Una città nel Settecento. "Forma urbis" e rappresentazione cartografica


Elaboration, 2002
8 Pages, Grade: 30/30

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MATTEO VERONESI

UNA CITTÀ NEL SETTECENTO

“FORMA URBIS” E RAPPRESENTAZIONE

CARTOGRAFICA

Questo percorso didattico ha i seguenti obiettivi.

- Promuovere la consapevolezza di come il volto odierno della città sia condizionato in modo determinante dalle origini e dalle successive evoluzioni del suo tessuto urbano e del suo aspetto architettonico;

- incoraggiare la predisposizione e l’inclinazione ad osservare e interpretare i tanti “segni” che caratterizzano il paesaggio (inteso sia come scenario naturale che come costruzione storica e in senso lato culturale), e che lasciano intravedere in esso l’articolata e stratificata azione dell’uomo;

- favorire un approccio critico alla rappresentazione cartografica, della quale dovranno essere còlte non soltanto la valenza descrittiva e conoscitiva, ma anche la componente di arbitrarietà e, in qualche caso, di condizionamento e strumentalizzazione in senso ideologico;

- far cogliere gli stretti nessi che legano, per certi aspetti, il sapere geografico a quello storico.

Il percorso è incentrato sull’analisi di alcune problematiche relative alla configurazione urbana e ai mutamenti edilizi ed architettonici della città di Imola, con particolare riferimento al volto premoderno della città nel XVIII secolo.

Nel percorso in questione ci si proporrebbe di far interagire fonti e materiali di carattere propriamente geografico (in primo luogo mappe, risalenti a momenti storici diversi e tali da rispecchiare differenti forme e modalità di percezione, rappresentazione e anche gestione dello spazio urbano) con altri pertinenti al più ampio àmbito della storia politica, artistica, economica e culturale. In tal modo, si cercherebbe di raggiungere gli obiettivi poc’anzi elencati.

Sebbene esuli dall’arco cronologico che è precipuo oggetto dell’indagine, non è possibile non prendere in esame la celebre mappa della città approntata da Leonardo da Vinci nel 1502.

Essa, del resto, raffigura una città la cui pianta ortogonale, fondata sul sistema romano del cardine e del decumano, resterà sostanzialmente immutata nel corso dei secoli (del resto, l’espansione urbana di Imola, conseguente alla trasformazione dell’economia in senso industriale e all’incremento demografico, è fenomeno a cui non si assiste prima del secondo dopoguerra).

Tale mappa (che, oltre a segnare, con il superamento di proporzioni gerarchiche e intenti pittografici, la netta cesura tra cartografia medievale e cartografia rinascimentale, costituisce la prima pianta di città e il primo esempio di planimetria zenitale), pur essendo legata all’istanza leonardesca dell’”anatomia della terra”, all’intento di una conoscenza scientifica “figliola della sperienza”, tradisce comunque anche la sua destinazione politico-militare: Leonardo evidenziò con la biacca le strade dalle quali Cesare Borgia maggiormente temeva un attacco, e in azzurro il fiume Santerno, di notevole importanza strategica.

Venendo alla situazione settecentesca, non si potrebbero ignorare, preliminarmente, le condizioni storiche, non prive di interesse in senso lato geografico. Nel Settecento, durante il governo papale, si evidenzia una particolare tipologia di rapporto tra la città e il contado: da un lato la “civitas” afferma sul contado il proprio predominio economico, amministrativo e giurisdizionale, riducendo i borghi del circondario alla stregua di puri e semplici “castelli” da gestire e sfruttare secondo una logica di “rifeudalizzazione” (laddove, invece, le comunità che li abitavano, desiderose di maggiore autonomia, si autorappresentavano e si autodefinivano come “città”, quasi a fornire una significativa riprova di come la definizione di “città” sia tutt’altro che univoca).

Sebbene il Settecento imolese sia considerato come una fase di sostanziale “stagnazione” dal punto di vista sociale ed economico, tuttavia in tale periodo il “volto di pietra” della città subisce un notevole cambiamento (non, come si è detto, dal punto di vista della struttura urbanistica o dell’estensione dello spazio urbano, ma sul piano puramente edilizio ed architettonico).

In questo periodo, infatti, opera ad Imola, grazie alla protezione e alla committenza delle alte gerarchie ecclesiastiche, l’architetto Cosimo Morelli, che rinnova la “forma urbis” nel segno di un neoclassicismo monumentale e pervaso di spirito neocinquecentista, pur se non privo di echi delle polemiche condotte, in chiave funzionalista, nell’àmbito della trattatistica settecentesca.

