Evoluzione storica dell’istituto giuridico del Capitolo generale


Scientific Essay, 2012
31 Pages

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Antalóczy Péter

Evoluzione storica dell’istituto giuridico del Capitolo generale

INTRODUZIONE

Il Capitolo generale è un organo collegiale che ha la suprema autorità a norma delle Costituzioni costituito da più persone fisiche, operanti su un piano di parità, in rappresentanza e come espressione dell'Istituto religioso. Al Capitolo compete soprattutto tutelare il patrimonio dell'Istituto e promuovere un adeguato rinnovamento che ad esso si armonizzi; eleggere il Moderatore supremo, trattare gli affari di maggiore importanza ed inoltre emanare norme che tutti sono tenuti ad osservare.

È storicamente provato che sugli istituti guridici della vita consacrata hanno influito diversi fattori: sia la concezione dell'autorità propria di ogni epoca, sia i modelli di organizzazione sociale-civile e infine le varie ecclesiologie dominanti nella Chiesa[1]. Partendo da questa teoria, ci è parso indispensabile mettere a fuoco alcuni avvenimenti decisivi e fatti caratteristici che dal punto di vista giuridico-storico hanno maggiormente influito nello sviluppo del Capitolo generale durante l'alto medioevo.

Per realzzare il nostro obiettivo innanzitutto esamineremo alcuni tipi di governo della società mediovale, poi passeremo all'ambito della Chiesa e all'interno di questa ci soffermeremo sulla situazione della vita religiosa.

1. I fattori determinanti dello sviluppo

1.1. Una società in movimento, cioè dall'Impero verso gli Stati autonomi

Indubbiamente la cristianità occidentale con la nascita del nuovo impero di Carlo Magno, cioè con la « respublica gentium christianarum» acquisì la sua prima affermazione. Quindi l'Impero e la Chiesa coincidono in una visione monistica, secondo la quale "il potere spirituale e quello temporale altro non sono che due attribuzioni dell'unica società, composta degli stessi soggetti, unita da una fede uguale per tutti e da un'unica legge"[2]. Di conseguenza i popoli appartenenti all'Impero erano governati da un sistema, in sostanza vigorosamente centralizzato, che trovò la sua affermazione sotto forma di poteri civili e religiosi. Però questa tendenza non ebbe una lunga durata, poiché quando sembrava che avesse avviato l'Europa verso l'unità, ebbe inizio una rapida decadenza. Il processo fu ormai inarrestabile, "dopo la morte di Ludovico il Pio (840) l'immenso Impero cominciò a dissolversi in una serie di Stati indipendenti"[3]. L'eredità carolingia si divise tra i prìncipi locali che creavano regni e ducati, aprendo la strada al mondo feudale. La molteplicità delle razze e delle nazioni che formavano l'impero, inoltre le invasioni dei diversi popoli, come i normanni, gli ungari, spinsero ulteriormente la società verso il particolarismo. Di fronte alle rapine e alle devastazioni delle stirpi menzionate il potere centrale si presentò insufficente per assicurare la difesa". L'ordinamento sociale, giuridico, economico, politico della società che emerge poggia sulle relazioni personali e su quelle di dipendenza che intercorrono fra chi è in grado di garantire la pace..."[4]. Quindi si rafforzavano sempre di più i vincoli verso i signori locali.

Con la nascita dei nuovi stati europei che rivendicarono ciascuno la propria autonomia, si verificò sempre più palesemente l'esigenza di una nuova struttura sociale, sia di governo civile che ecclesiastica. Si osserva un periodo di cambiamento profondo nella società, il più rilevante dei quali fu lo spostamento della potestà centrale verso i singoli. Il contrasto tra potere centrale e tendenze particolaristiche si è rivelato in tutti gli stati nel corso del secolo X e continuò anche in quelli successivi. Ancora un fatto importante da notare: l'organizzazione sociale di quei periodi, "quando alla fine del IX e all'inizio del X secolo, prevalsero i poteri regionali e locali, cominciò a delinearsi un reticolo di formazioni sociali e di istituzioni che diedero luogo al feudalesimo con tutti i suoi caratteri"[5].

