Controrisorgimento. Il movimento filoestense apuano e lunigianese


Scientific Study, 1999

67 Pages


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INDICE

INTRODUZIONE
MOTIVI DELLA RICERCA, FONTI E BREVE QUADRO STORICO

1. LA CONDIZIONE DEI VINTI NEL TERRITORIO APUANO E LUNIGIANESE
1.1 Reati d'opinione
1.2 Il pericolo sanfedista e l’attività di spionaggio
1.3 Nessun diritto al lavoro per i filoestensi
1.4 Arresti sommari e negazione del diritto di voto
1.5 Affollamento nelle carceri

2. LA RESISTENZA FILOESTENSE
2.1 Ingiurie contro le Guardie Nazionali
2.2 Il movimento di resistenza filoestense

3. VOLONTARIATO MILITARE ED EMIGRAZIONE POLITICA DEI FILOESTENSI
3.1 Volontariato militare e ricongiungimenti famigliari
3.2 I renitenti alla leva emigrano in Corsica
3.3 Si riparte

CONCLUSIONI
Risorgimento: unificazione nazionale, rivoluzione passiva o guerra civile?

FONTI E BIBLIOGRAFIA

INTRODUZIONE

MOTIVI DELLA RICERCA, FONTI E BREVE QUADRO STORICO

Ci sono eventi, in tutte le epoche, che la storiografia ufficiale trascura per lungo tempo perché difficilmente integrabili in una verità storica data per assodata. Tale atteggiamento si manifesta con forza ancora maggiore per quegli accadimenti che possono essere visti come messa in discussione dell’esistenza dello Stato o, comunque, ritenuti compromettenti e dannosi per l’identità nazionale. Studiare anche questi episodi storici costituisce, però, opera imprescindibile di ricerca e analisi storica ed anche mezzo di ricostruzione di una memoria oggettiva che divenga, poi, condivisa.

Nella storiografia italiana l’interesse per la formazione dell’identità nazionale prende forte impeto dall’affermazione provocatoria di Renzo De Felice[1] che la sconfitta del fascismo e la resa agli alleati dell’8 settembre 1943 possono essere considerati come la morte della nazione. Renzo De Felice, identificando il fascismo con la nazione, rigetta deliberatamente la tesi avanzata dai partiti nati dalla Resistenza di essere i rappresentanti della vera Italia. Ma chi può definire la vera Italia? La controversia prosegue con la pubblicazione di Claudio Pavone, Una guerra civile: saggio storico sulla moralità nella Resistenza[2], che sostiene come la seconda guerra mondiale diventi in Italia, dopo il 1943, un conflitto tra italiani: una guerra civile. A partire da questa tematica prende spunto un dibattito storiografico incentrato sull’identità nazionale che riconsidera come le rappresentazioni del Risorgimento abbiano influenzato la formazione di tale identità.[3]

Il rilievo del Risorgimento, sia dal punto di vista politico sia storiografico, rende questo breve periodo uno dei più contestati e controversi della storia contemporanea italiana: come i politici, dal 1861 in poi, si contendono l’eredità risorgimentale, così gli storici discutono sui fattori fondamentali del cambiamento e della modernizzazione, concetto insito nello stesso termine risorgimento che, nel suo significato letterale di resurrezione, trova il suo riferimento in un idealizzato passato comune paragonato ad un presente mediocre. Il rimpianto per le glorie risorgimentali, spesso solo immaginate, caratterizza gran parte del dibattito politico dopo il 1860 e la stessa ricerca storica si volge conseguentemente ad indagare la presunta incapacità dell’Italia a risorgere e le peculiarità del suo percorso storico. Nel tentativo di rivalutare la mitologia dell’unificazione nazionale, sullo sfondo del collasso dell’Italia liberale, emergono due versioni in conflitto tra loro: l’una del filosofo idealista Benedetto Croce (1928)[4] e l’altra, divenuta di dominio pubblico nel 1949, dell’intellettuale marxista Antonio Gramsci[5]. Queste due contrapposte interpretazioni storiche[6] condividono la preoccupazione comune di spiegare l’evidente fallimento dell’Italia liberale nel tener fede alle aspirazioni e alle aspettative del Risorgimento.[7]

Assai interessante è, però, tornare alla problematica della formazione dell’identità nazionale sollevata da De Felice, liberando la ricerca storica dalla mitologia dell’unificazione nazionale e tentando di arricchire l’attività di ricerca e di riesame delle diverse storie italiane pre-unitarie. Se così facendo il Risorgimento potrebbe veder indebolita la sua unità tematica, ciò sarebbe però più che compensato dalla varietà di storie che emergono da una rilettura del processo di unificazione nazionale.[8]

Lo scopo di questa ricerca è, pertanto, quello di far luce su un evento finora poco trattato a livello di storiografia: quello del fenomeno di opposizione al processo di unificazione nazionale verificatosi nel territorio rispondente alla attuale provincia di Massa Carrara. E’ il fenomeno anti-unitario apuano e lunigianese il centro di questo studio che è composto di una indispensabile analisi delle condizioni sociali che si verificano con la vittoria sabauda e delle conseguenze che essa determina per coloro che sostengono il precedente ordine politico. Uno sguardo particolarmente attento viene posto ad un fenomeno troppo a lungo trascurato: quello dei volontari apuani e lunigianesi che emigrano per arruolarsi volontari nelle truppe estensi.