Se l’imponente ristrutturazione della Basilica di San Cassiano, sostanzialmente avulsa dall’insieme architettonico del centro storico, rispondeva essenzialmente all’intento di celebrare in modo enfatico la solidità del potere costituito e la potenza delle gerarchie ecclesiatiche, più moderno appare – pur permanendo intenti decorativi a tratti un poco leziosi – il progetto dell’Ospedale di Santa Maria della Scaletta, che doveva rispondere ai canoni di edilizia ospedaliera fissati dalla trattatistica illuminista: la luminosa ed ariosa struttura architettonica dell’ospedale (costruito tra l’altro, per ragioni igieniche e profilattiche, fuori porta, all’esterno dell’abitato) doveva essere tale da consentire di ricavare una stanza per ogni singolo degente.

Di un certo rilievo è poi l’ambizioso progetto di “città ideale” (pur se nei limiti di un borgo e di un mercato rurali) che l’architetto tentò di realizzare nel paese di Sasso Morelli, che da lui per l’appunto prese il nome. L’ampia struttura, dominata e scandita dalla reiterata figura dell’arco, che caratterizza la piazza principale, e che sarebbe dovuta essere ulteriormente ampliata, risponde, pur se in tono minore, alle utopie settecentesche dell’urbanistica prospettica e scenografica.

Uno sguardo ad alcune delle principali rappresentazioni cartografiche del periodo può rendere meno astratto il discorso finora sviluppato, e ricondurlo, nel contempo, entro un àmbito più specificamente geografico.

Si prenderebbe in esame, innanzitutto, la celebre pianta dell’abate Ferri, del 1705. In essa viene fedelmente seguita la suddivisione dello spazio urbano in quattro quartieri e dodici parrocchie, che risaliva agli statuti del XIV secolo. Il fatto che vengano segnalati, in calce, le “memorie istoriche”, i “vestigi del Foro Cornelio”, le “fabbriche antiche”, testimonia dell’intento di storicizzare in qualche modo lo spazio urbano e le sue origini proprio nel momento in cui lo si rappresenta. Infine, è sufficiente osservare, a NE, la suddivisione territoriale dei borghi di Illlone, Appiolo e Spurilia per riconoscere le evidenti tracce della centuriazione.

Non meno importanti, per rendersi conto del modo in cui lo spazio urbano veniva percepito e rappresentato, sono alcune opere d’arte. In particolare, ci si soffermerebbe su di una anonima “Prospettiva della moderna città di Imola”. In essa (sebbene la rappresentazione sia figurativa e prospettica, non scalare) la “forma urbis” è rappresentata in modo abbastanza fedele. Sia nel plastico della città che nel soprastante cartiglio sono posti in particolare evidenza i luoghi di culti e i palazzi più importanti dal punto di vista politico, con evidente intento celebrativo.

Profondamente diverse appaiono, fin dal primo sguardo, le mappe napoleoniche (Allegati 3 e 4), che rispecchiano, del resto, una diversa modalità di gestione dello spazio urbano: non si fa più riferimento alle circoscrizioni parrocchiali, ma vengono introdotti i numeri civici e, ai primi dell’Ottocento, mappe catastali recanti numeri collegati alle indicazioni dei valori degli immobili corrispondenti. Ciò risponde, ovviamente, ad una logica in cui la gestione degli spazi non è più da ricondurre all’onnipresente gerarchia ecclesiastica. Ne scaturiscono rappresentazioni cartografiche rigorose, scarne, asettiche, dalle quali sono ormai assenti ogni elemento pittografico e qualunque riferimento storico. Allo spazio della Chiesa si è ormai sostituito quello dello Stato.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Ci si rifarebbe, oltre che a documenti d’archivio, alle seguenti opere di consultazione:

N. GALASSI, Figure e vicende di una città, vol. II, Santerno, Imola 1986

P. DAGRADI, B. MENEGATTI, G. GATTEI, F. MERLINI, Imola. Forme e funzioni di una città, Patron, Bologna 1997.

AA. VV., Storia di Imola, La Mandragora, Imola 2000.

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Title
Una città nel Settecento. "Forma urbis" e rappresentazione cartografica
College
University of Bologna
Grade
30/30
Author
Year
2002
Pages
8
Catalog Number
V445758
Language
Italian
Tags
geografia, cartografia, Settecento, Leonardo da Vinci, Rinascimento, Illuminismo
Quote paper
Matteo Veronesi (Author), 2002, Una città nel Settecento. "Forma urbis" e rappresentazione cartografica, Munich, GRIN Verlag, https://www.grin.com/document/445758

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