Nel nostro studio abbiamo delineato la tendenza particolaristica della società altomediovale che è una "... nuova società europea, costruita non dall'alto bensì dal basso, dalle piccole unità locali, dai regni che convergono per la formazione dell'Europa"[6].

1.2. La sovranità popolare

Già dalla fine del secolo XI e ancora di più nella prima metà del secolo XIII si manifesta un fenomeno di particolare importanza, che possiamo chiamare « la sovranità popolare ». I diritti del popolo "... venivano affermandosi da per tutto e la collaborazione del popolo al governo, sia per esserne consultato, sia per limitare i poteri sovrani, era un fenomeno generale dell'Europa cristiana"[7]. Quindi si registrò una crescente partecipazione della cittadinanza alla vita politica, che indicava nettamente come il popolo ormai non fosse soltanto un soggetto passivo degli avvenimenti storici, ma rivestisse il ruolo di agente attivo della propria vita.

"La rappresentanza diventò tanto importante da svilupparsi dal basso in alto, partendo cioè dalla amministrazione locale sino a raggiungere quella centrale"[8]. Queste affermazioni a prima vista possono sembrarci inverosimili, il popolo, cioè la base, come può esser diventato il soggetto attivo dei diritti nella società feudale?

Per rispondere più esattamente a questa domanda, dobbiamo portare la nostra attenzione sulle città, dove il popolo svolgeva le attività di scambio in campo politico e commerciale.

Cominciando dal secolo XI, si osserva il notevole sviluppo del commercio europeo che si collega all'incremento demografico e all'urbanizzazione. La prosperità provocò una certa tensione nella organizzazione sociale, che si manifestò in un movimento per ottenere l'indipendenza di fronte ai signori feudatari[9]. Il rapido sviluppo economico naturalmente incise non soltanto sulla vita quotidiana, ma anche sul sistema politico delle città favorendo la nascita di un nuovo regime, che rappresentò almeno in parte un successo degli elementi popolari. Essi "avevano in proprio vantaggio la forza del numero e la potenza economica, s'erano dati una solida organizzazione"[10].

La sovrastruttura politica fu composta di varie associazioni libere, ben conosciute nella tradizione del diritto romano. Quindi i ceti popolari aderirono alle associazioni di mestieri (commercianti, artigiani ect.) e alle associazioni armate che assicuravano la pace[11].

La configurazione giuridica delle associazioni era la personalità morale e le loro azioni furono caratterizzate dalla legge più fondamentale: «Quod omnes tangit ab omnibus comprobari debet»[12]. Soltanto i membri delle associazioni potevano entrare nel consiglio del popolo, che insieme con il consiglio generale formava il Comune, cioè l'organo di governo della città. Ambedue i consigli possedevano il potere legislativo. Però, secondo Brezzi, "il consiglio generale del Comune non costituiva un vero contrappeso al consiglio del popolo al momento di votare leggi [...] perché in esso sedevano e votavano nobili e popolari"[13]. In ogni modo questo nuovo tipo di governo ha allargato la base politica verso il basso e progressivamente, pur variando da un paese all'altro, si manifestò in tutta l'Europa occidentale, così "in tutti i comuni italiani e non soltanto a Firenze o a Bologna"[14]. La compagine del governo della città menzionato per ultimo, secondo le testimonianze del 1167, si presentò nel modo seguente: "... oltre ai consoli troviamo quasi 50 membri, di cui circa la metà appartenenti a famiglie ragguardevoli, diversi causidici ed alcuni artigiani. Ciò è importante perché dimostra che i ceti più bassi della popolazione non erano ancora esclusi dalla partecipazione al governo"[15]. Anche nella storia di Bologna si può osservare l'esistenza del doppio consiglio, del quale abbiamo trattato prima. "Negli anni 1217-1219 si registra, accanto al consueto consilium credentie, un consilium generale nel quale, non sappiamo come, gli elementi popolari trovano una rappresentanza..."[16]. Ancora degna di nota una tendenza che indica chiaramente la crescente partecipazione del popolo nella vita politica, "...aumentavano costantemente il potere economico degli elementi popolari, le loro organizzazioni acquisivano forme sempre più stabili e aumentavano le loro pretese politiche, finché nel 1228 si arrivò al confronto violento con quelli che fino allora erano stati i dominatori della città"[17]. Di conseguenza "dal 1228 gli aristocratici debbono dividere il potere legislativo con il popolo;..."[18].