Sebbene in questo studio non vi sia alcun intento antirisorgimentale, nessuno dimentica infatti che nel giorno 20 novembre 1859 alle ore 14,30 si tiene a Massa una tombola pubblica con lo scopo di raccogliere offerte per l’acquisto “di un milione” di fucili per Garibaldi[9] e che parte del popolo apuano e lunigianese è effettivamente animata da sentimenti unitari[10], ritengo tuttavia importante mostrare, aldilà dell’insurrezione filo-piemontese[11], che certamente vi sono rilevanti strati di popolazione che simpatizzano, parteggiano e decidono di mettere a repentaglio la propria vita in nome della Casa d’Asburgo-Este e di Sua Altezza Reale Francesco V[12].

Ciò che diventa rilevante è la ricostruzione del clima di repressione e persecuzione instaurato, durante e dopo la Seconda Guerra di Indipendenza, sul territorio apuano e lunigianese appena conquistato dalle nuove autorità di Vittorio Emanuele II nei confronti di coloro che parteggiano per il precedente ordine politico e come tale situazione sociale sia causa di esodi migratori e si leghi al fenomeno dei volontari nelle truppe estensi e austriache.

Certamente degno di nota è, infatti, il fenomeno dei giovani volontari massesi, carraresi e lunigianesi che lasciano le proprie abitazioni e le proprie famiglie per recarsi a combattere nelle truppe estensi contro coloro che si battono, invece, per unificare l’Italia. Vi è poi il fenomeno migratorio che non riguarda soltanto i combattenti ma anche le donne e i bambini, all’interno dei ricongiungimenti famigliari, gli anziani e gli uomini che non emigrano come volontari, pur consapevoli della possibilità di essere chiamati a combattere, ma perché non si riconoscono nelle nuove autorità sabaude. Il fenomeno dell’emigrazione politica connessa al processo di unificazione è assai rilevante nel comprensorio apuo-lunense e si lega anche a quello degli espatri in Corsica dei renitenti alla leva, che fuggono da un obbligo ritenuto gravoso e/o da una autorità che disconoscono.

Le principali fonti sulle quali poggia la presente ricerca sono quelle disponibili presso l’Archivio di Stato di Massa ed in particolare gli atti ed i documenti inerenti la Prefettura e l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza. Queste fonti, redatte dalle nuove autorità sabaude che operano sul territorio apuo-lunense, hanno da un lato il difetto di essere redatte dai vincitori, ma dall’altro il pregio di essere quelle più vicine alla realtà territoriale che interessa lo studio.

Preziosi risultano in tal senso i rapporti, redatti principalmente dai Carabinieri Reali, che fanno riferimento ad accadimenti e persone in modo circostanziato e preciso. Ovviamente in tali atti si assiste ad una sistematica denigrazione e criminalizzazione dei vinti, anch’essa rappresentativa del clima sociale instaurato, ma ciò che è di rilievo per il presente studio non è il giudizio politico dei vincitori sui vinti, ma la ricostruzione del clima sociale e degli eventi che caratterizzano il processo di unificazione nazionale e la determinazione dei comportamenti di coloro che a tale processo si oppongono.

La collezione di documenti presenti presso l’archivio di Massa è di enorme vastità e sebbene si debba far notare che si assiste, talvolta, ad una discontinuità dovuta all’assenza di alcuni atti andati smarriti, ciò non impedisce di dar stima di rilevanza ai fenomeni in gioco. E’ opportuno far presente sin da ora come le fonti d’archivio che mi appresto a prendere in esame documentino senza ombra di dubbio la rilevanza storica e la dimensione effettivamente importante di un movimento popolare filoestense nei territori dell’attuale provincia di Massa Carrara.

Giova, prima di intraprendere l’analisi e l’esposizione delle fonti reperite, accennare brevemente alla storia politico-amministrativa dei territori nei quali gli eventi oggetto della ricerca si verificano. Fine di questa breve ricostruzione cronologica è quello di comprendere come i territori apuani siano stati a lungo caratterizzati da una configurazione politico-amministrativa piuttosto autonoma pur essendo coinvolti nei grandi accadimenti europei.

Il Ducato di Modena e Reggio, che nel periodo di massima espansione comprende anche il Ducato di Massa e Carrara, esiste dal lontano 1452 al 1859, con un breve intervallo fra il 1798 ed il 1814 in seguito all’invasione francese di Napoleone Bonaparte (1796). Intervallo che si chiude con la sconfitta di Napoleone nel 1814 e con la restituzione del ducato, dopo il congresso di Vienna, alla sovranità di Francesco IV. Il nucleo originale del Ducato di Massa e Carrara nasce ufficialmente il 22 febbraio 1473 con l'acquisto della Signoria di Carrara (borghi di Carrara, Moneta e di Avenza) da parte della Signoria di Massa, ad opera del marchese Giacomo Malaspina[13] che la ottiene dal conte Antonietto Fregoso di Genova, capostipite della linea dei Campofregoso di Milano[14]. Il titolo nobiliare dei Malaspina diviene, quindi, quello di Marchesi di Massa e Signori di Carrara.

