L’Olivetti di Pregnana Milanese e l’Informatica italiana


Research Paper (undergraduate), 2013
12 Pages, Grade: 1.5

Excerpt

Riassunto

In questo contributo si ripercorre brevemente la storia dei Laboratori di Pregnana Milanese a partire dalla nascita della Divisione Elettronica Olivetti e del progetto ELEA. Nei primi anni Cinquanta del secolo scorso l’Informatica in Italia è pressoché inesistente ad eccezione dell’Istituto Nazionale per le Applicazioni del Calcolo di Roma di Mauro Picone. Fu solo grazie all’iniziativa dell’Università di Pisa e della Olivetti che l’Informatica ebbe l'impulso per un rapido e notevole sviluppo. I laboratori di Pregnana nacquero nel 1962 proprio per ospitare la nuova sede della Divisione Elettronica Olivetti e nel corso dei decenni – pur cambiando gestione – hanno sempre rappresentato un’eccellenza nella produzione informatica italiana, fino allo stato di abbandono dei giorni nostri.

* Assegnista di ricerca, Dipartimento di Economia, Università dell ’Insubria (Varese)

A Pregnana Milanese, piccolo comune della provincia di Milano, si trova un complesso industriale che rappresenta un pezzo di storia dell’Industria e della Ricerca tecnica italiana. Proprio in questo luogo nel 1962 Adriano Olivetti decise di stabilirvi definitivamente il Centro di Ricerca e Sviluppo degli elaboratori elettronici. Il polo tecnologico, che fu progettato dall’architetto Le Corbusier[1], era molto ambizioso e solo in piccola parte fu realizzato, ma disegnava un complesso avveniristico: un insieme armonico di edifici, con giardini pensili sul tetto e uno svincolo privato dall’autostrada.

Fino a pochi anni fa il laboratorio era sotto il controllo di Agile – che aveva rilevato le attività dell’operatore telefonico Eutelia – che nel 2009, in seguito a una gestione fraudolenta e al conseguente fallimento, ha licenziato centinaia di lavoratori e lasciato il polo di Pregnana Milanese in uno stato di abbandono.

Ripercorriamo brevemente le vicende dei laboratori di Pregnana, nei quali si sono succedute le tappe fondamentali dell’evoluzione dell’Informatica italiana, che hanno portato nel giro di pochi decenni dai primi complessi calcolatori con tubo elettronico agli elaboratori su chip.

1. Gli albori dell’Informatica italiana

Sino alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, i calcolatori elettronici erano pressoché sconosciuti in Italia: troppo costosi, di grandi dimensioni e necessitavano di tecnici specializzati per il loro utilizzo. Il primo calcolatore a sbarcare in Italia, il CRC 102A, risale al 1954 grazie all’iniziativa di Luigi Dadda[2], professore di Elettrotecnica al Politecnico di Milano, che due anni prima si era recato in California per collaborare con la Computer Research Corporation alla realizzazione di un calcolatore elettronico digitale che fu poi acquistato dal Politecnico di Milano con i fondi del Piano Marshall[3] per 120000 dollari.

Nello stesso periodo anche l’Olivetti[4], che già riscuoteva grande successo con le sue macchine per ufficio a tecnologia elettromeccanica, cominciò a interessarsi all’elettronica. Già nel 1949 Enrico Fermi aveva richiamato l’attenzione di Adriano Olivetti sui futuri sviluppi dell’elettronica e nel dicembre dello stesso anno l’azienda di Ivrea concluse un accordo con l’industria francese Compagnie des Machines Bull[5] per far partire una joint-venture che commercializzasse macchine a schede perforate. Nel 1950 l’Istituto Nazionale per le Applicazioni del Calcolo (INAC)[6] dell’Università di Roma propose all’Olivetti un progetto mirato alla realizzazione di un calcolatore elettronico tutto italiano; partì dunque una missione di studio presso i principali laboratori statunitensi, ma dopo questa fase esplorativa il progetto fu sospeso per mancanza di risorse economiche.

[...]


[1] Pseudonimo di Charles-Eduard Jeanneret-Gris, nato il 6 ottobre 1887 a La Chaux-de-Fonds in Svizzera ma naturalizzato francese, è stata una delle figure più influenti nella storia dell’Architettura, maestro – insieme a Walter Gropius, Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto – del Movimento Moderno, è celebre anche per le sue opere pionieristiche di Urbanistica. Fra i fondatori del Congrès Internationaux d ’ Architeture Moderne, si poneva l’obiettivo di fondere l’Architettura con i bisogni sociali dell’uomo medio. Durante la sua sessantennale carriera ha realizzato 75 edifici in 12 nazioni, una cinquantina di progetti urbanistici, tra cui il piano di fondazione di Chandigarh, capitale del Punjab. In Italia lavorò a tre progetti che non si realizzarono del tutto, oltre al polo dell’Olivetti di Pregnana Milanese (1962), ricordiamo i progetti per una chiesa a Bologna (1962) e per l’ospedale di Venezia (1965). Le Corbusier è morto a Roquebrune-Cap-Martin, in Costa Azzurra, il 27 agosto 1965.