1.3. Una chiesa centralizzata

In precedenza abbiamo messo in evidenza i mutamenti della società, nel seguito intendiamo studiare l'ambito ecclesiastico, cioè la situazione della Chiesa.

Prima abbiamo visto che nella « respublica gentium christianorum» di Carlo Magno la Chiesa e l'Impero coincidevano in modo tale che i sovrani carolingi ne sarebbero stati i più grandi difensori. La "nuova alleanza" tra le due autorità praticamente comportava la perdita della indipendenza della Chiesa. Gli imperatori sentivano loro dovere sacrosanto intromettersi negli affari ecclesiastici interni o esterni, "la Chiesa veniva così presa nell'ingranaggio feudale"[19]. Durante il secolo di ferro (X.) i beni ecclesiastici caddero in mano alle famiglie dei grandi feudatari, "il laicato [...] fonda chiese e monasteri di privata proprietà e li sfrutta a suo vantaggio, per denaro o, comunque, secondo le proprie convenienze familiari e politiche"[20].

I nobili feudali rivendicavano il diritto di scegliere i titolari dei benefici, che spesso erano vescovi, abati[21]. Il "male" stava diffondendosi sempre di più a ogni livello, nell'ambito del clero regnava in modo particolare l'ignoranza, la simonia, la lussuria; non mancavano papi simoniaci e scandalosi. La Chiesa, ormai asservita all'Impero, non era più in grado di esercitare la sua missione, quindi diventava indispensabile svincolarsi dalla tutela imperiale e ritrovare la propria indipendenza.

Il movimento di riforma iniziò già con il papa Leone IX ed arrivò al culmine con Gregorio VII. "L'anelito di riforma non aveva solamente come scopo un rinnovamento interno della Chiesa, ma anche la eliminazione di gravi abusi, come il dispotismo dei nobili sul papato, la simonia e il governo secolare. Essa costituiva una lotta contro il sistema ecclesiastico carolingio, che venne superato con successo"[22]. Però non dobbiamo pensare che la questione sia stata risolta una volta per sempre; nonostante la vittoria del papa, l'avversione continuava. A questo punto ci sia permesso di riportare le parole di G. Fasoli che esprimono in modo magistrale il nocciolo del problema: "le due supreme autorità, Papato ed Impero, saranno sempre intese come due forme di una stessa sostanza, come organizzazione politica e religiosa della Cristianità. Esse sono strette in un'alleanza «contraddittoria» per cui una ripete dall'altra la sua legittimità"[23]. Il vero trionfo del papa era evidente nell'idea del primato giurisdizionale basata sulla convinzione secondo la quale la supremazia su tutte le autorità, tanto temporali quanto spirituali, spetta al sommo pontafice[24].

Indubbiamente la grande opera di Gregorio VII costituisce la rinascita di una Chiesa esente dall'ingerenza laica, interamente organizzata e centralizzata. Dal secolo XI il papato ha cominciato profondamente ad intervenire, nei problemi della Chiesa, nel campo morale e governativo.

[...]


[1] Cf. E. BOAGA, « Regime » in Dizionario degli Istituti di Perfezione, Roma 1974, voll. VII. col. 1354.

[2] L. SPINELLI, Lo Stato e la Chiesa, venti secoli di relazioni, Torino 1988, 22.