Nell'arco di due generazioni la famiglia Malaspina esaurisce i discendenti maschi e Ricciarda Malaspina[15], figlia di Antonio Alberigo Malaspina e ultima erede diretta del casato, sposa nel 1520 Lorenzo Cybo, membro di un'influente famiglia di principi genovesi e nipote del papa Innocenzo VIII. Dal matrimonio ha origine la nuova casata dei Cybo-Malaspina[16]: il figlio di Ricciarda e Lorenzo, Alberico I Cybo-Malaspina (detto anche Alberico III Malaspina), ottiene il governo del territorio di Massa e Carrara nel 1554. Sotto il suo governo il territorio è caratterizzato da un fiorente sviluppo, grazie alla crescita del mercato del marmo molto richiesto dalle corti rinascimentali dell'epoca, e le città di Massa e Carrara vengono ingrandite ed adornate di piazze e fontane. Alberico I, consapevole che il suo territorio è circondato da vicini più potenti e influenti di lui, decide di sottomettersi al Sacro Romano Impero di Carlo V (1554). Il 23 ottobre 1568, grazie ai successi culturali ed economici conseguiti sotto il governo di Alberico I, la città di Massa ottiene il titolo di Principato e Carrara viene elevata a Marchesato dall'Imperatore Massimiliano II. Il 5 maggio1664 Massa viene eretta a Ducato e Carrara a Principato ed i Cybo-Malaspina ottengono così il titolo di Duchi di Massa e Principi di Carrara. Il 18 aprile 1741 i due territori ricadono nella Casa d’Este per il matrimonio di Maria Teresa, ultima discendente dei Cybo-Malaspina, con Ercole Rinaldo, figlio di Francesco III Duca di Modena. Dal matrimonio nasce, il 7 aprile 1750, Maria Beatrice, Duchessa di Massa e Carrara.[17]

Nel 1796 gli Este vengono privati dei loro possedimenti dalle truppe di invasione di Napoleone Bonaparte che ingloba il territorio nella Repubblica Cispadana[18], facendolo poi confluire nella Repubblica Cisalpina[19]. Durante questo periodo il territorio conosce una rapida successione di differenti ordinamenti amministrativi più o meno provvisori e come ultima modifica amministrativa, nel 1806, l'imperatore francese assegna il Ducato di Massa e Carrara al Principato di Lucca e Piombino, governato dalla sorella maggiore Elisa Bonaparte. Durante la dominazione Napoleonica Maria Beatrice, che rivendica il governo del Ducato, è costretta a rifugiarsi a Vienna presso la corte del marito, l'arciduca Ferdinando d'Asburgo zio dell'Imperatore d'Austria Francesco I.

Con la caduta del regime napoleonico, il Congresso di Vienna nel 1815 assegna di nuovo a Maria Beatrice tutti i territori che le erano stati sottratti: il Ducato di Massa, il Principato di Carrara e i feudi imperiali della Lunigiana.[20] Nel 1829, alla morte di Maria Beatrice, il Ducato di Massa e Carrara viene annesso al Ducato di Modena e Reggio, ad opera del figlio Francesco IV d'Este[21].

Alla morte di Francesco IV d’Este, il 21 gennaio 1846 Francesco V diviene duca regnante di Modena, con anche i titoli di duca di Reggio e Mirandola, duca di Massa, principe di Carrara e Lunigiana. Francesco V, il cui nome di battesimo è Francesco Ferdinando Geminiano, sale al trono all’età di ventisei anni. Modenese di nascita, ma di mentalità austriaca, Francesco ha modi gentili e, a differenza del padre, un carattere mite: si fa apprezzare per l’onestà e l’amore per la giustizia, per la semplicità e la sobrietà del suo agire. Bel giovane, di svelta figura, di bella carnagione, piace molto alle donne, anche se ama per tutta la vita la moglie Adelgonda, figlia di Luigi I di Baviera, che ha sposato il 30 marzo del 1842 prima di ereditare il ducato[22]. Il duca vanta una notevole competenza in campo militare, frutto di specifici studi giovanili compiuti sotto la guida di Francesco Beckerhin, comandante dell’artiglieria estense fino al 1848. A ciò Francesco V, nato e cresciuto in mezzo ai soldati, unisce una profonda conoscenza dei problemi dell’esercito ducale, che comanda anche in prima persona dal 1843 al 1846, quando è principe ereditario. Anche dopo essere salito al trono continua a svolgere un ruolo di primissimo piano nella direzione delle truppe, conservando per tutta la vita uno spirito militare. La sua azione nei territori di Massa e Carrara si sviluppa in un potenziamento dell’opera di bonifica e canalizzazione, già intrapresa dal padre, per la quale la “fertilità fu raddoppiata […] e prati e campi ubertosi, piantagioni di gelsi e vigneti lussureggiano al presente ove, ancor pochi anni or sono, erano incolti pantani e paludi”[23].

Nel 1859, con la deposizione di Francesco V d'Este, il Ducato di Modena e Reggio (comprendente anche i territori di Massa e Carrara) viene definitivamente annesso al Regno di Sardegna, con la costituzione della provincia di Massa Carrara. Ma molte persone apuane e lunigianesi mostrano fedeltà alla Casa d’Asburgo-Este, più che entusiasmo per i Savoia, ed alcuni sostenitori della causa estense ricordano il detto: “Principini, palazzi e giardini; Principoni, fortezze e cannoni”[24]. L’ultimo duca d’Este morirà nel 1875 da esule a Vienna, dove tuttora riposa nella cripta dei Cappuccini, in attesa che i suoi resti siano riportati a Modena nella cappella mortuaria estense di San Vincenzo in cui desiderava essere sepolto.

