenti messaggio verbale e non verbale. La scuola di Palo Alto[5], nelle persone di Gregory Bateson, Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson ed altri, negli anni Sessanta, fissò una serie di nozioni teoriche elaborate a partire dalla sperimentazione sul campo e definì la funzione pragmatica della comunicazione, vale a dire la capacità di provocare degli eventi nei contesti di vita attraverso l’esperienza comunicativa, intesa sia nella sua forma verbale che in quella non verbale.

Il linguaggio non verbale serve a colorare ed - un contributo essenziale della comunicazione. I sistemi non verbali influenzano in modo deciso i modelli relazionali e sono in parte appresi dalla propria cultura di appartenenza. La comunicazione non verbale riguarda l’impostazione della voce e della gestualità, la regolazione della mimica facciale, dello sguardo e della postura, ma soprattutto l’espressione o meno di una congruenza con quanto espresso verbalmente.

Nell’improvvisazione teatrale s’impara non solo a percepire e conoscere meglio sé stessi e gli altri, ma anche a migliorare l’abilità di espressione corporea e vocale. Nel teatro possiamo esprimere liberamente la nostra creatività incontrando l’altro in uno spazio protetto.

“Il teatro - un incontro. La partitura dell’attore - costituita da componenti di contatto umano: “dare e prendere”. Prendere gli altri, stabilire un confronto con se stessi, con la propria esperienza ed i propri pensieri, e dare una risposta. In queste convergenze umane piuttosto intime, si stabilisce sempre questo elemento “dare e prendere”. Il processo viene ripetuto ma sempre hic et nunc {…}” (“Per un povero teatro”, J. Grotowski)[6]

Ogni persona associa a determinate parole dei sentimenti e dei vissuti che appartengono alla sua storia. Ognuno ha creato dentro di sé delle immagini-ricordo legate a delle specifiche parole. Ci sono delle parole che ci toccano di più e altre meno a seconda del nostro vissuto. Le parole dette con affetto non solo parlano, ma vedono, sentono e comunicano profondità che possono dare senso e vita nuova. Il linguaggio degli affetti - un linguaggio “compassionevole”, non - “mascherato” dalla razionalità e da un sapere astratto e teorico che talvolta viene utilizzato per mettere una distanza dagli altri e non per entrare in un rapporto umano valido.

Martin Buber afferma:[7]Nella conversazione autentica il rivolgersi al compagno avviene in tutta verità, come rivolgersi dell’essere. Tutti coloro che parlano intendono colui, o coloro, a cui si rivolgono come questa particolare esistenza personale. In tale contesto intendere qualcuno significa, nella misura possibile in quel momento a colui che parla, rendere l’altro presenza. I sensi, che sperimentano, e la fantasia reale, che completa quando i sensi hanno sperimentato, agiscono all’unisono per rendere l’altro presente come totalità e individualità, cio- proprio come questa persona. Ma colui che parla non percepisce solo colui che gli si - fatto presenza, lo assume come suo interlocutore, e ciò significa che egli conferma, per quanto - in suo potere, quest’altro essere. Il vero rivolgersi del suo essere all’altro implica questa conferma, quest’accettazione. Naturalmente ciò non vuole dire affatto che tale conferma sia già approvazione; ma, per quanto io possa essere contro l’altro, nella misura in cui l’ho assunto come interlocutore di una conversazione autentica, ho detto sì a lui in quanto persona.

Nella comunicazione - possibile anche usare le metafore. Il termine metafora proviene dalla lingua greca e significa letteralmente “trasportare, portare oltre”. La metafora corrisponde a una figura retorica che implica un trasferimento di significato ed - paragonabile a una similitudine abbreviata, per la quale a un termine proprio si sostituisce un altro termine legato al primo da un rapporto di somiglianza. Una metafora - un mezzo di rappresentazione di un pensiero, di un concetto, di un’associazione d’idee. Si può descrivere la vita come “un grande palcoscenico”. Qualunque sia la metafora, rappresenta un efficace strumento di comunicazione per trasmettere i nostri valori. Quando comunichiamo metaforicamente, influenziamo notevolmente una conversazione dal nostro punto di vista e anche da quello dell’interlocutore. Attraverso una metafora come ad esempio “mia madre fa sempre un gran teatro per ogni cosa che vorrei fare”, si cerca di sdrammatizzare il modo di essere della propria madre che, per una figlia o un figlio che vorrebbero fare le proprie scelte di vita, potrebbe sembrare frenante e pesante. Parlando con un interlocutore usando questa metafora, si trasmette l’idea di una tipica madre preoccupata per i propri figli. L’interlocutore viene condizionato e avrà un’immagine di una madre che fa un dramma per ogni scelta della propria figlia o proprio figlio.

Poter comunicare con le parole vuol dire avere dentro di sé le immagini delle parole emesse. Sono gli occhi che ci permettono di vedere per poi ricreare le immagini dentro di noi. L’individuo - l’integrazione di tre parti: intelligenza, corpo e mondo affettivo. Se andiamo oltre quella realtà esterna (corpo), e gli occhi non si fermano alla realtà fisica, insieme alle orecchie che ascoltano, saremo in grado di recepire non solo le informazioni, ma anche quello che si vuole comunicare al di là delle parole.

Ascoltare la storia di un essere umano - un viaggio verso la scoperta di possibilità e desideri a volte dimenticati anche da chi li racconta. Ogni parola usata non - mai casuale, perché - scelta dall’individuo che la utilizza per raccontare la propria storia. E’ quindi molto importante l’ascolto attivo per cogliere il significato nascosto dell’atto comunicativo, oltre il puro significato letterale. Accogliendo, ascoltando e comprendendo l’altro possiamo realizzare un rapporto basato sull’interesse reale ed empatico. Capire l’altro significa sentire cosa prova senza giudicarlo, ma al contrario accogliendolo nei suoi dubbi, nelle sue paure e nelle sue speranze.

[...]


[1] Pitruzzella Salvo, Persona e soglia, Armando editore, Roma, 2003.

[2] Watzlawick P., Beavin J. H., Ferretti M., Pragmatica della comunicazione umana, Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, Astrolabio, Roma, 1967.

[3] Shannon C., Weaver W., La teoria matematica della comunicazione, Etas Libri, Milano, 1971.

[4] Jakobson R., Saggi di linguistica generale, Feltrinelli, Milano, 1966.

[5] Watzlawick P., Beavin J. H., Ferretti M., Pragmatica della comunicazione umana, Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, Astrolabio, Roma, 1967.

[6] Grotowski J., Per un povero teatro, Alexander Verlag, Berlin, 1970, pag. 243.

[7] Poma Andrea (a cura di), Il principio dialogico e altri saggi, pag. 311., Edizioni San Paolo s.r.l., Jerusalem, 1991.

Excerpt out of 35 pages

Details

Title
L’importanza del rapporto umano valido nell’improvvisazione teatrale
Course
Art of Counseling
Grade
sehr gut
Author
Year
2017
Pages
35
Catalog Number
V381382
ISBN (eBook)
9783668580688
ISBN (Book)
9783668580695
File size
642 KB
Language
Italian
Tags
Counseling, Theater, Neutrale Masken, gesunde Beziehungen, Selbstverwirklichung
Quote paper
Bachelor Maria Theresia Bitterli (Author), 2017, L’importanza del rapporto umano valido nell’improvvisazione teatrale, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/381382

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