[2] Nato a Lodi il 29 aprile 1923, si laureò in Ingegneria Elettrotecnica presso il Politecnico di Milano nel 1947 con una tesi sulla trasmissione dei segnali, in cui progettò un ponte radio a microonde tra Torino e Trieste. I suoi interessi scientifici si rivolsero da subito verso i modelli e i calcolatori analogici e nel 1953 ottenne una borsa per svolgere ricerche presso il CalTech di Los Angeles. Nel frattempo presentò al rettore del Politecnico di Milano Gino Cassinis la richiesta per l’assegnazione di un calcolatore digitale; accettata la richiesta, Dadda si recò in California dove collaborò con la Computer Research Corporation alla realizzazione del calcolatore. La macchina ultimata venne caricata su una vecchia nave da trasporto, Liberty, nel centro di una stiva piena di balle di cotone che proteggono le valvole termoioniche dalle vibrazioni. Allo sdoganamento a Genova si presentò il problema della “tassa radio” che allora imponeva l’incollatura di una fascetta fiscale su ognuna delle valvole termoioniche usate nella macchina. Smontare la macchina per apporre la fascetta su ognuna delle migliaia di valvole avrebbe comportato un enorme lavoro e le probabilità che dopo l’operazione funzionasse ancora erano nulle. Per superare la questione venne pagata la tassa e le fascette furono consegnate separatamente a Dadda che si impegnò formalmente ad applicarle non appena l’apparecchio fosse giunto a Milano, ma probabilmente le fascette rimasero in un cassetto. La macchina fu installata nel settembre 1954nel sottoscala dell’aula 2SUD del Politecnico e risultò il primo elaboratore funzionante in Italia e nell’Europa continentale. Proseguì la sua carriera accademica al Politecnico di Milano di cui fu Rettore dal 1972 al 1984. Impegnato in numerose attività di direzione e coordinamento di ricerche in ambito nazionale ed internazionale, fra le numerose cariche fu presidente della Commissione per la Scienza e la Tecnologia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri nel biennio 1980-82. Luigi Dadda è morto a Milano il 26 ottobre 2012.

[3] Il piano (in inglese European Recovery Program) trae il suo nome dal generale e Segretario di Stato statunitense George Catlett Marshall (1880-1959) sotto la presidenza di Harry Truman. Si trattava di un piano di aiuti economici ai Paesi europei per la ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale.

[4] Società fondata a Ivrea nel 1908 dall’ingegnere Camillo Olivetti (Ivrea 1868 - Biella 1943), nel 1911 iniziò la fabbricazione di macchine da scrivere affermandosi a livello internazionale nel settore dei prodotti per ufficio. Negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso la produzione si estese a telescriventi, calcolatrici, mobili e attrezzature per ufficio. Nel 1938 la presidenza passò al figlio Adriano che si adoperò per una trasformazione della struttura organizzativa della società, portandola ad affermarsi come una delle maggiori aziende a livello mondiale nel settore della tecnologia meccanica. A partire dagli anni Sessanta la produzione passò dalla tecnologia meccanica a quella elettronica e informatica. Nella seconda metà degli anni Settanta l’Olivetti attraversò una crisi finanziaria, superata con l’ingresso nella società di Carlo De Benedetti (1978) come principale azionista e amministratore delegato. Nello stesso anno produsse la prima macchina da scrivere elettronica, incrementando la sua attività nei settori informatici e delle macchine a controllo numerico. I primi anni Ottanta furono caratterizzati da un notevole sviluppo con l’ingresso della società nel campo delle telecomunicazioni e della telematica. Negli anni Novanta costituì i gestori di telefonia Omnitel e Infostrada. Dal 2003 si è fusa con Telecom Italia.

[5] Società francese specializzata nell’Informatica professionale, fondata nel 1931 per sviluppare e commercializzare macchine per le statistiche per la meccanografia progettate dall’ingegnere norvegese Fredrik Rosing Bull, la Compagnie des Machines Bull inizia con la produzione di schede perforate. Durante la sua storia ha subito molte acquisizioni e fusioni. Dagli anni Sessanta agli Ottanta è stata sotto il controllo di General Electric, Honeywell e NEC. Nel 1982 Bull è stata nazionalizzata e fusa con il resto del settore informatico francese. Dal 1994 l’azienda è stata nuovamente privatizzata.

[6] Fondato a Napoli nel 1927 dal matematico Mauro Picone, era l’unico centro di ricerca al mondo dedicato allo studio di modelli matematici per le applicazioni, in particolare ai problemi relativi alle soluzioni numeriche. Nel 1932 venne trasferito a Roma dove divenne il primo istituto del CNR. Qui assunse la denominazione INAC (Istituto Nazionale per le Applicazioni del Calcolo). Nel 1951 venne scelto dall’UNESCO come sede del proprio Centro internazionale di calcolo. Nel 1937 l’INAC acquistò per 300 milioni di lire il FINAC, secondo computer giunto in Italia. Presso l’Istituto hanno operato i più prestigiosi matematici, fra cui Renato Caccioppoli, Fabio Conforto, Carlo Miranda, Ennio De Giorgi e Luigi Amerio. Ad oggi la sua denominazione è Istituto per le applicazioni del calcolo “Mauro Picone” (IAC).

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Details

Title
L’Olivetti di Pregnana Milanese e l’Informatica italiana
College
The University of Insubria  (Dipartimento di Economia)
Grade
1.5
Author
Year
2013
Pages
12
Catalog Number
V264783
ISBN (eBook)
9783656546559
ISBN (Book)
9783656546863
File size
521 KB
Language
Italian
Tags
l’olivetti, pregnana, milanese
Quote paper
contract professor Jacopo De Tullio (Author), 2013, L’Olivetti di Pregnana Milanese e l’Informatica italiana, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/264783

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Title: L’Olivetti di Pregnana Milanese e l’Informatica italiana


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