L’anno 1859 è quello cruciale al quale fa riferimento il presente studio che estende la sua indagine anche agli anni successivi nei quali avviene il consolidamento dell’annessione del territorio apuo-lunense al Regno di Sardegna. Non è questa la sede per proseguire con ricostruzioni storiche di maggior dettaglio sull’assegnazione amministrativa del territorio apuano e lunigianese, ma si tenga conto di questa breve introduzione storica per comprendere come le vicende prese in esame comincino e si riferiscano al periodo storico in cui i territori sopraccitati vengono inclusi nel Regno d’Italia dopo un lungo periodo di forte identità amministrativa e politica caratterizzato dal riconoscimento delle specificità locali.

Il 27 aprile 1859 il granduca Leopoldo II lascia Firenze[25] e ciò pone l’esercito ed i governanti estensi del territorio apuano in grandi difficoltà. Essi corrono, infatti, il forte rischio di rimanere isolati dai restanti territori del Ducato e sono esposti ai pericoli rappresentati dalla presenza, nella vicina Sarzana, delle truppe piemontesi e dall’insicura posizione del governo dei vicini Stati parmensi.

Sin dal 25 aprile, ravvisando la pericolosità della situazione, il duca Francesco V ordina il ritiro delle truppe ed il loro concentramento strategico in Fivizzano, che diventa così la nuova sede del governo principale[26]. Le truppe estensi, stabilitesi come ordinato in Fivizzano, tornano poi sui propri passi e prendono possesso di Fosdinovo ed Aulla. Da questo momento prende corso la ricostruzione storica che riguarda il presente studio.

CAPITOLO PRIMO

1. LA CONDIZIONE DEI VINTI NEL TERRITORIO APUANO E LUNIGIANESE

1.1 Reati d'opinione

Il 28 aprile del 1859, subito dopo la dipartita[27] delle truppe estensi[28] dalle città di Massa e Carrara[29], vengono prontamente affissi alle mura delle città alcuni manifesti a firma dei Commissari provvisori del nuovo regime, Giusti e Brizzolari. Uno di questi inneggia al Re Vittorio Emanuele II ed all'indipendenza d'Italia ed il testo è il seguente[30]:

Cittadini della Provincia di Massa Carrara e Lunigiana.

Liberi questi paesi dal giogo estense, hanno spontaneamente acclamato il Governo del Re Prode, del Re VITTORIO EMANUELE.

I sottoscritti assumendo il governo di questa provincia in nome del RE DITTATORE confidano di trovare in Voi tutti cooperazione, zelo ed aiuto a mantenere la tranquillità ed il buon ordine.

VIVA IL RE VITTORIO EMANUELE II.

W L'INDIPENDENZA D'ITALIA

Massa 28 Aprile 1859

I COMMISSARI PROVVISORI

V. GIUSTI - E. BRIZZOLARI

Questa pronta affissione è certamente rappresentativa di come alla frontiera del Ducato di Modena e Reggio i fedeli del re Vittorio Emanuele si fossero ben preparati all’invasione ed all’immediata instaurazione del nuovo ordine politico ed amministrativo. Più che alla presa di possesso dovuta ad una sollevazione popolare filounitaria è più facile trovare in ciò conferma al fatto che si assista alla realizzazione di un progetto predefinito e ben pianificato. Questa interpretazione, che ridimensiona il ruolo di una sollevazione popolare filounitaria, viene riportata anche in una pubblicazione in difesa del Duca di Modena nella quale si legge: “mentre macchinazioni piemontesi sbalzavano dal potere a Firenze e Parma i sovrani legittimi, ed in breve ora andavano miseramente disciolte le forze militari di quegli Stati, a Modena Francesco V, che senza spiegare alcun rigore straordinario avea continuato a mantenervi la più perfetta tranquillità pubblica, senza esservi in nessun modo costretto dalla sommossa, senza avervi a reprimere verun tentativo rivoluzionario, abbandonava la sua capitale solamente dopochè i movimenti dell’esercito franco-sardo, già penetrato in una parte del Ducato, aveano resa inevitabile la ritirata dinanzi a forze infinitamente superiori ai mezzi di resistenza ch’egli poteva contrapporre”.[31] Del resto risulta che “nella sera del 26 aprile ebbe realmente luogo una violazione del territorio Estense da parte di 200 uomini dei corpi franchi del Sardo [che] irruppero a Fossola di Carrara, ove disarmarono 30 e più militi di riserva”, ritirandosi poi per evitare la reazione delle truppe estensi che, però, avevano ricevuto ordine di non impegnarsi in combattimento “se non nel solo caso di dover proteggere la propria ritirata sopra Fivizzano”[32].

Un secondo manifesto, affisso nei luoghi pubblici, annuncia lo scioglimento della Guardia di Riserva Estense[33] e l'obbligo, per coloro che ne facevano parte, di depositare il proprio armamento presso il comando della Guardia Nazionale, entro il termine di ventiquattro ore[34].

Il terzo manifesto notifica alla popolazione alcuni provvedimenti restrittivi che vietano la fondazione di circoli e partiti e comunica, inoltre, l'istituzione del Consiglio di Guerra che ha il compito di giudicare e punire in tempi brevi coloro che osteggiano la causa nazionale. Il testo di questo manifesto è il seguente:

I COMMISSARI PROVVISORII

PER LA PROVINCIA DI MASSA CARRARA

E LUNIGIANA

NOTIFICANO

Che in virtù dei poteri dittatoriali assunti dal Governo del Re VITTORIO EMANUELE II.