[3] H. Mitteis, Le strutture giuridiche e politiche dell'età feudale, Brescia 1962, 111.

[4] E. Sastre Santos, Dalle società Romano-barbariche al ‘Rinascimento’ del secolo XII (ca 581-ca 1140) in AAVV., Storia della vita religiosa, Brescia 1988, 219.

[5] Da uno dei contributi - di cui non è indicato l'autore - contenuti nel volume: AAVV., Uomini & tempo medioevale, Milano 1987, 67.

[6] E. Sastros Santos, Dalle società Romano-barbariche al ‘Rinascimento’ del secolo XII (ca 581-ca 1140) in AAVV., Storia della vita religiosa, Brescia 1988, 214.

[7] E. Crosa, Il principio della sovranità popolare dal medioevo alla rivoluzione francese, Torino 1915, 20.

[8] H. Mitteis, o.c., 399.

[9] "El creciente esplendor económico de las ciudades impulsó a la lucha por su independencia frente a los señores feudales que se inicia en las ciudades lombardas y flamencas en la primera mitad del siglo XI, y culminará en el movimiento comunal de la segunda mitad del siglo XII". J. Alvarez Gómez, Historia de la vida religiosa, Madrid 1987, vol. III 68.

[10] G. Fasoli, Governanti e governati nei comuni cittadini italiani fra l'XI ed il XIII secolo, in Scritti di storia medievale, Bologna 1974, 222.

[11] Cf. S.P. Leicht, Corporazioni medievali e arti romane, Torino 1937.

[12] A proposito del significato della norma, cf. G. Post, A Romano-Canonical Maxim, Quod omnes tangit, in Bracton, in « Traditio» 4 (1946 ) 197-251; Y. Congar , Quod omnes tangit ab omnibus tractari et approbari debet, in « Revue historique de droit français et étranger» 36 (1958 ) 210-259.

[13] P. Brezzi, La civiltà del medioevo europeo, Roma 1973, 484.

[14] G. Fasoli, o.c., 227.

[15] A. Hessel, Geschichte der Stadt Bologna von 1116 bis 1280, Berlin 1910; ed. it., a cura di G. Fasoli, Storia della città di Bologna dal 1116 al 1280, Bologna 1975, 167.

[16] A. Hessel , o.c., 173.

[17] A. Hessel, o.c., 172.

[18] A. Hessel, o.c., 178.

[19] Da uno dei contributi - di cui non è indicato l'autore - centenuti nel volume: AAVV., Storia della Chiesa, Torino 1989, 218.

[20] G. Falco, La Santa Romana Repubblica, Milano-Napoli 1986, 194.

[21] "Ci saranno vescovi che saranno anche conti, abati nominati dagli imperatori, abbazie date in dote a principesse e regine, intromissioni degli imperatori non solo nella nomina del papa, ma nell'esercizio dell'autorità papale e viceversa ". G. Fasoli, Guida allo studio della storia mediovale - moderna - contemporanea, ed.3ª Bologna 1970, 75.

[22] W. Plöchl, Geschichte des Kirchenrechts, trad it., Storia del Diritto Canonico, Milano 1963, vol. II, 19.

[23] G. Fasoli , Guida allo studio..., ed.3ª Bologna 1970, 74.

[24] Cf. D.M. Knowles- D. Obolensky, Nuova storia della Chiesa, Il medio evo, Torino 1971, vol.II 199. Questa concezione del papato era elaborato nei famosi Dictatus papae.

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Details

Title
Evoluzione storica dell’istituto giuridico del Capitolo generale
Author
Year
2012
Pages
31
Catalog Number
V202975
ISBN (eBook)
9783656288916
ISBN (Book)
9783656289241
File size
626 KB
Language
Italian
Tags
Evoluzione storica, giuridico del Capitolo generale, Peter Antaloczy
Quote paper
Peter Antaloczy (Author), 2012, Evoluzione storica dell’istituto giuridico del Capitolo generale, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/202975

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