I. E' proibito adunarsi con armi.

II. E' proibita la fondazione dei circoli, e dei giornali politici.

III. E' istituito un Consiglio di Guerra permanente sotto la Presidenza del Comandante Signor Luigi di MERZLYAK per giudicare e punire entro 24. ore tutti gli attentati contro la Causa Nazionale, e contro la vita e le proprietà dei pacifici Cittadini.

IV. Il Consiglio di Guerra procederà a tenore delle Leggi militari contro i colpevoli senza distinzione di rango e ceto.

Massa 28 Aprile 1859

V. GIUSTI

E. BRIZZOLARI[35]

Da subito, dunque, le nuove autorità negano la libertà di stampa e di associazione, specie su tematiche di carattere politico. Ciò mostra come esse siano preoccupate della situazione dell’ordine pubblico nei territori di Massa, Carrara e Lunigiana e come, evidentemente, la popolazione non sia così partecipe alla presa del potere ed all’instaurazione del nuovo corso politico, altrimenti non sarebbero necessari provvedimenti così limitanti le libertà personali e di pensiero. Tale situazione di scarsa adesione popolare viene citata anche nella Gazzetta di Verona del 1 ottobre 1859 nella quale si legge una denuncia su come il nuovo ordine politico “tende a soffocare qualunque dimostrazione e qualunque movimento cui le disposizioni degli animi e le vessazioni di un potere intruso vi promuoverebbero ad ogni istante”.[36]

Il clima instaurato dalla nuova classe dirigente diviene, da subito, quello della ricerca e dell'arresto di coloro che manifestano simpatie per il precedente ordine politico ed anche le semplici espressioni verbali vengono punite con la traduzione in carcere. Nelle città di Massa e Carrara, in base a quanto emerge dagli atti rinvenuti presso l'Archivio di Stato di Massa, si instaura un clima di vera e propria "caccia" al "legittimista"[37] ed è sufficiente la testimonianza di una persona, che asserisce di aver udito un soggetto proferire frasi contrarie all'unità d'Italia ed in favore del precedente stato di cose, perché venga arrestato ed incarcerato. Gli arresti sono numerosi e sommari, tanto che il regio delegato di Pubblica Sicurezza di Massa, "osservandosi che molti arresti vanno praticandosi da questa Guardia Nazionale" e ritenendo che ciò "può rendersi nocivo al mantenimento dell'ordine pubblico", scrive al comandante della Guardia Nazionale "perchè in avvenire niun cittadino sia più arrestato senza precisi ordini o concerti" del suo ufficio[38]. Questa del regio delegato di P.S. sembra, però, soltanto una affermazione di competenza; visto che anche il suo ufficio non manca di far incarcerare numerose persone, in base a delazioni ed indizi sommari, per reati d'opinione.

Non è possibile riportare qui di seguito tutte le storie documentate presso l'Archivio di Stato di Massa riguardo ai reati d'opinione, ma giova comunque farlo per alcune, in modo da rendere più comprensibile il clima di vera e propria persecuzione instaurato dalle nuove autorità contro i simpatizzanti del precedente ordine di cose.

L'11 maggio viene arrestata a Montignoso, in base alla testimonianza di una concittadina, Caterina Paolini accusata di "aver sparlato della Guardia Nazionale" e di aver affermato "che a giorni verrà Casoni[39] che darà le paghe a tutti questi briganti"[40]. Altro arrestato, in data 12 maggio, è Domenico Tognoni, detto Caldan, del Colle di Massa che viene accusato "di essersi fatto lecito di pronunziare proposizioni avverse all'attuale governo". Egli è così descritto nel rapportino redatto al momento dell’arresto: "Tognoni Domenico fu Francesco, d'anni 37, di Massa, Neg.te di grano. Arrivato stamane da Fivizzano, spia di Casoni carcerato per aver sparso notizie allarmanti"[41]. Negli stessi giorni viene incarcerato, tra gli altri, Francesco Balloni del Forno perché, secondo le accuse del milite della Guardia Nazionale Giuseppe Balloni, "sparge per il Paese che sarebbe bene che venissero dieci mila Tedeschi"[42]. Il 20 luglio si verifica l’arresto di Pietro Baldoni, nativo di Resceto e domiciliato a Montignoso, accusato di aver gridato, mentre transitava nello stradone della Madonna del Monte, "Viva Francesco Quinto, a momenti verrà con 80.000 tedeschi"[43].

Caso esemplare del livello di severità col quale vengono puniti i reati d'opinione è quello di Giò Tartarini del Cinquale: egli viene incarcerato perché qualcuno lo ha udito rimproverare il figlio che gridava "viva l'Italia" e incitarlo a gridare "abbasso l'Italia"[44].

La persecuzione dei reati d’opinione si protrae nel tempo ed il 31 ottobre la Guardia Nazionale arresta Francesco Amedei di Colonnata, domiciliato al Mirteto, con l’accusa di aver gridato “Viva Francesco V, Viva l’Imperatore”[45]. Nel 1860 l’esternazione di opinioni favorevoli alla casa d’Asburgo-Este ed al suo duca Francesco V continua ad essere punita col carcere ed il 16 aprile viene arrestato, tra gli altri, Domenico Marianni detto Manni, sessantatreenne di Volpigliano (Massa), che le Guardie Nazionali accusano d’essere un “seminatore di zizzania contro il nostro governo” e persona che “notturnamente frequenta case di codini”[46].

Le nuove autorità cercano di impedire la diffusione di idee anti-italiane perseguendo con l’arresto coloro che se ne fanno portatori e nel giugno del 1860 viene imposta una stretta forma di controllo anche sulle pubblicazioni. Il 9 giugno l’intendente generale scrive al delegato di Pubblica Sicurezza in Massa per comunicargli che ritiene opportuno “che i venditori ambulanti per ottenere il permesso di comercio di libri ed opuscoli dovranno presentare a codesto Uffizio di S. P. la nota dei libri che espongono in vendita”, nota che dovrà poi essergli comunicata[47].

Si può evincere, dai documenti d’archivio citati, come parte della popolazione apuana e lunigianese confidi ancora nel ripristino del precedente ordine politico-amministrativo e speri, esternandolo pubblicamente, nel ritorno del duca Francesco V e delle sue truppe.

[...]


[1] Cfr. Renzo De Felice, Rosso e Nero, Baldini & Castoldi 1996.

[2] Cfr. Claudio Pavone, Una guerra civile : saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Bollati Boringhieri, 1991.

[3] Norma Bouchard, Risorgimento in Modern Italian Culture: Revisiting the Nineteenth-century Past in History, Narrative and Cinema, Fairleigh Dickinson Univ Press 2005, pagg.42-43.

[4] Cfr. Benedetto Croce, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, G. Laterza 1928.

[5] Cfr. Antonio Gramsci. Quaderni del carcere, Einaudi 1975.

[6] Vedi capitolo delle conclusioni. Risorgimento: unificazione nazionale, rivoluzione passiva o guerra civile?

[7] Lucy Riall, Il Risorgimento. Storia e interpretazioni, Donzelli editore 1997, pagg. 35-37.

[8] Norma Bouchard, Risorgimento in Modern Italian Culture: Revisiting the Nineteenth-century Past in History, Narrative and Cinema, Fairleigh Dickinson Univ Press 2005, pag.47.

[9] ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza in Massa, Atti 1859, b.5.

[10] Si tratta del “febbrile agitarsi dei patrioti in tutta Toscana, iscritti o no che fossero alla Società Nazionale presieduta da Giorgio Pallavicini” e della “onda di volontari accorrenti là dove sventola la bandiera d’Italia”. Cfr. Giovanni Cecconi, Il 27 Aprile 1859. Seconda edizione con aggiunta di notizie finora non divulgate, R. Bemporad & Figlio Librai-Editori 1909, pagg. 13-14.

[11] Era infatti previsto di provocare l’Austria a dichiarare guerra secondo la certezza del Cavour che, con le diverse difficoltà fatte sorgere, prima o poi sarebbe stata data la parola al cannone e “in mancanza di pretesti migliori, Garibaldi, d’accordo con Cavour e La Farina, avrebbe preso il comando di una banda insurrezionale, che per Massa e Carrara e la Garfagnana avrebbe dato fuoco alle polveri”. Cfr. Giovanni Cecconi, Il 27 Aprile 1859. Seconda edizione con aggiunta di notizie finora non divulgate, R. Bemporad & Figlio Librai-Editori 1909, pag. 49.

[12] Francesco V d’Asburgo-Este (Modena 1 giugno 1819 – Vienna 20 novembre 1875) è il figlio maggiore del duca Francesco IV d’Este e della principessa Maria Beatrice di Savoia. Appartiene alla linea Asburgo-Este ed è l’ultimo regnante del Ducato di Modena e Reggio. Francesco sposa la principessa Adelgonda di Baviera il 30 marzo 1842 e con lei ha una figlia, la principessa Anna Beatrice, che muore all’età di un anno l’8 giugno 1849. Alla morte del padre, Francesco IV d’Este, il 21 gennaio 1846 Francesco diviene duca regnante di Modena, con anche i titoli di duca di Reggio e Mirandola, duca di Massa, principe di Carrara e Lunigiana. Membro della Casa d’Austria ed insieme sovrano istituzionalmente indipendente di un piccolo stato nel cuore dell’Italia è animato da un forte spirito sanfedista. Assertore del fatto che i fermenti unitari che agitano i vari stati italiani si possano risolvere mediante una loro confederazione capeggiata dall’Austria è “più odiato dalla storiografia ufficiale che non dai suoi sudditi”. Cfr. Giuseppe Orlandi (a cura di), Francesco V d’Austria-Este. Memorie di quanto disposi, vidi e udii dall’11 giugno al 12 luglio 1859, con un saggio introduttivo di Filippo Valenti, Aedes Muratoriana 1981.

[13] Guido Guagnini, I Malaspina: origini, fasti, tramonto di una dinastia, Il biscione 1973.

[14] Emanuele Repetti, Compendio storico di Carrara e Massa, Nella Badia Fiesolana 1821, pagg.15-16 e 41-42.

[15] Cfr. Francesco Musettini, Ricciarda Malaspina e Giulio Cybo: storia di Massa, con prefazione del canonico dott. Luigi Mussi, Tip. G. Mannucci 1930.

[16] Cfr. L. Tettoni e F. Saladini, La famiglia Cibo e Cybo Malaspina, Aedes muratoriana 1997.

[17] Emanuele Repetti, Compendio storico di Carrara e Massa, Nella Badia Fiesolana 1821, pagg.19 e 42.

[18] Cfr. Odoardo Rombaldi, La Repubblica Cispadana, Aedes Muratoriana 1997.

[19] Cfr. Giorgio Boccolari (a cura di), La Repubblica Cisalpina, La nuova Italia 1969.

[20] Congresso di Vienna, Dalla stamperia Imperiale 1815, pag.34.

[21] Cfr. Luigi Amorth, Modena capitale : storia di Modena e dei suoi duchi dal 1598 al 1860, Aedes muratoriana 1961.

[22] Cfr. L. Borsellini, Francesco IV e Francesco V di Modena, Unione Tip. Ed. 1861.

[23] Difesa del Duca di Modena contro le accuse del signor Gladstone tratta da documenti officiali ed altre fonti autentiche, preceduta da una introduzione, e corredata di note ed appendici, dal Marchese di Normanby Cavaliere della Giarrettiera, Prima versione italiana, Tipografia Emiliana MDCCCLXII, pag.71.

[24] Difesa del Duca di Modena contro le accuse del signor Gladstone tratta da documenti officiali ed altre fonti autentiche, preceduta da una introduzione, e corredata di note ed appendici, dal Marchese di Normanby Cavaliere della Giarrettiera, Prima versione italiana, Tipografia Emiliana MDCCCLXII, pag.73.

[25] Il granduca Leopoldo II, filoaustriaco e deciso a non concedere la Costituzione, abbandona Firenze dove i liberali ed i democratici formano un governo provvisorio del quale è protagonista Bettino Ricasoli. Cfr. Giulivo Ricci, Aulla e il suo territorio attraverso i secoli IV-Il Risorgimento, Centro Aullese di ricerche e di Studi Lunigianesi 1992, pag.110.

[26] Dispaccio telegrafico del ministero dell’Interno al delegato provinciale di Massa in data 25 aprile 1859: ASMs, Delegazione del ministero dell’Interno, b.203. Cfr. Giornale storico della R.D. Brigata estense, Tipografia Emiliana 1866, pagg.36 e ss.

[27] Il duca ordina la dipartita perché confida che una sua resistenza a Brescello, dove l’esercito estense si era già asserragliato nel marzo del 1849 mantenendovisi fino alla cessazione delle ostilità fra il Piemonte e l’Austria, sia possibile e avrebbe dimostrato che, a differenza del granduca di Toscana e della reggente di Parma, egli aveva fatto tutto il possibile per difendere il suo buon diritto, cedendo solo a forze preponderanti. Cfr. Giuseppe Orlandi (a cura di), Francesco V d’Austria-Este. Memorie di quanto disposi, vidi e udii dall’11 giugno al 12 luglio 1859, con un saggio introduttivo di Filippo Valenti, Aedes Muratoriana 1981, pag. 37.

[28] “Le forze militari dello Stato Estense erano di due sorta: Truppe regolari e Milizie di Riserva; tutte dipendenti da un Supremo Comando Generale, residente in Modena. Le Truppe regolari constavano: di un Corpo di Trabanti, Guardie de’ Reali Palazzi, […] di un Corpo di Dragoni, corpo scelto, di cui uno Squadrone a cavallo, il rimanente a piedi, questo destinato al servizio di Gendarmeria dello Stato; di un Corpo del Genio; di un Corpo d’Artiglieria; di un Corpo di Pionieri; di un Reggimento d’Infanteria di Linea, con tre battaglioni, ed un quarto battaglione in riserva, che in tempo di pace non mai aveva neppure i quadri compiuti; finalmente di un Corpo di Veterani. Le Milizie di Riserva si componevano di tre Reggimenti: il primo nella Provincia di Modena e Frignano, con sei battaglioni; il secondo nella Provincia di Reggio, pure con sei battaglioni; il terzo dell’Oltre-apennino con tre battaglioni.” in Cinquantadue mesi d’esilio delle Ducali truppe estensi dal giugno 1859 al settembre 1863, Tipografia emiliana impr. MDCCCLXIII, pag.81.

[29] “Le truppe che presidiavano Massa e Carrara abbandonarono quelle località nel pomeriggio del 28, e giunsero in Fivizzano tra le 4 e 5 antimeridiane del 29 aprile”. Cfr. Giornale storico della R.D. Brigata estense, Tipografia Emiliana 1866, pag.45.

[30] ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza in Massa, Atti 1859, b.1

[31] Difesa del Duca di Modena contro le accuse del signor Gladstone tratta da documenti officiali ed altre fonti autentiche, preceduta da una introduzione, e corredata di note ed appendici, dal Marchese di Normanby Cavaliere della Giarrettiera, Prima versione italiana, Tipografia Emiliana MDCCCLXII, pag.V.

[32] Giornale storico della R.D. Brigata estense, Tipografia Emiliana 1866, pag.44.

[33] “Una egualmente rimarchevole testimonianza della stabilità del governo del Duca, e dell’affezione del suo popolo verso di lui, trovasi nella organizzazione della Milizia di Riserva […] Questa milizia di campagna, in numero di 7.500 uomini […] prestava servizio senz’alcuna paga fissa.” in Difesa del Duca di Modena contro le accuse del signor Gladstone tratta da documenti officiali ed altre fonti autentiche, preceduta da una introduzione, e corredata di note ed appendici, dal Marchese di Normanby Cavaliere della Giarrettiera, Prima versione italiana, Tipografia Emiliana MDCCCLXII, pag.219. “La loro [Milizie di Riserva] istituzione ebbe origine da una spontanea offerta della popolazione rurale dopo l’effimero Governo provvisorio del 1831. Dapprima ristretta a singole località, mano a mano coll’andare del tempo estesa ed ampliata, ebbe più tardi norme speciali e generale assestamento. […] aveasi in media, un 7500 uomini, numero che al caso sarebbe stato ben agevole raddoppiare. […] Si richiedeva il minor possibile esercizio: per conseguenza non potevano agire contro truppe regolari, e nondimeno eransi dimostrati sempre del tutto sufficienti contro briganti e per faccende locali.” in Cinquantadue mesi d’esilio delle Ducali truppe estensi dal giugno 1859 al settembre 1863, Tipografia emiliana impr. MDCCCLXIII, pagg.81-82.

[34] ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza in Massa, Atti 1859, b.1

[35] ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza in Massa, Atti 1859, b.1

[36] Estratto dalla Gazzetta di Verona del 1 ottobre 1859 n.223 in Difesa del Duca di Modena contro le accuse del signor Gladstone tratta da documenti officiali ed altre fonti autentiche, preceduta da una introduzione, e corredata di note ed appendici, dal Marchese di Normanby Cavaliere della Giarrettiera, Prima versione italiana, Tipografia Emiliana MDCCCLXII, pag.217.

[37] Il termine legittimismo, che richiama quello di legittimo dal significato generico di ciò che è conforme alla legge, storicamente si riferisce al principio di legittimità, concezione politica affermata nel Congresso di Vienna (1814-1816) dal rappresentante della monarchia francese Talleyrand (1754–1838) il quale teorizzava un ritorno all'assolutismo e, riaffermando che il potere dinastico è assegnato "per grazia di Dio", pretendeva la restaurazione sui loro "legittimi" troni dei sovrani arbitrariamente detronizzati dagli atti illegittimi di Napoleone. Cfr. Congresso di Vienna, Dalla stamperia Imperiale 1815. Cattolicesimo e Legittimismo: note di un giovane cattolico, Milano, Tip. Artigianelli 1889. Aldo Albònico, La mobilitazione legittimista contro il Regno d’Italia: La Spagna e il brigantaggio meridionale postunitario, A. Giuffrè 1979.

[38] Regio Delegato di Pubblica Sicurezza in Massa, Atto n.12 del 2 maggio 1859: ASMs Ispettorato di Pubblica Sicurezza, Atti 1859, b.1.

[39] Casoni Cav. Giuseppe, Tenente-Colennello del Reggimento di Linea delle Reali Truppe Estensi, poi ammesso nell’I.R. Armata austriaca col grado di Colonnello. Cfr. Cinquantadue mesi d’esilio delle Ducali truppe estensi dal giugno 1859 al settembre 1863, Tipografia emiliana impr. MDCCCLXIII, pag.85.

[40] Rapporto Mattinale n.67 dei Carabinieri Reali indirizzato al Regio Commissario Straordinario in Massa l'11 maggio 1859: ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza, Atti 1859, b.1.

[41] ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza in Massa, Atti 1859, b.1.

[42] Lettera di Giuseppe Balloni al Regio Delegato di Pubblica Sicurezza in Massa: ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza, Atti 1859, b.1.

[43] Presidente del Municipio di Montignoso, Atto n.30 del 19 luglio 1859 indirizzato al Regio Delegato di Pubblica Sicurezza in Massa: ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza, Atti 1859, b.3.

[44] Trasmissione copia di Verbale d'arresto dai Carabinieri Reali-Stazione di Massa al Sig. Sovrintendente della Provincia, Massa 18 luglio 1859: ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza, Atti 1859, b.3.

[45] Luogotenente della IV Compagnia della Guardia Nazionale di Mirteto, Ortola 31 ottobre 1859: ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza, Atti 1859, b.4.

[46] Guardia Nazionale delle Ville, Rapporto n.1 al Regio Delegato provinciale di Pubblica Sicurezza, Altagnana 16 aprile 1860: ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza, Atti 1860, b.6.

[47] Intendenza Generale della Provincia di Massa e Carrara, Prot. Gen.le N.3260 Sez.VI Tit.3, Oggetto: Permessi per vendita di libri ai venditori ambulanti, indirizzata in data 9 giugno 1860 al Sig. Delegato di Pubblica Sicurezza in Massa: ASMs, Ispettorato di Pubblica Sicurezza, Atti 1860, b.7.

Excerpt out of 67 pages

Details

Title
Controrisorgimento. Il movimento filoestense apuano e lunigianese
College
Turku University of Applied Sciences
Course
Italian Culture & Language
Author
Year
1999
Pages
67
Catalog Number
V194584
ISBN (eBook)
9783656209980
ISBN (Book)
9783668109971
File size
674 KB
Language
Italian
Tags
Italy, Unification, Nationalism, nazionalismo, italian history (1859), controrisorgimento, contro risorgimento, brigata estense, Massa Carrara, Military volunteering, counter Risorgimento, Estensi, Habsburg, Cavour, Gramsci, Ellero, Evola, Malaspina, Lunigiana, Tuscany, Franz V. (Modena)
Quote paper
Nicola Guerra (Author), 1999, Controrisorgimento. Il movimento filoestense apuano e lunigianese, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/194584

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